Il reddito, in economia, può essere definito come un flusso di ricchezza durante un periodo di tempo. Rappresenta in pratica il divenire di componenti economici attribuito ad un dato periodo di tempo.

Il reddito è quindi una variabile di flusso, in quanto legata ad un preciso orizzonte temporale senza il quale non avrebbe senso. Al reddito viene contrapposto il concetto di patrimonio che esprime in termini monetari la ricchezza in un dato istante: si usa dire pertanto che il reddito è flusso, mentre il patrimonio è stockNell'inglese tecnico, stock ha il significato di "disponibilità finanziaria" (non solo monetaria). In generale, stock è "rimanenza", "giacenza", essendo un termine del linguaggio di magazzino..

Descrizione

Una delle principali funzioni del reddito è quella di costituire la base imponibile per le principali imposte di ogni ordinamento fiscale. Misurare infatti l'arricchimento di un dato soggetto rappresenta un parametro adatto alla commisurazione del prelievo fiscale.

Principali caratteri del reddito: è una variazione (esprime la natura dinamica dello stesso, mutabile dunque sia positivamente, sia negativamente) deve poter essere individuato in un intervallo di tempo (esistono infatti esigenze di amministrazione aziendale che rendono indispensabile la determinazione periodica del reddito) presuppone la presenza di un capitale (esso è lo strumento materiale della produzione aziendale; ne segue che il reddito è un valore, non un bene, dunque è astratto, ed è indeterminato, non deriva cioè da un'operazione di calcolo oggettiva) è il risultato della gestione non del solo processo di produzione (operazioni interne), ma anche di un insieme di operazioni di gestione esterna

Il reddito è distinto dalla rendita che è una variabile di flusso finanziario legata a più di un periodo. La rendita è un'entrata costante ad intervalli di tempo regolari per un certo orizzonte temporale.

Il reddito pro capite e il Pil pro capite sono indicatori della distribuzione della ricchezza economica di un paese. Il Pil, prodotto interno lordo, però, non viene più considerato un indicatore sufficiente a valutare lo stato di benessere economico di una nazione.

Il Rob Index, l'indice di reddito di obiettivo benessere, contribuisce a calcolare, in modo esaustivo e sintetico, la distribuzione della ricchezza. Il Rob, 2,5,reddito di obiettivo benessere 2,5, equivale al reddito indicato dall'Istat come soglia di povertà, moltiplicato per 2,5. Il Rob Index calcola la percentuale di popolazione il cui reddito ha superato o eguagliato il Rob 2,5.

Ritenendo il multiplo per 2,5 della soglia di povertà, un valore di reddito di reale e obiettivo benessere, il Rob Index insieme alla percentuale di persone al di sotto della soglia di povertà, sono i due indici utili a valutare lo stato di benessere della popolazione di un paese.Mercantilismo 4.0, Biblion Editore.

L'obiettivo della politica economica dovrebbe essere: massimizzare il Rob Index e minimizzare il numero degli individui che vivono al di sotto della soglia di povertà, quindi ottimizzare la distribuzione del reddito nazionale.

Classificazioni

Uno delle più comuni classificazioni di reddito è relativa al soggetto percettore. A tal proposito si distingue tra: reddito delle persone fisiche reddito delle persone giuridiche

Le persone fisiche sono tutti i nati vivi che, al momento della nascita, acquistano la capacità giuridica e, al momento del compimento dei 18 anni, acquistano la capacità d'agire.

Le persone giuridiche sono un insieme di persone fisiche che cooperano per il raggiungimento di uno scopo comune o un insieme di beni destinati ad uno scopo che può o non può essere a fine di lucro.

Un'ulteriore classificazione, sulla falsariga di quella effettuata dal legislatore tributario nella disciplina del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, segue il criterio della fonte di provenienza: redditi di impresa: derivanti dall'esercizio di attività commerciali redditi di lavoro: derivanti da prestazioni di lavoro dipendente o dall'esercizio di arti o professioni redditi di capitale: derivanti dall'impiego di denaro o strumenti finanziari (interessi, dividendi e simili) redditi fondiari: derivanti dall'esercizio di diritti reali su terreni e fabbricati (redditi dominicali dei terreni, redditi agrari, redditi di fabbricati) redditi diversi: categoria residuale, destinata ad accogliere operazioni con intento speculativo (cessioni di titoli azionari, terreni edificabili, vincite alle lotterie, prestazioni di lavoro occasionale...)

Criteri per stabilire la presenza di reddito Il legislatore fiscale del 1972 ha accolto una nozione di reddito complessivo, come entità onnicomprensiva ed eterogenea, risultante dalla somma dei singoli redditi (di lavoro, di capitale, ecc.).

Il concetto di reddito fiscale può dunque comprendere il reddito-entrata (cioè gli incrementi patrimoniali anche a titolo gratuito) e le cd. entrate figurative (ad es. il reddito dell'immobile occupato dallo stesso soggetto d'imposta). Le singole categorie di reddito individuate dalla legge sono ritenute un numerus clausus: se una determinata fattispecie vi rientra, allora è considerata reddito a tutti gli effetti (civili, fiscali, ecc.). Se invece non vi rientra, non è ritenuta una fattispecie imponibile e quindi non è tassabile nemmeno se produce un aumento di ricchezza.

Per stabilire se una data fattispecie rientra nella previsione dell'art. 6 del Testo Unico delle Imposte sui redditi, si applica il principio di equipollenza, secondo cui i proventi conseguiti in sostituzione del reddito e le indennità percepite per il risarcimento della perdita del reddito sono considerati redditi della stessa categoria di quelli perduti o sostituiti.

Il successivo art. 9 dello stesso testo Unico citato, inoltre, prevede altri criteri particolari per qualificare come reddito una data fattispecie: il criterio del valore normale, per cui taluni beni che incrementano il patrimonio entrano a far parte della categoria dei redditi di capitale (ad esempio titoli, azioni, obbligazioni, corrispettivi in valuta estera, ecc.). il criterio del costo specifico sostenuto dal datore di lavoro, nel caso di proventi in natura percepiti in sostituzione del reddito di lavoro dipendente (dove si prescinde dal valore normale).

Le plusvalenze derivanti dal conferimento in società (trattasi di vari negozi giuridici collegati, posti in essere allo scopo di sostituire un bene mobile o immobile con la partecipazione ad una società), sono considerati presuntivamente "cessioni a titolo oneroso", calcolate nella differenza tra il corrispettivo (valore normale delle azioni ricevute) ed il costo non ammortizzato del bene conferito.

Anche la costituzione o il trasferimento di diritti reali di godimento si presumono effettuati a titolo oneroso, e quindi produttori di reddito.

Classificazioni a sfondo tributario La nozione di reddito: dal concetto economico al problema normativo

L'ordinamento tributario è caratterizzato dalla peculiare tendenza a mutuare espressioni e concetti da altre branche del diritto o da altre discipline, attribuendo tuttavia a tali termini un significato autonomo nel contesto della norma tributaria in cui sono inseriti. Emblematica, in tal senso, è la nozione di “reddito”, concetto di matrice prelegislativa privo di una definizione espressa nell'ambito della legge fiscale. Il legislatore tributario non si è preoccupato di predisporre una nozione generale di reddito imponibile, preferendo invece un'elencazione puntuale e tipizzata delle diverse fonti di reddito.

La definizione di reddito attinta dalla scienza economica postula un incremento della ricchezza, inteso come un flusso di utilità che un soggetto percepisce nel tempo in relazione al lavoro, al capitale o ad altre fonti produttive. Il diritto tributario accoglie questa nozione e la tipizza, al fine di ottenere il reddito imponibile: un concetto in continuo cambiamento, costruito dal legislatore per determinare il gettito. Il reddito imponibile si configura come risultato di una serie di operazioni giuridiche consistenti nella somma dei redditi rientranti nelle varie categorie determinate dall'art. 6 TUIR, sottratte le deduzioni ed eventuali detrazioni.

Per delineare i confini della nozione di reddito imponibile con maggior nitidezza, è fondamentale distinguere il concetto di reddito da quello di patrimonio. Il patrimonio si caratterizza per la sua staticità, esso rappresenta la ricchezza di un soggetto: comprende l'insieme dei rapporti giuridici, attivi e passivi, rilevanti economicamente e facenti capo ad un soggetto. Il reddito, invece, è un concetto intriso di dinamicità, definibile come un flusso di ricchezza periodico, che si traduce in una variazione incrementativa del patrimonio nel lasso di tempo considerato (convenzionalmente individuato nell'anno solare come periodo d'imposta). A partire da questa idea di dinamicità, si sono sviluppate tre accezioni distinte di reddito:

reddito-prodotto: consiste nell'incremento di ricchezza generato in un determinato arco temporale e riconducibile ad una fonte produttiva. Qualifica la sommatoria dei corrispettivi ottenuti dalla partecipazione ad un'attività produttiva, distinguendosi dalla ricchezza preesistente;

reddito-entrata: è un concetto più ampio, che comprende qualsiasi incremento patrimoniale, senza farlo necessariamente derivare da una fonte produttiva;

reddito-consumo: si regge su una questa teoria meno diffusa, la quale implica che l'imposizione fiscale debba gravare esclusivamente sul reddito effettivamente consumato, escludendo dalla tassazione il reddito risparmiato e il reddito da capitale. Questa linea di pensiero ha una scarsa rilevanza applicativa, tant'è che anche in Italia, seppur in misura ridotta, i risparmi vengono tassati.

In continuità con la dinamicità intrinseca del concetto di reddito, in base agli studi delle scienze economiche, è possibile considerare un'ulteriore tripartizione, che offre una prospettiva complementare rispetto alle tre accezioni precedentemente illustrate. Questa diversa classificazione si inserisce in una visione più ampia, secondo cui esiste un reddito nazionale complessivo che si suddivide tra tutti gli individui che compongono il sistema economico del Paese; essa prevede che il reddito possa essere inteso alternativamente come:

Prodotto netto di un'attività produttiva o di un complesso di attività produttive;

Somma dei valori economici che affluiscono in un patrimonio in un determinato periodo di tempo, al netto dei valori necessari al conseguimento delle entrate stesse;

Somma delle utilità o dei servizi che l'individuo ricava, in un periodo determinato, dai beni economici a sua disposizione. Si distinguono due profili fondamentali del reddito: quello oggettivo, che ne identifica l'essenza come grandezza economica, e quello soggettivo, che ne analizza la relazione con il possessore o il soggetto a cui viene imputato.