Il windsurf è un'attività sportiva nonché una specialità della vela che consiste nel muoversi sull'acqua su una tavola principalmente grazie all'azione propulsiva del vento su una vela; nel caso in cui la vela sia di ridotte dimensioni, essa può fungere da elemento complementare alla spinta propulsiva principale generata dalle onde (il cosiddetto wave riding) in maniera del tutto simile al surf da onda.
La vela è montata su un albero fissato alla tavola mediante un giunto universale (talvolta realizzato con un giunto cardanico, più spesso tramite materiale flessibile) detto "piede d'albero" ed è sostenuta e controllata dal velista (o windsurfer, semi-italianizzato in "windsurfista" o più semplicemente "surfista") con il solo ausilio di un particolare boma.
Con il termine windsurf (talvolta tradotto in italiano come tavola a vela), ci si riferisce anche all'attrezzatura usata per praticare quest'attività.
Parti di un windsurf
Un windsurf è costituito dai seguenti componenti essenziali, in genere armati e disarmati prima e dopo l'uscita in acqua:
tavola: di varie dimensioni, forme e materiali (principalmente struttura interna in EPS con ricoprimento in PVC, fibra di vetro e/o fibra di carbonio), in base alla disciplina per cui è predisposta; le parti principali di una tavola sono: carena: fondo della tavola, di diverse forme, generalmente piatta ma può presentare una lieve incurvatura longitudinale o delle striature longitudinali; track: scassa a binario longitudinale per l'inserimento, la regolazione e il fissaggio del piede d'albero; scassa della deriva (se presente); scassa della pinna: l'innesto segue convenzionalmente la conformazione con scassa non passante "US box" oppure con scasse passanti del tipo "power box" ad una vite o "tuttle box" a due viti; deriva: componente opzionale consistente in una lunga pinna basculante a scomparsa posta poco più a poppa rispetto al centro della tavola; utile nelle tavole per principianti per non scarrocciare eccessivamente; pinna (ed eventuali pinnette laterali) oppure foil: di varie forme e dimensioni, generalmente la pinna sarà corta e ricurva per le discipline Wave, mentre sarà lunga e diritta per le discipline Race; il materiale di produzione è principalmente fibra di vetro o di carbonio; vela, i cui elementi sono: tasca d'albero: tubo di tessuto presente su un lato della vela, che la percorre per tutta l'altezza, finalizzato al passaggio dell'albero; oltre all'apertura sul fondo presenta anche un'apertura laterale per consentire l'attacco del boma all'albero; bugna: angolo esterno della vela che presenta un'asola per il fissaggio all'estremità esterna del boma; top: parte terminale alta della vela, presenta un cappuccio esterno o un tappo interno alla tasca d'albero finalizzato all'arresto dell'albero; balumina: parte della vela rivolta verso poppa, compresa tra la cima e la bugna; se tenuta poco tesa di caricabbasso aiuta a scaricare l'eccesso di raffica di venti sostenuti; stecche: aste flessibili infilate in tasche trasversali alla vela, che conferiscono struttura e forma alla stessa; alla loro estremità possono essere presenti dispositivi tendistecca per la messa in tensione delle aste e l'ottenimento della forma di vela richiesta; albero: tubo di materiale resistente e adeguatamente flessibile (principalmente fibra di vetro, fibra di carbonio o una miscela di queste, tenute insieme da resina epossidica, ma esistono anche alberi in alluminio) che si restringe in diametro dal basso verso l'alto; in base al diametro della sezione di base, gli alberi si dividono in due categorie principali: SDM (standard diameter mast) e RDM (reduced diameter mast). Gli alberi SDM sono di 4,8 cm e al giorno d'oggi vengono utilizzati quasi esclusivamente combinati con vele grandi, mentre gli alberi RDM hanno diametro di 3,8 cm; in commercio sono disponibili in lunghezze da 3,40 m fino a 5,20 m, divisibili in due pezzi; piede d'albero: snodo flessibile che funge da vincolo cerniera per l'albero, consentendo i movimenti di rotazione dell'albero nel semispazio superiore alla tavola; bicchiere o prolunga: innesto con o senza prolunga che consente il fissaggio dell'albero al piede d'albero e l'ancoraggio della base della vela tramite il sistema di carrucoline del caricabbasso; nel caso di presenza di prolunga, questa consente l'adattamento alla specifica lunghezza dell'albero; boma: componente in alluminio o in fibra di carbonio, di forma oblunga, largo presso l'estremità di attacco all'albero (che avviene tramite una maniglia) e più stretto all'estremità opposta di attacco alla bugna (tramite cima), permette la manovrabilità della vela; sono disponibili in diverse lunghezze in funzione della dimensione della vela, pur consentendo un certo intervallo di adattamento grazie a un sistema telescopico che lo rende allungabile; ad esso si attaccano le cime per l'utilizzo del trapezio e la cima di recupero dell'albero. La vela, l'albero e il boma, presi nel loro insieme, costituiscono quello che in inglese è chiamato rig. L'immagine nel presente paragrafo illustra più dettagliatamente le varie parti di un windsurf.
Manovre
Analogamente a quanto avviene nelle imbarcazioni a vela, nel windsurf le manovre principali sono la virata e la strambata che, nella forma base, permettono di cambiare le mure, e quindi di variare l'andatura, tramite il passaggio della vela rispettivamente sulla poppa o sulla prua della tavola.
Nel windsurf la partenza può avvenire secondo due modalità: Technique: the water start, articolo su Boardseekermag.com - Windsurfing Magazine si può salire sulla tavola dall'acqua, recuperando la vela con l'apposita cima di recupero; si sfrutta il vento che fa forza sulla vela e porta il surfista direttamente sulla tavola, potendo partire sia in acqua bassa ("partenza dalla spiaggia" o beachstart) che in acqua profonda ("partenza dall'acqua" o waterstart).
Per condurre un windsurf, non essendoci il timone, si deve agire sull'orientazione della vela. Le principali manovre per la navigazione in dislocamento (cioè non in planata) sono:
orzare, ovvero portare la prua al vento in modo da impostare una andatura di bolina; per svolgerla si deve inclinare l'albero verso poppa, spostando di conseguenza il centro velico in questa direzione; poggiare, azione inversa all'orzare, che imposta un'andatura che si allontana dal vento detta anche "portante"; per svolgerla si inclina l'albero verso la prua.
All'aumentare della velocità, in base al tipo di tavola utilizzata, si raggiungono le condizioni di planata durante le quali i cambiamenti di direzione si ottengono sia spostando l'albero leggermente verso prua o verso poppa, sia esercitando una leggera pressione con i piedi sulla tavola. I piedi del surfista, in piena planata, risultano bloccati in apposite straps (cinghie fermapiedi) collocate sulla poppa della tavola, mentre la vela viene mantenuta in una posizione arretrata rispetto alla tavola, gestendo la disposizione del peso del proprio corpo e del rig in modo che si verifichi l'equilibrio del centro velico con il centro di deriva della tavola. La planata permette al windsurf di raggiungere velocità elevate, anche di 45-55 nodi, grazie al minimo contatto della carena (pressoché piatta) con la superficie dell'acqua. J. Drake, The Drake Chronicles Page,
La massima velocità mai raggiunta da un windsurf (intesa come velocità media sulla distanza di 500 m) è di 55.97 nodi raggiunti sui 500 metri da Björn Dunkerbeck a Luderitz (Namibia) nel novembre 2021.
Tipi di tavola e specialità
Una prima classificazione delle tavole da windsurf può essere effettuata in base alle seguenti caratteristiche:
tavole dislocanti non plananti (dette anche Longboard):in genere lunghe e pesanti, adatte ai principianti per avvicinarsi a questo sport e dotate di superfici veliche ridotte. Solitamente questo tipo di tavole è munita di deriva mobile posizionata al centro dello scafo. tavole plananti (o Funboard):in genere corte (240–350 cm), leggere (circa 7 kg) e di volume limitato (60-200 litri); necessitano di maggiore esperienza e sono dotate di superfici veliche più grandi (fino a 12 m²), che permettono alla tavola di entrare in planata con una determinata intensità del vento. Questo tipo di tavole sono dotate di una serie di cinghie punta piedi (straps) sulla poppa e di cimette sul boma che vengono utilizzate per agganciarsi mediante il trapezio indossato dal surfista.
Ci sono particolari discipline che si possono praticare con il windsurf, ognuna delle quali individua diverse tipologie di tavole; principalmente possono distinguersi in discipline non agonistiche (Freeride) e discipline agonistiche, di cui fanno parte le seguenti:
Wave: disciplina acrobatica in cui l'atleta mescola il surf da onda e il windsurf saltando e scivolando sulle onde e frangenti. Questa specialità permette al surfista di effettuare salti considerevoli e di chiudere evoluzioni totalmente fuori dall'acqua o facendosi trasportare dall'onda come nel surf, sia con le spalle rivolte all'onda che di fronte all'onda. Nelle competizioni vengono giudicate le performance degli atleti in acqua tenendo conto della difficoltà, dell’esecuzione e del numero di manovre effettuate durante il tempo stabilito. Le tavole per questa disciplina sono corte, poco voluminose e non troppo larghe per poter cambiare direzione velocemente ed eseguire le manovre richieste. Freestyle: nasce a metà degli anni 1990, accoppiando manovre per lo più statiche a manovre aeree dinamiche di ispirazione Wave; si compiono evoluzioni molto complesse e spettacolari, come salti (per questi si usano onde piccole dette chop) e rotazioni, con acqua calma o quasi. Le acrobazie più diffuse del freestyle sono: vulcan (o air jibe), spock, willy skipper, flaka, shaka, E-slider, chacho, burner, funnell. Formula: l'idea della categoria Formula nacque in Francia, dove ci fu la prima competizione il 24 marzo 1998; le tavole ammesse in queste competizioni hanno grandi vele e planano facilmente, a partire da 7 nodi. La disciplina viene praticata con tavole dalle precise limitazioni (unica tavola con larghezza massima, poco spessore e lunghezza pinna definite) su un percorso di regata molto simile a quello adottato dalle imbarcazioni a vela tradizionali (a due o più boe), dove si ripropongono quasi tutte le andature (bolina, traverso, lasco). Per le regate Formula si applicano le regole di regata internazionali (Racing Rules of Sailing), le stesse valide per le imbarcazioni da regata, con qualche semplificazione, stabilite dalla Federazione Internazionale della Vela (World Sailing) e adottate dalla Federazione Italiana Vela (FIV). Slalom: praticata con tavole con limitazioni meno restrittive rispetto al Formula (si può utilizzare un numero maggiore di tavole), con caratteristiche (lunghezza, larghezza, superficie velica) abbastanza variabili in base all'intensità del vento e di utilizzo. Si tratta di una competizione dove si deve arrivare prima degli avversari alla fine di un percorso che può essere di due tipi: definito da due boe, disposte all'incirca perpendicolarmente alla direzione del vento, determinando così una conformazione del percorso "ad otto" ed un'andatura che è solitamente al traverso; o da una successione di boe, disposte sempre più sottovento, in modo da determinare un percorso a forma di spezzata da coprirsi con una serie di laschi. Anche alle regate Slalom si applicano le Racing Rules of Sailing, ma con notevoli semplificazioni. Le tavole Slalom, per poter gareggiare negli eventi nazionali e internazionali, devono rientrare all'interno della lista delle tavole registrate anno per anno dal World Sailing.