È stato presidente della Bolivia per tre mandati consecutivi dal 22 gennaio 2006. Il 10 novembre 2019, ha rassegnato le dimissioni dalla carica di presidente in seguito alle proteste e alla pressione sociale che denunciavano brogli elettorali durante le elezioni generali del 20 ottobre, e dietro le pressioni dell'esercito e della polizia che, da diversi Stati e organizzazioni, è stato catalogato come colpo di Stato. In precedenza, l'OSA aveva confermato irregolarità nelle elezioni e ne aveva chiesto la ripetizione. Alcuni esperti del MIT hanno invece segnalato l'assenza di irregolarità nelle elezioni.

È stato il primo presidente indigeno a guidare lo Stato boliviano, o altri di quest'area geografica,Infatti, altri governanti, pur considerati di origine nativa, erano, o sono, in realtà, meticci, ossia discendenti di indios ma anche di creoli e spagnoli in oltre 500 anni dalla conquista spagnola, ed è quindi soprannominato anche el Indio. Questo avvenimento ha suscitato grande interesse e aspettative - a cui ha contribuito anche l'abbigliamento informale negli incontri diplomatici con altri capi di Stato, con il suo caratteristico maglione di alpaca a righe (la chompa), indossato in Bolivia e nel mondo.

Morales è stato il leader del movimento sindacale dei cocalero boliviani, una federazione di colonizzatori campesinos, quechua e aymara coltivatori di coca che si oppongono agli sforzi, principalmente degli Stati Uniti d'America, di sradicare le coltivazioni di coca nella provincia di Chapare, nella Bolivia centro-orientale. Morales è stato anche il fondatore e leader del partito politico boliviano Movimiento al Socialismo (MAS), il principale partito di governo.

Alle elezioni presidenziali del 2002 Morales ottenne circa il 20% dei voti, subito dietro a Gonzalo Sánchez de Lozada che divenne Presidente. Ciò nonostante questo risultato elettorale ebbe un forte impatto nel panorama politico boliviano. Morales attribuì buona parte di quel successo elettorale alle dichiarazioni fatte contro di lui dall'allora ambasciatore statunitense in Bolivia Manuel Rocha, affermando che aiutarono a «svegliare la coscienza della gente». Alle successive elezioni presidenziali del 2005, Morales e il suo partito ottennero la maggioranza assoluta dei voti (circa il 54%), che lo portò all'elezione diretta come Presidente della Repubblica, incarico ricoperto fino alle dimissioni il 10 novembre 2019.

Il 25 gennaio 2009 il popolo boliviano è tornato al voto per decidere se rifiutare o confermare la riforma costituzionale del Presidente Morales e il 67% di esso ha approvato. Il 6 dicembre del 2009 il popolo boliviano ha votato Evo Morales con il 64% di voti alle consultazioni presidenziali, permettendo inoltre al suo partito, il MAS, di far eleggere 85 dei 130 deputati e 24 dei 36 senatori.

L'estrema povertà in Bolivia è diminuita dal 36,7% al 16,8% tra il 2005 e il 2015.http://www.la-razon.com/economia/BM-Bolivia-paises-mayor-desarrollo_0_2199380094.html Per quanto riguarda il Coefficiente di Gini, l'INE ha sottolineato che la Bolivia è passata da 0,60 al 0,47.http://prensa-latina.cu/index.php?o=rn&id=34440&SEO=pobreza-en-bolivia-disminuyo-20-por-ciento-en-la-ultima-decada

Nell'ottobre 2014 Morales viene eletto per il terzo mandato con il 63% delle preferenze, mantenendo un distacco considerevole sugli altri candidati, ma registrando un lieve calo di apprezzamento rispetto alle precedenti elezioni. Il 22 febbraio 2016 Evo Morales, perde, con il 51% di voti contrari, il referendum che gli avrebbe permesso di essere nuovamente eletto per un quarto mandato, ma una decisione del Tribunale supremo elettorale ribalta questo esito, stabilendo che è un "diritto umano" di Morales ricandidarsi.

Morales vince le elezioni del 20 ottobre 2019, ma in seguito all'accusa di presunti brogli elettorali è costretto all'esilio. L'11 novembre ha accettato l'asilo politico offerto da Andrés Manuel López Obrador, presidente del Messico. Il 12 dicembre si è trasferito in Argentina come rifugiato, accompagnato dall'ex vicepresidente Álvaro García Linera e da altri ex ministri. Il 9 novembre 2020 rientra in Bolivia dall'esilio.

Gli inizi

Famiglia e studi Morales nacque da una famiglia indigena Aymara a Orinoca, una città mineraria nel dipartimento di Oruro, sull'altopiano boliviano. Nei primi anni ottanta la sua famiglia, come molti abitanti indigeni degli altopiani che lavoravano nelle miniere, emigrò nei bassopiani tropicali nell'est della Bolivia. Si stabilirono nella provincia di Chapare, dove si dedicarono all'agricoltura, coltivazioni di coca incluse. Morales completò la sua istruzione superiore, e ha descritto la sua istruzione successiva come "l'università della vita", comprendendo in essa anche il servizio militare prestato all'età di 17 anni.

Durante le riforme economiche della metà degli anni ottanta molti minatori, espulsi dalle miniere dalle ristrutturazioni in atto, rafforzarono il processo di colonizzazione della provincia di Chapare, già da alcuni anni principale area di produzione di coca, contribuendo al crescente ruolo internazionale del paese nella produzione e nel contrabbando di cocaina.

Sindacalista e primi incarichi Prima di diventare uno dei principali dirigenti del sindacato dei cocaleros, Morales organizzò una squadra di calcio locale. Lavorò anche come musicista, suonando la tromba in una banda.

Come leader dei cocaleros, Morales fu eletto per la prima volta alla Camera dei deputati nel 1997, come rappresentante delle province di Chapare e di Carrasco, nel Dipartimento di Cochabamba. Ricevette il 70% dei voti in quel distretto, la percentuale più alta di voti fra i 68 deputati che furono eletti direttamente in quella elezione.

Verso la fine del periodo presidenziale 1997-2002, in cui Morales era deputato, venne rimosso dal suo seggio nel Congresso Nazionale attraverso il voto bilaterale dei partiti tradizionali, con il pretesto di un'accusa di terrorismo legata ad agitazioni contro la politica anti-droga del governo in carica. Alcuni affermano che gli Stati Uniti abbiano provocato la sua rimozione. Successivamente, l'espulsione di Morales dal Congresso fu dichiarata incostituzionale.

Le elezioni del 2002

Morales presentò la sua candidatura per le successive elezioni presidenziali e congressuali, previste per il 27 giugno del 2002. Per le nuove elezioni il MAS, il partito di Morales, usò le sue limitate risorse per organizzare una campagna elettorale più simile alle tattiche tradizionali di propaganda in Bolivia e distribuì gratuitamente su larga scala magliette, berretti, calendari, ecc. usando anche pubblicità televisiva e manifesti. Una controversa pubblicità trasmessa in televisione mostrava una ragazza indigena che esortava le masse a votare in base alla loro coscienza, e non in base agli ordini dei loro capi. Il MAS restituì un modesto finanziamento ricevuto dallo Stato (meno di dollari USA), che in Bolivia viene erogato a ogni partito, in modo da poter condurre una campagna elettorale senza restrizioni.

Sfruttando il risentimento provocato dalla presenza statunitense in generale, e dall'ambasciatore statunitense in Bolivia Manuel Rocha in particolare, il MAS diffuse nelle città boliviane un manifesto che raffigurava una enorme fotografia di Morales. Al di sopra, in lettere enormi: «Boliviani: Voi decidete. Chi comanda? Rocha o la voce del popolo?». Il manifesto ebbe un grande impatto e se ne dovettero stampare centinaia di migliaia di copie più del previsto.

Nessuno dei candidati dei partiti principali accettò un dibattito con Morales, rifiutandosi di prendere in considerazione il MAS in quanto "partito minore" (nelle precedenti elezioni presidenziali aveva ottenuto circa il 4% dei voti).Si tratta in un certo senso di un paradosso che si ripeterà all'inverso alle presidenziali del 2005, quando sarà Morales a non accettare di partecipare ai dibattiti. In giugno, Morales fece sapere che nemmeno lui era interessato a discussioni con loro: «La persona con cui voglio discutere è l'Ambasciatore Rocha: preferisco discutere con il padrone del circo, non con i clown».

Alcuni giorni prima delle elezioni, in un discorso in presenza del Presidente uscente, Jorge Quiroga Ramírez, Rocha disse: «Desidero ricordare agli elettori boliviani che se voi eleggerete coloro che vogliono che la Bolivia ridiventi un grande esportatore di cocaina, questo metterà in pericolo il futuro dell'assistenza americana al paese».

Contrariamente alle aspettative dell'ambasciatore USA, parte della popolazione, soprattutto nei Dipartimenti andini (dove è particolarmente consistente la popolazione indigena quechua aymara), votò per il MAS, dandogli una percentuale del 20,94%, solo un paio di punti meno del partito più votato, il MNR. In seguito, Morales attribuì all'ambasciatore statunitense il successo del MAS: «Ogni dichiarazione che [Rocha] ha fatto contro di noi ci ha aiutati a crescere e a risvegliare la coscienza del popolo».

Per il loro rifiuto di scendere a compromessi, Morales e il MAS furono esclusi dalla coalizione che scelse il nuovo Presidente Gonzalo Sánchez de Lozada; il MAS, guidato da Morales, entrò quindi al Congresso come il principale partito di opposizione.

Presidente della Bolivia

Primo mandato

Le elezioni del 2005

In conseguenza del crescente scontento popolare e delle dimissioni forzate, prima del presidente Sánchez de Lozada e poi del suo successore Carlos Mesa Gisbert, il Congresso e il nuovo Presidente provvisorio Eduardo Rodríguez Veltzé decisero di anticipare al dicembre 2005 le elezioni previste per il 2007. Le sollevazioni popolari avevano come fattore chiave la guida di Morales, specialmente dopo un periodo di quasi un anno di partecipazione non ufficiale al governo del Presidente Mesa. A una riunione di agricoltori, che festeggiavano il decimo anniversario della fondazione del MAS nel marzo 2005, Morales dichiarò che «il MAS è pronto a governare la Bolivia», avendo «consolidato la sua posizione come [prima] forza politica del paese»; e ancora: «il problema non è più quello di vincere le elezioni, ma quello di sapere come governare il paese».

In base ai primi sondaggi, Morales e il Movimiento al Socialismo (MAS) risultavano in una scomoda parità con le forze di centro e di destra, e con i leader delle maggioranze urbane Jorge Quiroga, del partito Podemos, e Samuel Doria Medina, con differenze di pochi punti percentuali. Alla data del 21 agosto, Morales aveva scelto il suo candidato alla vicepresidenza, Álvaro García Linera, un ideologo di sinistra, sociologo, matematico e analista politico, che aveva combattuto a fianco di Felipe Quispe nellEjército de Guerrilla Tupac Katari (EGTK).

Il 4 dicembre, Morales si era portato in vantaggio nei sondaggi con una percentuale intorno al 32%. Quiroga oscillava intorno al 27%, con Samuel Doria Medina che seguiva a meno del 15%. Tutti i partiti promettevano solidarietà nazionale, nazionalizzazione (in qualche forma) del settore degli idrocarburi e ricchezza per la popolazione.

Il 14 dicembre, il Wall Street Journal riferiva: «La maggior parte dei sondaggi attribuiscono al quarantaseienne Morales un vantaggio di circa il 34% rispetto al 29% del suo rivale più vicino, l'ex-presidente conservatore Jorge Quiroga». Poco dopo, più di 100.000 scrutatori furono nominati in preparazione delle elezioni fissate per il 18 dicembre.

Quasi subito dopo la fine delle votazioni furono resi noti gli exit poll, secondo cui Morales avrebbe ottenuto il 42-45% dei voti, contro il 33-37% di Quiroga. Quest'ultimo ammise la sconfitta poche ore più tardi.

Il 22 dicembre, il conteggio ufficiale dava a Morales il 53,899% dei voti, con il 98,697% delle schede scrutinate. Quindi per la scelta del nuovo Presidente boliviano non si rendeva necessario un voto del Congresso.

Il passaggio dei poteri