Formatosi politicamente all'Università di Trento, dove frequentò l'appena creata facoltà di Sociologia senza conseguire la laurea, nel 1969 – assieme a sua moglie Margherita Cagol, Alberto Franceschini e altri – fondò il Collettivo Politico Metropolitano che a sua volta, passando velocemente per l'esperienza di Sinistra Proletaria, nel 1970 avrebbe dato origine al primo nucleo delle Brigate Rosse, il principale gruppo italiano di lotta armata dell'estrema sinistra attivo negli anni di piombo.
Arrestato nel 1974 ed evaso l'anno dopo, fu latitante per un breve periodo e poi nuovamente arrestato e condannato a 28 anni di reclusione per i reati di concorso morale in omicidio (in relazione all'attacco alla sede del Movimento Sociale Italiano di Padova a cui non partecipò ma del quale fu ispiratore e scrisse il proclama di rivendicazione), costituzione di associazione sovversiva e altre imputazioni. Pur mai dissociato, ha dichiarato la fine della lotta delle BR e ha criticato alcune scelte dell'organizzazione fatte negli anni successivi alla sua definitiva incarcerazione.
Nel 1998 è stato scarcerato con quattro anni di anticipo; in tutto ha scontato circa 25 anni di reclusione: 21 in carcere, 12 dei quali in regime di carcere duro, e quattro in semilibertà. Espiata la pena, si è dedicato all'attività di intellettuale e saggista nell'ambito della cooperativa editoriale e sociale Sensibili alle foglie, da lui stesso fondata, orientata su tematiche legate a disabilità, istituzioni totali come carceri e manicomi, immigrazione e studi sulle nuove forme di controllo sociale nella società di massa.
Biografia Infanzia e adolescenza (1941-1958) Curcio nasce a Monterotondo, in provincia di Roma, il 23 settembre 1941. La madre, Jolanda Curcio, era una ragazza-madre originaria di Orsara di Puglia (FG), stabilitasi per lavoro nella provincia romana, dove intrattenne una relazione clandestina con il romano Renato Zampa, fratello del celebre regista cinematografico Luigi Zampa, che la abbandonò a seguito della scoperta della gravidanza della giovane. I primi anni della sua vita sono molto difficili, sia per le difficoltà scolastiche, sia per la precarietà dei lavori della madre. Fino ai 10 anni d'età vive nel paese natìo della madre, con la famiglia materna, di religione valdese. In seguito lo zio Luigi Zampa si farà carico di provvedere ai suoi bisogni.
Nella sua autobiografia, A viso aperto, racconta che la morte dello zio materno Armando (da non confondere con l'omonimo editore Armando Curcio), operaio della FIAT, ucciso la sera della Liberazione, di ritorno da Torino, da un gruppo di nazisti, lo segna profondamente, dal punto di vista affettivo ma non da quello politico: rispondendo alla domanda di Mario Scialoja se l'immagine della morte dello zio avesse contato molto per lui, Curcio rispose "Moltissimo dal punto di vista umano e affettivo. Sul piano politico non direi. Per tanti anni non ho attribuito nessuna valenza politica al dolore di quel ricordo. Solo molto più tardi quando ero già a Trento, ho scoperto il significato della morte di zio Armando".Renato Curcio, A viso aperto - Intervista di Mario Scialoja, Arnoldo Mondadori Editore, 1993, p. 17 Il suo primo "nome di battaglia" da brigatista fu proprio "Armando".
Dopo le scuole elementari, viene iscritto al collegio cattolico "Don Bosco" di Centocelle, a Roma, dove viene bocciato. Dopo questo insuccesso scolastico viene mandato a Imperia e affidato a una nuova famiglia di amici della madre.Renato Curcio, A viso aperto - Intervista di Mario Scialoja, Arnoldo Mondadori Editore, 1993, p. 18 Finita la scuola di avviamento, a quindici anni, il padre gli trova un posto come ascensorista all'Hotel Cavalieri di Milano.
Albenga (1958-1963) Dopo un anno di lavoro come ascensorista a Milano, si ricongiunge alla madre, che nel 1958 ha rilevato una pensione a Sanremo. S'iscrive e poi si diploma come perito chimico all'istituto tecnico industriale "Contardo Ferrini" di Albenga, dove, divenuto amico di don Lasagna, fondatore dell'istituto, vi rimarrà poi un anno come supplenteViene ricordato dai suoi compagni di corso come "persona splendida", "intelligentissimo e anche un secchione" . Qui scrisse anche un paio di articoli di inchiesta per "Risveglio", un periodico locale diretto da Romano Strizioli. I suoi primi approcci politici sarebbero in direzione dell'estrema destra, secondo quanto ricordato da testimoni del tempo, enfatizzato in alcuni opuscoli riconducibili a quest'area.Da Jeune Europe alle Brigate rosse - Antiamericanismo e logica dell'impegno rivoluzionario, Società Editrice Barbarossa, Milano 1992, pp. 45-47 (Edizione francese 1990, Editore ARS, Nantes)La Nazione Europea #1/2005 p. 43 e riportato in saggi sull'estrema destra europea e documenti di gruppi di sinistra, ma politicamente avversari. Ad Albenga milita dapprima nel gruppo "Giovane nazione", divenuta poi "Giovane Europa", organizzazione che riprende le teorie nazi-maoiste di Jean ThiriartJean Luc, Giovane Europa, Barbarossa, 1992, pp. 46-47, citato in Sergio Flamigni, La Sfinge delle Brigate Rosse, KAOS Edizioni, 2004, p. 30 e avrebbe organizzato, nel 1963, nella sala conferenze della biblioteca civica di Albenga un incontro pubblico a riguardo di questa ideologia. Curcio viene anche citato come capo della sezione di Albenga e celebrò il suo zelo militante nella rivista Giovane Nazione:Rivista Giovane nazione n. 4, settembre 1963 e n. 5, ottobre 1963. Questa sua simpatia e militanza verso le posizioni di Thiriart sono sostenute anche in un articolo de L'Unità pubblicato dopo il suo primo arresto, che a questo riguardo aggiunge che già nel 1961 fu attenzionato dalla polizia causa i suoi contatti con Bruschi, un neofascista milanese del gruppo di Rauti con cui terrà una conferenza ad Albenga, che avrebbe avuto luogo sabato 6 aprile 1963 in accordo a quanto scritto da Antonio Martino, esperto di storia locale, in un suo saggio sui movimenti neofascisti savonesi. A riguardo di questa militanza, Silj scrive di essere al corrente di queste voci di militanza giovanile nella destra, ma di non averne trovata traccia. Bisogna notare, tuttavia, che nell'autunno 1963 Curcio iniziò a frequentare l'Università di Trento - città in cui, in base ai suoi ricordi, si trasferì dopo un anno trascorso a Genova. Curcio non ha mai fatto riferimento a questa sua militanza nell'area nazimaoista, affermando di aver cominciato a occuparsi di politica quando era già all'Università di Trento, "e neanche subito".Renato Curcio, A viso aperto - Intervista di Mario Scialoja, Arnoldo Mondadori Editore, 1993, p. 15
Studente di sociologia a Trento
Dopo un anno trascorso in condizioni precarie a Genova, dove vive di piccoli espedienti, nel 1963 si iscrive all'Istituto Superiore di Scienze Sociali (poi Università) di Trento, al corso di laurea in sociologia. Lì le cronache raccontano che, tra i vari corsi, Curcio seguisse con particolare interesse le lezioni di un allora giovanissimo Romano Prodiquotidiano la Repubblica del 28 maggio 2005, p. 38, all'epoca assistente universitario del professor Beniamino Andreatta. A Trento, intorno al 1964, lavora come portaborse del vicesindaco di Trento Iginio Lorenzi, socialista, scomparso nel 2004. Viene poi coinvolto dalla mobilitazione studentesca, che a Trento inizia prima che altrove con l'occupazione dell'università. Nel 1965 entra a far parte del G.D.I.U.T., il gruppo trentino dell'Intesa Universitaria, fondato da Marco Boato, in cui si ritrovavano giovani di ispirazione cristiana, ma politicamente laici. In tale contesto conosce Margherita Cagol, studentessa cattolica che sarà la sua compagna fino alla morte di lei. Matura il proprio credo ideologico all'interno delle lotte universitarie e aderisce ad alcuni piccoli gruppi d'estrema sinistra.
Per un certo periodo condivide l'abitazione con Mauro Rostagno, soprannominato il "Che" di Trento, che sarà uno dei fondatori di Lotta Continua (Curcio sarà chiamato negli anni 2000 a testimoniare anche nel processo per l'omicidio di Rostagno per mano della mafia siciliana). Nel 1967 forma, con Rostagno, un gruppo di studio denominato Università Negativa, in cui viene svolto un lavoro di formazione teorica con una rilettura di testi ignorati dai corsi universitari tra i quali Mao Zedong, Herbert Marcuse, Che Guevara, Raniero Panzieri, Amílcar Cabral. Entra a far parte della redazione della rivista Lavoro Politico, d'ispirazione marxista-leninista nella interpretazione maoista, i cui articoli contengono forti critiche verso il "filocastrismo" definito come avventurismo, includendo nella critica eventuali proposte di azioni armate in Italia, che sarebbero frutto solo di una mentalità " piccolo borghese in cerca di emozioni e non un vero rivoluzionario", in quanto la presa del potere da parte del proletariato sarebbe il frutto un lungo processo non riconducibile alla sola parola d'ordine della guerriglia. Pur avendo completato tutti gli esami, fa la scelta "politica" di non laurearsi. Il 1º agosto 1969 sposa Margherita Cagol, nel santuario di San Romedio in Val di Non, con rito misto cattolico-valdese.
La lotta armata e le Brigate Rosse (1969-1973) L'8 settembre 1969 Curcio, Cagol e altri fondano il Collettivo Politico Metropolitano (CPM): è questo il periodo in cui vengono introdotti nelle fabbriche e in cui conoscono i giovani che faranno parte delle future Brigate Rosse. Nel clima dell'"Autunno caldo", nel novembre 1969, Curcio partecipa al convegno di Chiavari.
Stando a quanto riportato da Giorgio Galli,Giorgio Galli, Storia del Partito Armato, Edizioni CDE, Milano, 1986 all'Hotel Stella Maris di Chiavari, di proprietà di un istituto religioso, si riuniscono una settantina di appartenenti al Collettivo Politico Metropolitano di Milano. Tra di loro ci sono molti di coloro che - nell'anno successivo - fondano le Brigate Rosse. Secondo Curcio «quando il movimento trovò la "strada sbarrata", di fronte all'alternativa se "vivere o no in democrazia tutelata" alcuni come lui "dissero no". E nacque la lotta armata, quasi per necessità.»
Nella sua relazione a Chiavari, Curcio cita un noto rivoluzionario brasiliano, Marcelo de Andrade, il quale asseriva che "Ogni alternativa proletaria al potere è - fin dall'inizio - politico-militare, nel senso che la lotta armata cittadina costituisce la via principale alla lotta di classe". Dunque, in questa occasione, Curcio si mostra favorevole alla presa delle armi da parte dell'avanguardia proletaria. Ma la sua posizione e quella di qualche altro oratore rimane, al momento, minoritaria. Il CPM, però, si trasforma in un gruppo più centralizzato, Sinistra Proletaria, che stampa anche due numeri di una rivista. Le posizioni di molti di coloro che avevano rifiutato la lotta armata cominciano a mutare con la strage di piazza Fontana, avvenuta il 12 dicembre dello stesso 1969.
Grazie all'amicizia con Giangiacomo Feltrinelli, si incontra due volte in Francia a Parigi, in primavera e autunno, nel 1970, con Andreas Baader, fondatore della Rote Armee Fraktion tedesca ed esponenti della Gauche prolétarienne francese, quest'ultimi tuttavia non condivideranno la scelta di passare ad un attivismo violento.
Nel settembre 1970 si tiene il Convegno di Pecorile, con il quale termina l'esperienza di Sinistra Proletaria: alcuni, tra cui Curcio, Cagol, Alberto Franceschini, decidono di passare alla lotta armata. Il 17 settembre 1970 si ha la prima azione politico-militare firmata "Brigate Rosse": viene incendiata l'automobile di un dirigente della Sit Siemens, Giuseppe Leoni nel quartiere Lorenteggio di Milano. Sui volantini distribuiti si legge che quello era l'esempio da dare ai crumiri e ai "dirigenti-bastardi". Sit-Siemens, Pirelli, Alfa Romeo: queste sono le prime industrie ove si insedia il partito armato.