La ribellione delle masse (titolo orig. La rebelión de las masas) è un libro dello spagnolo José Ortega y Gasset. Nato come una serie di articoli, usciti a partire dal 1926 fino al 1929, sul quotidiano madrileno El Sol, fu ampliato per esser infine pubblicato come libro nel 1930 per le Ediciones de la Revista de Occidente. È diviso in due parti: la prima dal titolo eponimo, la seconda "Chi comanda nel mondo?".

Nel Ventesimo secolo, la nazionalizzazione delle masse nelle società europee è una condizione storica nella quale avviene una profonda rivoluzione: nasce "l'uomo massa", che supera la classe sociale, perché può essere sia operaio che intellettuale.

Tema

Ortega partiva da questo presupposto: «Il nuovo fatto sociale che analizziamo qui è il seguente: la storia europea sembra, per la prima volta, lasciata alle decisioni dell’uomo volgare in quanto ‘uomo volgare’; o, se si vuole: l’uomo medio, che una volta era governato, ha deciso di governare il mondo. (…) Dubito che in altre epoche della storia la massa sia pervenuta al potere di governo così direttamente come avviene ai nostri giorni. E’ la ragione per cui posso parlare di una iperdemocrazia».

Ortega ripercorre la genesi dell'"uomo-massa" e ne analizza la costituzione, per poi descrivere l'ascesa al potere e l'azione delle masse nella società. Ortega si mostra costantemente critico sia nei confronti delle masse che degli uomini-massa che le compongono, contrapponendo "la vita nobile alla vita comune" e fustigando la barbarie e il primitivismo che egli riscontra nell'uomo-massa.

Non si riferisce, tuttavia, a classi sociali specifiche, come è stato spesso frainteso nel mondo anglosassone. Ortega afferma che l'uomo di massa potrebbe provenire da qualsiasi contesto sociale, ma il suo bersaglio specifico è l'uomo borghese istruito, il "señorito satisfecho" (giovane soddisfatto, o signor Soddisfatto), lo specialista che crede di avere tutto e che estende la sua padronanza della materia agli altri, sprezzante della propria ignoranza in tutti loro.

La sintesi che Ortega fa di ciò che ha tentato di realizzare nel libro esemplifica bene questo concetto, fornendo al contempo il punto di vista dell'autore sul suo lavoro: "In questo saggio si è cercato di delineare un certo tipo di europeo, principalmente analizzando il suo comportamento nei confronti della civiltà stessa in cui è nato". Ciò si rendeva necessario perché quell'individuo "non rappresenta una nuova civiltà in lotta con una precedente, ma una mera negazione...".

La sola possibilità di sopravvivenza della cultura umanista passa per il dialogo con le masse, allontanate dalle sollecitazioni dei nuovi miti, sia quello comunista che fascista, che egli considerava barbari e violenti.Giuliano Ferrara, https://www.ilfoglio.it/esteri/2025/03/22/news/la-ribellione-delle-masse-e-l-uomo-medio-di-ortega-al-governo-7546395/

Ortega concludeva: «L’Europa non si rimetterà in sesto se il suo destino non sarà affidato alle mani di gente davvero ‘contemporanea’ che senta palpitare sotto di sé tutto il sottosuolo storico, che conosca l’altezza presente della vita e rigetti ogni gesto arcaico e barbaro».

Citazione

Edizioni italiane La ribellione delle masse, trad. e cura di Salvatore Battaglia, Collana Traguardi, Nuove Edizioni Italiane, luglio 1945; Collezione di Testi e di Studi. Scienze sociali n.9, Bologna, Il Mulino, 1962; Collana Saggi, Il Mulino, 1970; Collana Universale Paperbacks n.8, Il Mulino, 1974; Collana Intersezioni n.6, Il Mulino, 1985. La ribellione delle masse, a cura di Luciano Pellicani e Antonio Cavicchia Scalamonti, Milano, TEA, 1988, ISBN 978-88-781-9021-4. La ribellione delle masse, trad. di S. Battaglia e Cesare Greppi, Collana Saggi e Documenti del Novecento n.95, Milano, SE, aprile 2001, ISBN 978-88-771-0495-3.

Note

Collegamenti esterni

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