Soleto (Sulítu in dialetto salentino e Sulíto/Σουλήτο in gricoCesare de Santis: Col tempo e con la paglia. Amaltea Edizioni 2001, Brano dal titolo "To campanari apú Sulitu" p. 200) è un comune italiano di abitanti della provincia di Lecce in Puglia.
Collocato in Salento ed equidistante dal mare Adriatico e dallo Ionio, fa parte della Grecìa Salentina, isola linguistica in cui si parla una lingua di derivazione greca, il grico.
Geografia fisica
Territorio La cittadina si trova a metà strada fra Otranto e Gallipoli su un piccolo altopiano a 90 metri s.l.m. Il territorio circostante degrada fino a 48 metri s.l.m. nella pianura salentina. Il punto più alto è a 106 metri s.l.m. in località Specchia Murica da dove si può vedere ad occhio nudo la collina di Collepasso, che si trova circa 16 km a sud-ovest, dopo il comune di Sogliano Cavour e l'avvallamento argilloso-tufaceo di Cutrofiano.
Confina a nord con i comuni di Lequile, San Donato di Lecce e Sternatia, a est con il comune di Zollino, a sud-est con il comune di Corigliano d'Otranto, a ovest con il comune di Galatina.
Classificazione sismica: zona 4 (sismicità molto bassa), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003
Clima
Dal punto di vista meteorologico Soleto rientra nel territorio del basso Salento che presenta un clima prettamente mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo umide. In base alle medie di riferimento, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai +9 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui +25,1 °C. Le precipitazioni medie annue, che si aggirano intorno ai 676 mm, presentano un minimo in primavera-estate ed un picco in autunno-inverno.Facendo riferimento alla ventosità, i comuni del basso Salento risentono debolmente delle correnti occidentali grazie alla protezione determinata dalle serre salentine che creano un sistema a scudo. Al contrario le correnti autunnali e invernali da Sud-Est, favoriscono in parte l'incremento delle precipitazioni, in questo periodo, rispetto al resto della penisolahttp://clima.meteoam.it/AtlanteClimatico/pdf/(332)Lecce%20Galatina.pdf Tabelle climatiche 1971-2000 dall'Atlante Climatico 1971-2000 del Servizio Meteorologico dell'Aeronautica Militare.
Classificazione climatica di Soleto: Zona climatica: C Gradi giorno: 1216
Origini del nome Varie sono le ipotesi circa le origini del toponimo. Nel 2003 è stato trovato un ostrakon con una mappa antichissima, detta la Mappa di Soleto, in cui le prime tre lettere del nome (ΣΟΛ) sono chiaramente incise ad identificare il paese. Essendo l'ostrakon di epoca messapica, non è chiaro cosa questa parola possa significare. Plinio il Vecchio, nel libro III della Naturalis Historia parla di Soletum, che in latino ha il significato di (luogo) solitario. È attestato anche il toponimo Salentum, ritrovato sulle monete coniate in zona e, ancora, Sallentia citata dallo storico Stefano Bizantino[Guida di Soleto. Cultura della Pietra Grecia salentina, Manni Luigi, Congedo, 1992]. Da una lettera greco-latina inviata nel 1598 dall'ultimo Arciprete soletano di rito greco Antonio Arcudi a Papa Clemente VIII, si evince il modo di firmarsi del chierico, cioè Αντωνιος ο της Σωλεντȣ Αρχιπρεσβυτερος (traslitterato Antōnios o tēs Sōlentou Archipresbyteros), mentre in latino si firmava Antonius Arcudius Archipresbyter Soleti. Questo potrebbe indicare l'origine dell'odierno nome del paese in dialetto grico, Sulítu. Visto che la pronuncia di ω [o] non accentato, all'interno di certe parole, nel grico diventa ου [u]Canali e V. Galati, La committenza baronale degli 'Orsini' nel Regno meridionale e i 'molti modi' dei Fiorentini, per Vicovaro e Galatina, fino alle 'Torri dei Venti' (Guglia e Campanile) di Soleto e Corigliano d'Otranto, in Architetture e ornamentazioni dalla Toscana al Lazio agli Umanesimi Baronali del regno di Napoli (1430-1510), in «Bollettino della Società di Studi Fiorentini», 5, 1999, pp. 12–22..
Storia
Preistoria, messapi ed epoca romana Soleto è uno dei siti neolitici più noti del Salento per il ritrovamento di manufatti e un deposito di asce in bronzo (usate per funzioni religiose o come merce di scambio) oggi esposte nel Museo Archeologico Nazionale di Taranto. Alcune campagne di scavi, nelle vicinanze dell'attuale Convento dei Francescani, hanno portato alla luce parte dell'antica cinta muraria di età messapica visibile ancora nel Cinquecento e citata dall'erudito Galateo nel De situ Iapygiae. Molto prima di lui Plinio il Vecchio, nel libro III della Naturalis Historia, narra di aver trovato, durante il suo viaggio nel Salento nel I secolo d.C., "Soletum desertum".
Soleto fu un ragguardevole nodo viario che metteva in comunicazione i più importanti centri messapici. La strada che da Rudiae portava a Basta (oggi Vaste) e Vereto (nei pressi di Patù) qui incrociava una via trasversale che collegava il porto di Thuria Sallentina (oggi Roca Vecchia) sull'Adriatico con il porto Nauna (l'attuale Santa Maria al Bagno) sullo Ionio.La città, come la maggior parte delle località messapiche, venne rasa al suolo con la conquista romana del Salento, dopo le guerre contro Annibale. Di quest'epoca rimangono visibili deboli tracce di centuriazione nell'ambiente rurale ed i resti di una "villa rustica" romana del 150 a.C. venuti alla luce nel fondo Paparusso nella campagna di scavo 2011. Un lungo periodo privo di notizie storiche sono i secoli altomedioevali.
La Contea di Soleto La storia più conosciuta di Soleto è, tuttavia, quella medioevale e coincide con la storia della Contea di Soleto che comprendeva gli attuali comuni di Galatina, Zollino, Aradeo, Cutrofiano, Sternatia, Collepasso, Castrignano de' Greci e Sogliano Cavour. La Contea di Soleto, assieme a quelle di Nardò e Lecce, nasce nel 1055 con la conquista normanna della Puglia da parte di Roberto il Guiscardo della famiglia Altavilla e la creazione del principato di Taranto con il figlio Boemondo I nel 1088. Il Catalogus BaronumCatalogus Baronum Istituto Storico per il Medioevo (a cura di E. Cuozzo), Roma 1984 pag. 54, redatto verso la metà del XII secolo, aveva censito nel distretto feudale di Soleto, cinque corpi feudali di collazione regia. Con l'arrivo degli Svevi, Federico II nomina il figlio Manfredi principe di Taranto a cui succederà Filippo I d'Angiò nel 1266 dopo la battaglia di Benevento.
I primi feudatari di Soleto di cui si conosca il nome sono d'età sveva. Il primo fu Gervasio de Matino , già barone di Matino oltre che signore delle terre di Ceglie del Gualdo, di Mottola e del casale di San Pietro in Galatina, al quale succede il figlio Glicerio de Matinoprobabilmente negli anni fra il 1266 e il 1269. I feudatari matinesi e baroni di Soleto sono ghibellini e sostenitori degli Svevi nelle convulse vicende seguenti alla morte di Federico II. Fedeli a Corrado IV contro papalini e guelfi e al suo fratellastro Manfredi di Sicilia nella lotta contro gli angioini e dopo la morte di questi durante la Battaglia di Benevento alla quale Glicerio e il padre Gervasio de Matino presero parte. Dopo la battaglia Gervasio fuggì in Ungheria mentre Glicerio diventò il maggior esponente fra i ribelli filo-svevi di Terra d'Otranto. Ritornò alla ribalta durante la sfortunata battaglia di Tagliacozzo dove l'ultimo degli Hohenstaufen, Corradino di Svevia, fu sconfitto da Carlo I D'Angiò com'era già avvenuto per lo zio Manfredi e nelle settimane successive ucciso per decapitazione a Napoli.
Glicerio fu tratto prigioniero durante la Battaglia di Tagliacozzo e come diversi altri baroni giurò fedeltà al re angioino ma riuscì con un inganno ad appropriarsi della somma di 2.000 once d'oro destinata al Principe di Acaya dal re Carlo D'Angiò e a rifugiarsi nei suoi feudi Ydronti partibus (dalle parti di Terra d’Otranto) ac exinde latenter indendebat aufugere (e da lì segretamente poi fuggire) scriveva il suo pressoché contemporaneo Saba Malaspina.
Si asserragliò invece con tutti i baroni filo-svevi di Terra d'Otranto nel castello di Gallipoli, dove subirono l'assedio delle truppe francesi di Carlo, l'Assedio di Gallipoli, che durò dall'ottobre 1268 alla primavera inoltrata del 1269. Alla caduta della città, tutti i baroni difensori della città furono impiccati mentre il comandante della difesa Glicerio fu tratto prigioniero e condotto a Brindisi dove fu torturato, fatto trascinare da un cavallo per le strade della città e infine impiccato sulla pubblica piazza già da morto e ne fu impedita la sepoltura.
Glicerio rappresentava la ribellione dei filo-svevi e ghibellini salentini e tramite la sua orrenda morte fu dato esempio e monito a quanti avessero ancora idea di ribellarsi al nuovo re angioino.
I possedimenti di Glicerio de Matino, compresa Soleto, furono confiscati e in seguito ceduti ad Anselino de ToucyRegistri della Cancelleria Angioina, Napoli 1963 vol. XIV pag. 230: «Mentio Narzonis de Tucziaco mil.consanguinei et fam. f. Philippi, regni amirati, qui succedit in Motula, Cilia, Soleto, Sancto Petro in Galatina, que bona fuerunt Eligesii de Matino, proditoris nostri...». cugino del re angioino, che nel 1270 sposò una figlia di Glicerio, Sibilla de Matino, diventando quindi feudatario dei notevoli possedimenti della giovanissima moglie maritali nomine, oltre al territorio di Soleto che con gli angioini acquista la dignità di contea della quale il De Toucy ebbe per primo, tra il 1271 e il 1272 il titolo di Comes.
Nel 1277 Soleto passò al fratello Philippe finché nel 1299, morto l'ultimo erede della famiglia senza figli, Filippotto, Carlo I d'Angiò cedette la Contea di Soleto ad Ugo del Balzo, venuto al suo seguito dalla Francia. Alla morte di Ugo, avvenuta nel 1319, gli succedette il primogenito Raimondo (1303-1375). Raimondo cinse la città di mura e acquistò i casali di Cutrofiano (che includeva il territorio dell'odierna Collepasso) e di Castrignano de' Greci. Successivamente Nicola Orsini (1331-1399), conte di Nola, la ereditò dallo zio Raimondo del Balzo (fratello della madre Sveva del Balzo) nel 1375 con la promessa di lasciarla a Raimondello e di unire i cognomi delle due famiglie Orsini-Del Balzo.
Raimondo Orsini Del Balzo, conosciuto anche come Raimondello (1361 – 17 gennaio 1406), era il secondogenito di Nicola Orsini. Fu Conte di Soleto (1382), Duca di Benevento (1385-1401), Principe di Taranto (1393-1406), Conte di Lecce (1401-1406), Duca di Bari, Gran Connestabile del Regno di Napoli, Gonfaloniere della Sacra Romana Chiesa.Sposò Maria d'Enghien (1367-9 maggio 1446), contessa di Lecce, che dopo la morte del marito continuò ad interessarsi concretamente di Soleto, sotto gli aspetti architettonici ed artistici, urbanistici, sociali ed amministrativi. Dopo la morte di Raimondello, Maria completò l'ultimo ordine della Guglia, collaborò per molteplici opere d'arte come la cappella di San Leonardo e la cappella di Santa Lucia (oggi inesistenti) e commissionò diversi affreschi della chiesetta di Santo Stefano. Alla sua morte i domini vennero ereditati dal figlio primogenito Giovanni Antonio. Dopo che questi fu ucciso dai sicari del re Ferrante d'Aragona, questi fece sue le ricchezze degli Orsini compresa la contea di Soleto.
Nel 1479 Soleto venne sottomessa a Lodovico Fregoso ammiraglio del re di Napoli ed il cui stemma del castello con tre torri compare sul portale di palazzo Gervasi con le iniziali L.C. Nel 1485 la contea va alla famiglia Castriota. Prima a Giovanni figlio di Giorgio, e poi a suo figlio Ferrante. L'unica figlia naturale del Duca Ferrante, Erina (anche Irene), portò la contea di Soleto nella famiglia Sanseverino grazie al matrimonio di lei con il principe Pietro Antonio Sanseverino, nel 1539. I Sanseverino rimasero fino al 1606 ed una loro rappresentazione pittorica si trova nel quadro della Madonna del Rosario nella Chiesa Matrice di Soleto dove, probabili committenti dell'opera dopo la battaglia di Lepanto, si possono vedere in basso a destra.