Nato in una famiglia cattolica, si iscrisse al Partito nazista nel 1922 e si arruolò nelle SS nel 1934, fino a divenire un medio gerarca. A lui si devono la rapida costruzione del campo e l'impiego del gas Zyklon B (acido cianidrico) nelle camere a gas per semplificare e velocizzare le uccisioni. Catturato dagli Alleati e testimone al processo di Norimberga, fu giudicato colpevole di crimini contro l'umanità dalla Corte Suprema di Varsavia e venne impiccato nel cortile del campo di Auschwitz il 16 aprile 1947, dopo essersi convertito nuovamente, in extremis, alla fede cattolica. Le sue memorie, intitolate Comandante ad Auschwitz, costituirono l'atto d'accusa principale nei primi processi sulla Shoah assieme alle deposizioni dei gerarchi e ai filmati degli angloamericani.

Biografia Gioventù e prima guerra mondiale Figlio del commerciante Franz Xaver Höß, Rudolf nacque il 25 novembre 1901 a Baden-Baden, nella Foresta Nera, in una rigorosa famiglia cattolica; primogenito, aveva due sorelle. Trasferitosi a Mannheim, divenne volontario alla Croce Rossa e nel 1916, subito dopo la morte del padre e a dispetto delle volontà della famiglia che desiderava iniziasse la vita sacerdotale, il giovane Höß partì volontario, all'età di soli 14 anni, mentendo sull'età, con il 21º reggimento dei Dragoni del Baden.

Inviato al fronte, Höß combatté in Turchia, Iraq e Palestina, dove venne promosso Feldwebel (sergente) all'età di 17 anni, diventando così il più giovane sottufficiale dell'esercito tedesco, e fu decorato con la Croce di Ferro di 1ª e 2ª classe. Durante il suo servizio al fronte egli venne ferito due volte. Alla fine della prima guerra mondiale, Höß entrò a far parte del Freikorps Roßbach combattendo in alta Slesia, nel Mar Baltico e nella regione della Ruhr.

Ingresso nel Partito nazionalsocialista e prigionia A novembre del 1922, si iscrisse al partito nazionalsocialista (NSDAP) con la tessera numero 3240 dopo aver rinunciato ufficialmente all'affiliazione alla Chiesa cattolica . Nel 1923 fu condannato a dieci anni di prigione, insieme a Martin Bormann, per l'omicidio del maestro elementare Walther Kadow, accusato dai nazisti di essere una spia dei bolscevichi e di essere uno dei traditori di Albert Leo Schlageter. Schlageter venne condannato a morte dalla corte marziale francese e venne considerato una figura martire per i nazionalsocialisti. Due giorni dopo, un gruppo di soldati tedeschi ubriachi, tra cui Höß, trascinò Kadow in un bosco e, dopo averlo percosso, i militari gli tagliarono la gola e lo finirono con due colpi di pistola.

Martin Bormann fu rilasciato dopo appena un anno, mentre Höß fu scarcerato nel 1928 in seguito a un'amnistia generale. In seguito, per circa sei mesi, svolse il ruolo di impiegato presso un'azienda agricola, si sposò con la giovane Hedwig Hensel e nel 1929 si iscrisse alla Artamanen-Gesellschaft (Lega degli Artamani)Le ideologie völkisch influenzarono quelle naziste: Joseph Goebbels, durante il raduno di Norimberga del 1927, disse che se il movimento völkisch avesse riconosciuto le proprie potenzialità e capacità di propaganda, probabilmente avrebbe guadagnato l'attenzione politica già il 9 novembre 1918, alla caduta della monarchia tedesca. Lo stesso Adolf Hitler, in Mein Kampf scrisse: "le idee di base del movimento Nazionale-Socialista sono volkisch e le idee volkisch sono Nazional-Socialiste", uno dei molteplici gruppi in cui era articolato il Movimento völkisch, gruppo che, in particolare, si richiamava al binomio di Blut und Boden (Sangue e terra), e tra i cui membri figurava Heinrich Himmler, comandante delle SS, che così ebbe modo di conoscere Höß. Il rapporto tra i due sfociò nella proposta, che Himmler fece a Höß, di entrare a far parte delle SS, che nell'idea del primo avrebbero rappresentato l'avanguardia ideologica (e gli strenui difensori) del «nuovo ordine» nazionalsocialista.

Servizio nei lager Con l'ascesa al potere del partito nazista, il 20 settembre 1933, Höß fu nominato SS-Anwärter, allievo SS. Ad aprile dell'anno seguente, con il permesso e su insistenza dellSS-Reichsführer Heinrich Himmler, fu accettato come membro effettivo delle SS con il grado di SS-Mann (soldato), ottenendo la tessera delle SS n. 193.616.Le SS erano un'organizzazione indipendente in seno allo NSDAP e mantennero sempre una rigida separazione burocratica da quest'ultimo, gelose della loro posizione privilegiata di fedelissimi del Führer. Per questo, ogni appartenente alle SS riceveva un'apposita tessera, che lo qualificava come membro, diversa dalla tessera del Partito. Teoricamente, e ci furono alcuni rari casi in cui la regola venne in effetti applicata, non era necessario essere membri del partito nazionalsocialista per accedere ai ranghi delle SS. Höß negli anni compresi tra il 1934 e il 1938, in qualità di appartenente alle SS-TotenkopfverbändeLe SS-Totenkopfverbände, che espletavano servizio di guardia presso i campi di concentramento, erano un'unità indipendente in seno alle SS, al pari delle Allgemeine-SS (SS generali) e delle SS-VT che poi si trasformarono in Waffen-SS (SS combattenti). (Unità testa di morto), ricoprì diversi incarichi nei campi di concentramento, iniziando quella carriera all'interno dell'amministrazione concentrazionaria, che non avrebbe più abbandonato fino al termine del conflitto.

Dachau e Sachsenhausen Nel 1935 Höß prese servizio presso il campo di Dachau, comandato da Theodor Eicke che era stato nominato da Himmler Ispettore ai campi di concentramento e che fu una delle figure chiave nella creazione del sistema concentrazionario nazionalsocialista, trasformando Dachau in un campo modello al quale tutti gli altri lager attinsero idee ed esperienze negli anni successivi. Höß venne presto nominato Blockführer, uomo delle SS che ricopriva il ruolo di comandante di un Block (blocco o baracca) di prigionieri e che quindi ne era in diretto e costante contatto. Negli anni successivi egli svolse il ruolo di Rapportführer, responsabile dei rapporti con tutti i Blockführer del campo e diretto sottoposto del Schutzhaftlagerführer.Il termine Schutzhaftlagerführer (Comandante del corpo di custodia protettiva) identificava l'ufficiale, nominalmente subordinato al comandante, ma che di fatto aveva pieno controllo sulle condizioni di vita dei prigionieri all'interno del campo e che era al vertice di una struttura gerarchica di graduati delle SS e di deportati anziani (kapò). In ragione delle sue precedenti esperienze di reclusione, si distinse nelle sue mansioni, a suo dire a causa dell'approfondita conoscenza della psiche dei prigionieri, riconosciute poi anche dai suoi superiori che lo reputavano dotato di un innato senso di responsabilità e di una condotta esemplare.

Nel contempo, Höß apprese alla scuola di Eicke le caratteristiche del servizio presso i campi di concentramento: estrema brutalità, disprezzo per i nemici dello Stato, consapevolezza di essere gli unici soldati che combattono in tempo di pace. Nelle sue memorie, scritte in prigionia nel periodo postbellico, Höß critica apertamente la rozza brutalità di Eicke e dei «suoi» uomini, che divennero in seguito importanti elementi all'interno dell'amministrazione dei lager. In effetti Höß non fu mai particolarmente amato dai suoi vecchi camerati che lo superarono negli anni successivi sulla scala gerarchica e lo stesso sistema da lui applicato ad Auschwitz si basò più su una spietata efficienza unita all'indifferenza che sull'odio viscerale nei confronti dei deportati.

Il 1º agosto 1938, Höß fu trasferito in qualità di aiutante presso il campo di concentramento di Sachsenhausen, su richiesta dello stesso comandante Hermann Baranowski, che aveva specificamente richiesto Höß.Höß, Comandante, p. 64 (nota 1) Höß trovò a Sachsenhausen un ambiente più congeniale rispetto a Dachau e provò sempre il massimo rispetto per il comandante Baranowski che egli vedeva come modello del vecchio capo SS , nazionalsocialista duro e inflessibilmente rigoroso in tutte le questioni di lavoro.Höß, Comandante, p. 64 Nell'inverno 1939 Höß fu promosso Schutzhaftlagerführer (Comandante del corpo di custodia protettiva) di Sachsenhausen ma la situazione si deteriorò presto: Baranowski era morto e il suo successore Hans Loritz non provava particolare simpatia per Höß.

La costruzione di Auschwitz

Il 4 maggio 1940 Höß fu nominato comandante di un lager che avrebbe dovuto lui stesso provvedere a costruire dopo aver proceduto alla requisizione di una vecchia caserma polacca situata nei pressi della cittadina di Oświęcim, conosciuta allora con il nome tedesco di Auschwitz. Nei progetti delle autorità tedesche il nuovo lager avrebbe dovuto essere un campo di smistamento per prigionieri polacchi destinato a contenere circa 10 000 internati e non era quindi previsto che esso divenisse, come poi accadde, il più grande centro di sterminio del regime nazionalsocialista. Höß si mise immediatamente all'opera per essere pronto quanto prima a ricevere i numerosi deportati previsti, utilizzando i primi prigionieriBruno Brodniewicz fu registrato con la matricola numero 1, primo dei 4 milioni di internati. I primi 30 delinquenti comuni iniziarono la costruzione del campo, e diventarono i primi Kapo (che giunsero al campo il 20 maggio 1940, provenienti da Sachsenhausen) per i lavori di sistemazione dell'area e di riparazione delle caserme che erano state danneggiate nel corso dei combattimenti seguiti all'invasione tedesca della Polonia.

Nelle sue memorie Höß ricorda le difficoltà incontrate, l'incompetenza dei suoi subordinati e dei prigionieri assegnatigli,I primi prigionieri che giunsero al campo erano triangoli verdi, criminali comuni, che andarono a costituire l'ossatura della struttura gerarchica di deportati composta da Kapò e prominenti che in ogni lager si affiancava a quella di comando delle SS. Era infatti impensabile che le relativamente poche autorità tedesche del campo potessero controllare immense masse di internati (Auschwitz arrivò a contare 140.000 prigionieri) senza che esistesse qualche forma di collaborazione con gli stessi, trasformando, come accadde nei lager nazionalsocialisti, alcune vittime in carnefici. la scarsa collaborazione delle autorità superiori nel risolvere i suoi problemi quotidiani e le pressanti richieste che gli erano rivolte di rendere il campo operativo quanto prima. Tutto ciò fornisce risalto alle qualità di Höß, che certamente voleva essere ricordato come un soldato e non come un brutale assassino: efficienza di comando, furbizia nel risolvere le situazioni di stallo con i comandi superiori, spiccato senso del dovere che lo portò a lavorare con orari impossibili e a trascurare la famiglia. In questo modo egli diventò uno spietato omicida che contribuì al genocidio di milioni di persone innocenti. Nelle sue memorie Höß omise di ricordare il suo particolare interesse per le cose materiali: