Il falco pellegrino (Falco peregrinus ) è un uccello rapace della famiglia dei Falconidi diffuso quasi in tutto il mondo: Europa, Asia, Africa, Nordamerica, Sudamerica e Oceania. Nel nome scientifico la parola peregrinus (utilizzata per indicare la specie) fa riferimento alla colorazione scura delle penne del capo, che ricordano un cappuccio nero simile a quello che erano soliti indossare i pellegrini.
Il falco pellegrino è noto per l'elevata velocità. Si ritiene possa raggiungere in picchiata una velocità massima di National Geographic, Terminal Velocity e ciò lo rende l'animale più veloce del pianeta.
Descrizione Il falco pellegrino ha una lunghezza compresa tra 35 e , e un'apertura alare di 80–. Maschi e femmine hanno piumaggio simile ma, come in molti altri rapaci, sono caratterizzati da un marcato dimorfismo sessuale per cui le femmine sono circa il 30% più grandi dei maschi. Il peso varia quindi dai 439- dei maschi, ai 750-1250 g delle femmine. Le fluttuazioni dei valori tengono conto anche delle sottospecie.
Il dorso e le ali appuntite degli adulti sono solitamente di un colore che va dal nero bluastro al grigio ardesia, con alcune striature caratteristiche delle sottospecie. La punta delle ali è nera.
La parte inferiore è striata con sottili bande marrone scuro o nere. La coda, dello stesso colore del dorso ma con striature nette, è lunga, sottile e arrotondata alla fine con una punta nera e una banda bianca a ciascuna estremità. La testa nera contrasta con i fianchi chiari del collo e la gola bianca. La "cera" del becco e le zampe sono gialle, mentre il becco e gli artigli sono neri.Beckstead, D. (2001). La punta del becco ha un intaglio, risultato di un adattamento biologico, che permette al falco di uccidere le prede spezzando loro le vertebre cervicali del collo.
I giovani immaturi sono caratterizzati da un colore più bruno con parti inferiori striate invece che barrate; la "cera" e l'anello orbitale è blu pallido.
Identificazione
Il falco pellegrino è facilmente distinguibile dalla poiana comune (Buteo buteo) per il suo corpo compatto e la sua silhouette più agile, le ali sono strette e a punta e non larghe e frangiate all'estremità come nella poiana. Notevoli sono i suoi colpi d'ala veloci e vigorosi che nella poiana sono più lenti. Meno facile è distinguerlo dal gheppio, più piccolo e snello, con la coda poco più lunga, ma per il resto simile. Il falco pellegrino, a differenza del gheppio, non assume mai il cosiddetto "atteggiamento dello Spirito Santo" durante la caccia, utile per la cattura di insetti e roditori, che consiste nel librarsi fermo nell'aria grazie a piccoli movimenti delle ali e della coda.
Biologia Alimentazione
I metodi di caccia del falco pellegrino sono tutti condizionati dalle sue caratteristiche fisiche. Il falco pellegrino è un abile cacciatore in grado di attaccare anche le prede a mezz'aria. Contrariamente a quanto si crede, esso non è in grado di volare in orizzontale a velocità importanti. R. Meinerzhaghen ha cronometrato numerosi esemplari in inseguimento di prede, potendo constatare che la velocità massima va collocata fra i 105 e i 110 chilometri orari: insufficiente, per esempio, per raggiungere il colombaccio (Columba palumbus) o il piccione (Columba livia) o ancora la maggior parte delle anatre selvatiche, cioè molte delle sue prede principali. Al contrario, nella picchiata, il falco pellegrino è imbattibile. Mebs ha cronometrato più volte un esemplare, lanciatosi dal campanile della cattedrale di Colonia, a velocità fra i 252 e i 324 chilometri all'ora.
Ma il falco, normalmente, caccia da altezze ben maggiori, dalle quali dovrebbe raggiungere e la velocità limite di cui il suo corpo, ad ali chiuse, è capace (in breve, velocità critica è quella che un corpo, di determinati peso e forma, può raggiungere, accelerato dalla forza di gravità e rallentato dalla resistenza dell'aria). Hangte, nel 1968, ha potuto calcolare che la velocità critica del falco pellegrino è da collocarsi fra i 368 e i 384 chilometri all'ora.
Un'altra caratteristica importante del falco pellegrino è la rigidità delle penne remiganti, importante per la manovrabilità alla fine della picchiata. Ma penne rigide significa anche penne fragili. Quindi la cattura deve sempre avvenire in spazi aperti, evitando il rischio di colpi con rami e perfino fogliame. In conseguenza, la strategia di caccia del falco pellegrino consiste nel tentativo di portarsi in posizione dominante nei confronti della probabile preda. Questo può essere ottenuto in uno dei seguenti modi: trovare un posatoio in posizione elevata, per esempio su un monte; guadagnare quota, quasi sempre sfruttando una termica, e poi pattugliare dall'alto i terreni favorevoli, e infine, più di rado, aggredire una preda dal basso, spingerla a fuggire verso quote altissime e, se è capace di portarsi sopra di lei, infine inseguirla in picchiata.
La cattura vera e propria avviene con la cosiddetta "stoccata", un colpo sferrato con entrambi gli artigli, che dovrebbe tramortire, sbilanciare, o ferire la preda, che cade a terra, dove viene uccisa con il potente becco. Più raramente il falco ghermisce la preda (come invece fanno i falchi che cacciano all'inseguimento). Mai la colpisce con il becco o (come sostiene qualche antico testo) con il petto. Da quanto abbiamo detto, si può capire che, salvo su terreni innevati o molto nudi, il falco pellegrino non caccia mai a terra e mai animali terrestri. Il fabbisogno quotidiano del falco pellegrino è pari a circa 140 grammi di carne. Con i bocconi inghiotte volentieri un poco di piume, che poi rigetta il mattino dopo, prima di riprendere le attività venatorie.
Riproduzione
La specie nidifica in zone rocciose (rupi, faraglioni) e si spinge anche agli edifici urbani che vanno dai ruderi e le cascine abbandonate, fino ai grattacieli. Dal nido i partner possono coprire grandi distanze in volo solo per cacciare. I partner di una coppia di falchi pellegrini rimangono insieme perlopiù per tutta la vita e si accoppiano nuovamente in caso di morte di uno dei partner. La durata della cova è di 32-37 giorni, in funzione della latitudine e dalla percentuale di umidità della zona prescelta per la cova. La covata può prevedere da 2 a 6 uova (casi eccezionali) con solitamente 3/4 uova come standard usuale.
Il falco pellegrino raggiunge in media un'età massima di 17 anni allo stato brado, ma sono stati osservati in cattività casi in cui dei soggetti superavano l'età di 20 anni.
Il falco pellegrino è stato uccello dell'anno nel 1971.
Distribuzione e habitat Il falco pellegrino ha una distribuzione cosmopolita: può contare 21 sottospecie che popolano l'intero globo con esclusione dei poli; ciò determina un adattamento dedicato alle più svariate condizioni ambientali, dalla tundra artica ai deserti australiani. In natura il falco pellegrino predilige ripide rupi come luogo di cova, molto più raramente nidi abbandonati di altri rapaci. In Italia caccia prevalentemente in spazi aperti ed è perciò osservabile in quasi tutti i biotopi - tuttavia prevalentemente negli spazi aperti e sui bacini lacustri con abbondanza di uccelli. In alcune città si è pure urbanizzato.
Cova anche in strutture architettoniche prominenti in alti palazzi come campanili delle chiese, vecchie fabbriche dove caccia prevalentemente piccioni (p.es. a Gottinga). Esempi di nidificazione in città italiane sono le tre coppie di falchi che hanno nidificato nella primavera 2013 sulla cima della Lanterna di Genova. Nel 2016 una coppia si è riprodotta sul campanile del Monastero di San Giovanni a Parma, dando alla luce ben quattro pulli. Nel 2014 una coppia di falchi pellegrini ha nidificato nel sottotetto del grattacielo Pirelli di Milano, a 125 metri dal suolo; ogni anno dal 2016, dopo un'installazione di webcam e di una vasca con ciottoli per favorire la nidificazione, viene osservata la vita dei due falchi (Giulia e Giò) nel sottotetto del grattacielo. Nel 2017, nel 2018, nel 2019, nel 2020 e nel 2021 Giulia ha deposto tre uova (uno dei nati del 2018 morirà schiantandosi contro una vetrata e un uovo deposto nel 2019 non si schiuderà), quattro nel 2022, nel 2023 e nel 2024 e nuovamente tre nel 2025 (di cui uno morirà poco dopo aver preso il volo) Si può seguire la vita di Giò e Giulia tramite una webcam sul sito Mediaportal della Regione Lombardia.
Nella città di Bologna una coppia di falchi pellegrini dal 2000 nidifica su una delle torri del distretto della Fiera di Bologna, per la precisione al 13º piano della torre civico 38. Ormai ogni anno curiosi e appassionati, armati di binocolo si appostano per osservare le evoluzioni delle coppie e dei pulli. Un'altra coppia si è stabilita dal 2006 in una nicchia della Basilica di San Petronio.
Tassonomia
Sono state descritte numerose sottospecie di falco pellegrino e di queste 19 sono accettate dallHandbook of the Birds of the World.Vaurie (1961).
Falco peregrinus peregrinus, la sottospecie di riferimento, descritta da Tunstall nel 1771, si riproduce nella parte temperata dell'Eurasia tra la tundra a nord e i Pirenei, il Mar Mediterraneo e la cintura alpina a sud.American Ornithologists' Union (1910): p.164. Nell'Europa è essenzialmente stanziale, mentre è migratore in Scandinavia e Asia. I maschi raggiungono un peso di , mentre le femmine pesano . La sottospecie comprende brevirostris, germanicus, rhenanus, e riphaeus. Falco peregrinus calidus, descritto da John Latham nel 1790, precedentemente conosciuto come leucogenys include il caeruleiceps. Si riproduce nella tundra artica dell'Eurasia, da Murmansk ai fiumi Jana e Indigirka, in Siberia. È completamente migratore e d'inverno si sposta verso sud fino all'Africa sub-sahariana. Vive prevalentemente attorno a insediamenti in zone umide. È di colore più chiaro del peregrinus, specialmente sulla testa. I maschi pesano , le femmine . Falco peregrinus japonensis, descritto da Gmelin nel 1788, include kleinschmidti, pleskei; lharterti sembra riferirsi a integrazioni con calidus. Si trova dal Nordest della Siberia alla Kamčatka (anche se forse qui è rimpiazzato dal pealei), e in Giappone. Le popolazioni del nord sono migratorie, quelle giapponesi stanziali. È simile al peregrinus, ma i giovani sono anche più scuri dei piccoli anatum.
Falco peregrinus macropus, descritto da Swainson nel 1837 è il falco pellegrino australiano. Si trova in tutta l'Australia, tranne che nel Sud-ovest. È non migratore e simile al brookei nell'aspetto, ma è più piccolo e con la regione auricolare interamente nera; le zampe sono in proporzione più grandi. Falco peregrinus submelanogenys, descritto da Mathews nel 1912, è il falco pellegrino del Sud-ovest dell'Australia; non migratore.