La storia della Serie A, ovvero la massima serie del campionato italiano di calcio, è iniziata nel 1898 con l'organizzazione del primo campionato ufficiale e riporta gli avvenimenti salienti della massima divisione del calcio italiano dal 1898 a oggi.

Il torneo ha assunto la denominazione ufficiale di «Serie A» dalla stagione 1929-1930, allorché venne introdotta stabilmente la formula a girone unico.

Storia Dal XIX al XX secolo: la nascita dei primi Football Club L'avvio del campionato e i trionfi del Genoa, la prima «grande»

Sebbene gli storici parlino di giochi assai simili al calcio risalenti al Medioevo, la storia del calcio moderno in Italia incominciò alla fine del XIX secolo dopo intensi traffici commerciali con l'Inghilterra. Furono infatti le città portuali a veder nascere i primi Football Club, società prevalentemente calcistiche e formate in gran parte da soci britannici.

La più antica formazione italiana tra quelle che conservano tuttora il proprio atto fondativo è il , fondato il 7 settembre 1893, sebbene alcune testimonianze sostengano che in tale data fosse già attivo l' (1891), a sua volta frutto della fusione di due precedenti sodalizi: il (1887) e il (1889). L'ultimo decennio dell'Ottocento vide poi nascere molte altre società: tra le varie si possono citare la nel 1894, il nel 1896, la nel 1897, l' nel 1898, il nel 1899 e il nel 1900.

Nonostante i pionieri di questo sport fossero diffusi in tutto il Paese, era solo nell'Italia nord-occidentale che si aveva una concentrazione di squadre tali da poter disputare stabilmente degli incontri. Già dal 1896 la Federazione Ginnastica Nazionale Italiana organizzò un campionato nazionale, nella prima edizione vinto dall', cui seguì l'anno dopo l'affermazione dell'Unione Pro Sport Alessandria. I tornei FGNI continuarono a disputarsi annualmente, con alcune eccezioni, fino al 1913, senza però essere mai riconosciuti come ufficiali dalla futura FIGC.

La Federazione Italiana del Football (FIF) fu fondata a Torino il 26 marzo 1898 e subito organizzò il primo campionato italiano di calcio riconosciuto come ufficiale, vinto dal Genoa. Sia il primo torneo, chiusosi in una sola giornata, sia i successivi erano strutturati su un sistema a eliminazione diretta, sul modello della Coppa d'Inghilterra. A partire dal 1900 a primi turni di carattere regionale, in caso di qualificazione, seguivano semifinali e finali su base nazionale, queste ultime concepite come atto conclusivo della manifestazione a cui accedevano due sole squadre. In questo periodo, visto l'esito delle amichevoli, solo tre regioni potevano schierare squadre in grado di combattersi in maniera equilibrata: il Piemonte, la Liguria e la Lombardia. Le formazioni delle altre regioni, invece, persino nelle amichevoli rimediavano spesso pesanti sconfitte da squadre del nord-ovest, anche non di primo piano. Il Genoa fu la prima «grande» del calcio italiano, aggiudicandosi i primi tre campionati (1898, 1899 e 1900).

Fu il Milan, capitanato dal suo fondatore Herbert Kilpin, la prima avversaria a riuscire a fermare la corsa del Genoa, aggiudicandosi il campionato del 1901. Il Genoa si rifece l'anno successivo, per ottenere poi una seconda tripletta tricolore (1902, 1903 e 1904).

Lo svilupparsi del movimento calcistico convinse l'allora FIF, da poco iscrittasi alla FIFA, a una riforma del campionato, nel frattempo ridenominato in «Prima Categoria»: a partire dal 1905, le gare secche vennero sostituite da una serie di gruppi preliminari, le cosiddette eliminatorie regionali, propedeutiche al girone finale nazionale, oltre all'introduzione della formula di andata e ritorno. La Juventus, squadra che aveva raggiunto le due precedenti finali, riuscì a cogliere il suo primo successo dopo un pareggio casalingo del Genoa contro la all'ultima giornata.

La crisi del 1908

Mentre le pionieristiche società avversarie pian piano chiudevano i battenti, Genoa, Juventus e Milan erano i capisaldi di questo primordiale calcio italiano. Tuttavia, con il passare degli anni, la primigenia matrice inglese cominciò ad attenuarsi, mentre acquistò sempre maggiore rilevanza la nuova componente formata da giocatori della Svizzera tedesca: fu grazie a essi che il Milan tornò alla vittoria nel 1906, dopo la rinuncia per protesta della Juventus a disputare la finale di spareggio, bissando il successo anche nel 1907.

Le stagioni 1908 e 1909 si caratterizzarono per il tentativo della Federazione di "nazionalizzare" a forza il campionato, favorendo le nostrane Unioni Sportive e Ginniche a discapito degli esterofili Football Club. I campionati di Prima e Seconda Categoria furono sdoppiati in due competizioni: una "italiana" autarchica, che assegnava il tradizionale titolo di "Campione d'Italia", e una "federale" aperta a tutti, abbinata al neonato titolo di "Campione Federale d'Italia". La sottrazione agli stranieri del diritto di competere per il titolo di "Campione d'Italia" provocò la tenace reazione dei Football Club, che fecero fallire il progetto della Federazione: essi dapprima saltarono un'intera stagione, rendendo il torneo "italiano" l'unico ufficiale del 1908, e successivamente boicottarono il solo campionato "italiano" 1909, imponendo alla FIF di riconoscere come titolo tricolore quello "federale". Ad approfittare della situazione fu la , che vinse i due campionati regolari.

Nel 1910, invece, in occasione della prima sperimentale introduzione sul modello della First Division inglese di un girone unico che avrebbe direttamente assegnato la vittoria alla squadra prima classificata, i vercellesi persero il campionato dopo un polemico spareggio con l': il sodalizio nerazzurro, nato da una scissione del Milan in seguito ai già citati fatti del 1908, conquistò così il suo primo titolo nazionale.

Anni 1910 e 1920: verso la Serie A L'allargamento del torneo e l'ascesa della Pro Vercelli La FIF, che intanto aveva cambiato nome nell'italiano Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), era a questo punto intenzionata ad allargare gli angusti confini del torneo, onde conferirgli una reale valenza nazionale; il problema era, però, la netta differenza di valore tra le squadre provenienti dalle diverse parti del Paese. Nel 1910 la FIGC decise di innalzare il campionato veneto, che già si disputava da alcune stagioni, facendolo diventare parte del torneo nazionale con il nome di girone Veneto e includendovi anche un privo di avversari in Emilia. Nel 1911 il e nel 1912 il furono i rivali dei campioni occidentali, in entrambi i casi la Pro Vercelli, che nella gara conclusiva ebbe sempre la meglio con cinque gol al passivo ai primi e tredici ai secondi.

Per garantire la definitiva patente di nazionalità al titolo, la FIGC aveva però bisogno che il campionato coinvolgesse anche tutto il Centro e il Sud, uscendo dai confini della Pianura Padana. A quei tempi, le formazioni meridionali disputavano vari tornei regionali inquadrati nella Terza Categoria, livello consono in rapporto alla forza delle squadre del Nord. Per raggiungere l'obiettivo prefissatosi, la FIGC attuò una sfasatura tra l'organizzazione calcistica delle due parti del Paese, elevando d'ufficio i tornei del Sud alla Prima Categoria, pur non essendo tali raggruppamenti paragonabili a quelli settentrionali. Dato che, contemporaneamente, al Nord erano stati ristabiliti i gironi eliminatori regionali propedeutici al girone finale, gli incontri conclusivi tra i campioni del Nord e quelli del Sud presero il nome di «girone finalissimo» o, più brevemente, «finalissima». Nello stesso periodo vennero assegnati dieci titoli di campione del Sud Italia. Tuttavia, tale complicato meccanismo rese sempre più lungo e affollato il campionato, anche perché, se da un lato si era istituito il torneo di «Promozione» che, come si evinceva dal nome, metteva in palio una serie di promozioni al massimo campionato, dall'altro, il sistema delle retrocessioni, già sperimentato nel 1912-13, di fatto fu subito abbandonato a suon di ripescaggi.

Nel campionato 1913-14 venne la volta del piccolo , formazione del Monferrato, mentre il successivo torneo fu bloccato a un passo dalla conclusione (con il Genoa in quel momento primo nel girone finale Nord, e che avrebbe teoricamente dovuto disputare la finalissima contro i campioni dell'Italia meridionale) a causa dell'intervento italiano nella prima guerra mondiale – fatto che portò a una sospensione dell'attività nazionale, sostituita dapprima da una speciale Coppa Federale e poi, per il triennio 1916-1919, da alcuni tornei calcistici a livello locale. Per l'ultima stagione regolare prima della Grande Guerra, il titolo del Genoa fu assegnato a tavolino solo dopo la fine delle ostilità belliche.

La crisi del 1921 e la Prima Divisione

Con la ripresa postbellica del 1919 cominciarono intensi dibattiti in vista di una riduzione e razionalizzazione del campionato, ma tali discussioni sfociarono in un nulla di fatto a causa dell'ostruzionismo delle piccole formazioni di provincia, le quali temevano per il loro futuro all'interno di un eventuale torneo più elitario. L'Inter nel 1920 e la Pro Vercelli nel 1921 si laurearono così campioni dopo una lunga serie di gironi e partite, sconfiggendo nella finalissima rispettivamente il e il . L'insofferenza delle società metropolitane giunse al culmine quando un progetto di riforma presentato da Vittorio Pozzo non passò all'assemblea federale per il voto contrario delle società minori: fu così che le ventiquattro squadre più forti e rappresentative abbandonarono la federazione, fondando la Confederazione Calcistica Italiana, con il compito di organizzare un campionato sul sistema del progetto Pozzo. Nel corso del decennio alcuni industriali, quali Edoardo Agnelli (1923), Senatore Borletti (1926) e Renato Sacerdoti (1927) cominciarono a investire in squadre di calcio italiane, ovvero Juventus, Inter e Roma, rispettivamente..

Nel 1922 si ebbero così due campioni: da una parte la semisconosciuta in Prima Categoria, dall'altra una Pro Vercelli che, in Prima Divisione, giunse al suo canto del cigno. Tuttavia, l'insostenibilità della situazione portò le due fazioni a riconciliarsi sulla base del compromesso Colombo, che consacrava la nuova massima categoria nella Prima Divisione, composta da una Lega Nord, a regime di ventiquattro società, più una Lega Sud, che invece continuava con i vecchi gironi regionali: nel 1922, nel 1923, nel 1924 e nel biennio 1925-1926 furono i rispettivi vincitori.

Nel 1923 e 1924 il Genoa ottenne gli ultimi due dei suoi nove titoli – facendo in tempo a divenire la prima società a fregiarsi dello scudetto, da allora simbolo dei detentori del titolo. La riforma del 1922 aveva definitivamente cambiato il calcio italiano, che si avviava verso il professionismo, chiudendo le porte alle provinciali e a molte delle protagoniste di inizio Novecento.

Il sodalizio tra la Juventus e gli Agnelli Il 24 luglio 1923 fu una data di rilievo per il calcio italiano poiché l'arrivo alla presidenza della Juventus di Edoardo Agnelli diede inizio al più duraturo sodalizio imprenditoriale-sportivo nel Paese, da allora pressoché ininterrotto – un unicum nel panorama calcistico mondiale.. La famiglia Agnelli portò nel calcio italiano nuovi criteri manageriali mutuati dall'esperienza nelle aziende,.. dall'organizzazione interna del club alla modernizzazione delle proprie infrastrutture,. e che, in un panorama calcistico ancora semidilettantistico,. fecero della Juventus una delle prime società peninsulari con uno status professionistico ante litteram. Il metodo gestionale introdotto dagli Agnelli nella Juventus ebbe un ruolo decisivo nella svolta verso il professionismo e nell'ulteriore affermazione popolare del calcio in Italia,. permettendo a questo di crescere esponenzialmente grazie all'ingresso di nuovi capitali privati anche negli altri club e alla Juventus di aumentare sempre più la loro influenza sul movimento nazionale a partire dal secondo dopoguerra...