Lecce nei Marsi è un comune italiano di abitanti della provincia dell'Aquila, in Abruzzo.

Il territorio comunale ricade in parte nel parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.

Geografia fisica Lecce nei Marsi è situata nella Marsica, sul versante sud-orientale della piana del Fucino, alle pendici del monte Turchio. Il centro abitato sorge a circa 740 , mentre a 1270 , in posizione dominante rispetto all'abitato moderno, si trovano i ruderi di Lecce Vecchio, antico centro abbandonato. Nel territorio montano sono inoltre presenti i resti di alcuni casali, tra cui Sierri, Buccella, Macchia e Ca' Marino.

Il territorio comunale costituisce, insieme a quello di Gioia dei Marsi, uno degli accessi dalla Marsica fucense al parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Nella parte montana, compresa nell'area protetta, si trova la località della Cicerana, nei cui pressi si estende la faggeta vetusta di Selva Moricento, riconosciuta nel 2017 dall'UNESCO come patrimonio dell'umanità, nell'ambito del sito seriale delle antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d'Europa.

Tra i principali rilievi e luoghi naturali del territorio figurano Rocca Genovese, che raggiunge i 1944 , La Guardia, posta a circa 1420 , la gola di Macrano, il vallone di Lecce Vecchio, Coppo del Lepre, il passo della Fontecchia e il valico di Monna Rapanella.

Origini del nome L'origine del toponimo Lecce non è accertata. Secondo un'ipotesi etimologica, il nome potrebbe derivare dall'aggettivo latino iliceus, connesso al fitonimo Quercus ilex, ossia il leccio, specie arborea che avrebbe caratterizzato l'area circostante l'antico abitato.

Una tradizione popolare, priva tuttavia di riscontri archeologici o storici, attribuisce invece la fondazione dell'abitato medievale, intorno al X secolo, a una popolazione proveniente dalla Licia, antica regione dell'Anatolia. A sostegno di tale racconto sono stati talvolta richiamati il culto del patrono san Biagio, di origine orientale, e la forma del toponimo Lecce nei Marsi, anziché Lecce dei Marsi, interpretata come possibile indizio dell'estraneità dei presunti fondatori rispetto alla popolazione marsa. Tali elementi hanno tuttavia carattere congetturale e non costituiscono una prova dell'origine licia dell'insediamento.

Storia

Il territorio di Lecce nei Marsi fu abitato fin dall'antichità e rientrava nell'area occupata dai Marsi, popolazione italica stanziata intorno al lago Fucino. Tra gli antichi insediamenti locali sono ricordati Vicus Anninus e Litium. Secondo la tradizione storiografica locale, in seguito alla distruzione di un precedente insediamento marso durante le guerre combattute contro Roma, il popolamento dell'area si sarebbe nuovamente consolidato in epoca longobarda, attraverso la progressiva aggregazione di diversi nuclei abitati e casali.

Le prime attestazioni medievali relative agli insediamenti e agli edifici religiosi del territorio compaiono nella bolla emanata nel 1188 da papa Clemente III. Nel documento sono menzionate le chiese di Santa Maria e San Pietro, appartenenti all'antico castello di Licio, e gli insediamenti fortificati di Macrano, Agne e Angre.

Secondo una delle ipotesi maggiormente accreditate, intorno al 1420 nacque nell'antico abitato di Lecce il pittore Andrea De Litio, esponente della pittura abruzzese del XV secolo e autore attivo nella fase di transizione tra il tardo gotico e il Rinascimento.Roberto Mastrostefano, Andrea De Litio, i luoghi e le opere. Itinerario storico-artistico, Pescara, Grow Adv, 2000, pp. 2-29.

Nel XV secolo Lecce, indicata nelle fonti medievali anche con le forme Licine e Liciae, apparteneva alla contea di Celano, della quale seguì le vicende feudali. Come gran parte dei centri del territorio fucense, fu soggetta a Odoardo Colonna e alla moglie Jacovella da Celano e, nel secolo successivo, passò sotto il dominio dei Piccolomini.

Nel corso del XVII secolo l'antico abitato fu interessato dalle epidemie e dal fenomeno del brigantaggio. La peste del 1656 contribuì alla crisi di alcuni degli insediamenti e degli edifici religiosi: la chiesa di San Pietro, ormai abbandonata e gravemente danneggiata, fu ricostruita negli anni successivi e dedicata a sant'Elia, secondo quanto riportato da Pietro Antonio Corsignani nella Reggia Marsicana, pubblicata nel 1738. La chiesa di San Martino, situata nell'antico insediamento di Agne e subentrata nelle funzioni all'antica parrocchiale di Santa Maria, ottenne da papa Urbano VIII il privilegio di particolari indulgenze per i fedeli che ne visitavano i sette altari.

Tra il XVIII e il XIX secolo il territorio leccese fu coinvolto, come altre zone della Marsica, nei fenomeni di brigantaggio che interessarono l'Italia centro-meridionale. Dopo la proclamazione del Regno d'Italia, avvenuta il 17 marzo 1861, il comune entrò a far parte della provincia di Aquila degli Abruzzi e assunse ufficialmente la denominazione di Lecce nei Marsi nel 1863.

All'inizio del XX secolo la popolazione era distribuita tra Lecce Vecchio, i casali di Ca' Marino, Sierri, Buccella e Macchia, le frazioni di Taroti e Vallemora e il nucleo di Castelluccio, nel quale aveva sede il municipio. Il terremoto della Marsica del 1915, avvenuto il 13 gennaio 1915, devastò il territorio comunale: Lecce Vecchio e numerosi nuclei circostanti furono quasi completamente distrutti e nel comune si registrarono oltre 530 vittime.

In seguito al sisma l'abitato fu progressivamente ricostruito più a valle, determinando nel corso del XX secolo il definitivo sviluppo del moderno centro di Lecce nei Marsi. Con l'istituzione del parco nazionale d'Abruzzo nel 1923, una parte del territorio comunale fu sottoposta a tutela ambientale. Al primo presidente dell'ente, Erminio Sipari, il comune conferì la cittadinanza onoraria; la presenza del parco contribuì successivamente allo sviluppo delle attività legate alla tutela naturalistica e al turismo.

Simboli

Lo stemma e il gonfalone del comune di Lecce nei Marsi sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro del 9 febbraio 1994. Stemma Lo stemma raffigura, in campo azzurro, san Biagio vescovo, patrono del comune, mitrato e posto in piedi sulla pianura di verde, impugnante con la mano sinistra il pastorale e accompagnato dalle lettere maiuscole «S» e «B», entrambe puntate. Gli ornamenti esteriori sono quelli propri dei comuni italiani. Gonfalone Il gonfalone è costituito da un drappo di rosso.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose Chiesa di Santa Maria Assunta L'edificio originario risale al XII secolo. Distrutta e rimaneggiata più volte nel corso dei secoli, la chiesa è stata successivamente ricostruita in forme semplici. Sorge nel centro dell'abitato, nei pressi del municipio e del monumento ai caduti.

Chiesa di Sant'Antonio abate Denominata in alcuni documenti storici anche «chiesa della Madonna delle Grazie», è dedicata a sant'Antonio abate. Il piccolo edificio di culto rurale sorge in località Macchia, in posizione isolata e non distante dai nuclei abbandonati di Sierri e Buccella.

Chiesa di Sant'Elia La chiesa, oggi scomparsa, fu edificata sui resti della precedente chiesa di San Pietro, abbandonata e gravemente danneggiata in seguito alla peste del 1656. Negli anni successivi l'edificio fu ricostruito e dedicato a sant'Elia.

Chiesa di San Martino in Agne L'antica chiesa di San Martino in Agne, fondata secondo la tradizione nel X secolo, sorgeva nel nucleo di Castelluccio. Inizialmente subentrò nelle funzioni all'antica chiesa madre di Santa Maria e, nel XVIII secolo, divenne a sua volta la principale chiesa dell'abitato. L'edificio crollò durante il terremoto della Marsica del 1915; ne rimangono alcuni ruderi e la torre campanaria, successivamente utilizzata come torre civica.

Chiesa di San Biagio Edificio di culto moderno situato nella località di Vallemora, aperto al culto nei primi anni del XXI secolo.

Chiesetta di Santa Lucia Piccolo edificio religioso situato lungo il sentiero che conduce al vallone di Macrano e al settore montano confinante con il territorio di Gioia dei Marsi.

Santuario della Madonna del Pozzo Il santuario sorge tra i territori di Ortucchio e Lecce nei Marsi. L'edificio originario viene fatto risalire al XII secolo.

Monumenti

Tra i principali monumenti presenti nel territorio comunale figurano:

il monumento ai caduti della prima e della seconda guerra mondiale, collocato nella centrale piazza del Monumento; il monumento al soldato Ivan, realizzato per volontà del sindaco Mario Spallone nella seconda metà degli anni settanta in località La Guardia. La lapide ricorda un soldato sovietico conosciuto come Ivan, fuggito dal campo di concentramento di Avezzano e ucciso il 1º giugno 1944 sulla montagna leccese, nei pressi del presidio partigiano sorto nel villaggio dei minatori di bauxite; la fontana monumentale, situata nella piazza centrale del paese; la fontana di via del Pretaro, nei pressi del cimitero; il fontanile e la fonte di Lycia, situati rispettivamente lungo il sentiero diretto verso Forca Trivella e la valle di Amplero e lungo la strada che conduce al pianoro di La Guardia.

Centri abbandonati Sierri, Buccella e gli altri casali Il terremoto della Marsica del 1915 contribuì al definitivo abbandono di numerosi piccoli nuclei abitati posti nelle aree montane del territorio comunale. I casali di Sierri, Buccella o Ca' Buccella, Ca' Marino, Ca' Scappone e Macchia o Ca' Carlone, già interessati da un progressivo spopolamento, furono quasi completamente distrutti dal sisma e non vennero più ricostruiti dai superstiti.

Più a valle, oltre Vallemora, in contrada Valletta, si trovano inoltre i ruderi di Ca' Cesare, documentato nei catasti settecenteschi del comune.Catasto di Lecce del 1736, pp. 140, 149. Catasto di Lecce del 1754, pp. 27, 59, 181, 208, 636.

Lecce Vecchio

I ruderi di Lecce Vecchio sorgono a circa 1278 , a ridosso dell'area montuosa di La Guardia. Nell'area sono presenti i resti di un castello, tradizionalmente attribuito ai marchesi Trasmondi, e di strutture fortificate riferibili all'antico centro di Litium. Rinvenimenti archeologici attestano inoltre una frequentazione dell'altura già in epoca preromana, quando vi sarebbe sorto un ocre fortificato.

Nel XIV secolo l'insediamento era attestato anche come Castrum Litii; nelle fonti compaiono inoltre le varianti Litum e Lice.

Il centro fortificato si sviluppava su due alture ed era racchiuso da una cinta muraria munita di almeno tre porte, delle quali rimangono alcune tracce. Il colle nord-occidentale è denominato Collemino. Nei pressi della chiesa di Sant'Elia si trovava Porta Caiòla, posta sul versante dominante la valle e utilizzata come principale collegamento tra il nucleo fortificato e la pianura. L'area era detta anche «Pila» e comprende i ruderi della casa tradizionalmente identificata come luogo natale di Andrea De Litio.

Il colle sud-orientale, rivolto verso il monte Turchio, è denominato colle dell'Ospedale e conserva i resti dell'antica chiesa parrocchiale e della cosiddetta Porta del Campanile. Tra le due alture si trovava una terza apertura nella cinta muraria, indicata nei documenti come Porta di Metta, Porta della Corte o Porta della Città.

Siti archeologici

Rio Tana Nell'area del torrente Tavana sono stati rinvenuti i resti di un insediamento riferibile al Neolitico antico, datato intorno al a.C. e considerato tra i più antichi siti neolitici individuati in Abruzzo. Le indagini archeologiche hanno restituito testimonianze relative alle prime comunità stanziali dell'area, caratterizzate dal progressivo sviluppo dell'agricoltura e dell'allevamento.

Vicus Anninus