Le metamorfosi () è una raccolta di 41 racconti scritta da Antonino Liberale nel II secolo d.C. circa. Le favole che compongono l'opera raccontano la trasformazione dei protagonisti in altri esseri, ispirate dalla mitologia greca e dalle Metamorfosi di Ovidio. Le metamorfosi che si compiono nei racconti spesso sono idealizzate dalla figura di sparizioni o tramutamenti in uccelli dei protagonisti.
Le favole più famose Ctesilla
Ctesilla era una fanciulla sacerdotessa del tempio di Artemide, dea cacciatrice, presso la città di Atene. Un giorno durante le feste dedicate in onore della Pizia, massima sacerdotessa del tempio, un giovane di nome Ermocare scrisse un messaggio avvolgendolo poi su una mela. Successivamente egli la fece rotolare ai piedi della statua della dea affinché fosse vista da Ctesilla che la prese e srotolò il messaggio leggendolo ad alta voce. Questo era un giuramento scritto appositamente da Ermocare cosicché Ctesilla leggendo le parole dichiarasse apertamente di amare il giovane ateniese e di volerlo sposare. In fondo la ragazza non si stupì molto dopo aver terminato il testo perché vedeva in Ermocare un forte e appetibile marito, ma vi era un problema: il padre della ragazza: Alcidamante. Infatti egli aveva promesso Ctesilla ad un altro uomo e all'inizio quando la ragazza gli presentò Ermocare finse di acconsentire. La sua menzogna verrà considerata a fondo dagli dei perché Alcidamante mentì a Ermocare il quale aveva giurato su Apollo di proteggere e onorare la ragazza. Con l'aiuto di Artemide Ermocare e Ctesilla riescono finalmente a fuggire dalle grinfie di Alcidamante che aveva scoperto il piano dei due e pare che per un poco di tempo i due giovani vivessero felici e contenti. Tuttavia Apollo indignato dal giuramento non rispettato si vendicò su Alcidamante trafiggendo con una delle sue frecce Ctesilla mentre era intenta a svolgere le sue funzioni di sacerdotessa. Straordinariamente durante la cerimonia funebre tenutasi ad Atene fu vista una colomba uscire dal sudario di Ctesilla e questa successivamente disparve. Ermocare stupito chiese all'oracolo di Delfi cosa avesse voluto dire ciò e il responso fu di costruire un tempio in onore della sposa perduta. Ermocare obbedì e l'edificio fu eretto nell'isola di Ceo dove Ctesilla viene adorata con il soprannome di Afrodite.
Meleagridi Queste erano le sorelle del nobile Meleagro. Egli era un valoroso eroe famoso per aver preso parte alla spedizione degli Argonauti alla ricerca del Vello d'oro. Tornato dalla Colchide Meleagro combatté molte guerre e uccise perfino un cinghiale presso Caledonio. Il suo grande amore era Atalanta, tuttavia la loro felicità durò poco perché Meleagro si ritrovò a combattere contro i suoi zii i quali volevano usurpargli il trono. Meleagro si vendicò di loro in maniera così scellerata che Apollo ne fu tremendamente offeso e così pianificò la sua morte. Infatti quando Meleagro era ancora in fasce, le Moire si presentarono da sua madre profetizzando la morte del piccolo se il tizzone del fuoco che in quel momento stava ardendo si fosse spento. La donna fece di tutto per tenerlo sempre acceso, dato che questo era magico e non si consumava mai, ma ora Apollo ha deciso di farlo estinguere e così Meleagro morì bruciato nell'interno. Le sue sorelle dette "Meleagridi" piansero e urlarono così a lungo, strappandosi le vesti e i capelli, che la dea Artemide impietositasi di loro, le tramutò tutte in galline faraone.
Cragaleo Cragaleo era un giovane della terra di Diropi, posto assai curioso. Infatti pareva che fosse nata da un colpo della clava di Eracle. Un giorno l'eroe corpulento, Artemide e il dio della musica Apollo gli fecero visita per fargli una proposta. Infatti i tre erano in disaccordo sul fatto di chi avrebbe dovuto governare la terra d'Ambracia ed ora si sono rivolti a lui. Apollo ricorda che fu suo figlio a portare l'ordine e la ragione tra il popolo di quella terra, presso l'Epiro, sconfiggendo inoltre molti nemici. Artemide ribatte che fu lei a salvare Ambraciote, figlio di Apollo, dalla furia del tiranno Faleco il quale spedì un leone per ucciderlo. Per ultimo Eracle sostiene che fu lui a distruggere tutti gli invasori dell'Epiro i quali tentarono anche di rubargli le vacche che lui sottrasse in una celebre fatica al mostro Gerione, permettendo inoltre agi abitanti di Corinto di colonizzare l'Ambracia. Al termine del discorso Cragaleo considerò l'orazione migliore quella di Eracle e gli dette il comando della terra, mandando su tutte le furie i dio Apollo che tramutò il giudice in sasso. D'ora in poi gli Ambracioti, discendenti di Eracle, fanno offerte a Cragaleo.
Egipio Egipio, figlio del gigante Anteo, era l'amante di Timandra. Il figlio della donna di nome Neofrone era assai geloso del rapporto clandestino e così intersecò una trama perfetta per mettere fuori uso Egipio, servendosi della giovane Bulide. Durante una notte i piani di Neofronte si stavano quasi per compiere alla perfezione mediante l'accecamento e l'uccisione di Egipio quando questi si svegliò. Successivamente l'intervento di Apollo tramutò tutti e quattro i personaggi in uccelli. Gli uomini divennero avvoltoi, Timandra uno sparviero e Bulide un corvo che becca gli occhi delle prede. Neofronte supplicò Zeus, il padre degli Dei, di porre fine a quello strazio e così il dio rispose tramutando semplicemente Bulide in airone, lasciano gli altri alle sembianze in cui erano stati trasformati.
Anto Egli era un figlio di Ippodamia. Anto possedeva tre fratelli e una sorella, uno dei quali possedeva un vasto campo verdeggiante per il pascolo dei cavalli. Un giorno l'inesperto Anto fu mandato dai genitori assieme al fratello Erodio a pascolare le bestie sul campo, ma si dimenticò di portare la biada e il farro per il pranzo. Infatti i cavalli, sentendosi terribilmente affamati, divorarono a morsi il giovane. Né il fratello maggiore, né la sorella a causa della sua debolezza riuscirono a salvarlo. Gli dei per pietà tramutarono l'intera famiglia, compreso Anto, in uccelli.
Lamia
Secondo il mito originale, Lamia era la bellissima regina della Libia, figlia di Belo: essa ebbe da Zeus il dono di levarsi gli occhi dalle orbite e rimetterli a proprio piacere. Presto Lamia catturò il cuore di Zeus provocando la rabbia di Era, che si vendicò uccidendo i figli che suo marito ebbe da Lamia. L'unica figlia ad essere risparmiata fu Scilla; probabilmente, anche Sibilla si salvò.
Lamia, lacerata dal dolore, iniziò a sfogarsi divorando i bambini delle altre madri, dei quali succhiava il sangue. Il suo comportamento innaturale fece in modo che la sua bellezza originaria si corrompesse, trasformandola in un essere di orribile aspetto, capace di mutare forma e apparire attraente per sedurre gli uomini, allo scopo di berne il sangue.
Per questo motivo la lamia viene considerata una sorta di vampiro ante litteram.
Aedona
Questa era la sposa di Politecnone, un falegname di Colofone. Dato che la coppia si vantava di amarsi più di Zeus ed Era, i sommi dei mandarono a creare discordia tra i due la dea Eris. Infatti Politecnone e Aedona avevano fatto una sfida: chi dei due avrebbe costruito più in fretta una sedia avrebbe consegnato all'altro una schiava. Vinse Aedona e al marito toccò pagare la penitenza. Sfacciatamente, accecato dai poteri di Eris, Politecnone si presentò dal padre di Aedona e chiese di vedere la sorella Chelidonide la quale appena fuori dalla portata del padre fu violentata e condotta come schiava da Aedona, ma facendo in modo che dall'aspetto non fosse riconosciuta dalla sorella. Un giorno mentre si trovava in casa Aedona sentì la schiava lamentarsi del proprio destino e riconobbe in lei sua sorella. Assieme le donne decisero di farla pagare cara al marito. Infatti questo fu preso, legato, spalmato di miele ed esposto alla mercé degli insetti e delle api. Fortunatamente fu liberato dal padre di Aedona, intanto fuggita con la sorella. Quando Aedona si convinse a perdonare la malefatta del marito era troppo tardi perché Zeus aveva deciso il destino di tutti: infatti tramutò Politecnone in pellicano, la consorte in usignolo, il padre in martin pescatore e la sorella in airone.
Cirno Egli era figlio di Ares e di Pirene. Uccideva e derubava i pellegrini in cammino per l'oracolo di Delfi, saltando fuori da una foresta della Tessaglia sacra al dio Apollo. Fu ucciso da Eracle, che a causa di ciò dovette battersi con Ares. In questa occasione il dio fu battuto dal figlio di Zeus. Eracle, figlio di Zeus e di Alcmena, riposandosi nel guardare i suoi buoi che pascolavano, ne fu derubato dal Gigante Cicno. Egli li portò in una caverna con uno stratagemma, ma Eracle lo scoprì. Una volta raggiunto il brigante lo stritolò fra le sue braccia possenti e Cicno tentò inutilmente di liberarsi sputando fuoco ma non vi riuscì e perì. Gli studiosi pensano che questo ipotetico scontro fosse da collocare intorno al 600 a.C. e a Pegase, città della Tessaglia non distante dal golfo di Iolco. Il racconto di Esiodo riprende poi con la descrizione dello scudo di Eracle (da cui, inoltre, il poeta aveva tratto la storia della battaglia dell'eroe con il gigante).
Aspali Ella era una ragazza proveniente da Mileto, nota per la sua curiosa storia. Presso la città in Ftia governava un tiranno talmente crudele che gli abitanti lo soprannominavano "Il Tartaro" (da un abisso dell'Inferno) e pretendeva che ogni ragazza, ritenuta tra le più belle delle altre, fosse mandata alla sua corte per diventare la sua concubina. Quando toccò ad Aspali la giovine preferì uccidersi mediante l'impiccamento. Il fratello giurò vendetta e si travestì da donna recandosi alla corte del Tartaro. Il suo piano era di uccidere il tiranno prima che il corpo della sorella fosse stato rimosso dal punto in cui penzolava. Fortunatamente il ragazzo riuscì a trafiggere il tiranno grazie ad una spada che aveva nascosto tra le vesti femminili e di seguito si recò verso l'albero su cui si era uccisa Aspali. Ma egli al posto del cadavere trovò appesa una statua di Artemide e l'evento fu considerato sacro e degni di essere venerato, tanto che alla ragazza fu attribuito il soprannome di "Artemide Penzolante".
Leucippo
Fu uno dei primi ermafroditi della storia. Infatti essendo all'inizio una ragazza proveniente da Creta, Leucippo subì una metamorfosi per mezzo della dea Leto. La madre Galatea originalmente aveva dato alla luce una femmina, sebbene Lampro suo marito le aveva imposto di partorire un maschio. La donna, spaventata dalle ire dell'uomo, mentì sul sesso della ragazza dandole il nome di "Leucippo". Il segreto fu celato a Lampro, tuttavia durante l'adolescenza per Galatea fu molto difficile tenere ancora nascosto il tipo di sesso al marito. Così un giorno ella si recò presso il santuario di Leto, pregando la dea di tramutare sua figlia in maschio, facendo ricorso a molti altri casi di trasformazioni in femmine da maschi e viceversa di varie personalità, quali l'indovino Tiresia. Da giovane questi uccidendo due serpenti che stavano copulando, fu tramutato da Zeus in femmina e per otto anni Tiresia vagò con queste sembianze. Durante l'ottavo anno dalla metamorfosi egli rivide due serpenti nell'atto sessuale ed uccise solo la femmina della coppia ridiventando uomo. E così accadde che Leucippo divenne maschio, con le sembianze di una perfetta donna ma con un pene maschile che fu sempre costretto a celare.
Clinis
Antonino per raccontare questa storia dichiara che il mito era stato già tramandato da altre bocche quali Simmia e Boeo.