La Maiella, o Majella, è il secondo massiccio montuoso più alto degli Appennini continentali dopo il Gran Sasso.

È situato nell'Appennino abruzzese, al confine tra le province di Chieti, L'Aquila e Pescara, con la cima più alta rappresentata dal monte Amaro, È sede dell'omonimo parco nazionale e su di essa insistevano la comunità montana Peligna, la comunità montana della Maiella e del Morrone, la comunità montana della Maielletta e la comunità montana Aventino-Medio Sangro.

Descrizione Territorio

Il massiccio della Maiella fa parte della dorsale più orientale dell'Appennino abruzzese assieme al Gran Sasso posto più a nord; è abbastanza esteso (perimetro di oltre ) e costituito da calcare molto compatto, sotto forma di una dorsale stretta e allungata a ovest (lunghezza circa ), allargata in blocco a est verso il chietino (larghezza circa ), delimitato ad ovest dalla Conca Peligna, a nord dalla Val Pescara, a est e sud dalle colline della provincia di Pescara e Chieti, a sud-ovest dagli altipiani maggiori d'Abruzzo, pianori calcarei sui di altitudine, che la separano dai monti Marsicani e dal parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.

La valle dell'Aterno-Sagittario e le gole di Popoli la dividono rispettivamente dalla catena del Sirente-Velino e dal massiccio del Gran Sasso. Intorno ad essa si trovano i gruppi del monte Morrone, del monte Porrara e dei Monti Pizzi: i primi due sono divisi dal massiccio dalle valli dell'Orta e dell'Aventino; la zona dei Monti Pizzi, invece, è collegata alla Maiella dagli altipiani maggiori d'Abruzzo che la dividono dai monti Marsicani ad sud-ovest. La vetta della Maiella è visibile da oltre di raggio: nelle giornate serene e limpide si può scorgere dal Gargano e dai monti della Daunia e dell'Irpinia (a cavallo tra Puglia e Campania), mentre da nord è visibile dal monte Amiata in Toscana e da San Benedetto del Tronto nelle Marche, persino dalle alture dell'entroterra dalmata oltre il mare Adriatico.

Geomorfologia A differenza del Gran Sasso, la Maiella si presenta in media più erbosa e meno rocciosa ovvero più in linea con gli altri massicci montuosi appenninici sebbene anche qui non manchino zone aspre caratteristiche di alta montagna. È caratterizzata da una serie di pianori sommitali, dolcemente tondeggianti per effetto dell'azione millenaria dei ghiacciai che qui erano molto estesi durante le ere glaciali, tra cui emerge la valle di Femmina Morta ad oltre

Sulla sommità si trovano le cime principali del gruppo: monte Amaro (Vertice trigonometrico installato dalla Regione Abruzzo sulla vetta.), monte Acquaviva (), monte Focalone (), monte Pesco Falcone (), monte Rotondo (), monte Macellaro (), cima delle Murelle () e vasti altopiani a quote elevate (fino a ). Altre cime importanti sono la Tavola Rotonda (), il monte Martellese (), cima Blockhaus () e cima Mammarosa ().

Mentre la parte ovest scende ripidissima verso la Conca Peligna, i fianchi est e sud e nord-ovest del massiccio sono solcati da profondi e ripidi valloni fino a gole profonde, mentre che giungono a valle dopo - di dislivello, scavati da fiumi come l'Orfento, il Foro o altri: valle di Femmina Morta, nel territorio del comune di Rapino; valle dell'Orfento, nel territorio del comune di Roccamorice; valle di Pennapiedimonte, nel territorio del comune di Pennapiedimonte; valle del Foro, nel territorio del comune di Vacri; valle di Selvaromana, nel territorio del comune di Guardiagrele; valle di Taranta, nel territorio del comune di Palombaro; valle delle Mandrelle e valle di Santo Spirito, nel territorio del comune di Fara San Martino. Il fiume Orta, che raccoglie le acque di un vasto bacino, separa con un'ampia valle il massiccio della Maiella dal Morrone. La valle è profondamente incisa nei territori dei comuni di Bolognano e San Valentino, formando un vero e proprio canyon. Sono presenti anche dei nevai.

Cime principali

Monte Amaro () Monte Acquaviva () Monte Focalone () Cima dei Tre Portoni () Monte Sant’Angelo () Monte Pesco Falcone () Monte Rotondo () Cima Pomilio () Monte Macellaro () Cima delle Murelle () Tavola Rotonda () Monte Martellese () Cima Blockhaus () Monte Porrara () Monte Rotella () Monte Morrone () Monte Rotondo () Cima Mammarosa () Monte Corvo ()

Geologia

Si tratta di un massiccio calcareo-dolomitico di età mesozoica e cenozoica. Da più di un secolo e mezzo, la geologia dell'area della montagna della Maiella è stata studiata da numerosi studiosi italiani e stranieri. Soprattutto per la ricostruzione delle sequenze sedimentarie carbonatiche, la Maiella è conosciuta per un motivo particolare: si tratta di una delle poche località dove un margine deposizionale di una piattaforma carbonatica può essere osservata nella sua completezza in affioramento. La zona è a elevato pericolo sismico con presenza di diverse faglie attive; in particolare di rilevanza storica è il grande terremoto della Maiella del 1706.

Glaciologia

I nevai della Maiella sono dei nevai semi-perenni presenti sul massiccio montuoso della Maiella. Nonostante sia situato più a meridione del Gran Sasso e di elevazione poco più bassa, il massiccio presenta infatti condizioni più favorevoli per lo sviluppo di talune formazioni nevose; essi rappresentano un'importante riserva di approvvigionamento idrico.

Clima Il clima della zona è quello tipico di montagna e alta montagna: le precipitazioni nevose sono particolarmente abbondanti, registrando spesso record di accumuli nevosi, sebbene questi siano particolarmente variabili di anno in anno. Fresco e ventilato d'estate.

Storia Nell'epoca preromana la Maiella fu popolata al lato est dai Marrucini e dai Sanniti, e al lato ovest dai Peligni. Le città maggiori erano Sulmona, Guardiagrele, famosa per la presenza di necropoli, Juvanum e Teate. L'economia principale era l'allevamento e la pastorizia, e già esistevano dei percorsi appositi pastorali per la transumanza in Puglia.

Nell'89 a.C. gli Italici ribelli furono definitivamente conquistati da Roma, dacché a Corfinium una delegazione italica aveva costituito una Lega, nominando la città come capitale degli Italici. Le vicende della zona rimasero invariate fino alla trasformazione del Medioevo. Nell'XI secolo, dopo l'invasione dei Longobardi, la Maiella divenne oggetto di culto cristiano, e molti monaci fondarono delle abbazie, oppure si ritirarono in eremitaggio.

Nel XIII secolo tale pratica raggiungerà il suo apice grazie a Pietro da Morrone, che fondò gli eremi di San Giovanni, Sant'Onofrio e Santo Spirito a Maiella. Le abbazie erano molto floride e influenti grazie appunto alla ricchezza del terreno, ed esempi sono l'abbazia di San Liberatore a Maiella e quella di San Clemente a Casauria, del IX secolo. Sorsero ovviamente cattedrali e basiliche importanti, come San Panfilo a Sulmona e San Pelino a Corfinio.

Il territorio fu anche ben fortificato, con l'installazione di torri di avvistamento e castelli, per non parlare di veri e propri borghi-fortezza, come ad esempio il Castello De Sanctis di Roccacasale, quello dei Cantelmo a Popoli e il borgo diroccato di Civita di Danzica a Rapino. Sul versante est Guardiagrele era la città più influente, tanto che aveva il diritto di coniare moneta, ed era importante fulcro religioso per la Cattedrale di Santa Maria Maggiore; nonché commerciale grazie alla lavorazione dei metalli. Nel XV secolo la città più florida era Sulmona; benché colpita da un violento terremoto, era considerata la "Siena degli Abruzzi".

Il terremoto della Maiella del 1706 danneggiò gravemente gli abitati della Maiella, in particolare Sulmona, che fu ricostruita in forme rinascimentali-barocche. Nel XIX secolo la Maiella fu rifugio del brigantaggio postunitario, che imperversò a Serramonacesca, Sant'Eufemia a Maiella e Pescocostanzo. Il simbolo storico delle scorrerie è una pietra incisa a graffiti presso il Passo Blockhaus sopra Pretoro, tale roccia chiamata "Tavola dei Briganti".

Nel 1915 la Maiella occidentale fu colpita in parte dal terremoto di Avezzano, e nel 1933 un nuovo terremoto danneggiò i centri di Gessopalena e Montenerodomo, mentre franarono i borghi di Pescosansonesco e Salle, ricostruiti più a valle dalla zona storica. Durante la seconda guerra mondiale, la Maiella venne presa d'assedio dai tedeschi nel 1943, e furono occupate Sulmona e Guardiagrele. Rocca Pia e Campo di Giove furono usati come centri di detenzione, mentre il versante di Fara San Martino veniva bombardato dagli americani e dato alle fiamme dai nazisti in fuga lungo la linea Gustav.

In questo contesto, l’attraversamento della catena della Maiella rappresentò per militari alleati, prigionieri evasi e civili uno dei principali percorsi clandestini per superare la linea Gustav e raggiungere le zone già controllate dagli Alleati.

Un episodio significativo di queste traversate è legato al pilota australiano Garry Munro Blumer, costretto a un atterraggio di emergenza e successivamente protagonista di una lunga e pericolosa fuga attraverso la montagna: con l’aiuto di una rete di civili locali, Blumer e un gruppo composto da militari alleati evasi e civili italiani tentarono il passaggio verso il versante adriatico, affrontando condizioni climatiche estreme, la presenza di pattuglie tedesche e la scarsità di viveri. La traversata causò numerose vittime tra i civili, ma una parte del gruppo riuscì infine a superare le linee e a mettersi in contatto con le truppe britanniche, raggiungendo il territorio già liberato.Mario Rainaldi, Fuga sulla Maiella, in Le Aquile sul Sangro, Trento, Edizioni del Faro, 2019, ISBN 9788855120210. Questi eventi testimoniano il ruolo della Maiella non solo come barriera naturale, ma anche come spazio di resistenza, solidarietà e fuga, centrale nella storia locale della seconda guerra mondiale.

Nel 1955 venne effettuato uno studio sulla Maiella e si concluse che la montagna era ammirevole per la conservazione fisica e culturale del patrimonio, rispetto ad altre aree italiane già industrializzate, ma necessitava un ammodernamento del territorio. Negli anni ottanta furono installati a Pretoro i primi impianti da sci, così come a Campo di Giove, incrementando il turismo. Successivo fattore di frequenza di visitatori fu la creazione del parco nazionale della Maiella nel 1992, con lo scopo di valorizzare il territorio.

Ambiente

Flora

Il 37% delle specie italiane è presente sul territorio del parco, tra le endemiche ricordiamo la soldanella del calcare ed il fiordaliso della Maiella.

Fauna

Il parco della Maiella ospita il nucleo di orsi marsicani più importante presente fuori dal parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e relativa zona di protezione esterna: la stima del 2015 è da 5 a 9 esemplari, saliti ad almeno 13, di cui almeno due femmine riproduttive, nel 2018. Nel 2014 è stata infatti avvista la prima femmina con due cuccioli e nel 2018 è avvenuto un parto di tre orsetti. Il monitoraggio effettuato nel 2019 ha confermato la presenza di almeno 15 orsi, di cui 6 stabilmente presenti (un maschio, due femmine e tre giovani di un anno), oltre a 9 esemplari erratici.

Nel parco è presente la popolazione di camosci appenninici più importante in assoluto: oltre capi nel 2018, in aumento. Da ricordare che il camoscio si era estinto in passato, ma fu reintrodotto nel 1991 prelevando alcuni esemplari dal parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.

Il lupo appenninico è presente con una popolazione (2013) di almeno cinquanta esemplari stabili, raggruppati in undici branchi, più numerosi individui isolati ed erratici, per un totale di 70-80 lupi.

Il cervo fu reintrodotto negli anni ottanta nelle riserve naturali statali e ora conta circa 700-800 capi. Anche il capriolo fu reintrodotto nello stesso periodo del cervo e ora è una presenza comune in questa area protetta, anche se non se ne conosce il numero esatto.