La morte di Michael Jackson è avvenuta il 25 giugno 2009 a Los Angeles, alle 14:26 ora locale all'ospedale UCLA Medical Center, dove Jackson era stato trasportato in ambulanza dopo aver perso conoscenza nella sua villa al numero 100 di North Carolwood Drive di Holmby Hills, un esclusivo quartiere sulle colline di Los Angeles. Il cantante si trovava in città dal dicembre 2008 per ultimare i preparativi, ed in seguito partecipare alle prove, del previsto residency show This Is It, la serie di quelli che sarebbero dovuti essere i suoi concerti del ritorno, e d'addio, alle scene, organizzati dalla AEG Live e che avrebbero dovuto svolgersi a Londra presso l'O2 Arena a partire dal luglio successivo. Le prove alle quali prendeva parte si svolgevano presso lo Staples Center, pertanto Jackson soggiornava nella casa di Hombly Hills messa a sua disposizione dalla AEG Live, per un affitto mensile di 100.000 dollari.

Alle ore 10:40 del 25 giugno, Jackson, sofferente di insonnia cronica ormai da anni, dopo un'ennesima notte insonne e l'assunzione di alcuni sedativi, venne messo sotto anestesia con il potente agente ipnotico Propofol da Conrad Murray, un medico personale ingaggiato dalla AEG Live perché si occupasse del cantante durante le prove e il tour previsto. Secondo la ricostruzione del medico stesso, qualche minuto dopo Jackson ebbe una crisi respiratoria e, dopo alcuni inutili tentativi di rianimazione da parte del medico, furono chiamati i soccorsi e Jackson fu portato d'urgenza in ospedale, dove però giunse già in coma; dopo altri 42 minuti di tentativi per rianimarlo da parte del personale medico, Michael Jackson venne dichiarato morto. A seguito dell'autopsia, i risultati dei test tossicologici indicarono che la causa della morte era da attribuire ad un'intossicazione acuta da Propofol in concomitanza all'azione di alcune benzodiazepine.

Conrad Murray, il medico che somministrò tali farmaci al cantante, secondo la sua versione per cercare di farlo riposare, fu processato e condannato a 4 anni di reclusione per omicidio colposo, il massimo della pena in California per questo tipo di reato.

Antefatti

Nel 2008, malgrado la sua ingente ricchezza ed un patrimonio stimato in oltre un miliardo di dollari, il cinquantenne Michael Jackson dovette fronteggiare una grave crisi finanziaria causata da debiti accumulati per circa 500 milioni di dollari, in parte dovuti al lungo processo giudiziario subito nel 2005, che fu fonte per lui di grandi perdite e di un enorme danno d'immagine che impiegò anni a tentare di sanare: fu quindi costretto ad abbandonare e ipotecare il Neverland Ranch, la vasta tenuta da 1.100 ettari a Los Olivos dove aveva vissuto dal 1988 al 2005, perdendone definitivamente la proprietà. La società immobiliare che l'acquistò fu la Colony Capital, di cui lo stesso Jackson divenne azionista di minoranza. Come testimoniò Randy Phillips (manager di AEG) al processo Murray, questa stessa società successivamente lo persuase a organizzare quello che poi diventò il progetto del suo addio alle scene, probabilmente per recuperare la rilevante somma sborsata per l'acquisto del Neverland Ranch. Fu così che Phillips contattò Tohme Tohme, all'epoca manager della pop star, un uomo d'affari che era stato assunto da Jackson perché lo aiutasse a rimettere in sesto le sue finanze, ma che negli ultimi mesi non godeva più della fiducia del cantante a causa dei suoi trascorsi poco chiari e di una sempre più crescente paranoia da parte di Jackson nei confronti di tutti i suoi collaboratori.

A maggio 2009, pertanto, Jackson inviò una lettera di licenziamento a Tohme Tohme; tuttavia il manager comparirà nei titoli del film Michael Jackson's This Is It come "personal advisor" apparendo anche alle spalle del fratello di Michael, Jermaine, durante la conferenza stampa in cui quest'ultimo annuncerà la scomparsa di suo fratello.

I concerti programmati per l'addio alle scene inizialmente dovevano essere soltanto dieci, ma dopo le enormi richieste di biglietti, che fecero andare in crash il sito delle prevendite, divennero improvvisamente cinquanta: Jackson confidò ad alcuni collaboratori, e in seguito anche ad alcuni fan fuori dallo Staples Center, di non aver mai concordato tutte quelle date in un solo luogo e di essere preoccupato per il sempre più gravoso impegno che si andava profilando.

Paul Gongaware, dirigente di AEG Live, durante l'interrogatorio del vice procuratore Deborah Brazil, esitò quando gli fu chiesto chi avesse firmato il contratto all'O2 Arena di Londra, dichiarando inizialmente che era stata solo la AEG Live e che i concerti sarebbero stati trentuno, smentendo l'esistenza di un contratto che invece prevedeva cinquanta date.

Quando le date dei primi concerti vennero inspiegabilmente posticipate (la prima venne spostata dal 6 al 13 luglio e di conseguenza tutte le tappe intermedie rimandate al 2010) cominciarono a trapelare voci nei media e in rete riguardo al fatto che Jackson non avesse concordato tutti quegli show e che non godesse di buona salute. Randy Phillips e il regista dello show Kenny Ortega si affrettarono a fugare eventuali dubbi pubblicamente, nel periodo immediatamente antecedente alla morte, dichiarando che le condizioni psicofisiche del cantante erano ottime. In realtà, come dimostrato in aula dallo scambio di e-mail intercorso tra i due nello stesso periodo, nonché da scambi di e-mail tra i funzionari della stessa AEG Live, gli organizzatori già sapevano che Jackson non stava bene e temevano per la sua incolumità fisica e mentale.

Anche il dottor Allan Metzger, uno dei vari medici personali della star da molti anni, quando fu convocato al banco dei testimoni nel processo Murray, parlò dei timori del cantante nei mesi precedenti alla sua morte, dicendo che esso temeva che le sue condizioni di salute non gli avrebbero permesso di sostenere un numero così elevato di show e che da tempo soffriva d'insonnia, soprattutto durante i tour. Ulteriori scambi di e-mail tra Murray e l'AEG Live rivelarono che i dirigenti della società di promozione musicale erano a conoscenza dei drastici e rischiosi trattamenti che i medici praticavano da svariati mesi su Jackson.

In un'ulteriore e-mail spedita a un altro dirigente di AEG, Randy Phillips scrisse anche che Jackson non avrebbe più potuto sottrarsi all'accordo altrimenti sarebbe stato travolto da un vero e proprio disastro finanziario; questo perché il contratto tra la AEG Live e Michael Jackson era molto impegnativo e, per garantire la sua presenza a tutte le date che si sarebbero rese necessarie, le penali erano talmente esose da far credere che l'unico scopo del contratto potesse essere distruggere finanziariamente il cantante se questo non avesse tenuto fede ai patti.

Da altre missive inviate via web e presentate in aula al processo Murray, è emerso anche che la società assicurativa inglese Lloyd's pretendeva un'ulteriore visita medica a Londra da un secondo specialista prima di estendere la polizza sulle quaranta date aggiunte alle prime dieci, di cui però la AEG aveva già venduto i biglietti. È anche emerso che le due firme di Jackson sul contratto sembravano diverse.

Le condizioni di salute di Jackson non migliorarono e, a peggiorare la situazione, fu sottoposto a una grande pressione emotiva; a inizio giugno 2009, circa un mese prima del presunto debutto sul palco di Londra, Kenny Ortega scrisse a Randy Phillips che la star non era pronta per esibirsi e che serviva un imminente intervento psichiatrico. Ortega, preoccupato, scrisse: «Ci sono forti segnali di comportamento paranoico, ansia e disturbo ossessivo. Io penso che la migliore cosa che possiamo fare è portarlo in un istituto psichiatrico di alto livello. È come se ci fossero due persone. Una, nel profondo, sta cercando di resistere e vuole che noi non lo abbandoniamo, l’altra è in uno stato turbato e confusionale. Credo che abbia bisogno di una guida professionale per questa faccenda».

Il 19 giugno 2009, vedendo il cantante in uno stato di salute molto precario, Ortega convinse Jackson a non provare sul palco, facendosi sostituire dal ballerino e coreografo Travis Payne, ed a seguire solamente le prove dei ballerini. Secondo le stesse parole di Ortega, Jackson sembrava freddo, perso e incoerente, a tal punto da dover offrirgli del cibo, massaggiargli i piedi gelati, accendere una stufa elettrica e coprirlo con una coperta, nonostante fosse estate e all'interno del palazzetto la temperatura fosse tale che tutti gli altri erano a gambe e braccia scoperte. Vedendo l'artista in quelle condizioni, Ortega gli consigliò di tornare a casa e lui fu d'accordo. La mattina seguente, il regista scrisse una mail a Philips, esprimendo nuovamente la sua preoccupazione per le condizioni di salute del cantante. Lo stesso giorno, il 20 giugno 2009, durante un incontro a casa di Jackson, si originò un alterco tra Murray e Ortega, con il dottore che invitò il regista a non intromettersi nelle faccende che riguardavano la salute di Jackson.

Anche alcuni fan si accorsero del deterioramento fisico del cantante, come testimoniato da una fan francese di nome Marika Prochet che ebbe accesso alle prove per incontrare Jackson ed in tale occasione, insieme a due amici, regalò una giacca al cantante; nel momento in cui l'artista si tolse la giacca che portava per sostituirla con quella datagli in regalo, i tre notarono il suo fisico denutrito e, preoccupati, il 21 giugno 2009 scrissero un'e-mail all'entourage di MJ, nella speranza di far prendere dei provvedimenti, definendo l'aspetto del cantante «spaventosamente magro come uno scheletro». All'e-mail rispose Karen Faye, truccatrice personale di Jackson dal 1982, dicendo che avrebbe fatto tutto il possibile, ma le sue parole non furono mai prese in considerazione dai CEO dell'AEG Live. Jackson trascorse il 21 giugno festeggiando la festa del papà con i figli Prince, Paris e Blanket e chiamò anche alcuni amici, la famiglia Cascio e la famiglia Lester, ma nel pomeriggio si sentì male e chiamò la sua infermiera Cherilyn Lee, lamentandosi che un lato del suo corpo era caldo, mentre l'altro freddo. Lee, specializzata in assistenza sanitaria olistica, aveva preso in cura Jackson da inizio febbraio 2009 per tentare di curare la sua insonnia con metodi naturali come infusioni di vitamine ed evitando che il cantante assumesse troppi energy drink, sostituendoli con succhi naturali, ma il cantante aveva respinto le sue raccomandazioni, incluso il consiglio di farsi visitare da uno specialista del sonno e di ridurre luci e musica in camera da letto, ed aveva deciso che il potente anestetico Propofol, che alcuni medici tedeschi gli avevano somministrato durante l'HIStory World Tour nel 1997, avrebbe dovuto essere la sola soluzione per il suo riposo.

Nei tre giorni successivi Jackson mostrò decisi miglioramenti; le ultime due prove prima della sua morte, il 23 e 24 giugno, vennero definite da Ortega come «favolose». Il regista aggiunse anche «era come il Michael che tutti conoscevamo» e, descrivendo il cantante nella loro ultima conversazione, dichiarò: «mi disse che era molto, molto felice».

Il decesso