I 12 tarì oggi noti anche come piastra siciliana e piastra di 12 tarì,Nella sezione dedicata alla Sicilia lo Standard Catalog of World Coins riporta il sistema monetario nella forma «12 Tari = 1 Piastra» e cataloga le monete da dodici tarì sotto due intestazioni successive: Scudo of 12 Tari per le emissioni di Carlo III del 1730-1735 e Piastra of 12 Tari per quelle di Ferdinando III a partire dal 1785. L'intestazione Piastra of 120 Grana è invece riservata alla monetazione napoletana (Cfr. Krause Mishler 1997, pp. 780-781) mentre per le coniazioni più antiche come scudo di 12 tarì, fu una moneta d'argento in uso nel Regno di Sicilia fino al 1816. Sebbene nella documentazione dell'epoca era denominata come scudo, più recentemente la si ritrova indicata come piastra per analogia con la moneta del vicino Regno di Napoli detta piastra napoletana. I due argenti avevano lo stesso valore ma diverse frazioni. Quella siciliana era suddivisa in 12 tarì, ognuno di 20 grana o 120 piccoli. Esisteva anche l'onza che valeva 30 tarì (2½ piastre).
Nel 1816, dopo l'inglobamento dei regni di Sicilia e di Napoli nel nuovo Regno delle Due Sicilie, fu introdotta un'unica valuta denominata ducato delle Due Sicilie (100 grana) con una moneta d'oro da tre ducati. Presso il popolo rimasero le denominazioni tradizionali di carlino per la moneta d'argento da 10 grana, tarì per quella da 20, mezza piastra (60) e piastra (120).
Monete Gli esemplari intestati piastra di 12 tarì, battuti a nome di Ferdinando III a partire dal 1785, pesavano 27,265 g con titolo di 833‰ d'argento.
Alla fine del XVIII secolo circolavano monete nei tagli da 3 piccioli, 1, 2, 10 e 20 grani, 2, 3, 4 e 6 tarì, 1 piastra e 1 oncia. Erano coniate in rame fino al valore di 2 grana, mentre i valori superiori erano in argento. Nel 1801, furono introdotte monete in rame da 5 e 10 grana. Una moneta d'oro da 2 once fu emessa nel 1814.
In seguito all'adozione della moneta unica per tutto il regno delle Due Sicilie furono emesse monete in rame nel 1835 e nel 1836 che recavano il nome "siciliani", nei valori di ½, 1, 2, 5 e 10 grani.
Riveli In un rivelo del 1607 di Catania, e da uno del 1811 di Avola, si ricava il sistema monetario siciliano :
1 onze = 30 tarì, 1 taro = 20 grani, 1 grano = 6 piccioli.
In entrambi questi documenti storici, la denominazione piastra non è usata. Una moneta siciliana comunemente disponibile alla vendita ai giorni nostri corrisponde a 120 grani, il cui peso ammonta ad un'oncia. Di solito nella descrizione supplementare di questo pezzo d'argento, viene chiamata "piastra". Tuttavia nel 1823, George Crabb nel suo libro Universal Technological Dictionary Volume 2, riporta che oltre ad avere un valore superiore a onze, tari e grani, un fiorino corrisponde a 120 grani. Nel suo testo, sono elencate anche altre monete come il ponto, il carlino, il ducato, lo scudo e le loro corrispondenze in grani, tuttavia non si menziona mai la piastra.
Il termine piastra per la moneta siciliana da dodici tarì è nondimeno correntemente adottato dai principali cataloghi numismatici moderni, che la registrano come sinonimo di scudo e di 12 tarì.
Note
Bibliografia
Categoria:Monetazione del regno di Napoli Categoria:Monetazione della Sicilia Categoria:Monete italiane