Biografia Famiglia, studi e carriera Era figlio del politico Sigismondo Motta e di Paolina Dazzoni; suo zio Giovanni Dazzoni fu membro del Consiglio nazionale negli anni Ottanta del XIX secolo. Il padre, membro cattolico-conservatore del Gran Consiglio ticinese, era proprietario di un albergo e responsabile del trasporto postale tra Faido e il Passo del Gottardo. L'apertura della Galleria ferroviaria del San Gottardo nel 1882 causò ingenti perdite finanziarie alla famiglia, radicata da tempo nella regione. Un anno dopo, in seguito alla morte del padre, Motta rimase orfano di padre. Frequentò le scuole ad Airolo e a Bellinzona. Frequentò inizialmente il Collegio Papio ad Ascona e, dal 1887, il Collegio San Michele a Friburgo, dove conseguì la maturità nel 1889. Cerutti: «Das Bundesratslexikon». Pag. 257.

All'Università di Friburgo, inaugurata quello stesso anno, Motta iniziò gli studi di giurisprudenza. Li proseguì presso l'Università Ludwig Maximilian di Monaco di Baviera e li concluse presso l'Università Ruprecht-Karls di Heidelberg con il riconoscimento « summa cum laude». Fu membro di due sezioni dellAssociazione studentesca svizzera|Associazione studentesca. Nel 1885 Motta si stabilì nuovamente ad Airolo, dove esercitò fino al 1912 la professione di avvocato e notaio. Fu consulente legale di diverse aziende, intrattenendo rapporti particolarmente stretti con la Motor Columbus. Nel 1899 sposò Agostina Andreazzi di Dongio; la coppia ebbe dieci figli.

Politica cantonale e federale La carriera politica di Motta iniziò nel 1895 con l’elezione al Gran Consiglio del Cantone Ticino. Ben presto entrò a far parte delle figure di spicco dei cattolico-conservatori. Si impegnò per la modernizzazione del partito, per la quale, a suo avviso, era necessario allentare i legami molto stretti con la Chiesa cattolica romana. Oltre al suo mandato in Gran Consiglio, si candidò alle elezioni parlamentari svizzere del 1899 nel circondario elettorale del Ticino settentrionale e fu eletto al Consiglio nazionale. Una delle sue principali priorità in seno al Parlamento federale era l'estensione del Diritto dî asilo alle persone soggette a limitazioni della loro libertà di espressione. Si impegnò inoltre a favore del sistema elettorale proporzionale, che considerava un naturale sviluppo della democrazia. Era invece contrario al progetto di sostenere le scuole elementari con sovvenzioni federali, poiché ciò limitava la sovranità dei Cantoni.

Il 14 dicembre 1911 venne eletto in Consiglio federale con 184 voti su 206 (199 espressi), succedette a Josef Anton Schobinger. Apparteneva al Partito Conservatore (oggi Alleanza del centro). Durante gli anni in carica Giuseppe Motta diresse i seguenti dipartimenti: 1912-1919: Dipartimento federale delle finanze e delle dogane 1920-1940: Dipartimento politico (attualmente dipartimento federale degli affari esteri)

Assieme al consigliere federale Felix-Louis Calonder si impegnò per l'adesione della Svizzera alla Società delle Nazioni. Il 16 maggio 1920 la Svizzera accettò in votazione popolare l'adesione alla Società delle Nazioni. Il risultato fu risicato, con 11 cantoni favorevoli e 10 contrari. Nel 1924 Giuseppe Motta fu presidente dell'Assemblea della Società delle Nazioni.

Come responsabile della politica economica prima ed estera poi si trovo spesso a dover elaborare dossier importanti per l'epoca e la posizione del paese nel mondo. Soprattutto come responsabile della politica estera federale si trovo a dover trattare con i regimi fascisti che vennero a crearsi attorno alla confederazione elvetica, da notare che le origini ticinesi favorirono il rapporto con il regime fascista di Benito Mussolini nonostante le critiche levate da Motta sulla politica espansionistica in Africa prima e poi quella razziale addotta dal regime italiano.

Fu presidente della Confederazione svizzera negli anni 1915, 1920, 1927, 1932 e 1937 e vicepresidente negli anni 1914, 1919, 1926, 1931 e 1936. Morì in carica il 23 gennaio 1940.

Il successore di Giuseppe Motta in Consiglio federale fu Enrico Celio.

Scritti Giuseppe Motta, Testimonia Temporum. Discorsi e scritti scelti, volume I (1911-1931), II (1932-1936), III (1936-1940), Istituto Editoriale Ticinese, Bellinzona 1931, 1936, 1941.

Note

Bibliografia Associazione ticinese in Berna (a cura di), La prima elezione di un cittadino ticinese a Presidente della Confederazione Svizzera, richiami e documenti, Traversa, Lugano 1915. Aymon De Mestral, Le Président Motta, Payot, Lausanne 1941. Jean Rudolf von Salis, Giuseppe Motta, Orell-Füssli, Zurigo 1941. Federazione Docenti Ticinesi (a cura di), Nel decennio della morte, numero unico commemorativo, La Buona Stampa, Lugano 1950. Enrico Celio, Un esempio di vita: Giuseppe Motta, Istituto Editoriale Ticinese, Bellinzona 1957. AA.VV., Giuseppe Motta. Vita e opere (1871-1940), Elvetica, Chiasso 1971. Andrea Ghiringhelli, Il Ticino della transizione 1889-1922, Armando Dadò Editore, Locarno 1988, 85, 86, 107, 108, 109, 112, 113, 114, 116, 137, 143 nota 31, 144 n. 56/57/61, 154, 157, 158, 160, 162, 164, 168, 170, 171, 172, 174, 177, 178, 179, 180, 181, 183, 184, 185, 187, 189, 190, 191, 199, 205, 209, 210, 218, 224, 225, 226, 229 n. 35/37/38/41, 230 n. 66, 231, n. 71/94, 232 n. 101, 233 n. 137, 238 n. 248/260, 255, 301. Alberto Lepori, Fabrizio Panzera (a cura di), Uomini nostri. Trenta biografie di uomini politici, Armando Dadò editore, Locarno 1989, 75-82.

Voci correlate Società delle Nazioni Consiglio federale (Svizzera) Agostino Soldati Giuseppe Cattori Enrico Celio

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