Le guerre dei diadochi, o "guerre dei successori di Alessandro", () furono una serie di conflitti combattuti tra i generali di Alessandro Magno dopo la sua morte per il dominio del suo vasto impero. Esse ebbero luogo tra il 322 ed il 281 a.C.
Antefatto
Quando Alessandro Magno morì (11 giugno 323 a.C.) a Babilonia, lasciò dietro di sé un enorme impero che si estendeva dalla sua terra natale ad ovest, la Macedonia, insieme alle città-stato greche che il padre Filippo II aveva sottomesso, fino alla Battria e ai remoti confini dell'India ad est. Includeva l'Anatolia, il Levante, l'Egitto, Babilonia e la Persia. Questo immenso impero era composto da diverse Satrapie, secondo la divisione del precedente Impero Achemenide.
Tuttavia, un impero così grande non possedeva nessun successore designato, poiché i rimanenti della dinastia argeade, quella di Alessandro, erano: il mentalmente instabile fratellastro Filippo Arrideo, il figlio illegittimo Eracle, la madre Olimpiade e la sorella Cleopatra. Questo vuoto di potere portò quasi immediatamente alla disputa, fra i suoi generali, su chi dovesse essere il suo successore. Meleagro e la fanteria sostenevano la candidatura di Filippo Arrideo, mentre Perdicca, che aveva ricevuto in punto di morte l'anello da Alessandro e anche il principale comandante della cavalleria, appoggiava l'idea di attendere la nascita del figlio di Alessandro che doveva ancora nascere da Rossane. Alla fine fu stabilito un compromesso: Filippo III Arrideo sarebbe dovuto diventare re e avrebbe dovuto governare congiuntamente con il figlio di Rossane, presumendo che fosse un maschio (come fu, diventando Alessandro IV). Perdicca stesso sarebbe divenuto reggente dell'intero impero e Meleagro il suo luogotenente. Presto, tuttavia, Perdicca fece assassinare Meleagro e gli altri capi della fanteria, assumendo il pieno controllo.
Gli altri generali di cavalleria che avevano sostenuto Perdicca furono ricompensati nella spartizione di Babilonia diventando satrapi delle varie parti dell'impero. Tolomeo ricevette l'Egitto; Laomedonte ricevette la Siria e la Fenicia; Peitone prese la Media; Antigono ricevette la Frigia, la Licia e la Panfilia; Asandro ricevette la Caria; Menandro ebbe la Lidia; Lisimaco ricevette la Tracia; Leonnato ebbe la Frigia ellespontica e Neottolemo prese l'Armenia. La Macedonia ed il resto della Grecia dovevano essere sotto il governo congiunto di Antipatro, che le aveva governate per conto di Alessandro, e di Cratero, il più capace luogotenente di Alessandro, mentre il vecchio segretario di Alessandro, Eumene di Cardia, doveva ricevere la Cappadocia e la Paflagonia.
Ad est, Perdicca lasciò in gran parte intatte le disposizioni di Alessandro, per cui Tassile e Poro dominarono sui loro regni in India; il suocero di Alessandro ; Sibirzio dominò l'Arachosia e la Gedrosia; Stasanore dominò l'Aria e la Drangiana; Filippo dominò la Battria e la Sogdiana; Frataferne dominò la Partia e l'Ircania; Peucesta governò Fars; Tlepolemo ebbe la responsabilità della Carmania; Atropate governò sulla Media settentrionale; Arcone ottenne la Babilonia; ed Arcesila dominò la Mesopotamia settentrionale.
Guerra lamiaca
La notizia della morte di Alessandro aveva ispirato una rivolta in Grecia, nota come la guerra lamiaca. Atene ed altre città si unirono insieme, assediando da ultimo Antipatro nella fortezza di Lamia. Antipatro fu soccorso da una forza inviata da Leonnato, che fu ucciso in azione, ma la guerra non terminò fino all'arrivo di Cratero con una flotta che sconfisse gli Ateniesi nella battaglia di Crannone il 5 settembre 322 a.C. Per un periodo, questo mise fine alla resistenza greca alla dominazione macedone. Nel frattempo, Peitone represse una rivolta dei coloni greci nelle parti orientali dell'impero, mentre Perdicca ed Eumene sottomisero la Cappadocia.
Prima guerra dei diadochi (322-320 a.C.)
Per rafforzare la sua posizione politica, Perdicca aveva già sposato la figlia di Antipatro, Nicea, ma poco dopo seppe che la sorella di Alessandro, Cleopatra, desiderava sposarsi. Perdicca, sapendo che un matrimonio con un membro della dinastia argeade avrebbe dato la giusta rivendicazione al trono, scrisse una lettera a Cleopatra dicendo di volerla sposare il prima possibile. Questo piano fu però scoperto da Antigono, il quale andò subito ad informare Antipatro. I due, insieme a Cratero, si prepararono per la guerra, trovando anche aiuto nel governatore d'Egitto, Tolomeo.
L'effettivo scoppio della guerra fu innescato dal furto e dal trasferimento in Egitto, da parte di Tolomeo, del corpo di Alessandro Magno, il quale doveva essere riportato in Macedonia per riposare con gli altri membri defunti della dinastia. Benché Eumene sconfisse Cratero nella battaglia dell'Ellesponto, la spedizione di Perdicca in Egitto fu disastrosa e fu ucciso dai suoi stessi generali Seleuco, Peitone ed Antigene.
Tolomeo scese a patti con gli assassini di Perdicca, nominando Peitone ed Arrideo reggenti al suo posto, ma presto questi giunsero ad un nuovo accordo con Antipatro con il Trattato di Triparadiso. Antipatro fu nominato reggente dell'impero mentre la famiglia reale fu spostata in Macedonia. Antigono rimase in carica per la Frigia, la Licia e la Panfilia, alla quale fu aggiunta la Licaonia. Tolomeo conservò l'Egitto, Lisimaco conservò la Tracia, mentre ai tre assassini di Perdicca: Seleuco, Peitone ed Antigene furono date rispettivamente le province di Babilonia, Media e Susiana. Arrideo, l'ex reggente, ricevette la Frigia ellespontica. In effetti, Antipatro conservò per sé stesso il controllo dell'Europa, mentre Antigono, come capo del più grande esercito ad est dell'Ellesponto, mantenne una posizione simile in AsiaDiodoro Siculo, Bibliotheca Historica, XVIII 39,1-39,6; Arriano, Alexandri Anabasis, 1,34-37.. Ad Antigono inoltre fu affidato il compito di sradicare la minaccia di Eumene, che non aveva ancora abbandonato la causa di Perdicca.
Nel 319 a.C. Antigono, dopo aver ricevuto i rinforzi da Antipatro, inseguì Eumene fino in Asia Minore ed ottenne una vittoria nella battaglia di Orkynia. Dopo aver sconfitto anche i rimanenti ribelli, tra i quali il fratello di Perdicca, Alceta, Antigono venne a conoscenza della morte di Antipatro ed essendo oramai lui a decidere il fato di Eumene lo reintegrò a governatore della Cappadocia e suo secondo in comando.
Seconda spartizione (321 a.C.) e morte di Antipatro
Seconda guerra dei Diadochi (319-315 a.C.) Ben presto, tuttavia, la guerra scoppiò di nuovo, in seguito alla morte dell'ormai ottantenne Antipatro nel 319 a.C. Mettendo da parte il proprio figlio Cassandro, Antipatro aveva dichiarato Poliperconte suo successore come reggente. Una guerra civile scoppiò presto in Macedonia e in Grecia tra Poliperconte e Cassandro, quest'ultimo però aveva ottenuto il sostegno di Antigono e Tolomeo. Poliperconte, non potendo sfidare da solo i più grandi generali del tempo, chiese aiuto ad Eumene offrendo il prestigioso titolo di generale supremo in Asia, l'accesso al tesoro reale in Cilicia e il comando degli Argiraspidi (o Scudi d'Argento), la fanteria veterana di Alessandro e anche i guardiani del tesoroDiodoro Siculo, Bibliotheca Historica, XVIII 59,1-3.. Eumene accettò a discapito dell'ormai furioso Antigono. Poliperconte però fu cacciato dalla Macedonia da Cassandro, e fuggì in Epiro con il re infante Alessandro IV e sua madre Rossane. In Epiro unì le forze con Olimpiade, la madre di Alessandro, ed insieme invasero di nuovo la Macedonia. Furono fronteggiati da un esercito comandato da re Filippo Arrideo e da sua moglie Euridice, esercito che immediatamente disertò, lasciando il re ed Euridice alla non tanto grande clemenza di Olimpiade, che infatti li fece uccidere (317 a.C.). Subito dopo, però, il vento cambiò, e Cassandro ottenne la vittoria, catturando e uccidendo Olimpiade, e ottenendo il controllo della Macedonia, gran parte della Grecia, del re neonato e di sua madre Rossane.
Nel mentre Antigono aveva radunato una flotta (sotto il comando di Nicanore) contro quella di Poliperconte, che venne sconfitta vicino BisanzioDiodoro Siculo, Bibliotheca Historica, XVIII 72,3-4., potendo così marciare contro Eumene con un grande esercito. Quest'ultimo si precipitò ad est per ottenere l'appoggio dei satrapi orientaliDiodoro Siculo, Bibliotheca Historica, XVIII 73,1-2., cosa che accadde quando arrivò in Susiana, raddoppiando così il numero del suo esercitoDiodoro Siculo, Bibliotheca Historica, XIX 15,1-2.. I due si scontrarono nella battaglia di Paraitacene nel 317 a.C. che si concluse con una vittoria tattica di Eumene ma tuttavia inconcludenteDiodoro Siculo, Bibliotheca Historica, XIX 26,1-31,5.. Nel 316 a.C. si riscontrarono ancora una volta a Gabiene, durante la quale alcune delle truppe di Antigono saccheggiarono il campo nemicoDiodoro Siculo, Bibliotheca Historica, XIX 40,1-43,8; Plutarco, Vite parallele, Eumene 16,3-17,1. Non volendo perdere tutto ciò che era loro caro, gli Argiraspidi arrestarono e consegnarono Eumene ad AntigonoDiodoro Siculo, Bibliotheca Historica, XIX 43,8-44,3; Plutarco, Vite Parallele, Eumene 17,1-19,1; Cornelio Nepote, Vite Parallele, Eumene 10,3-13,1. che fece poi giustiziare. Antigono ora aveva controllo incontrastato dei territori asiatici dell'impero.
Terza guerra dei Diadochi (314-311 a.C.) Grazie agli eventi precedenti, Antigono maturò dei comportamenti dispotici; fece uccidere Antigene ed il suo stesso alleato Peitone, accusato di pianificare una rivolta, inoltre destituì ed imprigionò il satrapo della Persia, Peucesta. Ritornato a Babilonia, ebbe un pesante conflitto con il governatore della città, Seleuco, il quale aveva sempre aiutato Antigono amichevolmente. Seleuco però, avendo paura ad una simile fine come quella di Peitone, fuggì in Egitto da Tolomeo.
Quella di Antigono era un'autorità troppo potente perché gli altri diadochi potessero tollerarla, per questo nel 314 a.C. Lisimaco e Asandro chiesero che venissero riconosciute ed ampliate i propri possedimenti in, rispettivamente, Tracia e Caria, chiesero inoltre di reintegrare Seleuco e Peucesta, ma Antigono rispose loro solo di prepararsi allo scontro imminenteDiodoro Siculo, Biblioteca Historica, XIX 57,2; Appiano, Syriaka 53.. Antigono affrontò dunque Tolomeo (con Seleuco al suo servizio), Lisimaco e Cassandro, egli infatti dopo aver vinto la guerra civile in Macedonia, si alleò con la coalizione. La prima fase della guerra fu favorevole ad Antigono, che invase la Siria, sotto il controllo di Tolomeo, e assediò TiroDiodoro Siculo, Bibliotheca Historica, XIX 57,4. fino all'estate del 314 a.C.; dopodiché si alleò con Poliperconte, che ancora controllava il Peloponneso, e proclamò la libertà di tutti i Greci per attirarli dalla sua parte. Fece inoltre costruire una potente flotta per contrastare il monopolio marittimo di Tolomeo, ottenendo la supremazia nell'Egeo, e mandò suo nipote Tolomeo per combattere le forze di Asandro, riuscendo ad incastrarlo nella sola Caria. Antigono stesso volle dirigersi in Asia Minore, lasciando a suo figlio Demetrio il compito di difendere il Levante. Ma sebbene Cassandro fosse tentato di concludere la pace con Antigono, in Asia la guerra si volse contro il generale con un occhio solo. Tolomeo, infatti, invase la Siria e sconfisse Demetrio nella battaglia di Gaza nel 312 a.C. Con questa vittoria, Tolomeo si riassicurò tutto il Levante fino a Tiro, mentre Seleuco il controllo di Babilonia, e delle provincie orientali dell'impero di Alessandro. Antigono dopo aver sconfitto definitivamente Asandro e scacciato, ancora una volta, Tolomeo dalla Siria, non poteva sopportare l'idea di perdere le provincie orientali a causa di Seleuco, perciò fu raggiunta la pace con Tolomeo, Lisimaco e Cassandro, ma continuò la guerra con Seleuco ad est.