Così fan tutte, ossia La scuola degli amanti (K 588) è un'opera lirica in due atti di Wolfgang Amadeus Mozart scritta fra il 1789 e il 1790. È la terza e ultima delle tre opere buffe scritte dal compositore salisburghese su libretto di Lorenzo da Ponte.

Storia Nonostante fosse stato nominato nel 1787 Kaiserlicher Kammermusikus (compositore di corte) e ricevesse per l'incarico uno stipendio di 900 fiorini all'anno, ragguardevole per l'epoca, la somma non era sufficiente per le necessità familiari di Mozart che era sempre in difficoltà economiche.Edwad J. Dent, Il teatro di Mozart, trad. di Luigi Ferrari, Milano, Rusconi, 1979, p. 265 Chiese spesso prestiti ad amici e scrisse diversi lavori cameristici con lo scopo di venderli. Quando durante l'estate del 1789 la moglie Constanze si ammalò, le cure a cui dovette sottoporsi alla stazione termale di Baden aggravarono ulteriormente la situazione finanziaria familiare. La commissione per il teatro di corte da parte dell'imperatore Giuseppe II, in seguito alle felici riprese viennesi (1788-1789) di Le nozze di Figaro e Don Giovanni, sembrò provvidenziale al musicista.Gianfranco Sgrignoli, Invito all'ascolto di Mozart, Milano, Mursia, 2017

Sembra che a suggerire l'argomento dell'opera a Da Ponte sia stato proprio il committente, l'imperatore Giuseppe II, sulla base di fatti realmente accaduti, ma secondo molti studiosi tale dettaglio è stato ideato per giustificare un testo ben poco apprezzato, avvalorandolo con il presunto suggerimento imperiale.Wolfgang Hildescheimer, Mozart, trad. di Donata Schwendimann Berra, Milano, Rizzoli, 1982

Avuto l'incarico, Mozart collaborò nuovamente con Lorenzo da Ponte che prese alcune idee per la nuova opera da Le metamorfosi di Ovidio, da La grotta di Trofonio di Giovanni Battista Casti con altri riferimenti a Goldoni, Marivaux e Ariosto, anche se la vicenda è in gran parte originale del librettista.Marco Emanuele, Così fan tutte ossia "La scuola degli amanti" Mozart scrisse la partitura tra l'ottobre 1789 e il gennaio 1790; probabilmente l'opera era già quasi completa alla fine di dicembre poiché il musicista ne realizzò un'esecuzione privata nella sua abitazione, la sera di San Silvestro, alla presenza di diversi amici e musicisti tra cui Haydn. La prima rappresentazione ebbe luogo al Burgtheater di Vienna il 26 gennaio 1790, con Adriana Ferraresi Del Bene e Francesco Benucci e fu diretta dal compositore. Il successo fu discreto, ma l'opera rimase in scena per sole quattro sere, sospesa bruscamente alla morte dell'imperatore il 20 febbraio. Mozart ricevette il compenso di 200 ducati per la commissione che non fu comunque sufficiente a risollevare le sue precarie condizioni economiche. Dopo il periodo di chiusura per lutto il teatro riprese le rappresentazioni dell'opera per cinque serate tra giugno e agosto di quello stesso anno.Piero Melograni, WAM. La vita e il tempo di Wolfgang Amadeus Mozart, Bari, Laterza, 2003

Il pubblico viennese accolse tiepidamente Così fan tutte, probabilmente turbato dall'argomento al limite della moralità; per di più la presenza di doppi sensi e di paragoni impudenti sconcertò gli ascoltatori, appartenenti ormai a un'epoca vicina alla sensibilità romantica; per tutto il XIX secolo infatti l'opera non venne più rappresentata. Il giudizio sulla composizione fu per molto tempo, nell'Ottocento, unanime: musica molto bella ma libretto improponibile. L'opera fu bistrattata per parecchio tempo, quasi fosse un canovaccio da commedia dell'arte, e fu rimaneggiata con titoli fantasiosi quali La prova magica o Peines d'amour perdues. Soltanto nel 1891 a Vienna, a un secolo dalla scomparsa dell'autore, venne finalmente riproposta la versione originale.Beniamino Dal Fabbro, Mozart. La vita. Scritti e appunti 1945/1975, Milano, Feltrinelli, 1975

Cast della prima assoluta PersonaggioTipologia vocaleInterpreti della prima26 gennaio 1790(direttore Wolfgang Amadeus Mozart)FiordiligisopranoAdriana Ferraresi Del BeneDorabellasoprano Louise VilleneuveGuglielmobassoFrancesco BenucciFerrandotenoreVincenzo CalvesiDespinasopranoDorotea BussaniDon AlfonsobassoFrancesco Bussani

La trama Atto primo In una bottega di caffè a Napoli siedono i due ufficiali dell'esercito Ferrando e Guglielmo, che vantano la fedeltà delle loro fidanzate, rispettivamente Dorabella e Fiordiligi, sorelle, giunte da Ferrara. Con loro vi è l'amico Don Alfonso, scapolo, il quale, dandosi come sempre arie da filosofo cinico, li contraddice affermando l'inesistenza della fedeltà femminile: «È la fede delle femmine come l'Araba fenice: che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa!» e sostenendo così che le due innamorate, se solo si presentasse loro l'occasione, dimenticherebbero subito i fidanzati e passerebbero a nuovi amori. A seguito di questa dichiarazione, i due intendono sfidare a duello l'amico per difendere l'onore delle future spose. Don Alfonso, invece, lancia loro una scommessa dell'ingente valore di cento zecchini per provare ai due amici che le loro fidanzate non son diverse dalle altre donne: così, per un giorno, Ferrando e Guglielmo dovranno comportarsi secondo gli ordini di Don Alfonso.

Nel frattempo, nel giardino della loro casa sul Golfo di Napoli, Fiordiligi e Dorabella guardano sognanti i ritratti dei fidanzati, ma poi iniziano a preoccuparsi perché sono già le sei del pomeriggio e i due uomini non sono ancora venuti a far loro visita, come fanno di solito tutti i giorni. Ad arrivare è invece Don Alfonso che reca loro una notizia terribile: i fidanzati sono stati convocati al fronte e devono partire all'istante. Sopraggiungono Ferrando e Guglielmo che fingono di essere in partenza. Le due giovani sono disperate e gli addii sono dolorosi. Don Alfonso osserva con allegro cinismo che sanno «tutti due far ben la loro parte». Un suono di tamburo richiama gli ufficiali al loro dovere e l'imbarcazione delle reclute li accoglie.

La cameriera Despina, complice di Don Alfonso, espone alle sorelle le proprie idee circa la fedeltà maschile ed esorta Fiordiligi e Dorabella a «far all'amor come assassine», sostenendo che sicuramente i fidanzati al fronte faranno altrettanto. Don Alfonso cerca l'aiuto di Despina, offrendole subito uno zecchino d'oro e promettendole venti scudi se insieme riusciranno a far entrare nelle grazie delle sorelle due nuovi pretendenti. Questi ultimi non sono altro che gli stessi Ferrando e Guglielmo che si ripresentano al loro cospetto travestiti da ufficiali albanesi, con grandi mustacchi e vestiti stravaganti. Le due giovani irrompono furenti per la presenza degli sconosciuti, rimproverando Despina per averli fatti entrare; i finti albanesi si dichiarano spasimanti delle due sorelle e Don Alfonso presenta gli ufficiali come suoi cari amici. Alle loro rinnovate e caricaturali profferte d'amore, Fiordiligi risponde che serberanno fedeltà agli amanti fino alla morte e quindi con la sorella si ritira. Tutto ciò rallegra i due uomini, che sentono già di aver vinto la scommessa, ma Don Alfonso li ammonisce avvertendoli che c’è ancora tempo prima di cantare vittoria.

Vedendo che le giovani se ne stanno malinconiche in giardino, Despina confida al filosofo di avere un piano per cambiare la situazione. Don Alfonso si allontana fingendo di inseguire gli albanesi, che, poco lontano, sotto gli occhi delle due fanciulle, simulano di bere dell'arsenico (in realtà bevono dell'acqua), volendosi suicidare per il dolore. Don Alfonso fa finta di andare in cerca di un medico e lascia i due uomini agonizzanti davanti alle esterrefatte sorelle che iniziano a provare compassione. Arriva Despina travestita da medico, declamando frasi in un latino maccheronico, e fa rinvenire gli albanesi toccandoli con una calamita. I finti albanesi si riprendono, rinnovano le dichiarazioni di amore e abbracciano le donne, scambiando però l'oggetto della finta passione. Despina e Don Alfonso guidano il gioco esortando le donne ad assecondare le richieste dei nuovi spasimanti resuscitati, i quali si comportano in modo molto passionale. Quando i due pretendono un bacio, Fiordiligi e Dorabella si indignano e rifiutano, mostrando però un grande turbamento.

Atto secondo

Nella loro camera Fiordiligi e Dorabella vengono convinte da Despina a «divertirsi un poco, e non morire dalla malinconia», senza mancare di fede agli amanti. Giocheranno, nessuno saprà niente, la gente penserà che gli albanesi che girano per casa siano spasimanti della cameriera. Resta solo da scegliere: Dorabella, che decide per prima, vuole Guglielmo, e Fiordiligi apprezza il fatto che le spetti il biondo Ferrando. Avviene quindi lo scambio delle coppie.

Nel giardino sul mare, i due albanesi hanno organizzato una serenata alle dame, con i suonatori e i cantanti che arrivano in barca. Don Alfonso e Despina incoraggiano gli amanti e le donne a parlarsi e li lasciano soli. Fiordiligi e Ferrando si allontanano, suscitando la gelosia di Guglielmo che offre un regalo a Dorabella e riesce a conquistarla. Fiordiligi è sconvolta perché sta capendo che il gioco si è mutato in realtà. Quando Ferrando si accomiata, Fiordiligi ha un attimo di debolezza e vorrebbe richiamarlo, poi rivolge il pensiero al promesso sposo Guglielmo e si proclama a lui fedele. Questi è impacciato nel comunicare a Ferrando che Dorabella ha ceduto facilmente, ma, commentando l'infedeltà di Dorabella, è felice del fatto che Fiordiligi si sia dimostrata «la modestia in carne».

I finti albanesi fanno il punto della situazione; Guglielmo è ben lieto nell'aver saputo che Fiordiligi ha rifiutato l'amico, ma gli deve però confessare che Dorabella non si è comportata nello stesso modo. Ferrando quindi è disperato e Guglielmo chiede a don Alfonso i suoi cinquanta zecchini, ricevendo però un rifiuto: non è ancora il momento. In casa, Dorabella esorta Fiordiligi a divertirsi, ma la giovane, in preda a una grande agitazione, decide di travestirsi da ufficiale e raggiungere il promesso sposo sul campo di battaglia: si fa portare delle vesti maschili, si guarda allo specchio e si rende conto che cambiare abito significa perdere la propria identità. Immagina di trovarsi già sul posto e di essere riconosciuta da Guglielmo, ma Ferrando la interrompe e chiede la sua mano, rivolgendosi a lei con parole che probabilmente Guglielmo non le ha mai detto. Guglielmo, che ha assistito al dialogo, è furente, e anche Ferrando prova odio per la sua ex fidanzata, ma Don Alfonso, che è riuscito a dimostrare quanto voleva, li esorta a finire la commedia con doppie nozze: una donna vale l'altra, meglio tenersi «queste cornacchie spennacchiate». Don Alfonso chiarisce, inoltre, di non voler accusare le donne per il fatto di innamorarsi continuamente di uomini diversi, anzi le scusa, dicendo che è colpa della natura umana se «così fan tutte».