Bolognano è un comune italiano di abitanti della provincia di Pescara in Abruzzo, nella subregione delle Terre di Casauria o Casauriense. Il suo territorio comprende la frazione di Piano d'Orta, principale centro del territorio comunale. Bolognano si estende dalla Val Pescara sino alla riserva regionale Valle dell'Orta; è parte della comunità montana della Maiella e del Morrone. Il comune è attraversato in parte dal fiume Orta.

Storia Origini L'area di Bolognano risulta abitata già a partire dall'età del rame, come testimoniano i reperti trovati presso la grotta dei Piccioni a poca distanza dall'abitato. Fonti storiche successive si trovano nel Chronicon Casauriense che riporta la fortificazione di Bolonianum nel 943, dopo la sua donazione all'abbazia di San Clemente a Casauria da parte di Ludovico II.

La Grotta dei Piccioni, insieme alla cultura di Ripoli e agli insediamenti delle Svolte di Popoli, rappresa la testimonianza più antica della presenza dell'uomo in Abruzzo. Durante il Mesolitico il clima tende a farsi più vicino al temperato, e dunque alternandosi a fasi di aridità, costringe l'uomo a trovare una stabilità, infatti risalgono a questo periodo i veri insediamenti dell'uomo presso le grotte, questa è l'era in cui l'uomo inizia a capire l'importanza della sussistenza, e in particolare viene concepita nel campo dell'agricoltura e dell'allevamento. Grande prova dell'evoluzione che si è avuta tra il Mesolitico e il Neolitico in Abruzzo è la grotta dei Piccioni, che fu utilizzata nella varie epoche, anche durante la permanenza degli Italici, usata come un santuario pagano, popolata oltre 4000 anni fa, come dimostrano gli oggetti di culto, che non vanno dal periodo del Neolitico all'alto Medioevo. L'aspetto più interessante della grotta è un monumento funerario costituito da 11 circoli concentrici disegnati attraverso delle pietre lavorate, e ancora più internamente sono stati ritrovati resti umani che fanno ipotizzare che la grotta fosse usata per rituali sacrifici umani per propiziare l'agricoltura.

La grotta si trova sulla riva sinistra del fiume Orta, nei pressi delle gole di questo fiume, è ricavata all'interno da una parete rocciosa, in un sito che storicamente è stato definito di importanza nel 1957 dallo scopritore Giovanbattista Leopardi di Penne. La grotta sebbene non emerga con evidenza dall'esterno, è divisa in due ambienti di varia dimensione, gli strati insediativi si sono conservati sino all'età dell'XI secolo a.C. Entrando verso la parete di fondo è stata recuperata una superficie opportunamente collocata in questo punto, resa pianeggiante da un levigato strato di pietre, il quale strato crea una sorta di pavimento che invece parzialmente è occupato da un battuto di cenere e terriccio sul quale erano collocati gli 11 circoli, disegnati con pietre disposti su questo strato; le pietre sono di diversa grandezza, alcuni di questi conservano ancora tracce di bitume internamente ed in particolare questa rimanenza ha fatto supporre che questo punto fosse stato utilizzato per rituali durante il Neolitico.

Altro fattore rilevante è l'introduzione da parte dei popoli del Neolitico, della cultura della ceramica, che a giudicare dai vari ritrovamenti, doveva essere molto diffusa in loco, in particolare lo stile della ceramica "impressa", così chiamata perché riconoscibile a partire dal tipo di decorazione impressa direttamente sulla superficie cruda dell'argilla, con uno degli strumenti appuntiti. La ceramica a Bolognano è documentata dal 4500 a.C., la grotta in quest'epoca rappresentò una dimora occasionale o un ricovero per gli ominidi, i reperti sono datati all'Età del Bronzo, quando la grotta divenne un vero e proprio insediamento stagionale. Nei dintorni della grotta sono state ritrovate le fondamenta di case realizzate in pietra, mattoni, fango, argilla e paglia. La documentazione necessaria si trova per i reperti nel Museo Archeologico Nazionale d'Abruzzo a Chieti, mentre alcune collezioni di materiale rinvenuti e la ricostruzione dello stile di vita degli ominidi d'Abruzzo nel V millennio a.C., nelle sale del Museo delle Genti d'Abruzzo a Pescara.

Medioevo Il villaggio di Bolognano doveva esistere già nell'VIII-X secolo, fondato dai Longobardi con una torre di guardia, che poi andò a costituire il Castello Tabassi. Il Cronista di Casauria nel XII secolo, Giovanni di Bernardo, fornisce preziose informazioni sul feudo di Bolognano sino al XIII secolo: nel 1014 l'abate Ponzio operò una permuta dei territori con il nobile Tresidio, verosimilmente discendente di Lupone di Ludegerio, mediante il quale l'abbazia di San Clemente a Casauria ottenne dei terreni a Bolognano. Nel documento dell'872 tale Ainardo, figlio di Mitione, alienò all'abate Romano di Casauria tutti i suoi beni del Vico Teatino (Chieti), Caniano e Beloniano. Nel secondo documento dell'anno seguente, Megelfredo di Formosiano, cedette a titolo di vendita allo stesso abate terreni con selve di 120 moggi.Dal Chronicon: "quante in presenti stare videntur in territorium teatinum in casalibus qui dicitur Beloniano, in Caniano et in Vico Teatino et in Paoni, et in Onutari et in civitate Teatina".

L'abbazia di San Clemente a Casauria nell'880 acquistò da Adeltruta di Audoperto con Aglerio suo marito altri terreni, il possedimento fu ratificato e confermato nel 969 durante il governo dell'abate Adamo I, quando Lupone figlio di Ludegerio riuscì a riottenere il Monte Parteno (Monte San Tommaso presso Caramanico) il piano di Ambrilia (ossia Piano d'Orta e la Fara), nei pressi di Colle Morto. Nel 1014 i beni di Ortona furono assegnati al monastero casauriense. Dal 1020 al 1064 si registrarono sette importanti donazioni di beni da parte di privati a Bolognano, a favore di San Clemente a Casauria, nelle ultime due si segnalano la chiesa di Santa Maria (ancora oggi esistente), e quella di San Salvatore.In riferimento alle chiese, dalla Cronaca: "cum terra et vinea et cum muris, libris, campanis, cellis et dotis".

Il castello di Bolognano citato come "Bulinnanum" è citato nel Catalogus baronum di Ruggero II di Sicilia, nei confronti dell'abate Oldrio di San Clemente nel 1140, il re infatti con la concessione ai monaci dei tre castelli di Colleodoni, Casaleplano e Bolognano, già occupati e usurpati dai Normanni anni prima, intende riequilibrare una situazione politica precaria per il monastero di Casauria.Dalla Cronaca cit del regesto di Ruggero dell'agosto 1140: "Quorum quia inportuna res prefati monasterii in tantum imminuerat quod nec fratrum usibus necessaria iam supererant pauperum Christi indigentiam miserantes ad honoram et gloriam summe et individue Trinitatis eidem monasterio [...] in perpetuum habem habenda, possidenza, regia liberalitate tribuimus".

Fra i castelli tassati da Carlo I d'Angiò nella guerra contro Corradino di Svevia nel 1268 risulta Bolognano, ancora feudi casauriense, ancora di proprietà dell'abbazia nel 1316; negli ordini di tassazione, si registrano i feudatari del paese: Jacopo di Baleniano nel 1279, Gentile di Ruggeri, poi Mainetto di Oderisio e Pietro di Mainetto.A.L. Antinori, Raccolta di memorie istoriche delle tre province degli Abruzzi, II, Napoli 1792.

Epoca moderna dal Cinquecento all'Ottocento Ulteriori notizie dell'abbazia di Casauria ancora in possesso di Bolognano si hanno con Giovambattista Branconio dell'Aquila nel 1517, commendatario dell'abbazia, morto nel 1525, succeduto da Alessandro Branconio. Nel 1590 Girolamo Branconio ripristinando la chiesa di San Maurio in Amiterno, antica proprietà di Casauria, si dichiarava commendatario di questo, barone di Alanno e di Bolognano, titoli e prerogative ribadite nel 1598. A Girolamo Branconio successe nel 1629 Antonio Barberini che nel 1631 si dichiarò Signore delle Terre di Alanno e Bolognano, e che a sua volta nel 1633 fu seguito dal cardinale Giovan Battista Pallotta, morto il 23 gennaio 1668, ma che già dal 1647 aveva rassegnato la commenda casauriense al cardinal Pietro Colonna, il quale si dichiarava signore e barone di Alanno e Bolognano.

Dal 1674 al 1694 furono commendatari e cardinali Antonio Bischi e Francesco Buonvisi, sino al 1706, anno della morte dell'ultimo, ma già il 23 aprile 1695 con strumento del notaio Perseo Capulli dell'Aquila, Muzio Branconio e Filippo Branconio dell'Aquila avevano alienato e ceduto il feudo di Bolognano al barone Filippo Urbaldo Nodari d'Aquila. Costui nel 1700 sempre con atto del notaio Capulli del 9 giugno, cedette Bolognano al barone Girolamo Durini di Chieti, che ne entrò in possesso il 17 agosto 1700 con atto del notaio Giovan Loreto Tofano di Musellaro per il prezzo di ducati.Dall'atto del 17 agosto 1700: "...compresi diversi crediti fra questi 1000 dell'Università di Bolognano e ducati 1200 dall'Università di Castiglione alla Pescara [...] una casa, sue osteria di più membri, da cielo a terra, un luogo detto il Ponte di San Clemente, sotto il vocabolo di San Lorenzo e un pezzo di terra di tomola, seu moggia sei, coll'annuo peso enfiteutico perpetuo di libbre 4 di candele di cera, che si deve, ogn'anno, agli abati pro tempore di san Clemente della Pescara, nella festa di san Clemente." L'atto fu stipulato e letto davanti alla chiesa di Santa Maria dentro la Terra.

Con l'introduzione delle provincie nel regno, nel 1684 Bolognano passò alla provincia di Chieti e nel 1927, con la costituzione della provincia di Pescara, a quest'ultima.

Il Novecento: sviluppo di Piano d'Orta Il villaggio di Piano d'Orta si trova presso il fiume, accanto al tracciato dell'E80 Pescara-Torano, posto tra Torre de' Passeri e San Valentino. Si sviluppò, come la vicina Scafa, soltanto nei primi anni del Novecento, sino a giungere oggi a un abitato densamente popolato. Sorse come villaggio di lavoratori presso la sede distaccata della fabbrica Montecatini (ex Siev). Il 19 febbraio 1900 presso il Comune si Bolognano, si riunì la giunta di Camillo Bianchini sindaco, per decidere sulla domanda della Società Italiana di Elettrochimica "Volta" riguardo alla costruzione di uno stabilimento in contrada Piano d'Orta.

La giunta dette il parere favorevole, visto che la fabbrica sarebbe sorta in un'area poco popolata, necessitando delle acque del fiume per la produzione; il materiale chimico tossico, non avrebbe leso la comunità di Bolognano. Dato che presto molti braccianti divenuti operai si ritrovarono nella fabbrica costruita di li a pochi anni, nel 1916 la giunta comunale si adoperò per costruire una scuola elementare per i figli degli operai, che nel 1921 contava 121 iscritti. Ci fu insomma una rivoluzione urbanistica del territorio, in quel periodo la S.M.E. (ossia l'E.N.E.L.) costruisce l'invaso con la Centrale Elettrica, viene ammodernata la strada statale Tiburtina Valeria (la N. 5), nasce il cinematografo, l'Opera Nazionale Dopolavoro e nel 1931 la Società Sportiva di Calcio VIRTUS PIANO D'ORTA, e si pensa a rendere navigabile il fiume Pescara da Piano d'Orta, dalla diga, sino al comune di Castellammare Adriatico.

Ci fu un vero e proprio sviluppo demografico ed urbanistico dell'intera Val Pescara, non solo presso Piano d'Orta, ma anche presso le parti basse, a ridosso del fiume, a Popoli, Bussi, Torre de' Passeri, Scafa. La fabbrica di azoto, inaugurata nel 1904, una delle prime in Italia che si occupavano di fissare l'azoto atmosferico ottenuto dalla distillazione dell'aria liquida sul del carburo di calcio, producendo così il calciocianamide. La fabbrica, riconvertita nella Montecatini, chiuse nel 1965, l'archivio della fabbrica fu abbandonato, ma rinvenuto, importante fonte per tracciare una storia della fabbrica, fatto avvenuto nel 1989 da un funzionario dell'Archivio di Stato di Chieti.