È stato uno dei più famosi generali italiani durante la Seconda guerra mondiale, raggiungendo il grado di Maresciallo d'Italia e ricoprendo, nel periodo 1944-1945, l'incarico di Capo di Stato Maggiore.

Fu un ottimo ufficiale, tenuto in gran conto anche dagli Alleati; da molti considerato il miglior generale italiano durante la seconda guerra mondiale. Devoto monarchico, fu parlamentare della Repubblica dal 1953 al 1968.

Biografia

Esordi e prima guerra mondiale Giovanni Messe entrò in servizio come volontario allievo sergente dell'Esercito nel 1901. Il 30 giugno 1903 venne promosso sergente e fu inviato in Cina fino al 1905. Il 31 ottobre 1908 fu ammesso all'Accademia militare di Modena e il 10 settembre 1910 fu promosso sottotenente.Amedeo Osti Guerazzio, Noi non sappiamo odiare. L'esercito italiano tra fascismo e democrazia - Utet - Torino - 2010.

Inviato in Libia nell'ambito della guerra italo-turca, partecipò a diversi scontri nella zona di Tripoli, dove guadagnò sul campo le prime decorazioni, ma venne rimpatriato nel settembre del 1912 per motivi di salute. Rimessosi e promosso tenente, nel 1913 venne assegnato al III Battaglione dell'84º Reggimento di Fanteria di stanza in Libia. Promosso capitano il 17 novembre 1915, Messe venne rimpatriato alla fine del 1916 per partecipare, sul fronte italiano, alla prima guerra mondiale.

Durante la prima guerra mondiale Messe combatté nel 57º Reggimento Fanteria e con diversi reparti di Arditi, fra cui il IX Reparto d'Assalto, che comandò sul Monte Grappa, distinguendosi nella conquista del Col Moschin e rimanendo ferito due volte. Fu proposto per la medaglia d'oro al valor militare, poi commutata nella terza medaglia d’argento al valor militare per i fatti d'arme del monte Asolone, e ottenne due promozioni (a maggiore e tenente colonnello) per «merito di guerra».

Primo dopoguerra Finita la guerra, il 3 giugno 1919 venne iniziato in Massoneria nella Loggia Michelangiolo di FirenzeVittorio Gnocchini, L'Italia dei Liberi Muratori, Erasmo ed., Roma, 2005, pp. 185-186. e venne assegnato al deposito di Padova, che lasciò per partecipare alle operazioni in Albania nel 1920, quando questa nazione cercò di rendersi indipendente dal protettorato italiano. Rientrato in Italia nel 1923, venne nominato aiutante di campo effettivo del sovrano Vittorio Emanuele III: dopo quattro anni venne promosso colonnello e nominato aiutante di campo onorario.

Messe ottenne il comando del 9º Reggimento bersaglieri, che mantenne fino al 16 settembre 1935, quando ebbe il comando designato della 3ª Brigata Celere di Verona. Dopo essere stato promosso generale di brigata, ottenne il comando effettivo della Brigata Celere e successivamente venne nominato vicecomandante della Divisione Cosseria, con la quale partecipò alle ultime fasi della campagna in Africa Orientale durante la conquista dell'Etiopia. Rientrò in Italia il 28 settembre 1936 e, dopo aver ricoperto per breve tempo il ruolo di ispettore delle truppe celeri, venne promosso generale di divisione e comandante della 3ª Divisione Celere "Principe Amedeo Duca d'Aosta" (la precedente Brigata Celere, nel frattempo riorganizzata come divisione).

Nel marzo 1939 venne nominato vicecomandante del corpo di spedizione in Albania e partecipò, in questa veste, alle operazioni per la conquista del Paese, guidando la colonna che sbarcò a Durazzo, nel periodo immediatamente precedente lo scoppio della seconda guerra mondiale.

Seconda guerra mondiale Rientrato in Italia, riprese il comando della "Divisione Celere", fino ad abbandonarlo definitivamente dopo l'inizio della campagna greco-albanese, dove dal 19 dicembre 1940, al comando del Corpo d’Armata Speciale, riuscì a contenere l’avanzata nemica diretta su Valona. Dopo la fallita offensiva del marzo 1941, le truppe al suo comando parteciparono all’ultima fase della campagna e, dopo l’armistizio d'aprile con la Grecia, furono destinate alla zona di Atene.

Gli ottimi risultati ottenuti nel periodo dicembre 1940 - aprile 1941 gli valsero la promozione per «merito di guerra» a generale di corpo d'armata.

Al comando del CSIR

Rientrato in giugno in Italia, il 14 luglio 1941 ottenne il comando del corpo di spedizione italiano in Russia, sostituendo a Vienna il comandante designato ammalatosi, generale Francesco Zingales, con il quale intraprese l'avanzata in Russia tra il fiume Dnepr e il Don.

Questo corpo d'armata disponeva di circa uomini su tre divisioni ("Celere", "Pasubio" e "Torino", le ultime appiedate, nonostante la qualifica di "autotrasportabili") e della 63ª Legione CC.NN. d'Assalto "Tagliamento", circa uomini al comando del console Niccolò Nicchiarelli.. Complessivamente Messe poteva contare su 17 battaglioni di fucilieri (12 di fanteria, 3 di bersaglieri motociclisti, 2 di Camicie Nere), 7 battaglioni di armi d'accompagnamento, un battaglioni di guastatori, 14 compagnie autonome, 10 squadroni di cavalleria (Reggimenti "Savoia Cavalleria" e "Lancieri di Novara"), 4 reggimenti di CV33 quasi inutili, pomposamente definiti dal regime carri armati, in realtà l'equivalente dei Bren carrier britanniciCon il CSIR vennero inviati sul fronte orientale 61 carri L3, inquadrati nel III Gruppo Corazzato "San Giorgio" (divisione "Celere"). Le condizioni ambientali, unite alla scarsezza di pezzi di ricambio ed alla inidoneità del mezzo alle condizioni d'uso ridussero rapidamente a zero il numero dei carri operativi tanto che gli equipaggi agli inizi del 1942 furono impiegati, in operazioni belliche, come reparti appiedati., 24 Gruppi di Artiglieria, 10 Battaglioni del Genio, un Battaglione chimico e 12 Sezioni Carabinieri; fu inoltre schierato un Contingente della Regia Aeronautica (51 caccia, 22 ricognitori e 10 trimotori da trasporto Savoia-Marchetti S.M.81 questi ultimi rappresentarono spesso un mezzo per rifornire velocemente le Truppe al fronte tramite il lancio di materiali con i paracadute). La forza complessiva era dunque all'incirca tra i e uomini di Truppa, Ufficiali , quadrupedi, 220 pezzi d'artiglieria e automezzi, molti dei quali requisiti alle società di trasporti pubblici... L'insufficienza dell'equipaggiamento e dei mezzi del Regio Esercito fu subito evidente: l'armamento personale si articolava sul datato ma robusto fucile Carcano Mod. 91, sulla mitragliatrice pesante Breda Mod. 37 e sul Mortaio da 81 Mod. 35; mediocri erano invece i fucili mitragliatori Breda Mod. 30 e Breda Mod. 5C che s'inceppavano facilmente, i mortai Brixia Mod. 35 da 45 mm che sparavano bombe troppo leggere e le bombe a mano con spolette inefficaci nella neve e nel fango. Mancavano totalmente armi automatiche individuali paragonabili al PPŠ-41 o al MP 40. La Fanteria era priva di reali pezzi anticarro e il 47/32 Mod. 1935, un cannone d'accompagnamento improvvisato nel ruolo controcarri, era inutile contro i T-34 sovietici..

L'equipaggiamento invernale del corpo d'armata, come si lamentò Messe, era insufficiente e, se durante il primo inverno di guerra il CSIR fu fornito per tempo di adeguati indumenti di lana che, seppur costituiti di lana riciclata di minore qualità rispetto alla nuova, erano in quantità tale da equiparare la copertura di indumenti invernali del CSIR a quella dei tedeschi. l'ARMIR invece dovette affrontare il secondo inverno senza i pratici cappotti imbottiti utilizzati da alleati e nemici, senza tute bianche atte a mimetizzarsi con l'ambiente (furono distribuite solo al Battaglione alpini sciatori "Monte Cervino") e senza calzature adeguate: gli scarponi chiodati, inadatti al fango e alla neve, non potevano essere imbottiti con calze supplementari e i chiodi favorivano la formazione di ghiaccio. Durante il primo inverno i casi di congelamento furono relativamente pochi, perché i fanti passavano le notti nelle isbe o nei bunker; tuttavia Messe scrisse fin da subito che le truppe necessitavano di calzature simili ai valenki, ossia stivali alti e robusti in feltro di facile costruzione. Ma la mancanza di elasticità dei comandi e, probabilmente, gli interessi dei fornitori, fecero sì che la produzione di tali calzature non fosse nemmeno presa in considerazione e Roma autorizzò solamente l'acquisto in loco di pezzi russi..

Le truppe guidate da Messe dimostrarono immediatamente il loro valore, ma anche la loro insufficiente dotazione di materiali. Chiamate a operare assieme alle forze tedesche intente a tagliare la strada alla ritirata sovietica, il 10 agosto le avanguardie della "Pasubio", al comando del colonnello Epifanio Chiaramonti, avanzarono su Voznesensk e quindi verso Pokrovka, nonostante il maltempo che bloccò il resto della Divisione. Marciando lungo la riva destra del Bug in direzione sud-est per tagliare ai russi la ritirata verso la strategica città di Nikolaev, la "Colonna Chiaramonti" l'11 agosto entrò in contatto con il nemico all'altezza di Jasnaja Poljana, dove ebbe un duro scontro a fuoco con i sovietici, che in ultimo si ritirarono. La battaglia tra i fiumi Dnestr e Bug era ancora in corso quando, il 14 agosto, il comando dell'Heeresgruppe Süd decise di assegnare le truppe italiane alla diretta dipendenza del gruppo corazzato di von Kleist per sostituire la 5. SS-Panzer-Division "Wiking" a Čigirin e in altri presidî lungo il Dnepr nei giorni successivi (partecipando in seguito alla breve lotta per la testa di ponte di Dnepropetrovsk).. Questa decisione ebbe notevoli conseguenze sul CSIR: il gruppo corazzato era la punta di diamante dell'Heeresgruppe Süd e così il corpo di spedizione italiano venne a trovarsi molto vicino al fulcro dei combattimenti. Ciò dimostrò che i tedeschi non disponevano di sufficienti reparti di fanteria celere e che, dunque, furono costretti a richiedere un supporto italiano: Messe fu orgoglioso di poter prendere parte ai combattimenti principali, ma d'altra parte divenne consapevole che d'ora in avanti vi sarebbe stato il rischio concreto di partecipare a missioni superiori alle sue forze.. Si unì comunque a colloquio con il generale von Kleist, il cui obiettivo era il congiungimento oltre il Dnepr con la 2. Panzerarmee del generale Heinz Guderian, per completare così l'accerchiamento delle linee russe in corrispondenza di Kiev.. Il generale tedesco Schobert scrisse nei giorni seguenti a Messe che la "Pasubio" aveva "contribuito moltissimo alla vittoriosa azione dell'11 armata".. Bisogna inoltre ricordare l'apporto tattico-strategico dato dai pontieri del Genio militare italiano a questa battaglia. Mirabilmente addestrati, i genieri costruirono i ponti di fortuna su Dnestr, Bug e Dnepr sotto l'intenso fuoco nemico che aveva bloccato l'avanzata germanica. Infatti, nonostante il materiale in dotazione non fosse stato progettato per il varco di fiumi della larghezza e della portata di quelli russi, il IX Battaglione del Genio si comportò tanto abilmente da costruire i ponti sul Dnepr con un notevole anticipo sul tempo previsto dai generali tedeschi, ciò che gli valse un particolare elogio da parte del generale Eberhard von Mackensen che guidava le operazioni.

La carenza di mezzi motorizzati non consentì agli italiani di avanzare compattamente e velocemente; perciò all'inizio solo la "Pasubio" progredì verso il Dnepr assieme al III Corpo d'Armata della 17ª Armata tedesca, coprendone il fianco sinistro e lasciando libere le unità alleate di avanzare ulteriormente verso est. Il comando del corpo di spedizione tentò in ogni modo di condurre fino al Dnepr la "Celere" e la "Torino", dato che il comando tedesco richiedeva con urgenza queste forze; importante era inoltre, negli ufficiali italiani, il desiderio di far mostra delle potenzialità del Regio Esercito, ma le due divisioni seguivano solo con grande difficoltà la "Pasubio".