Popoli Terme (Popoli fino al 13 luglio 2023) è un comune italiano di abitanti della provincia di Pescara in Abruzzo.
Geografia fisica Territorio Il territorio comunale è posizionato tra il basso corso dell'Aterno-Sagittario a nord-ovest, la Valle Peligna a sud e il massiccio della Maiella a sud-est. All'interno del comune rientrano le Gole di Popoli, che raccordano la bassa valle dell'Aterno in provincia dell'Aquila con la Val Pescara in provincia di Pescara, attraversate dalla Strada statale 17 dell'Appennino Abruzzese ed Appulo-Sannitico. A partire dal territorio di Popoli Terme il fiume Aterno-Sagittario prende il nome di Aterno-Pescara o solamente Pescara.
Clima
Trovandosi in un fondovalle circondato da monti, Popoli Terme presenta un clima con caratteristiche continentali, seppur influenzato dal Mare Adriatico. Ciò fa sì che in estate si raggiungano temperature elevate, frequentemente sopra i trenta gradi, mentre in inverno le minime possono scendere facilmente sotto lo zero. Durante la stagione invernale si possono verificare occasionali nevicate dovute ad irruzioni fredde da est, sebbene gli accumuli siano inferiori rispetto alle vicine zone montane.
Storia Origini e periodo romano
Reperti archeologici che testimoniano insediamenti del Paleolitico e del Neolitico sono stati trovati in località Svolte di Popoli, e San Callisto. Il primitivo villaggio degli Italici Peligni prese forma circa nell'VIII secolo a.C., e lo storico Plinio il Vecchio nella sua Naturalis historia parlava di un villaggio colonizzato da Roma nel I secolo a.C., chiamato Pagus Fabianus. Infatti Popoli non divenne mai una città romana a tutti gli effetti, e il "pagus" è il termine che indica il villaggio di capanne di legno che stava a controllo delle gole della montagna. Durante la guerra sociale (91-88 a.C.) anche il villaggio partecipò alla Lega Italica con capitale Corfinium, ma venne sconfitta. Fino all'800 d.C. circa era ancora chiamata Pagus Fabianus.
Medioevo Dopo la caduta dell'Impero romano, il villaggio fu saccheggiato ripetutamente dai Vandali e dai Saraceni, e di esso non si hanno notizie sino al IX secolo, quando venne fondata l'Abbazia di San Clemente a Casauria, che possedette il feudo, presso cui fu costruito il castello con torre pentagonale di controllo, a guardia della valle. Il villaggio viene citato come "Castrum Pauperum", e questo nome nei secoli verrà volgarizzato fino all'attuale "Popoli". Il primitivo incastellamento risale dunque alla discesa dei Longobardi. Un nuovo saccheggio a Popoli ci sarà nel 937, con l'invasione degli Ungari. Le origini del primo castello di Popoli risalgono al guerriero Gerardo, che stipulò un contratto di proprietà con l'abate Ponzio di San Clemente per ricevere le terre di Popoli e di Tocco da Casauria per erigere il castello, dando segno di protezione verso il monastero, già oggetto di vari saccheggi. Alla morte di Gerardo nel 1016, il figlio Alberico invase Tocco da Casauria per costruirci il castello. Alla fine dell'XI secolo il vescovo di Valva e abate di San Clemente a Casauria, Giovanni, affidò il castello di Poperi al normanno Guglielmo di Tassone (figlio di Drogone, detto Tassone, e nipote di Roberto di Loritello) affinché lo reggesse in sua vece, ma in effetti egli lo trasformò in un feudo personale. Nel 1057 secolo Popoli diventa parte della contea di Manoppello sotto il controllo di Ugo Malmozzetto ed è assegnata alla giurisdizione di Roberto di Loritello. Una leggenda, riportata nel Chronicon Casauriense, parla della morte violenta del conte Ugo nel 1098, uomo tirannico e spregiudicato, attirato in inganno sul castello da una principessa di Prezza, che si portò di nascosto i fratelli per catturare il conte.
La signoria dei Cantelmo Il villaggio di Popoli iniziò a svilupparsi durante il dominio di Federico II di Svevia, che nel 1233 inserì Popoli nel Giustizierato d'Abruzzo, con capitale la vicina Sulmona; successivamente entrò nel regio demanio di Sicilia nel 1296 per volere di Carlo I d'Angiò. Già dal 1284 Popoli divenne roccaforte della famiglia Cantelmo, di origini napoletane, giunta al seguito di Carlo d'Angiò, con capostipite della contea Giacomo Cantelmo. I conti ottennero anche il controllo indiscusso sui borghi circostanti della Maiella sino al XVIII secolo: Vittorito, Pacentro, Bugnara, Caramanico Terme (Contesa coi D'Aquino) Roccacasale, Cansano, Campo di Giove. Il dominio sulla zona rimase incontrastato fino al XVIII secolo, salvo delle lotte di potere tra il 1424 e il 1443, quando i Cantelmo si scontrarono con Jacopo Caldora, per il possesso del castello di Pacentro.
Durante il dominio dei Cantelmo, Popoli per la sua posizione strategica per il traffico delle merci e per i vari percorsi dei pastori transumanti, venne denominata la chiave dei Tre Abruzzi, perché al confine con quello sulmonese (poi Abruzzo Ulteriore II con capoluogo L'Aquila), con quello pescarese-teramano (l'area di Pescosansonesco e Salle, dell'Abruzzo Ulteriore I di Teramo), e con quello maiellano occidentale di Chieti, che dal 1927 passò alla provincia di Pescara. Il grave terremoto della Maiella del 1706 danneggiò il castello e spinse il Cantelmo a stabilirsi definitivamente nel palazzo ducale nel centro cittadino (via Cavour), già fatto costruire nel XV secolo. La nobile famiglia si estinse con Giuseppe Cantelmo, Principe di Pettorano, morto nel 1749. Prima del momento in cui fu abolito il feudalesimo nel 1806, Popoli farà dapprima parte dei possedimenti della famiglia Tocco principi di Montemiletto nella quale si estinsero i Cantelmo. Successivamente diventerà municipio, compreso nel distretto di Sulmona dell'Abruzzo Ultra Secondo.
Dal 1796 in poi
Il 25 giugno 1796 il Re Ferdinando IV si ferma a Popoli presso il palazzo del barone Giandomenico Muzj delegandolo al reclutamento di leva, per poi proseguire alla volta dell'Aquila al fine di porre in essere strategie contro l'avanzata di Napoleone Bonaparte che invade e conquista gradualmente la gran parte dei territori degli Stati italiani preunitari. Il 24-25 dicembre 1798, con l'arrivo delle truppe francesi, al soldo del comandante Championnet, il drappello del generale Duhesme stazionò a Popoli, punto cruciale degli Abruzzi con cui le truppe, provenienti da Pescara, essendo discese da Teramo, avrebbero dovuto riunirsi con quelle del generale Lemoine, provenienti dall'Aquila; per proseguire la marcia dalla piana delle Cinquemiglia verso Capua. Popoli fu saccheggiata, come riportano le cronache locali, molti abitanti uccisi, compresi coloro che si ribellavano. Furono riscattati dalle imboscate dell'allora capomassa assoldato da Ferdinando IV di Borbone Giuseppe Pronio, nella battaglia della vicina Roccacasale, e poi a Sulmona.
Il 10 ottobre 1860 Popoli ospitò il re Vittorio Emanuele II in viaggio a cavallo per Pescara, dopo l'Unità d'Italia la cittadina vide svilupparsi il fenomeno del brigantaggio, i cui esponenti capibanda provenienti dai vari villaggi circostanti imperverseranno sulla Maiella e presso la valle Peligna fino al 1867. Nel 1927 fu costituita la provincia di Pescara, e Popoli verrà annessa al nuovo territorio, rimanendo al confine con Sulmona della provincia aquilana. Il 26 settembre 1933 un nuovo terremoto colpì la Maiella (IX grado della scala Mercalli), anche se in maniera meno disastrosa del 1706, causando comunque danni ai paesi della zona peligna, inclusa Popoli. Durante la seconda guerra mondiale la città fu più volte bombardata dagli Alleati mentre era occupata dai tedeschi. Nonostante il bombardamento, Popoli seppe rialzarsi dal disastro, e svilupparsi al livello industriale negli anni del boom economico.
Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 15 giugno 1995.
Il gonfalone è un drappo di verde.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
Chiesa di San Francesco Chiesa principale affacciata su piazza della Libertà, la più interessante dal punto di vista artistico. Fu fondata come convento francescano nel XIII secolo; le più antiche notizie sono tratte da un catalogo di frate Paolino da Venezia (1334) dove cita la chiesa nella custodia della diocesi aquilana. La chiesa fu ricostruita nel 1480, e restaurata nel 1688 con il completamento della parte superiore della facciata. L'interno attuale è frutto di rimaneggiamenti tardo barocchi dopo il terremoto del 1706. Nel 1714 fu completata la parte superiore del campanile.La facciata è l'elemento più interessante, divisa in due settori: la base gotica, e la parte superiore barocca. In basso si apre un portale romanico a tutto sesto, con strombature gotiche. In asse col portale si trova il rosone in architettura gotica sulmonese, con la rosa sagomata ad ovoli e fusaiole, e contornata da quattro lobi con simboli degli Evangelisti. La parte superiore barocca, oltre il cornicione marcapiano, è più slanciata ed è abbellita da statue di santi, tra i quali San Giorgio a cavallo, al centro.Il campanile turrito ha pianta medievale, ma la sommità è barocca. L'interno è a navata unica, in intonaco bianco ed ha aspetto neoclassico, con un altare marmoreo del 1742 nella cappella di destra, con affresco rinascimentale della Deposizione di Giovanni di Sulmona. Nella cappella sinistra dedicata a san Francesco c'è un paliotto in maiolica di Castelli, realizzato da Francesco Antonio Grue. Ex convento dei Francescani Compreso tra via della Repubblica, piazza della Pietà, via Pillo, è attaccato alla parrocchia di San Francesco, risale nell'aspetto al XV secolo, ma fu modificaro nei secoli a seguire. Tagliato alla fine dell'800, conserva parte del chiostro porticato, con volte a crociera. Fu adibito a vari usi, tra chi cinematografo, nell'ala del refettorio. Interessante l'ingresso dal campanile della chiesa con arco monumentale e chiave di volta con lo stemma dei Francescani.
Chiesa dei Santi Lorenzo e Biagio (XVI secolo) Appartiene al gruppo delle "due chiese gemelle", con la Santissima Trinità, in via Cavour. Benché sia una delle chiese più antiche della città, del XII secolo circa, con l'abside ricavata da un torrione cilindrico delle mura, la chiesa si presenta in modesto stile barocco, con facciata ottocentesca, chiaso scialbo restauro dell'originale romanico. Venne citata da Pasquale II nel 1142, nel 1562 fu ricostruita in forme rinascimentali, e nuovamente restaurata nel dopo il terremoto della Maiella del 1706, perdendo lo splendore medievale, eccettuata l'abside a torrione. L'interno conserva tre navate, ancora riconoscibili nell'originale aspetto medievale per i pilastri intonacati, sulla destra c'è il monumento funebre del vescovo Tolomeo di Corfinio; l'altare maggiore marmoreo fu scolpito da Nicola Mancini di Pescocostanzo (1745-1746), il coro ligneo è dei fratelli Bencivenga da Raiano. La facciata è molto semplice, con tre portali; dopo la cornice marcapiano l'insieme diventa più slanciato, ornato da un finestrone centrale. Il campanile è a torre quadrata, con cuspide piramidale, gemello di quello della Trinità.