I Saci (; ; ; ; in cinese ) erano un antico gruppo di popolazioni, per lo più nomadi, della Siberia meridionale e dell'Asia centrale, generalmente considerati il ramo orientale degli Sciti e quindi di lingua e cultura iranica. Ai Saci vengono spesso associati, in senso lato, i Sogdiani, i Massageti, gli Issedoni, i Sacarauli, gli Ashguzai e gli Indo-sciti (Saci migrati nel subcontinente indiano).

I Saci erano strettamente imparentati con gli Sciti delle steppe occidentali; entrambi i gruppi derivavano, almeno in parte, da precedenti complessi culturali dell'Età del Bronzo delle steppe euroasiatiche, tra cui la cultura di Andronovo, e parlavano lingue appartenenti al gruppo scitico delle lingue iraniche. Kramrisch, Stella. "Central Asian Arts: Nomadic Cultures". Encyclopædia Britannica Online. Di norma, il nome "Saka" è usato specificamente per indicare gli antichi nomadi delle steppe orientali, mentre "Scita" è impiegato per quelli stanziati nelle steppe occidentali.Diakonoff, I. M. (1985). "Media". In Gershevitch, Ilya (ed.). The Cambridge History of Iran. Vol. 2. Cambridge, United Kingdom: Cambridge University Press. p. 36-148. ISBN 978-0-521-20091-2. I Cimmeri, che le fonti antiche descrivono spesso come culturalmente affini agli Sciti, potrebbero tuttavia essere stati etnicamente distinti dagli Sciti propriamente detti, pur condividendo con essi tratti culturali e storici; con questi ultimi i Saci risultano più strettamente imparentati. Tokhtas’ev, Sergei R. (1991). "Cimmerians". Encyclopædia Iranica.

Uso del nome "Saka" Secondo Erodoto, gli Sciti erano chiamati Saka (sakā) dai Persiani. Come il termine collettivo "scita" nell'Europa antica, nelle fonti dell'antico Impero persiano achemenide il nome sakā (o "Saka") era spesso utilizzato come termine generico per indicare qualsiasi abitante della steppa. Ad esempio, l'antica regione di Sakasene dell'Albania caucasica (nell'attuale Azerbaigian), così come la vicina città di Sheki, prendevano il nome dall'antico persiano sakā anche se, in realtà, vi si erano stabiliti nomadi sciti provenienti dalla regione del Mar Nero. Yu Taishan: The Name “Sakā”. in: Sino-Platonic Papers. Nr. 251 (Agosto 2014), Philadelphia. Seguendo queste convenzioni, nella letteratura storica greco-romana tutti i popoli nomadi, culturalmente molto affini, attivi tra l'VIII secolo a.C. e il I secolo a.C.-III secolo d.C. circa, nell'area compresa tra il basso Danubio, i monti Altaj, la Siberia meridionale e l'Oxus, venivano talvolta indicati genericamente come "Sciti", mentre nella letteratura iranica erano chiamati "Sak" o Sakā.

Tuttavia, nella storiografia moderna si tende a distinguere tra i gruppi specificamente sciti (steppe russo-ucraine, ca. VIII-III sec. a.C.), i Sarmati (inizialmente stanziati più a est, III sec. a.C.-III sec. d.C., poi migrati nelle aree precedentemente occupate dagli Sciti), i Massageti (VI-III sec. a.C., nell'area intorno al Mare d'Aral) e i Saci in senso stretto, localizzati nel Kazakistan e nell'Uzbekistan orientali e nello Xinjiang occidentale. Inoltre, i portatori delle culture archeologiche scite dell'età del ferro della Siberia meridionale e dell'Altai, dei quali non si conoscono i nomi etnici, sono spesso distinti dai gruppi precedenti e talvolta riuniti sotto il termine collettivo di "Sciti dell'Altai".

Non è chiaro quali associazioni o confederazioni tribali esistessero effettivamente nell'area dei Saci in senso stretto. Gli autori greci, in particolare Erodoto, riportano racconti e miti relativi a tribù lontane a oriente, tra cui i Melanchlaeni (uomini neri), gli Iperborei (che vivrebbero al di là del nord), gli Arimaspi (esseri con un solo occhio, alla cui esistenza lo stesso Erodoto dichiarava di non credere), i "Grifoni custodi dell'oro" (dal nome dell'animale mitico), gli Argippei e gli Issedoni. Nel complesso, tuttavia, queste narrazioni esotiche sono considerate inaffidabili e troppo simili a leggende per consentire classificazioni o localizzazioni certe. Strabone, alcuni secoli più tardi, menziona altri gruppi tribali nella stessa area, tra cui gli Asii, i Pasiani (in altri manoscritti Gasiani), i Tocari (nel XIX-XX secolo elevati impropriamente a eponimi della lingua tocaria) e i Sacarauli. Anche queste associazioni restano incerte, a causa della grande distanza geografica e delle difficoltà di identificazione e localizzazione.Strabone, Geografia XI,8,2

Archeologia

I Saci vivevano come nomadi in quella che oggi è la steppa kazaka, tra il Mare d'Aral, le aree su entrambi i lati dei monti Tianshan e la Cina occidentale, comprendendo territori dell'attuale Kirghizistan, Uzbekistan e Tagikistan. A differenza della maggior parte degli Sciti occidentali, che usavano un copricapo simile al berretto frigio (bashlik), alcuni gruppi di Saci indossavano alti berretti di feltro appuntiti; per questo motivo gli autori antichi li chiamavano «Sciti dal cappello a punta».

Gli archeologi associano i Saci soprattutto alle culture di Issyk e Beshatyr. Lo stile di vita nomade, l'economia pastorale, il culto dei morti e i manufatti rinvenuti nei kurgan mostrano numerose analogie con le altre componenti del mondo scitico, dalla Siberia alla regione del Mar Nero. I reperti archeologici risalgono perlopiù al VII-VI secolo a.C.

Sebbene la maggior parte dei rituali funerari e delle caratteristiche archeologiche dei Saci sia molto simile a quelli di altri gruppi nomadi iranici (Sciti delle steppe russo-ucraine, Sarmati, Massageti e culture contemporanee dell'Altai), con uno stile animalistico condiviso, i calderoni di bronzo (probabilmente utilizzati in contesti rituali) rappresentano una peculiarità dei Saci e delle popolazioni dell'Altai. Tali calderoni, che si diffusero ampiamente in tutta la steppa solo a partire dall'epocaunna, nel periodo scitico risultano attestati quasi esclusivamente nelle tombe dei Saci e dell'Altai, mentre sono praticamente assenti nelle sepolture dei Massageti, dei Sarmati e degli Sciti occidentali.

Lungo il corso del fiume Syr Darya, parte dei Saci si stabilì anche in insediamenti sedentari, favoriti dalla presenza di terreni coltivabili, e lasciò tombe di tipo più complesso (come la tomba a cupola di Balandy, il cimitero di Ujgarak e Tegermansu III). Sembra che in quest'area popolazioni sedentarie e nomadi abbiano convissuto per lunghi periodi.

I loro immediati vicini erano i Massageti, stanziati a nord del Syr Darya, sebbene gli autori greci non fossero in grado di distinguere chiaramente tra le due popolazioni. Erodoto menziona anche gli Issedoni e gli Argippei, la cui localizzazione resta problematica. Secondo la tradizione greca, anche gli Sciti della regione del Mar Nero provenivano originariamente dall'Oriente. A sud, i principali vicini sedentari dei Saci erano gli abitanti della Battriana e del Gandhāra.

Il tesoro d'oro di Tillia Tepe, in Afghanistan, è generalmente attribuito a nomadi di origine saka, probabilmente Saci in senso stretto, sebbene non si escluda un coinvolgimento di gruppi Yuezhi.

La cultura di Tasmola Dalla necropoli di Tasmola prende nome l'omonima cultura, sviluppatasi in tre fasi: una prima fase nel VII-VI secolo a.C., una seconda nel V-IV secolo a.C. e una terza nel III-I secolo a.C. A questa cultura appartengono i cosiddetti "kurgan con i baffi", orientati a est, circondati da un doppio recinto di pietra e costituiti da un tumulo principale con la sepoltura del defunto e da uno laterale destinato ai cavalli, forse in relazione al culto solare e a sepolture di élite. Nelle tombe maschili sono stati rinvenuti armi, punte di freccia, pugnali, teste di cavallo ornate da ricchi finimenti, fermagli in osso o corno e placchette di bronzo; in quelle femminili, invece, specchi di bronzo e incensieri ovali in pietra. Nelle fasi più tarde diminuisce la presenza di armi e di resti equini.

La cultura dei Sauromati Questa popolazione è nota principalmente attraverso le fonti greche. Erodoto, storico del V secolo a.C., e l'anonimo autore del Periplo del Ponto Eusino (VI secolo a.C.) ne forniscono descrizioni mitizzate: il primo afferma che i Sauromati sarebbero nati dall'unione tra Sciti e Amazzoni, mentre il secondo riferisce che gli uomini erano subordinati alle donne. Archeologicamente, i Sauromati sono rappresentati dalle necropoli di Besoba, Syntas e Nagornensk. Le tombe, realizzate in legno o scavate nel terreno, sono di forma circolare, rettangolare o ovale, spesso dotate di corridoio di accesso; talvolta si riscontrano sepolture collettive. I corredi funerari comprendono punte di freccia in bronzo, pugnali di ferro, finimenti per cavalli, coltelli di ferro a lama stretta, vasi d'argilla a fondo piatto, morsi equini, fibbie di bronzo e ganci di ferro per faretre decorate con motivi zoomorfi. Le donne godevano di uno status elevato, come indicano tombe monunentali con strutture a portale, probabilmente legate a funzioni sacrali; rilevante appare il loro ruolo sacerdotale.

Il kurgan di Issyk Il kurgan di Issyk faceva parte di una necropoli piuttosto estesa, composta da circa quaranta tombe databili tra il V e il III secolo a.C. Dal punto di vista geografico, il sito si trova nella regione del Semireč'e, nei pressi dell'attuale Almaty. Il tumulo era alto circa 6 metri e aveva un diametro di 60 metri; era costituiti da strati di ghiaia, argilla e pietrisco e copriva due sepolture. La tomba principale era già stata saccheggiata al momento della scoperta, mentre l'altra risultò intatta, con il defunto e il corredo funerario completi. La camera sepolcrale era rettangolare, con pareti lignee costruite con travi di abete disposte orizzontalmente. Il defunto giaceva supino, con il capo rivolto a ovest, la mano destra sull'inguine e il braccio sinistro lungo il fianco. Il pavimento era coperto da una stuoia di stoffa decorata con placche d'oro. Attorno erano disposti vasi contenenti cibi per il banchetto rituale, recipienti di legno e di argilla, brocche, mestoli, piatti e due coppe d'argento, una delle quali recava un'iscrizione di 26 segni. In una ciotola di bronzo furono rinvenute placche d'oro a forma di becchi e artigli di rapaci; una coppa di bronzo era collocata ai piedi del defunto.

La cultura dei Sarmati La necropoli di Prochorovka ha restituito reperti risalenti al V secolo a.C. Vi sono documentate sepolture collettive di famiglie aristocratiche, ma anche tombe singole di guerrieri e di donne. Le tombe sono generalmente rettangolari e strette, talvolta dotate di gradini, oppure costituite da camere funerarie con corridoio di accesso. Nei corredi, sia maschili sia femminili, sono presenti frecce di ferro ad innesto, spade lunghe, pugnali e armature catafratte, destinate sia al cavaliere sia al cavallo.

Linguaggio

Il consenso tra gli studiosi moderni è che sia una lingua iranica orientale, antenata sia delle lingue del Pamir dell'Asia centrale sia della lingua medio-iranica dei Saci dello Xinjiang, appartenesse al gruppo delle lingue scite.Kuz'mina, Elena E. (2007). The Origin of the Indo Iranians. Edited by J.P. Mallory. Leiden, Boston: Brill, pp 381-382. ISBN 978-90-04-16054-5. Testimomianze di questa lingua medio-iranica, spesso indicata come saka o scito-khotanese, sono sopravvissute nella Cina nord-occidentale, dove sono stati rinvenuti documenti in lingua khotanese che spaziano da testi medici a testi buddisti, provenienti principalmente da Khotan e da Tumshuq (a nord-est di Kashgar). Tali testi sono in gran parte anteriori all'islamizzazione dello Xinjiang, avvenuta sotto il dominio del Khanato kara-khanide di lingua turca. Documenti affini, noti come manoscritti di Dunhuang, sono stati anch'essi rinvenuti in lingua khotanese e risalgono per lo più al X secolo. Hansen, Valerie (2005). "The Tribute Trade with Khotan in Light of Materials Found at the Dunhuang Library Cave" (PDF). Bulletin of the Asia Institute. 19: pp. 37–46.