Mai dissociatosi e mai pentitosi, dopo essere stato tra i componenti iniziali del CPM (Collettivo Politico Metropolitano), entrò a far parte delle Brigate Rosse nel 1971 distinguendosi subito per le capacità organizzative e la determinazione e divenendo membro del Comitato Esecutivo dell'organizzazione. Clandestino dal 1972, dopo l'arresto o la morte dei principali militanti del cosiddetto "nucleo storico", divenne dal 1976 il dirigente più esperto e importante delle Brigate Rosse contribuendo in modo decisivo all'incremento dell'efficienza operativa del gruppo terroristico. In alcuni contesti informali era chiamato La Sfinge.

Grande organizzatore, Mario Moretti ebbe un ruolo fondamentale nella costituzione delle nuove colonne brigatiste di Genova e di Roma, nel miglioramento delle strutture logistiche e dell'equipaggiamento, nell'instaurazione di rapporti con gruppi eversivi stranieri, e fu soprattutto il principale responsabile della pianificazione e dell'esecuzione del rapimento di Aldo Moro, guidando il nucleo armato brigatista nell'agguato di via Fani e interrogando personalmente l'uomo politico sequestrato. Nel 1993 ha dichiarato di essere stato l'esecutore materiale dell'assassinio..

Dopo la tragica fine del sequestro, Moretti, insieme agli altri membri del Comitato Esecutivo, cercò di proseguire la lotta armata e si sforzò di mantenere la coesione delle Brigate Rosse, nonostante i primi dissidi interni e la crescente attività di contrasto delle forze dell'ordine. Arrestato a Milano il 4 aprile 1981, dopo nove anni di clandestinità, è stato condannato a sei ergastoli; nel 1987 ammise pubblicamente il fallimento della lotta armata pur senza mai dissociarsi né collaborare con gli inquirenti. Dal 1997 è in semilibertà.

Biografia Da Porto San Giorgio a Milano Nelle sue memorie Mario Moretti ha descritto i suoi anni di infanzia e di giovinezza trascorsi nella cittadina natale di Porto San Giorgio, all'epoca facente parte della provincia di Ascoli Piceno. I suoi genitori erano "poveri, a casa si mangiava soprattutto pane e mortadella"; il padre "votava comunista", e tra la popolazione, costituita soprattutto da pescatori e operai delle fabbriche di calzature e di meccanica del Fermano, erano forti i sentimenti antifascisti. Egli parla della sua infanzia come di un "periodo felice", trascorso tra il mare, la campagna e un castello vicino alla sua casa..

Sergio Flamigni nella sua biografia, e altri autori, hanno invece smentito in parte questa ricostruzione. La famiglia di Moretti era di estrazione piccolo-borghese e non proletaria: il padre era mediatore nel commercio del bestiame, la madre insegnante di musica. Flamigni non ritiene di cogliere nelle tradizioni familiari legami con il comunismo e al contrario considera molto forti le influenze cattoliche conservatrici; due zii sarebbero stati fascisti.

Moretti frequentò la Scuola Elementare di Porto San Giorgio e le Scuole Medie di Macerata; mostrò un limitato entusiasmo per gli studi, ma entrò ugualmente nel 1961 all'Istituto Tecnico Tecnologico Girolamo e Margherita Montani di Fermo.. Nonostante le difficoltà economiche successive alla morte del padre avvenuta nel 1962, Moretti poté continuare gli studi grazie alla madre, che riprese a insegnare, e soprattutto ai contributi filantropici della marchesa Casati Stampa. La zia di Moretti lavorava come portinaia nel palazzo dei marchesi Casati Stampa in via Torino a Milano e riuscì a ottenere l'aiuto economico dei due benefattori che permise di completare gli studi al giovane e alle due sorelle. Nel luglio del '66 Moretti si diplomò perito in telecomunicazioni all'ITI Montani di Fermo.. Nei ricordi di amici d'infanzia, insegnanti e studenti, riferiti da Flamigni, sembra che Moretti fosse un ragazzo "timido, molto composto, vestito abbastanza bene", non particolarmente interessato alla politica, estraneo al Movimento studentesco e di idee conservatrici..

Dopo aver conseguito il diploma, Moretti all'inizio del 1966 si trasferì a Milano in cerca di lavoro, e visse inizialmente con gli zii nel palazzo dei Casati Stampa. Ha in tasca due lettere di raccomandazione: una del rettore del convitto di Fermo, Ottorino Prosperi, per un posto all'Università Cattolica, l'altra della marchesa Anna Casati Stampa, per un impiego alla SIT Siemens; dopo un breve periodo di lavoro alla Ceiet, una società di impianti telefonici, nel gennaio 1967 fu assunto come tecnico alla SIT Siemens grazie anche alla lettera di raccomandazione. Dopo l'assunzione in fabbrica riprese gli studi, iscrivendosi nell'ottobre 1967 alla Facoltà di Economia e Commercio dell'Università Cattolica di Milano. con un attestato di «sane idee religiose e politiche» firmato dal viceparroco di Porto San Giorgio. Il più brillante esame sostenuto da Moretti studente universitario è Esposizione della dottrina e della morale cattolica, docente Don Luigi Giussani, futuro ideologo e fondatore del movimento di Comunione e Liberazione. Moretti partecipava ai corsi serali dopo il lavoro ma senza grandi risultati; l'università peraltro era in fermento ed egli venne in contatto con i nuovi movimenti di protesta studenteschi..

Inizi della lotta armata A Milano, lavorando nella SIT-Siemens, come impiegato tecnico addetto al collaudo di Ponti Radio, diretto da Cadice, Moretti, dalla seconda metà del 1968 ma soprattutto nel corso delle manifestazioni per il rinnovo contrattuale dei metalmeccanici nel 1969, entrò in contatto con la realtà operaia, percorsa da grande conflittualità di classe, delle grandi fabbriche del nord e divenne amico di alcuni colleghi di lavoro come Corrado Alunni, Giorgio Semeria e Paola Besuschio. Dallo stesso stabilimento proverranno anche Pierluigi Zuffada, Giuliano Isa e Umberto Farioli, futuri militanti delle Brigate Rosse.. Egli partecipò subito alla costituzione e all'attività del primo cosiddetto "Gruppo di studio operai-impiegati", un'organizzazione di base, estranea ai sindacati ufficiali costituita da tecnici politicizzati decisi a sviluppare i movimenti di protesta estremistici di estrema sinistra in collegamento con le organizzazioni autonome operaie.. Secondo alcune testimonianze, riportate da Sergio Flamigni, Moretti all'interno del Gruppo di studio, sosteneva posizioni radicali dirette a superare una fase puramente sindacale-rivendicativa..

Nel 1969 Mario Moretti compì alcune scelte decisive: fu tra i fondatori del cosiddetto Collettivo Politico Metropolitano, l'organizzazione costituita su impulso principalmente di Renato Curcio e Corrado Simioni per sviluppare l'estremismo verso sbocchi rivoluzionari e verso la lotta armata; visse la sua prima esperienza di vita comunitaria partecipando alla Comune di Piazza Stuparich insieme alla sua compagna Amelia Cochetti che sposerà il 29 settembre 1969 e da cui avrà presto un figlio, Marcello Massimo.; prese parte nel novembre 1969 al convegno di Chiavari dell'albergo "Stella Maris" a cui furono presenti anche i componenti del cosiddetto gruppo reggiano dell'"appartamento" e in cui si discusse apertamente di lotta armata.. Moretti, nei ricordi di chi lo conobbe, appariva "razionale, metodico, preciso, con un grosso senso del dovere"..

Ben presto all'interno del CPM si accesero contrasti sull'organizzazione e lo sviluppo della lotta armata; Curcio, la moglie Margherita Cagol e i membri del gruppo reggiano respinsero le proposte di Simioni incentrate sulla segretezza; mentre anche Moretti criticò le posizioni troppo militariste e attendiste e preferì uscire dal Collettivo Politico Metropolitano insieme a Corrado Alunni e Paola Besuschio.. Egli non partecipò al convegno di Pecorile dell'agosto 1970, che segnò la dissoluzione del CPM e la costituzione delle Brigate Rosse, e non fu coinvolto nelle prime azioni dimostrative all'interno delle fabbriche milanesi..

Mario Moretti si avvicinò alle Brigate Rosse nella primavera 1971; egli condivideva l'obiettivo dell'organizzazione di favorire l'inserimento dei militanti all'interno delle fabbriche per sostenere le lotte operaie, e approvava le azioni violente immediate a scopo di propaganda e proselitismo.. Dopo alcuni incontri con Renato Curcio e Alberto Franceschini, Moretti ed altri del suo gruppo, tra cui Alunni, Zuffada e la Besuschio, entrarono nelle Brigate Rosse e sollecitarono un'intensificazione della lotta armata. Moretti divenne subito uno dei militanti più importanti per la sua capacità teorica e per la forte determinazione a potenziare l'azione pratica.; fu lui che propose i primi sequestri di persona dimostrativi..

Mario Moretti conosciuto con il nome di battaglia di "Nico", prese parte alla sua prima azione con le Brigate Rosse rapinando insieme ad altri tre compagni una filiale della banca di Trento e Bolzano a Pergine Valsugana il 30 luglio 1971, mentre il 4 dicembre 1971 partecipò, insieme a due militanti, ad un'altra rapina a Milano nel grande magazzino Coin di corso Vercelli. Da settembre dello stesso anno si era già dimesso dalla SIT-Siemens ma era rimasto a vivere con la moglie e il figlio a Milano divenendo un "regolare legale" non clandestino..

In clandestinità

Il 3 marzo 1972 le Brigate Rosse sequestrarono per poche ore l'ingegner Idalgo Macchiarini, dirigente della SIT-Siemens, e Mario Moretti fece parte, insieme ad Alberto Franceschini, Alfredo Bonavita e Giacomo Cattaneo, del nucleo brigatista che effettuò il rapimento, interrogò il sequestrato e lo fotografò con un cartello propagandistico al collo prima di rilasciarlo.. Poche settimane più tardi tuttavia le autorità di polizia raggiunsero i primi importanti risultati nel contrasto al misterioso gruppo eversivo: il 2 maggio 1972 vennero scoperte a Milano alcune basi, furono identificati molti membri e arrestati alcuni militanti. Anche Mario Moretti rischiò di essere arrestato e solo fortunosamente sfuggi alla cattura all'esterno dell'appartamento di via Boiardo; egli era stato ormai individuato dagli inquirenti e il 4 maggio 1972 venne emesso nei suoi confronti il primo mandato di cattura; Moretti entrò quindi in clandestinità abbandonando la moglie e il figlio che non avrebbe più rivisto per quasi dieci anni..

Dopo questa prima sconfitta i dirigenti principali delle Brigate Rosse, ormai tutti clandestini, riorganizzarono il gruppo rafforzando la compartimentazione e le misure di sicurezza e costituendo le "colonne", la "Direzione strategica" e il cosiddetto "Comitato Esecutivo", che divenne l'organo di direzione più importante. Mario Moretti entrò a far parte subito del nuovo Comitato insieme a Renato Curcio, Alberto Franceschini e Piero Morlacchi. Venne anche deciso di estendere territorialmente l'attività del gruppo costituendo a Torino una seconda colonna, dopo quella milanese: Curcio e la moglie Margherita Cagol si trasferirono quindi nel capoluogo piemontese, mentre Moretti, Franceschini e Morlacchi rimasero inizialmente a Milano..