La storia dell'Umbria riguarda le vicende storiche relative all'Umbria, regione dell'Italia.
Preistoria Già per il Neolitico si sono riscontrate tracce di insediamenti umani di un certo rilievo, molti degli oggetti relativi a tali testimonianze sono conservati presso il Museo archeologico di Perugia
Storia antica Gli Umbri
Nel II millennio a.C. si era già stabilita nella zona compresa tra le coste dell'Adriatico fino a Ravenna e il Tevere una popolazione indoeuropea (di ceppo proto-italico, originaria dell'Europa centrale) i cui appartenenti verranno successivamente definiti Umbri. Gli Umbri erano affini (o forse essi stessi erano i progenitoriGiovanna B. Buti e Giacomo Devoto, Preistoria e storia delle regioni d'Italia, Firenze, Sansoni, 1974, pag. 93 e seg.) ai Sabini e ai Sanniti e diedero vita a molte città dell'Umbria odierna, tra cui quelle che oggi chiamiamo Amelia (Ameria), Assisi (Asisium), Città di Castello (Tifernum), Foligno (Fulkinion, o Fulginium), Gualdo Tadino (Tadinum), Gubbio (Ikuvium), Narni (Narnia Nahars), Nocera Umbra (Nuceria), Otricoli (Ocriculum), Spello ("Hispellum") Spoleto (Spoletium) e Terni (Interamna Nahars) la più importante. Queste popolazioni originarie dell'Europa centro-est (tribù migratorie protoceltiche e proto-germaniche) scesero in Italia e si fusero insieme dando vita alla popolazione conosciuta poi con il nome di Umbri. La tribù principale era quella dei Namharti, Umbri della valle del Nera (conca ternana). Infatti a Terni, a partire dal 1884, in occasione degli scavi per l’edificazione delle Acciaierie, venne alla luce una necropoli (un patrimonio inestimabile di tremila tombe) tra le più vaste d’Europa - dello stesso periodo e della stessa popolazione di Golasecca e Villanova, ma che ora gli storici definiscono Cultura dei campi di Urne - segno che la zona era molto popolata fin dai tempi preistorici. Fu rinvenuta - rispetto ad altre regioni dell'attuale Umbria - una gran mole di reperti archeologici che avrebbe potuto trovare una giusta collocazione nel nuovo Museo Archeologico della città, tuttavia fu chiusa nei depositi della Soprintendenza e, in minima parte, fu esposta nei musei di Perugia, Spoleto e Roma. Tali manufatti sono ancora visibili con: falcette druidiche, vasi biconici, svastiche celtiche, spade ad antenna, cavalli sepolti (tipici della cultura celtica) e arredi funerari identici alle necropoli della civiltà di Golasecca (Canton Ticino, Lombardia e Piemonte) e a quelle di Urnenfelder (Cultura dei campi di Urne) di area transalpina e danubiana con analogie identiche a quelle delle culture proto-celtiche di Hallstatt e La Thene. Molti storici, italiani e non, compreso l’archeologo Massimo Pallottino, consci della straordinaria particolarità di questi stanziamenti, li definirono con il termine Cultura di Terni, riconoscendone dunque il grande valore storico a livello internazionale. Nell’Italia ai tempi di Augusto la VI Regio è denominata Umbria et Ager Gallicus e Interamna (Terni, città più importante della VI Regio) e Narnia (Narni) fanno parte della stessa regione con Sena Gallica-Senigallia, terra dei Celti Senoni, mentre sono completamente escluse tutte le città ad ovest del fiume Tevere, cioè in particolar modo Orvieto e Perugia (città madri, o Lucumonie, dell'Etruria). Per un certo periodo l'Italia centrale è divisa con gli Etruschi nella parte verso il Tirreno, e gli Umbri nella parte verso l'Adriatico. Questa "pax" geografica è destinata a non durare, e i mediorientali Ittiti ed Enotri (Romani), alleati con le popolazioni del sud dell'Italia (Greci, e mediorientali) sopraffanno i Celtumbri: Senoni, Naharti ecc. La fine dell'egemonia che si era creata tra gli antichi Etruschi e i"nuovi mediorientali" di Roma, fu rotta dai Piceni, (o per meglio dire coi greco-siracusani di Ancona e Numana) che, a causa di diatribe con gli Umbri dell'attuale Umbria, si allearono con i "romani". Il Sannita Gelio Egnazio, era riuscito a fare una coalizione per combattere i "romani" tra Sanniti, Etruschi, Umbri-Galli Senoni, ma non era riuscito ad avere come alleati i Greco-Siracusani-Piceni di Numana ed Ancona.
La vittoria della coalizione che avrebbe potuto favorire la formazione di una possibile nazione federale italica, fallì nella famosa battaglia del Sentino detta anche delle nazioni, nel 295 a.C.. Cugini degli Umbri centro settentrionali furono tutte quelle popolazioni del centro-sud, chiamate con il nome di popolazioni del gruppo Osco-Umbro. Esse occupavano il bacino superiore del Tevere, cioè i Sanniti, delle montagne dell’Abruzzo divisi in: Carencini, Pentri, Caudini, Irpini, Equi, Frentani e Volsci. Legati al ceppo dei Sanniti sarebbero anche i Lucani, i Bruzi, i Marrucini, i Marsi, i Vestini e gli Osci, che i Romani riunivano sotto il nome di Sabelli assieme agli Apuli, abitanti della Puglia prima dell’insediamento delle popolazioni illiriche, anche questi di origine osco-umbra, ma non meglio identificati e ai Sabini, nati dagli Umbri tramite la pratica di migrazione detta ver sacrum, l’esodo rituale di gruppi di giovani inviati alla ricerca di nuove sedi.
Con l'incremento della potenza militare dei popoli confinanti (i Sabini a sud, i Piceni a est, gli Etruschi ad ovest e i Galli Senoni a nordest), i confini del vasto territorio umbro iniziarono forzosamente a restringersi entro gli ambiti che sarebbero divenuti quelli della Sexta Regio augustea.
Gli Etruschi
Gli Etruschi furono presenti in varie parti dell'attuale Umbria, alla destra del Tevere (territorio chiamato Etruria Tiberina) e sono numerose le testimonianze dei loro insediamenti. A Perugia (anticamente Perusia) è visibile ancora oggi la cerchia muraria costruita tra il IV e il II secolo a.C., e sono presenti diverse tombe ipogee: dei Volumni, di San Manno e dei Cutu. Ad Orvieto, l'antica Volsinii etrusca, sono venuti alla luce numerosi reperti provenienti dalle necropoli (conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Orvieto). Nei pressi di Orvieto, in un luogo ancora non identificato chiamato Fanum Voltumnae, si svolgevano annualmente i giochi confederati etruschi. Per secoli Umbri ed Etruschi si combatterono duramente per il dominio della regione, fino a quando, nel 299 a.C. le legioni romane iniziarono l'invasione del territorio umbro.
I Romani
Le rivalità tra Umbri ed Etruschi contribuì a favorire la politica espansionistica di Roma, che, dopo aver occupato Narni nel 299 a.C. si impossessò dell'intera regione a seguito della vittoriosa Battaglia del Sentino (295 a.C.). Nello scontro la città latina si impose su una coalizione di Sanniti, Umbri, Galli ed Etruschi. Gli Umbri divennero da allora fedeli alleati dei Romani, richiesti come soldati scelti e, secondo la tradizione, vero e proprio nerbo di molte legioni romane.
Furono istituite colonie romane a Senigallia (Sena Gallica, 283 a.C.), Rimini (Ariminum, 268 a.C.), Spoleto (Spoletium 241 a.C.) e furono realizzate importanti opere pubbliche come la via Flaminia (220 a.C.) tra Roma e Rimini. Durante la seconda guerra punica e l'invasione di Annibale vennero combattute in territorio umbro la battaglia del Lago Trasimeno (217 a.C.), presso l'attuale Tuoro sul Trasimeno e la battaglia di Plestia (presso l'attuale Colfiorito, non lontano da Foligno).
Nel 90 a.C. vennero concessi agli Umbri gli stessi diritti amministrativi e civili dei Romani, ossia lo status di cives romani. Durante la guerra civile scoppiata fra Marco Antonio e Ottaviano, Perugia divenne l'ultima roccaforte dei seguaci di Marco Antonio: assediata, capitolò e fu distrutta nel 40 a.C. e solo più tardi venne ricostruita per ordine dello stesso imperatore Augusto.
Lo stesso imperatore Augusto, nella suddivisione amministrativa dell'Italia, creò una regione Umbria, la Regio VI Umbria, che però non corrispondeva all'attuale: infatti non ne facevano parte le città poste sulla riva destra del Tevere, come Perugia e Orvieto, integrate nell'Etruria (VII regione), mentre vi erano inclusi territori non rientranti nell'Umbria odierna, come le zone più settentrionali, comprese tra Senigallia a Rimini (Ager Gallicus) e incardinate sulla via Flaminia.
Durante le invasioni barbariche che colpirono l'Impero romano d'Occidente nel V secolo, l'Umbria fu teatro di sanguinosi scontri, carestie e degrado economico; le uniche autorità che tentarono di arginare la drammatica situazione che si era venuta a creare furono quelle ecclesiastiche che si erano andate affermando nel territorio fin dalla seconda metà del secolo precedente.
Storia medievale e moderna I Longobardi Tramontato l'Impero Romano e deposto l'ultimo imperatore d'Occidente nel 476 da parte dell'Erulo Odoacre, il territorio subì l'invasione barbarica degli Ostrogoti cui fece seguito la conquista bizantina e, successivamente longobarda. Il Cristianesimo si era nel frattempo diffuso in Umbria e la regione contava nel V secolo 21 diocesi.
Gli Ostrogoti di Totila, prima di essere sconfitti a Gualdo Tadino nel 552 dalle truppe del generale bizantino Narsete, conquistarono Assisi, distrussero Spoleto e assediarono Perugia.
Nel 571 i Longobardi, dopo aver conquistato la pianura Padana, discesero l'Appennino e fondarono in Umbria nel 575 il ducato di Spoleto che restò formalmente indipendente fino al 1250. L'Umbria venne così divisa in due blocchi ben distinti: il ducato longobardo e la lunga e stretta fascia del cosiddetto Corridoio bizantino: Bisanzio manteneva infatti il possesso di un percorso tra Roma e l'Esarcato di Ravenna. Il perno del sistema difensivo era rappresentato da Perugia, governata da un "esarca", che invano i Longobardi cercarono di conquistare. Poiché il ducato di Spoleto controllava la via Flaminia i collegamenti tra Ravenna e Roma si svolsero per quasi mezzo secolo, su un percorso alternativo più ad occidente, lungo la strada Amerina (Roma, Nepi, Faleri, Amelia, Todi, Bettona, Perugia), che si ricongiungeva alla Flaminia a Scheggia, al di fuori cioè del territorio longobardo. Il "corridoio Bizantino" isolò tuttavia la regione dalle grandi correnti dei commerci e dei pellegrinaggi, che preferirono le vie più tranquille del Lazio e delle Marche. Nel 774, con la sconfitta del re longobardo Desiderio ad opera di Carlo Magno, le terre umbre furono integrate nel regno dei Franchi e fu lo stesso Carlo a donare i domini umbri al Papa mantenendo, però, su di essi, un non precisato "diritto di supremazia" che scatenerà, alla fine, la lotta tra Impero e Chiesa per il controllo del territorio.
Comuni e signorie Con il crollo dell'impero di Carlo Magno, l'autorità del papato si consolidò fortemente e la Chiesa annetté città e territori umbri allo Stato pontificio, investendo i vescovi di ampi poteri secolari. Le città iniziarono tuttavia a reclamare maggiore autonomia e vennero creati i primi liberi comuni, che furono spesso in lotta tra loro, sia per motivi territoriali che politici. Ai Guelfi, sostenitori del potere temporale della Chiesa, si opposero i ghibellini, fedeli all'imperatore. Perugia fu per questo motivo a lungo in guerra contro Assisi e Foligno.