I bombardamenti su Livorno, nel corso della seconda guerra mondiale, costituiscono uno degli episodi più significativi per la storia della città. Durante la seconda guerra mondiale Livorno ha subito, infatti, oltre 1000 allarmi bombardamento e circa cento bombardamenti aerei. I bombardamenti vennero effettuati da parte dell'aviazione americana con i bombardieri B-17, dall'aviazione francese con gli aerei Amiot 143, dall'aviazione inglese con i quadrimotori Avro Lancaster e dall'aviazione tedesca. Livorno è stata una delle città italiane più disastrosamente colpite dalla guerra. I bombardamenti erano iniziati nel 1940 da parte dell'aviazione francese con risultati modesti. Solo dal 1943 iniziò la sistematica distruzione della città con i bombardamenti a tappeto. Proseguirono dal 9 al 13 luglio 1944 con incursioni diurne da parte degli americani e notturne da parte degli inglesi.Gastone Razzaguta,Livorno Nostra, Nuova Fortezza, Livorno 1980, p. 95.Marco Gioannini, Giulio Massobrio, Bombardate L'Italia, storia della guerra di distruzione aerea 1940-1945, Rizzoli Storica, Milano 2007, p. 294.
Situazione anteguerra Alla vigilia della seconda guerra mondiale, l'economia livornese stava vivendo una stagione di espansione, specialmente nel settore meccanico e l'indotto e un rafforzamento dei grandi gruppi industriali. Le piccole e medie società facevano fatica a sopravvivere, soprattutto per la mancanza di capitali poiché le banche preferivano sostenere le grandi iniziative industriali. Dopo il 1937 i motivi della ripresa industriale riguardano il porto e la politica economica del governo fascista che ha molti riflessi sull'industria di tutta la provincia. Con la legge del 1929 il porto di Livorno venne trasformato in un vero porto industriale dopo l'abolizione del porto franco. Nel territorio di questa legge venivano concessi vantaggi alle imprese che vi si erano costituite. Queste agevolazioni fiscali diedero l'avvio alla creazione di imprese industriali come la Motofides, la Genepesca, la raffineria Anic, la SA manifatture toscane, la Tubi Bonna e la Richard Ginori a cui si affiancarono altre imprese presenti nella zona. L'ampliamento delle imprese fu stimolato dal regime fascista, soprattutto nel settore energetico, chimico e in particolare quello delle gomme e dell'olio industriale. L'industria venne stimolata dall'industria bellica, soprattutto il cantiere Orlando a cui era affidata la costruzione di dieci cacciatorpedinieri e la Motofides per la produzione di commesse militari.Ivan Tognarini, Livorno nel XX secolo, gli anni cruciali di una città tra fascismo, resistenza e ricostruzione, Polistampa 2006, p. 425.
Bombardamenti più rilevanti
Il 16 giugno 1940, allarme dalle ore 1.30 alle ore 3.30; alle ore 2.30, l'aviazione francese lanciò su Livorno degli spezzoni che causarono lievi danni nel quartiere di Venezia, piazza Grande e piazza Magenta.Gastone Razzaguta, cit., p. 96. In un successivo bombardamento alle ore 4.45 del 22 giugno furono colpiti abbastanza gravemente l'albergo Palazzo e i bagni Pancaldi sul lungomare (allarme dalle ore 3.20 alle ore 5.30). Il 9 febbraio del 1941 (allarme ore 7.30 fino 10.05); fu il primo bombardamento inglese e fu colpita solo la zona dell'ANIC, a nord della città. Il 28 maggio 1943 (allarme ore 11.25-15.45) fu il primo gravissimo bombardamento e fu distrutta la stazione marittima e il quartiere di Venezia. Colpiti gravemente furono la piazza del Voltone, piazza Magenta, via Maggi, via Baciocchi, via Marradi, via Montebello, viale Regina Margherita, via Erbosa, il porto, la zona industriale e altri punti. Con il bombardamento del 28 maggio 1943 iniziò una tragica serie di bombardamenti che in tredici mesi causò enormi danni e tantissime vittime nella popolazione civile. Si annotarono 300 vittime e circa un migliaio di feriti. Degli edifici 170 furono distrutti, 300 gravemente danneggiati e 1300 danneggiati in forma lieve.
Seguirono settanta bombardamenti, di cui almeno cinque furono particolarmente efficaci, ovvero quelli del 28 giugno, 25 luglio del 1943 e del 14 aprile, 19 maggio, e 7 giugno 1944.
Azioni dei guastatori I guastatori tedeschi in circa un anno di occupazione della città, dal settembre 1943 al luglio del 1944, fecero brillare una grande quantità di mine, con le quali danneggiarono gravemente gli impianti del vecchio e del nuovo porto, distrussero gli stabilimenti balneari fino ad Antignano, fecero saltare il Fanale e diversi ponti.Gastone Razzaguta, cit., p. 99.
In città si ebbero le seguenti gravi esplosioni di mine: 13 novembre 1943: le potenti mine fatte saltare nel Collegio Convitto Menicanti in corso Amedeo distrussero gran parte del quartiere de l'Origine. 14 novembre 1943: un intero fabbricato all'angolo tra via Roma e via Cecconi salta in aria danneggiando le adiacenze. 10 luglio 1944: le mine distrussero, in Corso Amedeo, il vicolo delle Lavandaie e danneggiarono le adiacenze.
Nei giorni successivi alla Liberazione, l'ufficio tecnico comunale stimò al 33,3% gli edifici distrutti nel centro cittadino, il 28% quelli gravemente danneggiati, al 28.30% quelli danneggiati e solo l'8.30% quelli che rimasero illesi. Per quanto riguarda l'intera area urbana; il 43.14% degli stabili erano illesi, il 15.78% distrutti, il 14% gravemente danneggiati e il 26,14 solo leggermente.
La resistenza L'organizzazione di attività di resistenza a Livorno e dintorni, era resa difficile da un territorio povero di vegetazione boschiva e a ridosso di strade carrozzabili. I tedeschi fecero sgomberare il centro cittadino sia per via dei bombardamenti, sia per il timore di eventuali atti di ostilità da parte della popolazione nell'ipotesi di uno sbarco alleato. Per questo la città fu messa sotto lo status di “Zona Nera”.Gastone Razzaguta, cit., p. 109. Ciò limitò le azioni di organizzazione delle Squadre di azione patriottica e dei Gruppi di Azione Partigiana. I cittadini sfollarono nei paesi circostanti, anche questo ridusse la possibilità di reclutamento dalle nascenti formazioni partigiane. La brigata Oberdan Chiesa operava principalmente nel Livornese mentre nel resto della provincia si formarono formazioni come Val di Cornia e Val di Cecina.Ivan Tognarini, cit., p. 239.
La Resistenza si concretizzò nella pubblicazione di bollettini e giornali clandestini stampati a macchina. Due di essi investirono una notevole importanza informativa sulle attività dei partigiani, discussioni tra le forze politiche in vista della fine delle ostilità e della ripresa democratica.
La pubblicazione ufficiale della resistenza livornese fu la Riscossa, fondata nel gennaio del 1944 da Bernini, Caprai Vasco, Turini Bruno e Rebua Ottorino. La Rinascita, pubblicazione del Movimento Cristiano Sociale, ebbe diffusione a carattere regionale.Andrea Melosi, Resistenza, dopoguerra e ricostruzione a Livorno, Nuova Fortezza, Livorno 1984, p. 78.
A differenza di Genova, Bologna e Milano, Livorno non conobbe un fenomeno insurrezionale da un punto di vista militare e di mobilitazione popolare perché Livorno non poteva esprimere un livello di scontro armato.
Zona Nera I tedeschi dichiararono la città Zona Nera. Per zona nera si indicava la città evacuata con l'ordine di divieto di transito di ogni circolazione per pericolo mine, i trasgressori sarebbero stati fucilati a vista. La decisione delle autorità tedesche dello sfollamento forzato di gran parte della città era la prova del loro esclusivo potere su Livorno. Il comando militare emanò l'ordinanza di evacuazione della popolazione tramite il commissario prefettizio Cigliese il 30 ottobre 1943, motivandola con l'impossibilità di tutelare in altro modo la sicurezza dei livornesi di fronte all'evoluzione della situazione bellica ma anche volendo così evitare atti di ostilità da parte della popolazione nel caso di uno sbarco anglo-americano. I livornesi avevano solo dieci giorni (inizialmente otto) per abbandonare le loro case e data la scarsità di mezzi di trasporto erano costretti ad abbandonare gran parte dei loro averi. Gran parte della popolazione era comunque già sfollata e in seguito alla dichiarazione di zona nera anche a coloro che risiedevano fuori dall'area indicata venne consigliato di evacuare.
La zona nera comprendeva il centro storico, le zone industriali, l'Accademia navale, alcune zone costiere e interne.
Durante il periodo di zona nera della città, non ci fu alcun rispetto per gli abitanti della città e le loro abitazioni vennero saccheggiate ad opera dei tedeschi. Gli uffici comunali rimasero fino a che i tedeschi non dichiararono la città zona nera. Questa lontananza impediva a chiunque di rientrare in città per cui il municipio fu sfollato a Montenero.
Nei successivi bombardamenti a tappeto sulla città anche il Municipio venne colpito da tre bombe, una di esse distrusse l'angolo sinistro dell'edificio in cui era collocata la sala del sindaco, quella di rappresentanza della giunta e dei locali sottostanti.Ivan Tognarini, cit., p. 351.
Zone distrutte Centro urbano
Segue una lista, parziale, delle principali distruzioni subite dal centro cittadino. Via Grande: il decumano della città, già gravemente colpita dai precedenti bombardamenti aerei, rimase parzialmente distrutta dalle bombe lanciate il 7 giugno 1944; diversi palazzi furono colpiti e, con la ricostruzione, le uniche strutture lasciate in piedi furono il Cisternino e il Palazzo del Picchetto.Beppe Leonardini, Giovanni Corozzi, Giovanni Pentagna, Apocalisse 1943/45 distruzione di una città, Nuova Fortezza, Livorno 1984. Chiesa della Misericordia: apparteneva all'Arciconfraternita della Misericordia. La chiesa fu danneggiata e fu demolita durante la ricostruzione. Fortezza Vecchia e Fortezza Nuova: i due complessi fortificati subirono danni ingenti, che distrussero gran parte dei fabbricati ospitati all'interno. Chiesa dei Greci Uniti: gravemente danneggiata dai bombardamenti, la chiesa è stata restaurata ed in parte ricostruita. Villa Baciocchi: durante il bombardamento del 1943 una bomba colpì in pieno la villa Baciocchi, sede di un orfanotrofio retto dalle suore di San Vincenzo. Numerose furono le vittime fra bambine ospiti e le religiose. A testimonianza dell'evento, che colpì così duramente una parte più debole e indifesa della popolazione, è stata posta, sul luogo della tragedia in via Baciocchi n.15 oggi “pensionato la provvidenza” una lapide che recita: “questo Istituto Figlie della Provvidenza, già sereno ospite e gioioso ospizio a povere bimbe del popolo mutato ahimè per essere improvvisamente in asilo di morte, la tremenda mattina del 28 maggio 1943, risorge oggi più bello dalle sue rovine ricordo imperituro di vittime innocenti, monito solenne, perché al di sopra dell'odio trionfi l'amore che tutti affidano alla carità di Cristo”.
Sinagoga: il tempio israelitico, eretto all'inizio del Seicento, era tra le più importanti di tutto il bacino del Mediterraneo. La struttura venne gravemente danneggiata dai bombardamenti e, dopo successivi crolli e abbattimenti, rimase intatta solo la facciata che fronteggiava via Elia Benamozegh. Nel 1960 venne edificata una nuova Sinagoga per sostituire quella distrutta su progetto dell'architetto Angelo Di Castro.Beppe Leonardini, Giovanni Corozzi, Giovanni Pentagna, cit. Chiesa armena di San Gregorio Illuminatore: la chiesa settecentesca fu distrutta dalle bombe, depredata delle opere d'arte e ricostruita in parte, mantenendo solo la facciata originaria. Teatro Rossini: il teatro che si trovava fra via Fulgidi, via Rossini e via dei Carabinieri, gravemente danneggiato fu demolito nella ricostruzione, ma era chiuso da tempo. Palazzo Maurogordato: nel primo bombardamento del 1943 fu colpito in pieno il rifugio antiaereo che si trovava nelle vicinanze del palazzo, con accesso dallo scalandone del fosso, dove morirono un centinaio di persone.