Il metodo Stamina era un presunto trattamento medico, privo di validità scientifica, realizzato dal comunicatore pubblicitario Davide Vannoni (1966-2019)L'invenzione del metodo viene attribuita dalla stampa a Davide Vannoni; nella richiesta di brevetto, come inventore, viene invece indicata Enrica Molino (biologa dipendente della Stamina Foundation; cfr. ; ():
e proposto dalla Stamina Foundation, un'organizzazione da lui presiedutaLo status di onlus è stato rimosso in seguito a «sostanziale violazione» dei requisiti per il riconoscimento, «parziale carenza statutaria» e «mancanza di personalità giuridica che impedisce il riconoscimento della natura stessa dell'ente»; cfr. . Principalmente rivolto alle malattie neurodegenerative, pretendeva di basarsi sulla conversione di cellule staminali mesenchimali in neuroniSecondo il ricercatore Massimo Dominici che ha analizzato il materiale sequestrato dai NAS non vi sono tracce significative di cellule staminali: .
La vicenda ebbe ampia copertura mediatica arrivando a condizionare la politica e magistratura italiane, intervenute, ciascuna nel proprio ambito, a seguito del clamore mediatico della vicenda; il metodo, proposto da Vannoni e basato sull'impiego di staminali, avrebbe dovuto curare malattie per le quali la scienza non aveva ancora trovato rimedio, ma le risultanze sperimentali non ne hanno mai provato l'efficacia, e sia gli esperti nominati dal Ministero della salute italiano che le inchieste della magistratura ne hanno determinato la non applicabilità medica; la vicenda giudiziaria si concluse con una condanna per truffa.
Il parlamento italiano, a seguito della pressione dell'opinione pubblica, avviò una sperimentazione nel maggio 2013; Umberto Veronesi, fra i tanti medici contrari al metodo, sostenne che il caso «ripercorre il canovaccio delle vicende Bonifacio e Di Bella», cioè di sperimentazioni avviate sotto la spinta "della piazza" piuttosto che da criteri realmente scientifici. Il premio Nobel per la medicina Randy Schekman ha definito "criminale" il metodo Stamina e Davide Vannoni un "ciarlatano". Nell'ottobre del 2014 arriva la definitiva bocciatura da parte della commissione incaricata di valutare i presupposti per una sperimentazione.
Il metodo
Il metodo proposto da Stamina Foundation prevedeva la conversione di cellule staminali mesenchimali (cellule solitamente destinate alla generazione di tessuti ossei e adiposi) in neuroni, dopo una breve esposizione ad acido retinoico diluito in etanolo e conservate in alcool miristilico. La terapia consisteva nel prelievo di cellule dal midollo osseo dei pazienti, la loro manipolazione in vitro (incubazione delle cellule staminali per un periodo variabile da 2 a 4 ore in una soluzione 18 micromolare di acido retinoico) e infine la loro infusione nei pazienti stessi.
Vannoni ha ripetutamente evitato di rivelare i dettagli del suo metodo al di là di quelli disponibili nella sua domanda di brevetto. Nel 2012 l'Ufficio Brevetti degli Stati Uniti aveva parzialmente respinto la domanda di brevetto, con una procedura che consente la ri-presentazione; Vannoni comunque non l'ha più ripresentata. Il rifiuto era dovuto al fatto che la domanda aveva dettagli insufficienti riguardo alla metodologia, al fatto che è improbabile che la differenziazione cellulare si verifichi durante un periodo di incubazione così breve e che la comparsa di cellule nervose nella coltura rischierebbe di essere frutto di cambiamenti citotossici. Il metodo, al 2014, risultava ancora tenuto segreto dai suoi promotoriStamina e il segreto (di Pulcinella). Prometeus Magazine, 2 settembre 2013 e privo di una validazione scientifica che ne attestasse l'efficacia terapeutica. Non risultava, inoltre, che Vannoni avesse mai pubblicato alcun articolo sul metodo su riviste scientifiche sottoponendolo dunque ai consueti processi di revisione paritaria; i brevetti, che in un primo tempo aveva affermato di avere registrato a tutela del metodo, si sono dimostrati essere semplici domande di brevetto il cui iter risultò o concluso negativamente o in attesa di risposta alle domande degli esaminatori, che vi hanno rilevato lacune e sollevato numerose obiezioni a cura di Salvo Di GraziaIl metodo Vannoni svelato dai brevetti. Prometeus Magazine, 29 marzo. La rivista Nature ha inoltre scoperto che alcuni risultati presentati per la richiesta di brevetto provengono da altre pubblicazioni precedenti che sarebbero state usate senza autorizzazioneIl metodo Vannoni non c'è, che facciamo? - Prometeus Magazine, 3 luglio 2013.
Tale metodo viene descritto dal suo ideatore come utile per curare malattie di diverso tipo, anche molto diverse tra loro per cause, sintomi e decorso. In particolare, il metodo viene indicato da Vannoni per la cura di malattie neurodegenerative anche molto diverse tra di loro, dalla malattia di Parkinson alla SLA, alla sclerosi multipla alla malattia di Alzheimer e per i postumi di ictus e altro ancora.
Vannoni non ha mai prodotto prove scientifiche relative all'efficacia del metodo, ma ne ha sempre propugnato la validità. Oltre a lui, a riferire di presunti benefici derivanti dal trattamento ci furono alcuni genitori di bambini malati, il direttore sanitario degli spedali Civili di BresciaServizio de Le Iene trasmesso il 22 gennaio 2014 e un medico che ne aveva in cura alcuni, Marcello Villanova, membro della Associazione per lo studio delle atrofie muscolari spinali infantiliArticolo su La Stampa del 18/01/14 dal titolo Abbagli e suggestione sui bambini curati col metodo Stamina, presentato dal Movimento Pro Stamina Italia come uno tra i massimi esperti italiani di SMA1. Tali presunti benefici vennero messi in risalto da molteplici video, spesso autoprodotti, alcuni dei quali trasmessi nei servizi televisivi della trasmissione televisiva di infotainment, Le Iene, che mostrarono come alcuni bambini sembrassero compiere movimenti prima non possibili o avere maggiore tono muscolare; di fatto, il programma televisivo, nel corso delle numerose puntate in cui è stato affrontato l'argomento, presentò i fogli di dimissioni dei pazienti presentandoli invece come "cartelle cliniche", evidenziando solo parti in cui si accennava a presunti miglioramenti e talora presentando il metodo in questione come una cura in grado di salvare i malati e/o alleviarne i sintomi, altre volte come una semplice cura compassionevole, nonostante il metodo non fosse mai stato accettato (per carenza dei requisiti previsti per legge) come tale.
I benefici così presentati si rivelarono però, alle indagini della procura di Torino, sentiti esperti in materia, non solo non provati scientificamente ma frutto di esagerazionePuntata del 13 gennaio 2014 di Presa diretta o delle terapie adiuvanti cui questi bimbi erano stati sottoposti o della normale crescita che, nonostante la malattia, li accompagnava. Anche l'AIFA, dopo l'ispezione del 2013 presso gli Spedali Civili di Brescia, procedette all'analisi delle cartelle cliniche di 36 pazienti e, da esse, non risultava alcun miglioramento nei pazienti salvo che in tre casi e solo in base a valutazioni soggettive (i genitori riportavano miglioramenti nel caso di due bambini e un adulto riferiva di essere migliorato dalla patologia che lo affliggeva).
A dicembre 2013, Vannoni pubblicò sulla propria pagina Facebook una presentazione con alcuni studi delle cellule utilizzate, per rispondere alle accuse di non aver condotto valutazioni sulle cellule prodotte; gli studi riguardano la vitalità cellulare, l'analisi citofluorometrica dei biomarcatori immunofenotipici delle staminali mesenchimali, l'attività telomerasica (indice di possibile trasformazione maligna) e test di sterilità. I test mostrano dati positivi, ma ricevono critiche in quanto presentano dati parziali (ad esempio mostrano la presenza di staminali, ma non la loro differenziazione in senso neuronale), non contestualizzati, incoerenti (risultati diversi tra loro) e su campioni non significativi (spesso basati su cellule di un solo paziente), realizzati dalla stessa Stamina Foundation e quindi sono troppo autoreferenziati per essere credibili.
Storia Origine del "metodo" Davide Vannoni, laureato in Scienze della comunicazione e autore di testi di comunicazione persuasiva e pubblicità, docente presso l'Università "Niccolò Cusano", raccontò di avere avviato il progetto in seguito alla propria esperienza personale in quanto venne curato nel 2005 a Charkiv, in Ucraina, per una paralisi facciale con un trapianto di staminali; decide quindi di proporre il trattamento anche in Italia attraverso la società Re-Gene S.r.l., gestita, tra gli altri, anche dai due biologi che lo avevano curato in Ucraina (V"jačeslav Klimenko ed Elena Ščegel'skaja); prima si stabiliscono a Torino, nel sottoscala della sua azienda di ricerche di mercato e, in seguito, dopo l'entrata in vigore della disciplina europea del 2007 sulle terapie con staminali, a San Marino. Il metodo venne pubblicizzato da dépliant che raccontavano di «oltre mille casi trattati, un recupero del danno dal 70 al 100 percento (90 ictus con 72 recuperi [...]), una gamma di una ventina di malattie trattate» e da video che mostravano «un ballerino russo affetto da parkinson che si alzava dalla carrozzella e tornava a ballare», «di una giovane paralizzata dalla SLA che riprendeva a camminare», «di un uomo che guariva da una grave forma di psoriasi alle mani».
Nel maggio 2009, a seguito di un articolo del Corriere della Sera e ad un esposto di un dipendente della società Cognition, di cui Vannoni era amministratore, venne avviata un'inchiesta dal magistrato Raffaele Guariniello, che intendeva chiarire la posizione di Vannoni in merito all'uso di cellule staminali al di fuori dei protocolli sperimentali previsti dalla legge da parte della Re-Gene, che venne poi chiusa. Sul finire del 2009 compaiono sulla stampa diversi articoli giornalistici sulle attività di Vannoni, coinvolto in un intreccio di società e la fondazione Stamina. La stampa riportò di come Vannoni si presentasse come "dottore" (cosa tecnicamente vera anche se non lo era in medicina, ma in Scienze della comunicazione) e promettesse la cura di molte malattie neurodegenerative per cifre che oscillavano dai 20.000 ai 50.000 euro, raccomandando al paziente e ai familiari di mantenere il segreto in merito alla terapia in corso, eventualmente anche con i propri medici curanti, utilizzando metodi poco chiari e a volte con danni e conseguenze indesiderate. L'inchiesta giudiziaria coinvolse anche San Marino, dato che le cure venivano praticate anche in un centro estetico sammarinese privo di autorizzazione medica. Nell'agosto 2012, la procura dispose il rinvio a giudizio di 12 indagati, tra cui alcuni medici e lo stesso Vannoni, per ipotesi di reato di somministrazione di farmaci imperfetti e pericolosi per la salute pubblica, truffa e associazione per delinquere.