Fondatore nel 1790 del giornale Le Père Duchesne, iscritto al Club dei Cordiglieri e a quello dei Giacobini, divenne il rappresentante, dopo gli arrabbiati, dell'ala più radicale della Rivoluzione francese, dagli avversari chiamata "gruppo degli esagerati" o hébertisti. Fu arrestato e giustiziato durante il Regime del Terrore.

Biografia La giovinezza Jacques-René fu il figlio di Jacques Hébert (1693-1766), e di Marguerite Bunaiche de La Houdrie (1724-1787). Suo padre, orafo di Alençon, era una « rispettabile » figura della città:« Uomo onestissimo e buon cattolico »: lettera dell'intendente di Alençon al segretario di Stato, conte de Saint-Florentin, in L. Duval, Hébert chez lui, « La Révolution Française », XII, 1887, p. 968. proprietario di due case nel centro di Alençon e di una fattoria a Condé-sur-Sarthe, era tesoriere della chiesa Saint-Léonard e aveva rivestito la carica di primo giudice-console, di scabino e di luogotenente della milizia borghese.L. Duval, cit., XII, pp. 967 e 979. Rimasto vedovo nel 1751, si era risposato nel 1753 con Marguerite Bunaiche de La Houdrie, una ventinovenne di origini nobili che gli diede quattro figli: Jacqueline, nata nel 1755 ma morta in tenera età, Jacques-René nel 1757, Mélanie nel 1759 e Marguerite nel 1761.L. Duval, cit., XII, pp. 978-979.

Bambino « birichino e grazioso »,L. de la Sicotière, Histoire du collège d'Alençon, 1842, p. 26. quando il padre morì, nel 1766, fu mandato nel collegio di Alençon, da poco gestito, in luogo dei gesuiti, da preti secolari, in gran parte di scarse capacità.R. N. Desgenettes, Souvenirs de la fin du XVIIIe et du commencement du XIXe siècle, 1835, I, pp. 1-2. René-Nicolas Dufriche, creato barone Desgenettes da Napoleone I, fu un medico che servì nella Grande Armée. Il suo compagno di scuola Desgenettes definì Hébert un allievo pigro, mentre un suo accanito nemico riconobbe che egli, dotato di « disposizioni abbastanza felici », ottenne « qualche successo nel corso degli studi ».P. Turbat, Vie privée et politique de J.-R. Hébert, auteur du père Duchesne, 1794, p. 8. Il Turbat pubblicò anonimamente questo pamphlet subito dopo la morte di Hébert. Terminati gli studi nel 1776 e deciso a diventare avvocato, s'impiegò in uno studio legale di Boissey.G. Walter, Hébert et le Père Duchesne, 1946, p. 14.

Dividendo con altri i favori di Mme Coffin, piacente vedova di un farmacista, si mise nei guai. La notte del 16 maggio 1776 Hébert affisse sui muri di Alençon più copie di un manifesto anonimo nel quale, imitando scherzosamente lo stile giudiziario, qualificava di assassino un suo rivale, il dottor Clouet, e lo condannava al bando. Riconosciutone autore, fu denunciato e dopo un lungo processo, nel 1779 fu condannato a mille lire di risarcimento a favore del diffamato dottore. La somma era notevole ed Hébert preferì non pagare e lasciare la città, sottraendosi così all'arresto.G. Walter, cit., pp. 14-18 e 323-326. Dettagli sullaffaire Hébert-Clouet anche in L. Duval, cit., XII, pp. 1077-1084 e XIII, p. 43. La lettera di addio alla madre è in D. Mayer, J.-R. Hébert, l'auteur du « Pére Duchesne », avant la Journée du 10 Août 1792, 1888, pp. 14-15. Il risarcimento sarebbe stato pagato dalla madre nel 1784: cfr. G. Walter, cit., p. 326.

A Parigi Dopo un breve soggiorno a Rouen, nel 1780 Hébert arrivò a Parigi. Rimase presto senza denaro e furono anni di miseria, alleviata un poco dall'amico Desgenettes che nella capitale studiava medicina, da qualche lavoro saltuario - fece salassi per conto di un barbiere - dalla generosità di due graziose proprietarie di una salumeria e dal credito di un albergatore.R. N. Desgenettes, cit., p. 248. Finalmente, Dorfeuille e Gaillard, direttori del Théâtre des Variétés,Che allora si trovava al Palais Royal: . ai quali Hébért aveva proposto certe sue commedie, nel 1786 gli offrirono un impiego in teatro.P. Turbat, cit., p. 11.

Lavorò come magazziniere, poi come addetto ai biglietti e infine alla locazione, accompagnando dame e signori ai palchi loro assegnati. Il 28 agosto 1787, dopo la morte della madre avvenuta il 28 gennaio, ricevette la sua parte di eredità, consistente in 500 lire.G. Walter, cit., p. 327. Se le sue condizioni economiche erano soddisfacenti, egli non doveva però amare il suo lavoro, perché dopo quasi due anni lo lasciò improvvisamente nel novembre del 1788.G. Walter, cit., p. 22.

Sull'episodio interverrà alla fine del 1793 Camille Desmoulins, suo nemico politico, per sostenere che Hébert fu licenziato per aver rubato dei biglietti del teatro.Le Vieux Cordelier, n. 5, p. 76. Hébert rispose con un opuscolo, nel quale citava un'amichevole lettera del direttore Gaillard che gli dichiarava la sua stima e il dispiacere per la sua improvvisa partenza.J.-R. Hébert, auteur du Pére Duchesne, à Camille Desmoulins et compagnie, 1794, pp. 4-5. Turbat afferma, sulla scorta della testimonianza rilasciata da Mme Dubois nell'istruttoria del processo del 1794 contro Hébert, che egli avrebbe sottratto 3.000 lire dalle casse del teatro.P. Turbat, cit., p. 12. Il particolare non risulta però nella deposizione resa in udienza dalla Dubois.Procès instruit et jugé au tribunal révolutionnaire contre Hébert et consorts, 1794, pp. 82-83.

La Rivoluzione. Primi scritti

Privo, come tanti, del diritto di voto, alla convocazione degli Stati Generali dovette contentarsi di partecipare alle riunioni popolari che si tenevano giornalmente nei giardini del Palais Royal e per qualche tempo, nei giorni della presa della Bastiglia, fece parte della guardia nazionale.J.-R. Hébert, À Camille Desmoulins et compagnie, cit., pp. 7-8. Sfrattato per morosità, fece la conoscenza del dottor Boisset, un suo conterraneo che viveva a pensione dalla vedova Dubois, editrice e libraia presso il boulevard du Temple, a condizione di fornirle periodicamente qualche suo scritto.P. Turbat, cit., p. 16.

Boisset gli mise a disposizione un suo appartamento a Belleville e gli propose di scrivere per suo conto una brochure, La Lanterna magica, che del resto fu pubblicata anonima. Recensita favorevolmente l'11 febbraio 1790 dallObservateur di Feydel, in essa Hébert, che esalta la rivoluzione in corso, appare politicamente come un monarchico costituzionalista, pur essendo molto polemico nei confronti della nobiltà e del clero, che egli descrive come i cattivi geni della monarchia.G. Walter, cit., pp. 28-30.

Subito dopo aver consegnato all'editore il suo lavoro, Hébert scomparve, portandosi via due materassi e della biancheria appartenente al dottor Boisset, che impegnò al Monte di Pietà. Il legittimo proprietario si accontenterà, qualche settimana dopo, di un risarcimento in denaro.P. Turbat, cit., pp. 17-18. Può darsi che Hébert avesse giudicato insufficiente il compenso ricevuto per la sua prima fatica letteraria e si fosse risarcito a modo suo: è certo che egli si era scoperto scrittore e giornalista e già il 21 febbraio apparve il primo numero di un suo periodico, il Petit Carême de l'abbé Maury ou Sermons prêchés à l'Assemblée des enragés.G. Walter, cit., p. 31.

Sono degli opuscoli che, utilizzando il tipico linguaggio dei predicatori, prendono di mira l'abate Maury, il brillante oratore, difensore della monarchia e degli ordini privilegiati. Nello stesso tempo, Hébert mostra di stare dalla parte dei più poveri, di coloro che a mala pena « mangiano un pane nero guadagnato col sudore della loro fronte e impastato dalle loro lacrime », a fronte dei piaceri che i nobili si godono dall'infanzia fino all'estrema vecchiaia.J.-R. Hébert, Petit Carême de l'abbé Maury ou Sermons prêchés à l'Assemblée des enragés, n. 1, p. 3.

Il 4 aprile, nel decimo e ultimo numero dei suoi Sermons, Hébert annunciò la prossima uscita di un nuovo opuscolo, la Vie privée de M. l'abbé Maury, che vide la luce alla fine del mese. L'abate Maury è nato miracolosamente da una relazione della madre, Jacqueline la Pie, con la statua di san Guignolin,Guignolin, da guignol, equivale a marionetta, pulcinella. mentre gli amori con Mlle Guimard, la celebre ballerina, gli hanno procurato un priorato. In un opuscolo di poco successivo, Suite de la Vie privée de l'abbé Maury, Hébert scherza sulle origini molto popolari dell'abate difensore dei privilegi di classe.G. Walter, cit., pp. 33-35.

Chiuso il Petit Carême, Hébert pubblicò un nuovo periodico, Le Chien et le Chat. L'idea era di mettere idealmente a confronto in ogni numero due politici di diverso schieramento: nel primo numero si confrontarono i fratelli Mirabeau, Honoré e André, nel secondo il deputato contadino Gérard venne opposto al nobile Cazalès. Cambiata formula, senza successo, con Le Gardien des Capucins, Hébert nel quarto e ultimo numero del Le Chien et le Chat dipinse un entusiastico ritratto di Rousseau.G. Walter, cit., pp. 35-36.

La nascita del Père Duchesne

Non si sa quando apparve il primo numero del nuovo giornale di Hébert. Sta di fatto che a settembre circolavano a Parigi tre testate che si rifacevano al Père Duchesne, una figura della commedia dell'arte perennemente in collera, pronto a denunciare vizi e abusi, e già erano stati pubblicati alcuni opuscoli con protagonista tale personaggio, nonché un giornale effimero, il Retour du Père Duchesne, premier poélier du monde.G. Walter, cit., p. 45.

Le Lettres bougrement patriotiques du Pére Duchêne di Antoine Lemaire, il Père Duchesne dellabbé Jean-Charles Jumel e quello di Hébert si contesero la legittima paternità del titolo, e ciascuno mantenne il proprio. Quelli dei giornali di Jumel e di Hébert erano molto simili. Campeggiava una figura incisa con la pipa in bocca, e una didascalia perentoria: Je suis le véritable père Duchesne, foutre.G. Walter, cit., pp. 47-49.

Nei suoi primi mesi di vita il Père Duchesne di Hébert si mostrò favorevole alla monarchia e in particolare a Luigi XVI: « Ah, foutre, quel Re merita tutta la nostra riconoscenza », scrisse il 26 settembre 1790 e a novembre Luigi era ancora un « brave homme ». Nel febbraio del 1791, quando le zie del re Vittoria e Adelaide si trasferirono in Italia per quella che apparve subito come una fuga, il tono cominciò a cambiare: « quelle vecchie sempiterne » erano « l'anima di tutte le cospirazioni », e solo Luigi si mostrava ancora « degno » della famiglia reale,Le Père Duchesne, n. 35. avvertendo Maria Antonietta che l'Assemblea Nazionale potrebbe anche decretare il suo divorzio dando « al nostro bravo re una brava compagna che pensi come lui e gioisca di essere la regina di un popolo libero ».Le Père Duchesne, n. 36.

Tutto cambiò con il tentativo di fuga della coppia reale, terminata a Varennes il 21 giugno 1791. Luigi XVI passò da «buon re» a «un porco fottuto che non fa che ubriacarsi», ed Hébert si chiese che cosa mai bisognasse fare di «quel grosso maiale», proponendo di «ficcarlo» in una cella di detenzione dei pazzi, dal momento che non esistevano più i conventi dove un tempo si rinchiudevano «i re imbecilli e fannulloni».Le Père Duchesne, n. 59.

Il 15 luglio l'Assemblea Nazionale costituente proclamò inviolabile il re e sostenne, per salvare la monarchia, che non era fuggito ma si era tentato di rapirlo e condurlo all'estero. Nessuno credette a questa menzogna. Il 16 luglio Hébert si scatenò: «Quel coglione di Capeto regnerà ancora; malgrado la nazione, lo spergiuro sta prendendosi i suoi diritti. Dov'è dunque quella libertà di cui ci culliamo? No, vaffanculo, no, noi non siamo liberi, non siamo degni di esserlo perché a sangue freddo ce lo lasciamo mettere in culo in questo modo».Le Père Duchesne, n. 64.