Nepi è un comune italiano di abitanti della provincia di Viterbo nel Lazio.

Geografia fisica Territorio Il territorio comunale nepesino si estende su una vasta area nota come Agro Falisco, delimitato a sud e sud-ovest dai Monti Sabatini, a nord-ovest dai Monti Cimini e dalla Valle del Tevere a nord e ad est.

Benché il paesaggio dell'Agro Falisco appaia in lontananza come un'unica e piatta vallata, mossa solo da modeste collinette, l'immagine di questo territorio muta completamente non appena si decide di addentrarcisi, anche solo transitando sulle strade principali che lo attraversano. Profonde gole e burroni si aprono come squarci nel terreno. Luoghi suggestivi e spesso ancora selvaggi, caratterizzano fortemente il paesaggio di questi luoghi.

Le “Forre”, che rappresentano l'elemento geomorfologico caratteristico del territorio, sono delle larghe valli delimitate da pareti sub-verticali scavate dalla millenaria azione erosiva dei torrenti sul substrato vulcanico, depositatosi a seguito delle attività eruttive dei due complessi vulcanici, Vicano in misura maggiore, e Sabatino, datate tra 600.000 e circa 20.000 anni fa. Il protrarsi dell'erosione da parte dei due corsi d'acqua confluenti facenti parte de bacino del fiume Treja, Rio Falisco a nord e Rio Puzzolo a sud, ha isolato uno sperone tufaceo di forma triangolare, delimitato da pareti sub-verticali, dove é edificato il centro storico del paese. L'adattamento dell'uomo a questa morfologia, è la matrice degli sviluppi architettonici e soprattutto urbanistici di ogni insediamento nell'area. I "Cavoni", caratteristiche vie tagliate di epoca pre-romana, sono vie di comunicazione che univano le Forre coi pianori tufacei, costituiti da fenditure continue operate dall'uomo nella roccia vulcanica delimitate da pareti verticali.

In questo contesto si inserisce l'abitato di Nepi, città sorta in epoca antica. La morfologia stessa del territorio ha facilitato l'insediamento umano, avendo creato dei luoghi già di per sé difesi naturalmente e difficilmente accessibili. Inoltre la consistenza del tufo locale, ha favorito sin dalle epoche più remote la creazione di insediamenti rupestri e di necropoli.

Queste valli furono abitate sin dalla più remota preistoria. Numerosi sono stati infatti i ritrovamenti archeologici di utensili in pietra scheggiata e frammenti di vasi con segni di cottura. Questi insediamenti rupestri furono abitati quindi per lungo tempo, dal neolitico all'inizio dell'età del ferro. Al centro di questo territorio, si trova la Valle Suppentonia, ovvero la forra che partendo da Nepi, giunge fin quasi sotto Civita Castellana, dove il fosso del Ponte si getta nel Treja. La particolarità di questa lunga forra è quella di raggiungere dimensioni molto rilevanti, specie nei pressi di Castel Sant'Elia, superando in alcuni punti i cento metri di altezza. Le sue pareti spesso a perpendicolo, sono rivestite di una rigogliosa e spesso impenetrabile vegetazione; numerose sono le cascate formate dai torrenti che scorrono nel fondovalle.

Clima il clima è mite, umido in inverno e secco in estate.

Origini del nome Nepi: l'antica Nepet o Nepete, deriverebbe il suo nome dalla parola etrusca Nepa, ovvero acqua. Quindi Nepi è "città delle acque", tanto da portare i segni di questo ancestrale legame nel nome stesso. La leggenda della sua fondazione ci parla di un particolare serpente acquatico, adorato da questi antichi popoli come divinità, il quale uscì allo scoperto mentre il mitico fondatore Termo LarteMentre Termo sarebbe il suo nome, Larte (Laerte) indicherebbe la carica di capo/maestro che quest'uomo assunse, indicato nella legenda quale capotribù o comunque il promotore del congregarsi delle diverse popolazioni che occupavano questo territorio e promotore della fondazione di un'unica città. Una raffigurazione di questo evento si trova nella Sala Nobile del Palazzo Comunale, affresco risalente al secolo XIX, dove vediamo il fondatore con i suoi familiari ed un sacerdote, mentre stupiti e impauriti vedono uscir fuori da un gruppo di massi il grosso e verde serpente. Sullo sfondo, su un pianoro di tufo, fervono i lavori della costruzione della nuova città. era intento a tracciare il solco del pomerio del nuovo insediamento. Questo venne interpretato come simbolo di buon auspicio e la città venne consacrata alla divinità che aveva voluto manifestarsi proprio durante il sacro atto della fondazione. Un'altra interpretazione del nome vorrebbe collegarlo con una divinità mediorientale che aveva fattezze di scorpioneSi definiscono Nepidae la famiglia degli scorpioni d'acqua e in particolare Nepa la sottofamiglia presente in Europa., mettendo in relazione questo animale con la forma che i torrenti formano intorno allo sperone su cui sorge la cittàAnche in Astrologia, lo scorpione rientra proprio nei tre segni che compongono il cosiddetto "Trigono d'acqua" insieme con il segno dei pesci e del cancro.. Ancora un animale legato all'acqua. Serpenti, scorpioni; in ogni caso il rapporto fortissimo che da sempre Nepi ha avuto con l'acqua è evidente. La quantità di torrenti e fonti, d'acque ferruginose, solforose e minerali, di solfatare, ancora oggi palesa la caratteristica di questo territorio.A questo va aggiunto che la medesima radice del nome Nepi, la ritroviamo molto spesso in relazione con l'acqua. Come ad esempio nel nome di molti fiumi, come il Nera in Umbria, affluente del Tevere, e nella stessa parola "acqua", "νερό" in greco. Il nome stesso del dio del mare Nettuno, in Latino Neptūnus, ha fondamentalmente ancora una volta la stessa radice.

Storia Fondazione Numerosi ritrovamenti archeologici nel territorio circostante testimoniano il popolamento dell'area in epoche antiche. In particolare due insediamenti vicini alla città, il Pizzo e Torre Stroppa, sono fiorenti fino all’età del bronzo finale (XI secolo a.C.). Dopo un periodo di spopolamento, nel corso del quale i gruppi residenti contribuirono a formare la grande città di Veio e Poggio Sommavilla, durato circa un secolo, le tracce archeologiche indicano un inizio dell’occupazione dello sperone tufaceo di Nepi a partire dal secolo VIII a.C. Da questo momento e fino alla conquista romana il centro urbano di Nepi fu parte integrante del territorio narcense e le sue produzioni artigianali mostrano affinità con quelle della vicina Falerii (attuale Civita Castellana, i cui abitanti erano appunto i Falisci).

Epoca romana La prima notizia documentata è quella riportata da T. Livio, in cui si evince che nel 383 a.C. Nepi è alleata con Roma. L'epoca è quella in cui la nascente potenza romana sta via via conquistando le zone di influenza etrusca e falisca. Nepi e Sutri sono definite proprio da T. Livio «Claustra Etruriae» e «Antemuralis Etruriae» proprio per l'importanza strategica di questi due antichi insediamenti. Il periodo romano la vede diventare "municipium", città ricca e potente. Numerosi i resti archeologici a noi pervenuti di quel periodo. Le ville patrizie disseminate nel territorio, l'anfiteatro, le cosiddette "Terme dei Gracchi", mausolei lungo la via Amerina-Annia, cippi, statue e molteplici lapidi.

Durante la seconda guerra punica insieme ad altre undici colonie latine, rifiuta il suo supporto a Roma, ma come narratoci sempre da T. Livio, la conseguenza a questa decisione fu quella di pagare in doppia misura.

Medioevo Sede vescovile già nel IV secolo, come riportato nelle sottoscrizioni ai vari Concili romani. Saccheggiata più volte durante le invasioni barbariche, conobbe proprio nell'alto Medioevo un periodo di notevole splendore per il fatto di essere attraversata dalla via Amerina-Annia, unica arteria a congiungere durante le guerre greco-gotiche Roma a Ravenna. Riprova della sua importanza fu l'invio del nutrito esercito guidato dal duca Leonzio a difesa della città, da parte del pontefice S. Gregorio Magno.

Durante l'VIII secolo, Totone, nobile nepesino di stirpe longobarda, ricordato dalla storia quale Duca di Nepi, discese su Roma forte di un esercito, col quale assoggettò la città eterna divenendone Duca e interferendo nel conclave del 768, fece nominare papa suo fratello, che salì al soglio pontificio col nome di Costantino II. L'anno successivo il suo potere ebbe fine per mano dell'opposta fazione che uccise Totone e destituì suo fratello, che accecato finì i suoi giorni rinchiuso in un monastero.

Nel 915 i Nepesini sconfiggono in uno scontro decisivo i saraceni.

Nel 1002 moriva a Castel PaternoCastel Paterno, antichissimo insediamento preetrusco, sorgeva su un pianoro tufaceo dominante il fiume Treja alla confluenza col Fosso del Ponte, proprio alla fine della Valle Suppentonia. Oggi i suoi affascinanti resti, ricadono nel comune di Faleria. Ben conservato ancora il perimetro difensivo, alcune strutture all'interno dell'insediamento e soprattutto le numerose abitazioni rupestri a picco sulla forra. (all'epoca ricadente nel territorio Nepesino) Ottone III di SassoniaOttone III di Sassonia morì nel 1002, forse di malaria o ucciso da una congiura orchestrata dalle famiglie patrizie romane, in particolare da quella dei Crescenzio, maggiori osteggiatori dell'impresa di restaurare l'impero romano. Una leggenda medievale narra infatti che Stefania, vedova di Crescenzio, da lui fatto uccidere qualche anno prima, lo abbia sedotto eppoi avvelenato per vendetta.A tal proposito all'interno del vecchio palazzo comunale di Castel Sant'Elia era conservato, fino alla seconda guerra mondiale, un logoro tronco d'albero secolare. Si dice che quello fosse la pianta sotto la quale l'imperatore morì., restauratore del Sacro Romano impero, mentre cercava rifugio dall'incalzante opposizione delle nobili famiglie romane.

Nepi si costituì Libero Comune nel 1131, come testimoniato dalla lapide del primo patto comunaleTraduzione della lapide posta tuttora sotto il portico della Cattedrale di Nepi, a sigillo del primo patto comunale: "Anno del Signore 1131, al tempo di Anacleto II papa, nel mese di luglio, indizione VIII. I cavalieri e i Consoli di Nepi stabiliscono con giuramento che se qualcuno di loro vuole infrangere la nostra società sia cacciato con i suoi seguaci da ogni onore e dignità e inoltre con Giuda e Caifa e Pilato spartisca il suo destino (dopo morto); e ancora, sopporti una morte infame come Galeone che tradì i suoi compagni e di lui non sia più memoria, ma sieda alla rovescia su di un'asina e tenga la coda in mano"A proposito della lapide del primo patto comunale del 1131, possono essere fatte interessanti considerazioni sulla società nepesina dell'epoca: La presenza di queste due categorie dei MILITES (cavalieri) e CONSULES (Consoli), ovvero le autorità militari e civili è un richiamo molto forte e ben evidente alla tradizione romana, probabilmente ancora ben viva nella Nepi del XII secolo.

Inoltre le condanne terribili che vengono lanciate sui sovvertitori di quest'ordine appena costituito, richiamano due legende medievali molto conosciute. La prima, la ritroveremo due secoli dopo circa nell'Inferno dell'Alighieri: Giuda, Caifa e Pilato, nella bocca di Satana, perennemente masticati dalla Bestia. Ed infine l'infame Galeone (Gano di Maganza?), personaggio della "Chanson de Roland" poema del ciclo carolingio, che traditore della patria venne squartato vivo e i suoi resti bruciati e le ceneri disperse al vento. Anche l'essere esposti al pubblico ludibrio, alla rovescia su di un'asina, mentre con la mano gli si regge la coda, era in epoche passate segno di estremo disonore. In entrambi i casi la citazione puntuale di accadimenti e situazioni tratte da opere letterarie francesi, mostra gli stretti scambi culturali che venivano a crearsi proprio lungo i territori attraversati dalla via Francigena e dalle altre vie di pellegrinaggio. Ricordiamoci che la via Cassia è in quest'ultimo tratto, l'asse stradale principale che portava i pellegrini a Roma. Su queste vie insieme con le persone e le mercanzie, viaggiava anche la cultura e il costume.