Il United States Holocaust Memorial Museum (USHMM) è il museo dell'olocausto ufficiale degli Stati Uniti d'America. Sito nella capitale Washington, il museo provvede la documentazione, lo studio e l'interpretazione della storia dell'Olocausto. Il museo si è dedicato a prevenire i genocidi, a difendere la dignità umana e a rafforzare la democrazia in tutto il mondo. Uno degli studi che ha suscitato maggiore interesse riguarda lo stabilire la giusta portata dell'Olocausto sia in termini di siti implicati, sia in numero di vittime. Ad avviso degli storici del Museo, infatti, il numero dei siti implicati nell'Olocausto è di gran lunga superiore a quanto originariamente ritenuto (sono stati censiti circa 42.500 tra campi di concentramento, ghetti, campi di lavoro, ecc.). Ciò porterebbe a stimare il numero complessivo delle vittime dell'Olocausto (inclusi i non ebrei) tra i 15 e i 20 milioni (oltre i 6 milioni ebrei vanno infatti considerati civili russi, polacchi e serbi, rom, disabili, omosessuali, testimoni di Geova, ed altre minoranze perseguitate).Si veda a questo proposito la pagina ufficiale del Museo dell'Olocausto, che riporta le statistiche più aggiornate sulle vittime dell'Olocausto. La notizia, correttamente anticipata dal giornale "Independent" (3 marzo 2013) e da altre testate (incluso The World Post, 2 marzo 2013, e RAI.it, 3 marzo 2013), è stato erroneamente interpretata da alcuni organi di informazione italiana come se si riferisse al numero delle sole vittime ebree. Il Giornale.it (5 marzo 2013) ha intitolato: "Olocausto, uno studio choc rivela: Uccisi 15-20 milioni di ebrei". Anche "Il Fatto Quotidiano" (5 marzo 2013) riporta che "per il Museo dell'Olocausto di Washington gli ebrei sterminati dai nazisti furono da 15 a 20 milioni". Mai gli studiosi del Museo dell'Olocausto hanno affermato una cosa del genere (lo stesso Museo riporta che il totale della popolazione ebraica in Europa prima dell'Olocausto era di circa 9.5 milioni. Il sensazionalismo della notizia dei "15-20 milioni di vittime ebree" è solo frutto di un fraintendimento del testo inglese del comunicato stampa.
Dati significativi
Con un budget poco meno di 78,7 milioni di dollari (47,3 milioni di dollari provenienti da fondi federali e 31,4 milioni di dollari da donazioni private), nel 2008, il Museo ha avuto un organico di circa 400 dipendenti, 125 collaboratori, 650 volontari, 91 sopravvissuti all'Olocausto, e 175.000 soci. Ha uffici locali di New York, Boston, Boca Raton, Chicago, Los Angeles e Dallas.
Fin dalla sua inaugurazione, il 22 aprile 1993, il Museo ha accolto quasi 30 milioni di visitatori, tra cui più di 8 milioni di bambini in età scolare. Ha inoltre ricevuto 91 capi di stato e più di 3.500 funzionari stranieri provenienti da oltre 132 paesi. I visitatori del museo provenienti da tutto il mondo sono stati per il 90% visitatori non ebrei. Il suo sito web ha avuto 25 milioni di visite nel 2008 con una media giornaliera di visite da 100 diversi paesi del mondo. Il 35% di queste visite erano di appartenenti a paesi al di fuori degli Stati Uniti e con più di 238.000 visite provenienti da paesi a maggioranza musulmana.
Le collezioni"Il sito del United States Holocaust Memorial Museum propone un'offerta sterminata di materiali. La parte storica contiene una vera e propria enciclopedia dell'Olocausto corredata da mappe interattive. Oltre alle informazioni sulla parte museale, il sito è anche una monumentale risorsa per la didattica e la ricerca sulla Shoah e sui genocidi in generale" Il Museo recensito dalla RAII siti web esteri del museo contengono più 12.750 reperti, 49 milioni di pagine di documenti, 80.000 fotografie storiche, 200.000 registrazioni dei sopravvissuti, 1.000 ore di filmati, 84.000 voci in catalogo, e 9.000 testimonianze di storie orali. Ha anche insegnanti borsisti in ogni stato degli Stati Uniti e dal 1994 ha accolto anche 400 borsisti universitari provenienti da 26 diversi paesi da tutto il mondo.
I ricercatori del United States Holocaust Memorial Museum, hanno documentato inoltre 42.500 ghetti e campi di concentramento costruiti dai nazisti dal 1933 al 1945 nell'Europa controllata dai tedeschi.Lichtblau, Eric. "The Holocaust Just Got More Shocking." The New York Times. March 3, 2013.
Storia
Il 1º novembre 1978, il presidente Jimmy Carter designò la Commissione presidenziale sull'olocausto, presieduta da Elie Wiesel, un autore di primo piano sopravvissuto all'Olocausto. Wiesel ebbe un mandato esplorativo per la creazione e l'organizzazione di un memoriale alle vittime dell'Olocausto e di stabilire una commemorazione annuale in loro memoria.
Il 27 settembre 1979 la Commissione presentò la sua relazione al presidente, raccomandando che il museo nazionale, memoriale dell'Olocausto, fosse stabilito a Washington e fosse composto da tre istituzioni principali: Un museo/memoriale nazionale, una fondazione educativa, e un comitato per la Coscienza
Nel 1980, dopo il voto unanime, da parte del Congresso degli Stati Uniti, per la costruzione del museo, il governo federale mise a disposizione per la sua realizzazione, 1,9 acri di terra adiacente al Monumento a Washington.
Sotto la direzione di Jeshajahu Weinberg e il presidente del Comitato Miles Lerman, furono utilizzati circa 190 milioni di dollari, provenienti da fondi privati, per la progettazione edilizia, per l'acquisizione degli artefatti del Museo e per la creazione dell'esposizione. A ottobre del 1988, il presidente Ronald Reagan pose quindi la prima pietra dell'edificio del museo.
Il Museo fu progettato dall'architetto James Ingo Freed. Fu inaugurato il 22 aprile 1993 con interventi del presidente statunitense Bill Clinton, di quello israeliano Chaim Herzog, di Harvey Meyerhoff, e dell'incaricato ufficiale alla sua realizzazione Elie Wiesel. Il 26 aprile 1993, il museo fu aperto al pubblico con un primo importante ospite, Tenzin Gyatso, 14º Dalai Lama del Tibet.
Nel 1999, l'organo di governance del Museo ovvero il Consiglio dell'USHMM, ha eletto Sara J. Bloomfield come secondo direttore del museo. Sotto la sua guida, il Museo ha ricevuto nuovo impulso creando una serie di programmi significativi. Questi sono stati: il "National Institute for Holocaust Education" (l'Istituto Nazionale per l'Educazione sull'Olocausto), il "Center for Advanced Holocaust Studies" (il Centro Avanzato per gli Studi sull'Olocausto) e la "Academy for Genocide Prevention" (L'Accademia per la Prevenzione dei Genocidi).
La Bloomfield inoltre, ha avuto un ruolo primario nella creazione dell' "International Tracing Service Archive" e come supervisore ha organizzato mostre importanti con una vasta partecipazione di pubblico come:La storia non conosciuta del Ghetto di Kovno (tenuta dal 1997 ad oggi); Le Olimpiadi naziste di Berlino del 1936 (dal 1996 al 1997) (e ancora oggi itinerante negli Stati Uniti), e La liberazione nel 1945 (dal 1995 al 1996). La Bloomfield è stata inoltre ideatrice del programma delle mostre itineranti del Museo, che già nel primo anno da quando furono stabilite, ha avuto quattro mostre in 12 città degli Stati Uniti. Sotto la sua supervisione inoltre sono stati stampati due importanti pubblicazioni: La liberazione nel 1945 (USHMM, 1995) e La storia non conosciuta del Ghetto Kovno (Bullfinch Press, 1997) che sono state di supporto alle due mostre itineranti.
Architettura e suddivisione della location
Il museo fu progettato dall'architetto James Ingo Freed (Essen, 23 giugno 1930 – New York, 15 dicembre 2005) della Pei Cobb Freed & Partners, in collaborazione con Finegold Alexander & Associates Inc. Nato da una famiglia ebrea in Germania, l'architetto James Freed si rifugiò negli Stati Uniti quando aveva appena nove anni ovvero nel 1939, quando con i suoi genitori fuggì dall'Europa per scampare alle persecuzioni del regime nazista.
L'esterno dell'edificio si confonde con l'architettura neoclassica georgiana e moderna di Washington DC. Entrando nel museo, le cose cambiano. Infatti ogni elemento architettonico sembra diventare un nuovo elemento di allusione alla Shoah.
Nel progettare l'edificio, Freed ha fatto diverse ricerche che hanno comportato non solo lo studio degli edifici della architettura tedesca della seconda guerra mondiale, ma ha visitato anche i siti dell'Olocausto in tutta Europa. Sia l'edificio del museo sia le mostre in esso contenute hanno lo scopo di evocare l'inganno, la paura, e solennità, in contrasto con il comfort e la grandezza degli edifici pubblici della capitale americana. Il Museo ha anche due teatri, spazi per esposizioni temporanee, una grande biblioteca per la ricerca e un archivio, un centro interattivo di apprendimento, aule, uno spazio per il memoriale, e aree dedicate alla discussione.
Mostre
Sono due le mostre del museo aperte dal 1993, quella della Sala della Memoria e la più grande, la Mostra Permanente. Vengono tenute inoltre numerose e regolari mostre temporanee su temi legati alla Shoah e ai diritti umani violati nel mondo. L'USHMM organizza negli Stati Uniti in particolar modo e su richiesta in altri paesi, mostre itineranti.
Sala della Memoria
Di forma esagonale la Sala della Memoria è il memoriale ufficiale del museo alle vittime e ai sopravvissuti dell'Olocausto. La sala, volutamente disadorna, contiene in primo piano la fiamma eterna posta su un contenitore nero contenente le ceneri provenienti dai campi di concentramento d'Europa.
Questo è il luogo della memoria, i visitatori possono partecipare alla commemorazione accendendo candele e ponendosi presso la fiamma eterna in silenziosa riflessione.
La sala è sovrastata da una immensa scritta riportante un passo biblico delle Scritture Ebraiche (Vecchio Testamento) ovvero quello di Deuteronomio capitolo 30 versetto 19 che riporta le parole di Dio pronunciate da Mosè al popolo di Israele () in cui si esprime la vita come scelta.
L'ambasciata d'Italia a Washington ha partecipato ad alcune manifestazioni che si sono svolte nella Sala della Memoria. Nel 2011, ad esempio nel sito ufficiale della ambasciata d'Italia a Washington si legge: " La capitale americana ha ricordato le vittime della Shoah con una cerimonia nella sala della memoria del Museo dell'Olocausto. Membri del Congresso e dell'Amministrazione Usa, ambasciatori e esponenti della comunità ebraica hanno ascoltato le parole di Martin Weiss, prigioniero ad Auschwitz, insieme alle storie di alcuni sopravvissuti all'orrore dei lager, accendendo la tradizionale candela della memoria.
L'ambasciatore italiano Giulio Terzi di Sant'Agata affermò che: "[....] l'Italia ha fatto di questo giorno un'occasione ufficiale e pubblica di riflessione su un momento buio della civiltà umana, affinché i nostri figli, in Italia e nel mondo, non dimentichino e siano sempre protagonisti nella battaglia contro ogni discriminazione".
Mostra permanente
La mostra permanente dell'USHMM occupa la maggior parte della superficie del museo ed è la parte del museo più visitata snodandosi per tre piani ovvero il secondo, il terzo e il quarto piano. In questi tre piani è mostrata la storia cronologica della Shoah con l'ausilio di 900 reperti, 70 video e quattro teatri che mostrano filmati storici e racconti di testimoni oculari. Il programma della visita alla 'permanente' inizia dal quarto piano, prosegue al terzo e si conclude al secondo piano seguendo l'iter della cronologia dell'olocausto.
Quarto piano - La mostra parte con l'ascesa al potere dei nazisti, 1933-1939, segue l'ideologia della razza ariana, la notte dei cristalli, l'antisemitismo e si conclude con la risposta americana alla Germania nazista. I visitatori proseguono quindi a piedi fino al: Terzo piano - Qui la mostra dimostra tutto sui ghetti e sulla soluzione finale della questione ebraica (Endlösung der Judenfrage), con la quale i nazisti cercano di sterminare gli ebrei europei uccidendone sei milioni, di cui molti nelle camere a gas.