La VII Triennale di Milano si tenne nel 1940, nel pieno della seconda guerra mondiale e quindi in un clima di crisi politica, economica e sociale. La Triennale - dopo l'avvento del fascismo - ebbe un compito ben definito nella vita dell'Italia fascista. La Triennale si adoperò per valorizzare la casa operaia, le colonie marine, il cinema, l'arte, la stazione ferroviaria, l'aeroporto, gli oggetti di uso quotidiano. Palazzo dell'arte, Padiglione, il parco e la Galleria laterale ospitano gli allestimenti dei progettisti, dei pittori e degli scultori che parteciparono all'esposizione di Milano.
Introduzione
La Triennale ebbe da sempre un compito fondamentale nell'Italia fascista, e ha risolto innumerevoli problemi inerenti alla vita moderna. La VII Triennale si adopera per valorizzare uomini e materiali, estetica e autarchia, andando verso il popolo con progetti, lavori artigiani e industriali, con perfezionamenti tecnici e proposte estetiche. Tutta la sezione di architettura, l'arredamento dell'albergo, dell'ufficio e della nave, le sezioni delle scuole d'arte sono aspetti della vita moderna che la Triennale riesamina per rinnovarli e perfezionarli. La mostra del libro Italiano antico di architettura sta a significare la fantasia degli artisti italiani. La rassegna dell'antico pizzo italiano, esposto accanto alla sala del pizzo e del ricamo moderni, testimoniano il lavoro delle donne nella storia dell'arte italiana. La produzione italiana si è ancora una volta rinnovata nel gusto e nella tecnica senza dimenticare il minimo mezzo e del costo. I negozi di arte decorativa presentano una produzione di oggetti e di mobili dei quali le Triennali vantano la paternità. La settima Triennale guida artisti e pubblico verso la conoscenza e l'amore dell'opera d'arte in sé, riaffermando il prestigio dell'arte italiana in tutti i settori, fedele a una missione di civiltà e bellezza, feconda d'utilità per il lavoro e di splendore per gli italiani. La fama di cui gode la Triennale è testimoniata dalla partecipazione di nazioni estere come la Francia, la Germania, la Romania, l'Ungheria, la Svezia, la Svizzera. La Triennale le ospita e le saluta.
Le Sezioni che componevano la VII Triennale La mostra è topograficamente divisa in tre grandi settori: Palazzo dell'arte, Padiglione nel parco, Galleria laterale e nelle zone adiacenti al parco nord.
Nel palazzo sono raccolte: le sezioni straniere, la mostra internazionale del cinema, le mostre italiane dell'architettura, dei vetri, metalli e dell'artigianato e dell'arredamento.
Nel padiglione sono esposte: le mostre dell'arte sacra e le mostre temporanee.
Nella galleria laterale si susseguono: la mostra internazionale della produzione in serie, l'arredamento per nave da guerra, per quello alberghiero e per ufficio, la mostra del giardino e infine quella dell'arte grafica.
Palazzo dell'arte: Piano terra Mostra delle vetrine In questa sezione dedicata alle vetrine hanno partecipato le più disparate aziende, dalla Nestlé per i prodotti alimentare all'Olivetti per le macchina da scrivere. Nell'allestimento, caratterizzato da un'atmosfera eterogenea, lo scopo è quello di presentare un'idea ordinata di arte capace di valorizzare il prodotto nonostante la varietà di "articoli" dissociati tra loro. La mostra è infatti suddivisa in diversi scompartimenti, allestiti da artisti appartenenti ad ogni tipo di "arte" immaginabile (cibo, moda, scrittura, lettura...).
Mostra del cinema Nell'aprile del 1940 Comencini e Lattuada organizzano, nell'ambito della VII Triennale di Milano, la Mostra del cinema al Palazzo dell'arte al Parco, dove ideano e realizzano la rassegna Cinema retrospettivo, al cui interno furono proiettati film mai visti in Italia, come La grande illusione (1937) di Jean Renoir. La mostra del cinema allestita nella Triennale di Milano del 1940, non ha precedenti per il suo particolare aspetto e per i suoi intenti polemici, né in Italia né all'estero. Questo allestimento, infatti, non si propone di rappresentare il fenomeno del cinema nei suoi aspetti tecnici ed estetici, non ha come intento quello di glorificare la novità del cinema stesso, bensì di analizzare la sua formazione, di cercare di individuare dalle sue origini fino all'anno della mostra, i movimenti che rispondono alle correnti storiche del XX secolo Così l'interesse non è volto tanto ai capolavori dello schermo o agli artisti più celebri, quanto alle caratteristiche generali della produzione osservata storicamente nella vita dei singoli paesi. Per esporre al meglio il percorso storico del mondo del cinema, è stato necessario per gli organizzatori della mostra porre una netta distinzione tra il cinema americano e il cinema europeo: di quest'ultimo infatti si nota un continuo susseguirsi di tendenze e di esperienze diverse che sono conseguenza del fermento rivoluzionario, artistico e filosofico; mentre in quello americano si intuisce uno svolgimento rettilineo, costantemente preoccupato di scrutare, attraverso questa nuova forma di documentazione, l'attualità della vita quotidiana. In Europa il cinema, durante il primo periodo della propria storia non ha carattere né artistico né documentario ed è semplicemente un mezzo magico per creare nelle folle favolosi incantesimi. Le possibilità tecniche del cinema sono tali, infatti, da stimolare la fantasia: questo primo momento di vivace entusiasmo, che è dominato dalla figura di Georges Méliès, da veramente al cinema, quasi inconsapevolmente, opere di un indiscutibile valore poetico. Entrato poi nella fase riflessiva, il cinema è riconosciuto come un nuovo modo dell'arte e subisce quindi l'influenza dei letterati e degli artisti.
Opere esposte: Disegni per lanterne magiche, nonché forme di proiezione di immagini dipinte su vetro in una stanza buia, tramite una scatola chiusa contenente una candela, la cui luce è filtrata da un foro sul quale è applicata una lente. La lanterna magica è un fondamentale punto nella storia del cinema, in quanto si tratta del dispositivo del precinema più vicino allo spettacolo cinematografico vero e proprio. Collezione di bozzetti di scene che mette in piena luce l'importanza dell'apporto degli scenografi. Così, oltre alle rassegne del cinema italiano e dell'espressionismo tedesco e dell'avanguardia francese, la mostra ospita una importante documentazione dell'opera di Lazare Meerson, il grande scenografo russo che ha portato il cinema europeo al realismo poetico degli anni 40. Meerson fu il principale collaboratore di René Clair e Jacques Feyder. Egli contribuì a definire l'atmosfera del realismo poetico francese degli anni Trenta, influenzando un'intera generazione di scenografi, tra i quali Alexander Trauner e André Barsacq. La sua poetica si colloca agli antipodi dell'Espressionismo tedesco. I bozzetti esposti riguardano le seguenti opere cinematografiche: "The Schaks", "Fire Over England", "Le 14 Juillet", "Les Beaux Jours", "La Kermesse Héroique", "Knight Without Armour". La mostra retrospettiva dello scenografo Lazare Meerson è stata allestita grazie alla signora Mary Meerson che ha acconsentito al prestito dei disegni e dei bozzetti originali. Proiezione di film retrospettivi, tra i più interessanti, al fine di documentare la storia dell'arte cinematografica. In visione privata è stato presentato un film del 1932: La Chienne di Renoir. Il modo in cui è narrata la storia è innovativo, ed è questo uno degli aspetti che la mostra vuole mettere in evidenza: il modo di comunicare del cinema. La Chienne è uscito nei primi anni del "parlato" ma Renoir non si è fatto trascinare dall'evento, sfruttando invece il sonoro per creare dei bellissimi effetti. Oltre a La Chienne il Teatro della Triennale ha offerto agli amatori Tabù di Murnau, La grande illusione di Renoir, Il Vampiro di Dreyer, Entr'acte di Clair, L'angelo azzurro di Sternberg, Sinfonia Nuziale di Stroheim, Giovanna d'Arco di Ucicki, I Topi Grigi di Ghione, Sperduti nel buio di Mertoglio. Proiezione di Vent'anni di arte muta, un'antologia del cinema italiano dal 1904 al 1928 elaborata da Franco Mazzotti Biancinelli con la collaborazione di Emilio Scarpa. Da La Presa di Roma al Kif Tebbi di Camerini, vengono proiettati tratti dei principali film muti prodotti in Italia in quel periodo.
Ristorante, mescita e servizi vari Al piano terra, con la facciata principale verso il parco, si trovavano un ristorante e una mescita, gestite dai Fratelli Ferrario. In occasione della mostra, il soffitto a travi incrociate del ristorante sono stati decorati dal pittore Enzo Ciuti con motivi che ricordavano il cibo. Inoltre, era presente un vestibolo decorato da vetrate incise da Ferruccio Morandini e dalle vasche per i pesci ad opera della ditta Wagner. Da questi due ambienti era possibile uscire nel parco davanti al Palazzo dell'Arte, mentre sulla destra sorgeva il Padiglione nel Parco, sede della "Mostra d'Arte Sacra e delle mostre temporanee organizzate dalla Triennale. Questa struttura era stata edificata dall'architetto Luciano Baldessari nel 1933, in occasione della Mostra della Stampa della V Triennale. Esso presentava dei bassorilievi ad opera di Mario Sironi e Leone Lodi, poste nell'incorniciatura che circondava la facciata principale. Fra gli alberi del parco sorgeva invece la statua lignea di una Madonna, scolpita da Ludwig Moroder e Rudolf Vallazza.Atesia Augusta. Rassegna mensile dell'Alto Adige. Anno II N5 Bolzano Maggio 1940 XVIII p. 29-31
Palazzo dell'Arte: Primo piano Sezioni estere Sezione della Svizzera Per la settima edizione della triennale lo spazio messo a disposizione della Svizzera era ridotto rispetto alla moltitudine di prodotti appartenenti a vari settori che potevano essere qui esposti. Si decise quindi di scegliere un tema principale che dovesse rappresentare al meglio l'industria e l'artigianato elvetico. La scelta cadde sull'Orologio che rappresenta l'industria più importante e antica della Svizzera, in un connubio di tradizione e tecnologia. Importata a Ginevra nel XVI secolo dagli immigrati francesi si sviluppò nei centri di Le Locle e La Chaux-de-Fonds. Da non confondersi con l'arte l'orafa, l'industria dell'orologio racchiude in sé capacità tecniche, senso scientifico, precisione manuale e gusto artistico che ne fanno uno splendido prodotto da presentare in una mostra del design come la Triennale. Non a caso il motto scelto per questa sezione fu “Lavoro svizzero è lavoro di precisione”. Sei sono le parti in cui si suddivide la sezione a seconda di come l'orologio viene impiegato: dal tempo libero allo sport, nel gioco, durante lo studio, a casa ecc. Gli allestimenti vengono preparati in modo da ricostruire l'ambiente in cui l'orologio viene utilizzato. Questo ha permesso di esporre piccoli oggetti che si possono trovare in ciascun ambiente: da prodotti dell'industria tessile a quelli della ceramica e del metallo. L'esposizione viene suddivisa in due parti. La parte destra della sala viene occupata da un elemento quadrato, un graticcio che contiene al suo interno fotografie e vetrine di esposizione. Il tema esposto qui è quello della precisione. La parte sinistra è invece occupata da una struttura curva: la parete è curva e allungata, prima concava e poi convessa. Il tema è quello dei vari settori di utilizzo dell'orologio.
Sezione della Romania