Il crollo della Baliverna è una raccolta di racconti di Dino Buzzati, pubblicata nel 1954.

Lo stesso anno della pubblicazione la raccolta ha vinto la prima edizione del Premio Napoli, ex aequo con Viaggio di un poeta in Russia di Vincenzo Cardarelli.

I racconti, soprattutto il primo che dà il titolo al libro, sono stati tradotti in numerose lingue.

Racconti

Il crollo della Baliverna Il racconto che dà il titolo alla raccolta, è stato pubblicato per la prima volta sul quotidiano il Corriere della Sera il 20 maggio 1951, è stato successivamente incluso nelle antologie Il crollo della Baliverna e Sessanta racconti. Trama Un giorno di luglio il narratore con il cognato entomologo, con il dottor Scavezzi, zoologo e con le rispettive figlie, si reca per una passeggiata nel prato antistante la Baliverna, un vecchio edificio che ospita una folla di povera gente e senzatetto. Mentre i due uomini e le ragazzine sono distanti cercando insetti da studiare, l'annoiato narratore, appassionato di alpinismo, si arrampica sui malmessi muri del fatiscente palazzo. Un ferro si smuove facendo cadere un cornicione su cui era incastrato un puntello che sosteneva una parete: in pochi secondi tutto l'edificio crolla causando decine di vittime. Nessuno sembrerebbe aver visto il narratore arrampicarsi ed egli tace le sue responsabilità. Due anni dopo, alla vigilia del processo, il principale accusato del disastro è morto e l'altro sospettato, l'assessore comunale, sarà probabilmente assolto. Il narratore, tuttavia, teme che il dottor Scavezzi sia stato testimone della sua tragica bravata. Il sospetto lo assilla da due anni e il mellifluo comportamento del dottore, che dall'evento ha preso a frequentarlo non perdendo occasione per fare allusioni, lo riempie di paura.

Il cane che ha visto Dio Quando il vecchio fornaio del paese di Tis muore, lascia in eredità l'attività al nipote a patto che per cinque anni, tutte le mattine, regali 50 kg. di pane ai poveri. L'avaro Defendente Sapori accetta l'eredità ma, astioso verso lo zio, adotta vari sotterfugi per limitare la quantità del pane da regalare. Quando Galeone, il cane di un eremita in odore di santità, inizia a presentarsi al forno tutte le mattine per prendere una pagnotta da portare al padrone, Defendente si indispettisce e invano tenta per mesi di impedire al furbo cane di addentare la pagnotta. Un giorno il fornaio segue il cane fino al rifugio dell'eremita; l'incontro con il santo lo tocca profondamente e Defendente iniziò a comportarsi in modo meno avaro.

L'eremita viene palesemente ignorato dai paesani, avvezzi alla dissolutezza, nonostante la notte dal rifugio del santo scaturissero bagliori interpretati dai più come manifestazione divina. Quando l'eremita muore, Galeone inizia a frequentare il paese, non più per trovare cibo per il suo padrone, ma per spiare i peccatori, spingendoli con la sua presenza a più retti comportamenti: il cane, infatti, essendo stato testimone delle divine manifestazioni luminose, era temuto e rispettato, nonostante molti auspicassero la sua morte. Defendente, non sopportando più la vigile e ubiqua presenza di Galeone, lo uccide con un fucile, fingendo di aver sbagliato il colpo, diretto a spaventare dei ladri notturni. L'animale, tuttavia, continua ad essere avvistato e quando, malato e paralizzato, si insedia nella piazza del paese, gli abitanti di Tis lo nutrono e lo accudiscono di nascosto, temendo di essere presi in giro dagli altri.

Quando il cane muore, i paesani si sentono sollevati, non dovendo più rispondere a nessuno per le loro azioni. Il corpo di Galeone viene trasportato fuori dal paese per essere seppellito vicino all'eremita ma, quando l'improvvisata processione giunge sul posto, vede lo scheletro di un cane accucciato sulla tomba del santo.

Fino all'ultima goccia di sangue

Autorimessa Erebus Il protagonista del racconto scopre che l'autorimessa Erebus, frequentata in gioventù da un suo amico, è gestita dal diavolo in persona che, nelle mentite spoglie di Onofrio, un innocuo garagista con accento livornese, dà in cambio dell'anima una vita piena di soddisfazioni e colpi di scena. Il nostro rinuncia alle lusinghe del diavolo ,ma dopo una vita morigerata e piatta all'età di 58 anni, sconfitto, si presenta all'autorimessa per il patto scellerato. Ma il diavolo lo scaccia dicendo che della sua anima non sa proprio cosa farsene e ritorna sconfitto alla vita di tutti i giorni, rifiutato anche dal demonio.

Qualcosa era successo Pubblicato per la prima volta sul quotidiano il Corriere della Sera l'8 luglio 1949, è stato successivamente incluso nelle raccolte Il crollo della Baliverna e Sessanta racconti. Trama Un viaggio in treno dall'estremo sud della penisola verso Milano diventa ben presto, per il protagonista, un angosciante calvario.

Tutto inizia ad un passaggio a livello: una donna, che aspetta il passaggio del convoglio per attraversare, viene chiamata da un uomo che, a giudizio del protagonista, è allarmato e spaurito.

Da quel momento, ogni persona che egli vede dal finestrino, in qualsiasi zona si trovi il treno, gli dà l'impressione di essere in preda al panico per un ignoto motivo; addirittura i treni che da nord vanno a sud gli appaiono stracolmi di profughi. Il terrore di non sapere cosa lo aspetta all'arrivo lo assale, ed egli lo trasmette agli altri occupanti del vagone.

Un pezzo di giornale strappato ad uno strillone amplifica le sue paure (c'è scritto l'ultima parte del titolo: "...IONE").

All'arrivo nella Stazione Centrale di Milano il protagonista scende dal treno terrorizzato e si inquieta nel trovare la stazione deserta (è notte fonda) e la voce di una donna, il cui grido spacca il silenzio. Il finale non viene esplicitato dall'autore volutamente e non si capisce cosa in realtà sia successo.

La grande biscia Il fratello cambiato Sic transit Un verme in casa La macchina che fermava il tempo I topi Il racconto è stato pubblicato per la prima volta sul Corriere della Sera, nel numero del 9 agosto 1953, e quindi ripubblicato nelle raccolte Il crollo della Baliverna e Sessanta racconti. Trama Tutte le estati il narratore era solito trascorrere un paio di settimane ospite nella villa di campagna dell'amico Giovanni Corio, insieme alla famiglia di quest'ultimo. Quest'anno, per la prima volta, invece dell'atteso invito è giunta una confusa lettera con la quale, accampando vaghi motivi, Giovanni si scusava spiegando di non poter ospitare l'amico. Sin dal primo soggiorno nella villa, avvenuto anni prima, il narratore aveva notato la presenza di topi che, inspiegabilmente ignorati dalla famiglia Corio, di anno in anno si erano fatti più invadenti. Giovanni e i suoi familiari minimizzavano ogni volta la presenza dei roditori, arrabbiandosi persino se il narratore si mostrava preoccupato del loro proliferare. Dai pochi topolini di campagna, negli anni seguenti, si era passati a topi di grandi dimensioni, fino a veder la villa invasa da torme di giganteschi ratti. I contadini dei dintorni affermano che mostruosi roditori avevano colonizzato la casa fino a prendere in ostaggio la famiglia Corio.

Un corvo in Vaticano Appuntamento con Einstein Pubblicato per la prima volta sull'edizione del 5 gennaio del 1950 del Corriere della Sera, quindi inserito nelle raccolte Il crollo della Baliverna e Sessanta racconti. Trama Albert Einstein è assorto nei suoi pensieri a Princeton quando lo coglie l'intuizione della curvatura dello spazio. Subitaneamente l'idea lo abbandona. Continuando a passeggiare tra i viali incontra un nero che, dopo avergli chiesto l'elemosina, rivela di essere il diavolo Iblīs, l'Angelo della morte venuto per portarlo via con sé. Lo scienziato, sentendosi vicino all'intuizione che cambierà il mondo della scienza, prega il nero di dargli ancora un mese di tempo per completare i suoi studi. Il Diavolo acconsente e quando il mese dopo Einsten chiede un'altra proroga, gliela accorda nuovamente. Quattro settimane più tardi Einsten, finalmente, ha concluso le sue ricerche e si reca nel parco per consegnarsi a Iblīs che, tuttavia, quando lo incontra gli rivela di non volere la sua morte ma di averlo costretto, con tale minaccia, ad affrettare i suoi studi fino a scoprire i segreti che all'Inferno ritengono saranno utili ai loro scopi.

Il buio La bambina dimenticata Gli amici Pubblicato per la prima volta sul quotidiano il Corriere della Sera il 3 luglio 1952, è stato successivamente incluso nelle raccolte Il crollo della Baliverna e Sessanta racconti. Trama Il violinista Toni Appacher è morto da venti giorni quando alle dieci di sera, in forma di fantasma, si presenta a casa dell'amico Amedeo Torti. Il musicista chiede ospitalità per un mese, spiegando che per un disguido, non gli è permesso accedere nell'Aldilà prima di allora. Amedeo gli nega l'asilo, infastidito per il ritorno in vita del defunto, già compianto e sepolto giorni addietro e ora considerato inopportuno. Il fantasma si sposta a casa di un altro amico, Mario Tamburlani che, alla richiesta di ospitalità, risponde con un diniego, accampando futili motivi. Dalla prostituta Gianna viene cacciato via con grida di paura. Il parroco e amico don Raimondo inizialmente lo accoglie ma viene subito dopo da questi convinto ad andarsene per non attirare sul prete le critiche del vescovo. Appalacher si dilegua nella notte: per questo gli spiriti si appartano in castelli o torri disabitate, emarginati e allontanati dai vivi.

I reziarii Il racconto è stato pubblicato per la prima volta sul Corriere della Sera, nel numero del 19 ottobre del 1947, poi ripubblicato nelle antologie Il crollo della Baliverna e Sessanta racconti. Trama Un monsignore, durante una passeggiata in campagna, su di una siepe osserva due ragni di cui uno molto più grosso dell'altro. Mosso da curiosità sposta il più piccolo sulla ragnatela dell'altro e osserva il combattimento dei due aracnidi, come fossero dei gladiatori reziari. Il più piccolo ha la peggio e finisce avvolto nella tela del maggiore ma riesce poco dopo a liberarsi e a fuggire. Il monsignore riacciuffa l'animaletto e lo depone nuovamente sulla rete del nemico. Dopo selvaggia e cruenta lotta il piccolo ragno ha la peggio e, moribondo, viene adagiato su una foglia dal religioso che, solo allora, è preso dal pentimento per la crudele azione. In quel momento sente incombere dietro di sé qualcosa che lo sta osservando.

Il delatore All'idrogeno Il racconto è stato pubblicato per la prima volta sul quotidiano il Corriere della Sera il 15 febbraio 1950, e quindi ripubblicato nelle raccolte Il crollo della Baliverna e Sessanta racconti. Trama Il narratore viene svegliato in piena notte da due successive telefonate. Un vecchio amico e una conoscente si mostrano preoccupati per lui senza aggiungere particolari. Il narratore, perplesso per le telefonate a un orario insolito, ritorna a letto per rialzarsi poco dopo, richiamato dal campanello della porta. Nessuno si presenta all'uscio ma il pianerottolo è affollato dai condomini agitati. Una squadra di operai sta portando nel condominio una bomba atomica all'idrogeno. Il panico si diffonde fino a quando qualcuno non legge sulla bomba il nome del narratore. L'infernale bomba è destinata a lui, personalmente. I vicini, sollevati per lo scampato pericolo, si rallegrano l'uno con l'altro mentre il narratore è sopraffatto dalla notizia.

L'uomo che volle guarire Il racconto, che è stato pubblicato per la prima volta sul quotidiano il Corriere della Sera il 20 luglio 1952, è stato successivamente incluso nelle raccolte Il crollo della Baliverna e Sessanta racconti. Trama