Pracchia è una frazione di Pistoia, situata a 22 km dal centro cittadino. La storia del borgo e il suo sviluppo furono nel tempo sempre strettamente connessi alle attività agricole, alla pastorizia, alla produzione di ghiaccio igienico, alla lavorazione del ferro e alla costruzione ed esercizio della prima ferrovia transappenninica: la Bologna-Pistoia.

Geografia fisica Territorio

Pracchia è situata nella periferia montana del territorio del comune di Pistoia, in una profonda e stretta valle, percorsa dal fiume Reno. A nord-ovest, osservando verso l'Emilia, si trova il monte Gennaio e il lago Scaffaiolo mentre a nord-est il monte Pidocchina con il borgo Frassignoni.

Il torrente Orsigna sfocia nel Reno di fronte alla forra di "Faldo" in località Setteponti posta a circa mezzo chilometro dal centro di Pracchia in direzione nord. Il territorio comprende inoltre una parte della foresta del Teso.

Clima

Il borgo si adagia in una valle ripida, stretta e profonda orientata nella direzione sud - nord nella quale confluiscono valli laterali morfologicamente consimili (valle dell'Orticaia, valle dell'Orsigna, valle della forra di Faldo). A causa di tale conformazione orografica Pracchia è interessata da una notevole ventilazione anabatica: il clima è dunque di alta montagna nonostante l'altitudine relativamente limitata.

La prima attestazione a carattere divulgativo del clima peculiare riscontrabile a Pracchia risalirebbe alla seconda metà dell'Ottocento in uno scritto in versi del sacerdote Pellegrino CataniVenite a Pracchia, e non avrete estate (1886) inserito nel catalogo Opac-sbn.it .

Negli anni venti del Novecento, una relazione di studio del prof. Francesco Bettini, oltre a evidenziare la benefica azione dei venti i quali "per il canale che loro natura assegnò - il Reno - disperdono la nebbia..." evidenzia un aspetto climatico del paese di quei tempi ove "la temperatura massima è di centigradi 24 ed abbiamo il vantaggio immenso sopra altri paesi di aver temperatura costante, senza sbalzi notevoli tra parte e parte del giorno"Bettini Francesco, Sull'Appennino toscano: Vernio, Sambuca pistoiese, Pracchia, ecc. Guida storico topografica. Prato, Martini, 1923 .

Attualmente la stagione invernale decorre approssimativamente da novembre fino ad aprile con frequenti gelate e copiose precipitazioni, in buona parte nevose. Le estati sono caratterizzate da alcune giornate con temperature elevate in corrispondenza delle ore meridiane, ma miti e relativamente fresche durante la notte e le prime ore del mattino.

La più vicina stazione meteorologica dell'Aeronautica Militare italiana è situata in prossimità del Passo della Collina.Alcuni dati idro-meteorologici di pubblica cognizione relativi a Pracchia sono consultabili raccolti sotto forma di Annali ma anche in tempo reale previa interrogazione di una apposita pagina web dell'A.R.P.A. della regione Emilia-Romagna.

Origini del nome Il toponimo deriva con elevata probabilità dal latino pratia, nel significato di "prati", "campi" ma anche da pratula diminutivo di pratum cioè "praticelli" per l'abbondanza di essi oppure da pratalia.Pellegrini, Giovan Battista. Toponomastica italiana, Milano, Hoepli, 1990, p. 162.AA. VV. Dizionario della lingua italiana, Milano, Garzanti, 1976, p. 974.

Storia

Fu antica sede di una dogana fra il granducato di Toscana e lo Stato pontificio della quale resterebbe un rudere di Torre di castello che un tempo era adibita a vedetta, situata a sinistra poco fuori del paese lungo la strada che porta alla località Orsigna. Da tale torre, e dalla strada che vi accede, si dominano tutt'oggi ampi tratti stradali, ferroviari e fluviali a ridosso del confine con l'EmiliaNella torre di villa Camporesi fu ambientato un racconto dello scrittore Giorgio Maremmi (inserito nel volume Pracchia - Il paese di nessuno) nel quale la protagonista, una certa Berenice "Testarossa", vissuta verso la fine del Cinquecento, morì in circostanze misteriose.La zona di confluenza del fiume Reno, con i torrenti Orsigna e Forra di Faldo è localmente indicata dagli abitanti con: "La Terra dei tre fiumi".

Attorno al XVI secolo, indicativamente verso il 1542, a Pracchia, insieme con i preesistenti impianti siderurgici di Maresca e Orsigna, si iniziò la costruzione dei primi altiforni per la lavorazione del ferro proveniente dall'isola d'Elba dalle cui miniere veniva estratto e poi trasportato negli impianti fusori situati nella Maremma per una sua prima trasformazione da minerale a ferraccio. Tale ferraccio veniva poi trasportato per via fluviale e stradale sull'Appennino toscano a Pracchia per essere nuovamente fuso e ridotto a elementi tubolari pieni (tondini di vario diametro) di ferro e ghisa che erano nominati cionconi. Il processo di lavorazione era agevolato dalla presenza del fiume Reno per la forza motrice e per le grandi quantità di legname boschivo usabile come combustibile. Contemporaneamente si iniziarono a costruire le prime case per gli operai. Pracchia divenne un importante centro della magona (ferriera) granducale. Dopo la fine del Settecento la proprietà granducale della magona passò con atto di compravendita alla famiglia Sabatini di Pracchia che l'esercitò fino alla metà del Novecento.

Il governo mediceo vi eresse una cappella che divenne chiesa parrocchiale dedicata a San Lorenzo nel 1687 per volere del vescovo Scipione de' Ricci.

L'altro Castello del paese (castello Ferrari) sito in via della Casetta 6, a circa 660 metri s.l.m., conserva ancora sulla facciata alcune insegne gentilizie. Cessata la sua funzione di probabile controllo difensivo dell'area centromeridionale della valle del fiumeL'andamento orografico preclude totalmente la visibilità verso Nord che invece è controllabile in prossimità dell'edificio "la Torre" sopra citato. per mezzo di alcune torrette terminate con merli in legno, circostanti ma costruite separate dall'edificio principale, fu successivamente adibito a locali per accogliere famiglie di villeggianti. Attualmente (2009) si trova in stato di totale abbandono e parzialmente pericolante. L'azione disgregatrice sugli intonaci esterni consente di evidenziare come per la costruzione di alcuni muri perimetrali del castello furono impiegati dei sassi naturali.

Il castello Ferrari, raffigurato in una serie di antiche cartoline illustrate, fu oggetto di un pesante quanto inspiegabile fotomontaggio: la cima del monte, sovrastante l'edificio, fu parzialmente asportata in camera oscura allo scopo di sistemarvi un edificio fittizio che si rivelò, nelle cartoline così immesse in commercio, dissimile sia nella forma che nella posizione di quello reale.

Le strade ferrate

Come già accennato nell'incipit, lo status economico e sociale di Pracchia e di conseguenza l'evolversi della sua storia furono sempre intimamente e costantemente connessi al progetto, costruzione ed esercizio dei collegamenti viari.

L'abitato è attraversato dalla ferrovia transappenninica tra Bologna e PistoiaLa ferrovia rappresentò il primo collegamento realmente stabile e affidabile tra i versanti emiliano e toscano dell'Appennino (AA.VV., La Ferrovia Transappennina, il collegamento attraverso la montagna bolognese e pistoiese (1842 - 1934), edizioni del "Gruppo studi Alta valle del Reno", novembre 1985 e gennaio 2001, passim)., che fu completata nel 1864. La costruzione della ferrovia incrementò la produzione ed il commercio del ghiaccio, del carbone e del legname in tutta la Montagna pistoiese e Pracchia divenne sede, come detto, di alcuni stabilimenti per la produzione del ferro: uno di essi oggi è stato trasformato in museo dopo vari decenni di inattività. Grazie alla ferrovia la località ebbe inoltre un incremento dello sviluppo turistico estivo.Pracchia, che in taluni documenti fu indicata come "Perla della Montagna pistoiese"Attribuito anche ad altre località fra le quali Maresca, divenne un'importante stazione climatica dell'Appennino toscano settentrionale, grazie anche alla presenza della sorgente di acque oligominerali "Orticaia".

A Pracchia, tra altri, nella seconda metà dell'Ottocento, ebbe una villa il pittore Francesco Vinea, di Forlì. A lui è intitolata la piazza del PaeseGiovanni Rosadi, Di Francesco Vinea pittore, intitolandosi dal suo nome la Piazza di Pracchia e apponendosi alla sua villa il ricordo delle dimore ispiratrici il 15 agosto 1904, Tip. Di Salvadore Landi, Firenze 1905.

Per realizzare la galleria ferroviaria che supera lo spartiacque tra Pracchia e San Mommè e per la costruzione del sedime ferroviario della stazione, venne deviato il corso del RenoI lavori furono progettati dall'ingegnere francese J. L. Protche, le cui carte sono conservate in parte presso la Forteguerriana di Pistoia e in parte presso l'Achiginnasio di Bologna., facendogli compiere una brusca deviazione verso ovest tuttora visibile.Per il traforo della galleria ferroviaria l'ingegnere francese Alfred Girard inventò una speciale macchina da lui stesso definita "macchina perforatrice a palamine automatiche", costituita da dieci perforatori. Per l'impegno profuso è stata intitolata ad Alfred Girard la piazza antistante la stazione ferroviaria il 5 settembre 2009 dal sito del comune di Pistoia. La galleria comprendeva un sistema di ventilazione, il "ventilatore Saccardo", situato all'imbocco sud e progettato dall'ingegnere Saccardo, che si rese necessario per liberare la lunga galleria dal fumo prodotto dalle locomotive. Il ventilatore fu demolito verso la fine del XX secolo.

Nel 1915 la Società Metallurgica Italiana di Campo Tizzoro costruì una strada ferrata in sede promiscua, scartamento ridotto e con trazione a vapore per il trasporto di materie prime e prodotti lavorati fra il proprio principale stabilimento e la stazione di Pracchia.Simone Fagioli. Il Fondo Turri: industria ed imprenditoria sulla Montagna Pistoiese nella seconda metà dell'Ottocento, Pistoia, Etruria Editrice, 2007 pag. 75..

Il 21 giugno del 1926 detta linea fu sostituita dalla Ferrovia Alto Pistoiese (FAP), a trazione elettrica a scartamento ridotto, che da Pracchia conduceva ai paesi della valle del Reno fino a Mammiano. La ferrovia venne chiusa il 30 settembre del 1965.

Intorno al 1880 venne inoltre realizzata una stradaRenzo Zagnoni, Gruppo di studi Alta valle del Reno e Paolo Guidotti, Strade transappeniniche bolognesi dal millecento al primo Novecento, Bologna, CLUEB, 1991, Parte prima - La Porrettana. che sostituiva le più antiche carrarecce non asfaltate.

Migrazione demografica post bellica

Il paese fu interessato nel secondo dopoguerra dal fenomeno della progressiva emigrazione dei nativi verso la città. Alcuni antichi alberghi, deterioratisi ed in abbandono, furono parzialmente demoliti (è il caso dello storico albergo "Appennino", del quale rimane oggi solamente l'annessa villa in stile liberty ex residenza padronale) oppure trasformati in abitazioni private (come gli antichi alberghi "Fiornovelli" sulla Strada provinciale 632 e "Orticaia" sulla piazza Francesco Vinea) oppure trasformati in casa di riposo per anziani (ex albergo "Leyda").

Anche l'unico istituto scolastico, una scuola media inferiore sita in via Pracchia Alta di fronte al parco di villa Landor fu chiusa per insufficiente numero di allievi. In essa, dopo alcuni anni di inutilizzo, alla superstite biblioteca fu affiancata la sede dell'Itinerario del ghiaccio. Nel medesimo edificio al primo piano vi sono la cucina, il refettorio, alcuni posti letto per uso degli escursionisti della GEA ed infine la palestra. da parte della Misericordia di Pracchia ONLUS.

Contesa per l'approvvigionamento idrico