Nipote della prima moglie di Maometto, Khadīja bt. Khuwaylid, regalò lo schiavo Zayd b. Ḥāritha (da lui acquistato in un mercato di schiavi) alla zia paterna, che lo donò a sua volta al marito, che finì con l'adottarlo. Varrà la pena ricordare che Khadīja e il futuro Profeta dell'Islam vivevano in una casa (bayt) compresa in un complesso di abitazioni (dār) di sua proprietà,Abū l-Walīd Muḥammad b. ʿAbd Allāh b. Aḥmad al-Azrakī, Akhbār Makka (Le notizie su Mecca), ed. Ferdinand Wüstenfeld, Die Chroniken der Stadt Mekka, Lipsia, 1958, p. 463. a dimostrazione della sua agiatezza, derivantegli dall'attività mercantile, che lo portava normalmente nel Bilād al-Shām come anche in Yemen.
Nonostante l'affetto che aveva per la zia e la sua sensibilità spirituale che lo portava a praticare il taḥannuth (ritiro spirituale),M.J. Kister pensava che questa pratica abbastanza diffusa tra i Quraysh avesse al centro delle intenzioni il culto per la Kaʿba, considerata la "casa/tempio" (bayt) della divinità urbana di Hubal. Si veda il suo articolo "Al-taḥannuth: an enquiry into the meaning of a term", in BSOAS, XXXI , pp. 223-236 Ḥakīm si convertì però all'Islam solo nel 630, al momento dirimenteDopo tale data la conversione non comportò più infatti l'attribuzione ai convertiti trasferitisi a Medina del titolo onorifico di Muhājir. della conquista di Mecca, allorché si recò personalmente da Maometto per dichiarare la sua adesione alla fede islamica, insieme con Abu Sufyan, quest'ultimo spinto a ciò dalle preoccupate ansie dello zio paterno del Profeta, al-ʿAbbās b. ʿAbd al-Muṭṭalib, suo amico e anch'egli ricco mercante meccano.
Note
Bibliografia Leone Caetani Annali dell'Islām, 10 voll., Roma-Milano. U. Hoepli-Fondazione Caetani della Reale Accademia dei Lincei, 1905-1926 (nel vol. I).
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