Il complesso museale di San Francesco a Montone, ospitato presso la chiesa di San Francesco e nell’omonimo convento, è costituito dalla pinacoteca e dal Museo multimediale dei Fortebracci.
Storia Il complesso museale di San Francesco a Montone è stato inaugurato nel 1995, in seguito al riassetto delle raccolte dei musei locali del territorio umbro voluto dalla Regione intorno al 1990. L'iniziativa è stata promossa al fine di valorizzare i luoghi con peculiarità di carattere storico-culturale. Questo piccolo borgo in epoca quattrocentesca, attraverso la figura di Braccio da Montone, signore nel 1416 della città di Perugia, ha risentito di un più ampio quadro di circolazione culturale di artisti di grande fama. È stato infatti lo stesso Braccio a commissionare ad Antonio Alberti da Ferrara, pittore cortese che prestò la sua opera presso la corte estense sia le decorazioni della sua casa che il ciclo absidale della chiesa di San FrancescoG. Sapori, Museo comunale di San Francesco a Montone, 1997,. In questo vivace clima mecenatesco, operarono artisti del rango di Luca Signorelli, Bartolomeo Caporali, membro di spicco della scuola perugina assieme a Benedetto Bonfigli, Antonio Bencivenni da Mercatello, Berto di Giovanni ed altri pittori della cerchia della scuola umbra.
La sede Il complesso museale è situato all'interno di un antico insediamento francescano costituito dalla chiesa di San Francesco (di cui si hanno notizie già a partire dal XIII secolo) e dall'adiacente convento, ampliato a seguito dell'aumento delle presenze di frati e conversi e delle crescenti necessità della comunità, intorno al XVI secolo. Dopo l'Unificazione d'Italia e la conseguente soppressione degli enti religiosi, il complesso è stato abbandonato dai frati minori ed è divenuto di proprietà statale. Per circa un secolo la struttura, dopo l'abbandono forzato dei frati, è stata lasciata all'incuria del tempo e solo nel 1995, dopo una lunga e faticosa opera di restauro e recupero, è diventata sede del museo comunale. Alcune sale dell'ex convento, a piano terra, sono state destinate, in seguito al restauro, al Museo multimediale dei Fortebracci.
Pinacoteca Inaugurata nel 1995, al primo piano dell'ex convento ha sede la pinacoteca comunale, nel 2025, in riallestimento. Gli annessi spazi conventuali sono stati destinati all'esposizione di dipinti, sculture e suppellettili provenienti dalle diverse chiese del territorio comunale. Tra le opere di maggior pregio vi sono: il gruppo ligneo di Deposizione proveniente dall'antica pieve di San Gregorio Magno fuori le mura, la Madonna della Misericordia dipinta da Bartolomeo Caporali, gli alberi genealogici della famiglia Fortebracci e l'Annunciazione di scuola signorellesca.
Gli alberi genealogici
I due alberi genealogici datati inizio del XVIII sec,G. Sapori, Museo Comunale di San Francesco Montone, 1997, Electa Editori Umbri Associati rappresentano la genealogia della famiglia Fortebracci. Davanti ad un paesaggio che verosimilmente rappresenta il borgo di Montone, si sviluppano i rami dell'albero che ha come capostipite Ugolino con la data 1100. Da costui si dipartono due diramazioni, quella dei Fortebracci e quella dei Giobbi, ramo collaterale della famiglia; ben evidenziato, sul ramo di destra il condottiero e signore Braccio da Montone. I due alberi genealogici identici per contenuto ma non per forma, dimostrano come la discendenza per via della legge salica fosse stabilita solo in linea maschile; è proprio per questa ragione che sono presenti unicamente nomi maschili ad eccezione di Stella, sorella di Braccio che compare nei due alberi genealogici perché suo figlio, Nicolò riportò dall'Aquila le spoglie del defunto zio Braccio Fortebracci. Gli alberi sono inoltre due in quanto uno era collocato nell'ultima residenza dei Fortebracci e l'altro nella sala consiliare del municipio di Montone.
La Madonna della Misericordia
La tela, opera di Bartolomeo CaporaliP. Scarpellini, G.B. Caporali e la cultura artistica perugina in Arte e Musica in Umbria 1980; V Garibaldi Città di Castello, prima dell'arrivo di Raffaello in Raffaello Giovane a Città di Castello, Catalogo di Mostra Città di Castello Petruzzi editore 1983 realizzata su committenza del Convento dei Francescani, è datata 1482P. Scarpellini, G.B. Caporali e la cultura artistica perugina in Arte e Musica in Umbria 1980, ed era collocata nell'altare di destra della Chiesa di San Francesco. Senza dubbio è l'opera pittorica più rilevante della raccolta e rappresenta la sintesi perfetta tra i canoni pittorici toscani e quelli tipicamente umbri, unendo l'uso del fondo-oro con le rappresentazioni paesaggistiche tipiche dei gonfaloni umbri. Si tratta di un classico gonfaloneA. Venturi Studi sull'arte Umbra del Quattrocento - B.Berenson The Central Italian Painters of the Renaissance London 1902 contro la peste, che rientra nel genere di quelli realizzati nel XV secolo, in Umbria e in particolare in ambito peruginoGonfaloni Umbri, Gonfaloni Umbri Studi Iconografici, in “Augusta Perusia”, I-II bpp.11-19, 1907, per invocare il soccorso divino in caso di calamità e malattie. La Vergine della MisericordiaP. Scarpellini G.B. Caporali e la cultura artistica Perugina, in Arte e Musica in Umbria tra Cinquecento e Seicento, Atti del XII Convegno di Studi Umbri, Gubbio – Gualdo tadino 30 novembre – 2 dicembre 1979, Perugia 1983 V Garibaldi Città di Castello, prima dell'arrivo di Raffaello in Raffaello Giovane a Città di Castello, Catalogo di Mostra Città di Castello Petruzzi editore 1983; C. Maddoli, Pittura in Umbria tra il 1480 e il 1530, catalogo della mostra, a cura di F.F. Mancini _ Pietro Scarpellini Milano protegge infatti i fedeli con il proprio mantello dalle frecce che simboleggiano le sciagure scagliate da Cristo giudice, nella terra; uno scheletro con la falce, immagine della morte, allude agli effetti nefasti della peste. Oltre ai santi Sebastiano(protettore antipeste), Francesco (santo a cui è intitolata la chiesa) e Biagio (protettore della gola e dei cardatori di lana), rappresentati a sinistra, e Nicola (protettore dell'ordine francescano, mercanti e commercianti) Bernardino (santo francescano importante assieme a sant'Antonio da Padova, nonché degli ammalati ai polmoni). Rappresentati a destra, compaiono il Battista, in veste di protettore del comune di Montone, San Gregorio, cui è dedicata la pieve, e Antonio di Padova, il santo taumaturgo dei Francescani. Nella realistica rappresentazione della città in basso, sono evidenti la chiesa di San Francesco e la rocca di Braccio di cui è l'unico documento storico prima della sua distruzione fatta operare da Papa Sisto IV nel 1478A. Ascani, Montone, Città di Castello 1965, Ristampa GESP 1992 p.125; P. Pellini, Dell'Historia di Perugia, Venetia 1644, ed. Anastatica, Bologna, 1968 Vol 2 p. 769.
Annunciazione e i santi Fedele e Lazzaro Segue l'Annunciazione con i santi Fedele e Lazzaro, opera su tavola datata 1532Museo Comunale di San Francesco a Montone, A cura di G. Sapori, Catalogo regionale dei beni culturali dell'Umbria, Electa Editori Umbri Associati, 1997 p.112-113 che rispecchia una delle varianti della cultura tardo-raffaellesca in Umbria. Il dipinto venne realizzato dal cortonese Tommaso Bernabei detto il Papacello, allievo e discepolo di Luca Signorelli, in collaborazione con Vittore Cirelli, pittore di probabili origini montonesi. L'opera, un dipinto ad olio su tavola, raffigura l'Annunciazione tra i santi Fedele e Lazzaro; il primo soggetto è raffigurato con la mitria e con il pastorale vescovile, mentre san Lazzaro tiene in mano il martelletto usato dai lebbrosi per avvisare della loro presenza. Il santo, infatti, assieme a san Rocco, è il protettore dal terribile flagello della peste. L'opera proviene dalla chiesa di San Fedele.
Altre opere Vittore Cirelli è l'autore dell'Immacolata Concezione con profeti e sibille, opera attribuita fino a pochi anni fa ad un altro pittore, infatti, solo ultimamente, per mezzo della riflettografia a raggi infrarossi, si è letta con certezza la firma del Cirelli. In successione è invece collocata un'opera di autore umbro ignoto, raffigurante una Vergine Assunta con Bambino tra sante (riconoscibili dai loro attributi iconografici: Maddalena, Margherita di Antiochia e Caterina d'Alessandria) ed un abate benedettino. Sul lato sinistro della sala sono inoltre ubicate due tele; la prima del XVII sec. raffigurante San Carlo Borromeo del XVII sec. circa, la seconda opera a seguire è databile attorno al XVII sec e rappresenta la Deposizione dalla Croce; quest'ultimo dipinto richiama il manierismo, il michelangiolismo e in particolare la scuola veneta di Jacopo Palma il Giovane.
Gruppo ligneo di Deposizione dalla Croce