La lingua araba (in arabo , al-ʿarabiyya o semplicemente , ʿarabī) è una lingua semitica, del gruppo centrale. Comparve per la prima volta nell'Arabia nord-occidentale dell'Età del Ferro per divenire, con l’espansione islamica, lingua franca del mondo arabo.

Al 2025, è parlata da 334,6 milioni di parlanti totali.

L'arabo classico è la lingua liturgica di circa 2 miliardi di musulmani, oltreché di varie chiese cristiane, mentre l'arabo moderno standard è una delle sei lingue ufficiali delle Nazioni Unite.

Storia La scrittura dell'arabo classico si sviluppò dalla forma tardo-nabatea dell'aramaico. L'alfabeto aramaico dei nabatei, con la loro capitale Petra, è un precursore della scrittura araba. La scrittura dei graffiti arabi era soprattutto aramaica o nabatea. Secondo il Kitab al-Aghani (Il libro dei canti), tra i primissimi inventori della scrittura araba ci furono due cristiani di al-Hīra (Zayd ibn Bammad e suo figlio). A Zabad (a sud-ovest di Aleppo) sono state trovate delle iscrizioni cristiane in tre lingue (siriaco, greco e arabo), degli anni 512-513 d.C., finora le più antiche testimonianze scoperte della scrittura araba.

È evidente come i cristiani arabi abbiano giocato un ruolo nella storia della lingua araba nel VI secolo. I testi più antichi di un arabo «classico» risalgono al III secolo d.C. e presto si sviluppò una poesia araba in ambito semitico. La lingua e la scrittura araba furono ulteriormente sviluppate alla corte di al-Hīra, la città araba sulla riva occidentale dell'Eufrate del sud la cui sede vescovile è spesso citata, e che fu un grande centro cristiano ancora prima di Najrān nell'Arabia meridionale: qui si studiava l'arte dello scrivere, molto prima che fosse praticata in generale nel resto della penisola arabica. L'arabo fu infine fondamentale per il senso dell'unità e dell'identità degli arabi.

La lingua araba ha preso "in prestito" da altre lingue non solo le parole profane, come ad esempio il termine qaṣr (dal latino castra, «accampamento», «cittadella»), bensì anche parole che sono state molto rilevanti per il Corano e per altri usi della lingua: così la parola qalam (dal greco kalamos), che significa "calamo", attraverso il quale per i musulmani Dio ha insegnato agli uomini ciò che essi prima non sapevano. Dalle fonti semitico-ebraiche o cristiane derivano: sīrat = «il giusto cammino», «guida del cammino» (dal latino strata, «strada lastricata») che si trova in posizione centrale già nelle sure di apertura del Corano; sūra = «un pezzo di scrittura»; rabb = «Signore» (nel Corano riservato solo a Dio); ʿabd = «servo» (nel Corano riservato solo al servizio di Dio); al-raḥmān = «il Clemente» (due volte programmaticamente nelle sure di apertura, assieme alla parola dal suono simile al-raḥīm = il Misericordioso).

Il siriaco qeryqānā (= «lettura» nella liturgia) dimostra un legame con il nome al-Qurʾān (attraverso il verbo affine qara'a «leggere ad alta voce»). Ma ancora più importante: la parola che il Corano conosce "per il solo Dio" fu utilizzata in Arabia già prima di Muhammad per il massimo Dio («il Dio superiore»): Allāh (il padre di Muhammad si chiamava per esempio « servo di Allāh » = 'abd Allāh) risultò, se è di origine puramente araba, dalla contrazione al-Ilāh, cioè «il Dio». Secondo altri autori, però, esso potrebbe aver avuto anche un'origine non araba, bensì generalmente semitica (reminiscenze dell'ebraico Elohim e dell'antico siriaco alaha = «il Dio»). Ad ogni modo, ancor oggi gli ebrei, i cristiani e i musulmani, in arabo non conoscono alcun'altra parola per Dio che Allāh, e per questo Allāh va semplicemente tradotto con «Dio».

La lingua araba fa capo al ceppo semitico, alla cui radice gli studiosi hanno postulato un capostipite unico, definito protosemitico, che fu il probabile mezzo di espressione dei primi semiti nella stadio linguistico comune, cioè prima che il gruppo umano semitico si frammentasse geograficamente in vari gruppi migratori, diversificandosi culturalmente. Quando ciò avvenne, diversi millenni or sono, dal protosemitico derivarono lingue diverse, ciascuna delle quali assunse, con il tempo, peculiari caratteristiche morfologiche e lessicali; la tesi più accreditata comunque indicherebbe il serbatoio dei semiti nella penisola arabica. Comunque la lingua araba venne diffusa tra il VII e il XII secolo, sull'onda delle conquiste islamiche, in tutto il Nordafrica, dove venne ad affiancarsi ai dialetti berberi, e in un'ampia fascia che copre tutto il Medio Oriente fino ai confini della Persia. Oggi è lingua ufficiale in tutti i ventidue paesi che aderiscono alla Lega araba; e una delle lingue ufficiali di tre organizzazioni internazionali: la Lega araba, l'Unione africana e l'ONU. Un grande numero di persone parla arabo come seconda lingua, lingua veicolare o lingua del culto. La tradizione islamica considera l'arabo lingua sacra in quanto impiegata nel proprio testo sacro, ovvero il Corano.

Di grammatica non semplice, l'arabo presenta, come le altre lingue semitiche, la flessione interna di sostantivi e dei verbi. Soltanto lo scheletro consonantico delle parole rimane invariato, mentre infissi e vocali si combinano per ottenere le più sottili sfumature. Ricco di consonanti uvulari, spiranti e faringali ostiche agli europei, si è tuttavia dimostrato una lingua molto adatta alla poesia. Oggi l'arabo si presenta frazionato in un gran numero di dialetti, non sempre mutualmente comprensibili; mentre la lingua classica è da tutti conosciuta come la lingua dei media, delle pubblicazioni, dell'istruzione, della religione e dei rapporti internazionali del mondo arabo.

Letteratura

La letteratura araba prende l'avvio con le Muʿallaqāt, poesie di argomento lirico, erotico o guerresco, scritte nel VI secolo da un gruppo di poeti nell'ambiente dei beduini nomadi, tra cui spiccano ʿAntar e Imru l-Qays. A queste segue a ruota la compilazione del Qurʾān (Corano), per i musulmani parola divina trasmessa dall'arcangelo Gabriele al profeta Muḥammad (Maometto), con la quale si apre il capitolo dell'Islām. Queste prime composizioni rappresentarono l'inizio di quella che, nei secoli successivi, sarebbe diventata una letteratura d'importanza mondiale. Le opere di narrativa, storia, filosofia, teologia, poesia, sia originali sia di derivazione greca e persiana, che meriterebbero di essere menzionate, sono numerose. Ricordiamo ad esempio l'antologia ʾAlf layla wa layla (Le mille e una notte), tuttora apprezzata e continuamente tradotta e ristampata nel mondo. Da allora l'arabo ha continuato ad essere, per centinaia di milioni di persone, una valida lingua letteraria.

Introduzione all'alfabeto e pronuncia puntuale

Introduzione generica L'alfabeto arabo, per darne una breve sintesi, consiste di 28 consonanti, più un grafema particolare (hamza) e alcuni simboli grafici particolari. Tre di queste consonanti hanno un valore semiconsonantico (o semivocalico, se si preferisce), servendo anche a indicare l'allungamento degli unici tre suoni vocalici esistenti nell'arabo standard (fuṣḥā): a → ا u → و i → ي

In realtà nei vari dialetti (عامية ‘āmmiyya) i suoni vocalici "e" e "o" trovano piena accoglienza. Questo rende particolarmente ardua la soluzione della traslitterazione in alfabeto latino perché, se in arabo classico il nome "Muḥammad" prescriverebbe l'uso appunto delle vocali "u" e "a", nel parlato ciò non è detto che avvenga. Si avrà allora (in modo perfettamente legittimo) "Mohammed" o, addirittura (rispettando la realtà fonetica di certe aree arabofone) "M'hammed". Meno corretto – ma non in maniera dirimente – mescolare le cose e creare ad esempio "Muhammed" o "Mohammad". Spesso si preferisce, per uniformità, usare con coerenza il sistema "classico", comunemente chiamato "arabo letterario". Questo per evitare le varietà fonetiche che si presentano numerose, a seconda delle nazioni arabofone. La stessa cosa vale per l'articolo determinativo arabo "al-" che, con circa metà delle lettere dell'alfabeto, assimila la prima consonante che incontra mentre resta invariato con le restanti lettere. Le lettere che assimilano l'articolo sono dette lettere "solari" e sono le seguenti: ﺕ (tāʼ), ﺙ (ṯāʼ), ﺩ (dāl), ﺫ (ḏāl), ﺭ (rāʼ), ﺯ (zāy), ﺱ (sīn), ﺵ (šīn), ﺹ (ṣād), ﺽ (ḍād), ﻁ (ṭāʼ), ﻅ (ẓāʼ), ﻝ (lām) ﻥ (nūn); quelle che non lo assimilano sono chiamate lettere "lunari" e sono ﺍ (ʼalif), ﺏ (Bāʾ), ﺝ (ǧīm), ﺡ (ḥāʾ), ﺥ (ḫāʾ), ﻉ (ʿayn), ﻍ (ġayn), ﻑ (fāʾ), ﻕ (qāf), ﻙ (kāf), ﻡ (mīm), ﻩ (hāʼ), ﻭ (wāw), ﻱ (yāʼ).

Si avrà così "aš-šams" (il sole), "ar-raǧul" (l'uomo), "an-nūr" (la luce) ecc; mentre si avrà "al-qamar" (la luna), "al-kitāb" (il libro), "al-bint" (la ragazza), ecc.

Le vocali brevi (a, u, i) sono indicate con tre diversi segni posti sopra o sotto la consonante e si pronunciano di seguito a essa: la a breve con un piccolo tratto obliquo soprastante (detto fatḥa), la i breve con uno identico ma sottostante (detto kasra) e la u breve con una sorta di piccolo 9, con coda più accentuata, (detto ḍamma). Tra i simboli particolari appartenenti alla scrittura araba troviamo: sukūn: è un cerchietto posto sopra una consonante e indica assenza di vocalizzazione; šadda: è un segno simile alla lettera greca "ω" posto sopra una consonante e ne indica il raddoppiamento.

La lingua araba si scrive da destra verso sinistra. Le 28 lettere che compongono l'alfabeto hanno 4 forme differenti a seconda che si trovino all'inizio di una parola, in mezzo, alla fine o isolate. Solo 6 lettere non legano a sinistra con le altre e perciò hanno solo la forma iniziale e finale. Esse sono: ʼalif (ا); rāʼ (ر); zāy (ز); dāl (د); ḏāl (ذ); wāw (و).

Esistono altri "simboli" particolari che sono costituiti dall'unione di 2 lettere o caratteri: la lām-ʼalif (لا) nata dall'incontro appunto di una lam (ل) e di un'alif (ا); la ʼalif madda (آ) composta da una ’alif con una linea ondulata al di sopra ed è come se fosse una ’alif seguita da un'altra ’alif (il suono che rappresenta è una A lunga); la ’alif waṣla composta da una ’alif con una specie di ricciolo al di sopra di essa; in corpo di frase non viene pronunciata; La ʼalif maqṣūra (ى) che ha il suono di una "a" lunga posta in fine di parola.

Esistono vari sistemi di traslitterazione dall'arabo.

Basi di fonologia La pronuncia dell'arabo si differenzia notevolmente tra i vari Paesi in cui è parlato e anche all'interno di essi. Esiste, però, una lingua araba moderna standard che comprende 33 fonemi: 5 vocalici e 28 consonantici.

Suoni vocalici: vocali semplici: , , , , , ; dittonghi: , . Consonanti:

{| class="wikitable" style="text-align: center;" |- ! rowspan="2" colspan="2" |   ! rowspan="2" | Labiali ! rowspan="2" | Interdentali ! colspan="2" style="white-space:nowrap;" | Dentali / Alveolari ! rowspan="2" | Palatali ! rowspan="2" | Velari ! rowspan="2" | Uvulari ! rowspan="2" | Faringali ! rowspan="2" | Glottali |- ! style="font-size:85%;" | semplici ! style="font-size:85%;" | faringalizzate |- ! rowspan="2" | Occlusive ! style="font-size:85%;" | sorde

| ء |- ! style="font-size:85%;" | sonore

| colspan="2" | 1

! rowspan="2" | Fricative ! style="font-size:85%;" | sorde | ف | ث

| ش | colspan="2" | 4

! style="font-size:85%;" | sonore

| ذ | ز | ظ

|colspan=2| غ 4 |ع

! colspan="2" | Nasali | م

| ن

! colspan="2" | Vibranti

| ر

! colspan="2" | Laterali

|ل 2

! colspan="2" | Approssimanti

| ي | و

Quasi tutte le consonanti possono essere brevi o lunghe (geminate). La pronuncia enfatica (ossia faringalizzata) si realizza avvicinando la parte posteriore della lingua alla faringe.

Nell'arabo standard i suoni , , , , e compaiono solo in prestiti stranieri. Per rendere graficamente le consonanti , , e si usano forme modificate di lettere di suono simile, in particolare quelle dell'alfabeto persiano, che possiede questi suoni, ma sono possibili delle varianti.