La storia del cristianesimo in età moderna tratta la storia del cristianesimo nel periodo storico che va dalla fine del medioevo, convenzionalmente fissato nel 1453 con la caduta di Costantinopoli, alla rivoluzione francese che sconvolse l'Europa tra il 1789 e il 1799. Sotto la dominazione ottomana i fedeli della Chiesa ortodossa e delle Chiese ortodosse orientali vennero inquadrati nei millet delle comunità religiose non musulmane, a cui era concesso di professare la propria fede senza essere perseguitati, seppur con alcune limitazioni.

Tuttavia nel mutato contesto politico il cristianesimo bizantino andò in crisi, mentre la Chiesa ortodossa russa, che già aveva raggiunto l'autocefalia senza l'approvazione di Costantinopoli, divenne il punto di riferimento dell'ortodossia. Tale ruolo venne sancito formalmente nel 1589 quando il patriarca di Costantinopoli, Geremia II Tranos, in Russia per un viaggio insediò dopo aver ricevuto pressione il metropolita Giobbe come «patriarca di Mosca e di tutta la Russia», titolo poi confermato dagli altri patriarchi orientali.

Nel frattempo in occidente la Chiesa cattolica stava attraversando un periodo di smarrimento. Già da tempo i pontefici del Rinascimento e gli alti ecclesiastici si erano dimostrati più propensi a curare gli affari terreni piuttosto che dedicarsi alla propria missione spirituale. Un clero ignorante e una religiosità popolare che spesso sconfinava nella superstizione completano il quadro generale di decadenza. Molti avevano colto la necessità di una riforma della Chiesa, ma senza che si riuscisse a compiere atti concreti; il punto di svolta si ebbe quando un monaco tedesco, Martin Lutero, pubblicò le sue 95 tesi contro la diffusa pratica della vendita delle indulgenze. Tali tesi ebbero un'enorme diffusione in tutta Europa, dando inizio a quella che è conosciuta come "Riforma protestante" e con la quale si romperà definitivamente l'unità religiosa europea, dando vita a nuove confessioni come il luteranesimo, il calvinismo, lo zwinglianesimo e l'anglicanesimo in Inghilterra. Come risposta al protestantesimo i cattolici convocarono nel 1545 il Concilio di Trento, da cui scaturì una serie di misure di rinnovamento della Chiesa, note come "controriforma".

Tra il XVII e il XVIII secolo lo zar di Russia Pietro il Grande diede avvio a un processo di modernizzazione del paese e di accentramento che coinvolse pesantemente la Chiesa locale, che vide messe al bando le sue antiche tradizioni. Nel 1700, alla morte del patriarca di Mosca Adriano, lo zar decise di non nominare immediatamente un successore, ma di designare un luogotenente. Il periodo di sede vacante venne utilizzato per dare attuazione a una profonda riorganizzazione della Chiesa russa secondo i caratteri assolutistici del nuovo regime. L'amministrazione centrale della Chiesa venne trasformata in un dipartimento dello stato, con il nome di "Santo Sinodo di governo", sotto il controllo del governo. Anche ad occidente la Chiesa di Roma subì l'accentramento di potere degli stati nazionali governati da una monarchia assoluta, decisa a controllare anche gli affari ecclesiastici, una politica conosciuta come "giurisdizionalismo". L'apice si ebbe nel XVIII secolo, l'età dei lumi, quando alcuni regnanti, in particolare quelli della potente casata degli Asburgo-Lorena promossero nei propri territori riforme che incisero profondamente sull'autonomia della Chiesa (giuseppinismo). I cattolici del settecento dovettero far fronte anche al movimento illuminista che accusava le religioni di essere causa delle "tenebre" che offuscavano la vita delle persone, proponendo la fede nella ragione e nella razionalità come unica via di evoluzione.

Contesto storico

La caduta di Costantinopoli del 1453 ad opera dei turchi ottomani segnò uno spartiacque per la storia della Chiesa ortodossa d'oriente e la Chiesa cattolica d'occidente. Tra le due comunità vi erano state profonde divisioni fin dai primi secoli del cristianesimo, che poi si erano progressivamente aggravate fino ad arrivare alla reciproca scomunica del 1054 che portò al grande scisma. Nonostante alcuni tentativi infruttuosi di riconciliazione, lo scisma perdura ancora agli inizi del XXI secolo. La dominazione ottomana non cancellò il cristianesimo dai territori dell'ormai defunto impero bizantino, ma la mise in grande crisi come religione minoritaria in uno stato islamico; diversamente la Chiesa ortodossa russa, autocefala dal 1448, poté affermarsi progressivamente.

Non più facile era la situazione in cui versava la Chiesa d'occidente. Il grave Scisma d'Occidente che l'aveva divisa tra il 1378 e il 1418, in cui si era arrivati ad avere ben tre papi, aveva profondamente minato la sua autorità sullo scenario politico europeo e aveva creato un grave sconcerto nelle masse dei fedeli divise tra le diverse obbedienze. A fronte di ciò si erano elevate diverse voci critiche, concretizzatesi in movimenti che chiedevano una riforma della Chiesa, tra cui i lollardi, che si ispiravano agli insegnamenti del teologo inglese John Wyclif, e gli hussiti, seguaci di Jan Hus. Il Concilio di Costanza che aveva ricomposto lo scisma aveva sollevato l'attenzione verso la teoria del "conciliarismo", che metteva in discussione il potere assoluto che il pontefice era riuscito a conquistare a partire dalla riforma dell'XI secolo.

Papato e Chiesa cattolica nel rinascimento (1449-1517)

Nell'età del Rinascimento, almeno dopo la morte di Paolo II nel 1471, allo splendore culturale e civile si contrappone la mancanza di un autentico spirito religioso al vertice della gerarchia ecclesiastica. Se da un lato il Papato e la Chiesa in genere accolsero favorevolmente lo sviluppo culturale e artistico del tempo, da un altro non mancarono gli aspetti negativi. La Curia romana viveva in un lusso fastoso: ogni cardinale aveva la sua corte, con palazzi e ville entro e fuori le mura. Il nuovo tenore di vita esigeva forti spese, alle quali si faceva fronte con tutti mezzi, leciti e illeciti.

A questo bisogna aggiungere la vita privata dei Papi, che oltre al nepotismo diffuso (per favorire non solo i nipoti, ma talvolta i propri figli illegittimi), era macchiata da gravi immoralità, il cui apice negativo fu papa Alessandro VI (1492-1503). I pontefici si curavano poco degli aspetti pastorali dedicandosi piuttosto ad intrighi politici e a affari terreni, tanto che il papato fu uno dei protagonisti delle guerre d'Italia del XVI secolo..

Accanto a ciò, alla corte papale vennero accolti numerosi artisti e si sviluppò un ampio mecenatismo, che ben presto trasformò Roma in una città pienamente rinascimentale, trasformata dalle nuove e costose opere. Papa Niccolò V fondò il primo nucleo di quella che sarà la Biblioteca apostolica vaticana e diede inizio al progetto di ricostruzione della Basilica di San Pietro, Pio III fu un dotto umanista, Sisto IV è ricordato per aver commissionato la costruzione della cappella Sistina la cui volta verrà poi affrescata da Michelangelo su richiesta di papa Giulio II, ma praticamente tutti i papi dell'epoca si prodigarono per l'arte e la cultura..

I papi furono anche impegnati nel predicare una nuova crociata contro l'impero ottomano con la speranza di riconquistare la Costantinopoli e la Terra santa, tuttavia i loro appelli e tentativi caddero sempre nel vuoto, segno del loro scarso potere di influenza sui regni d'Europa e della latente divisione che già caratterizzava la società cristiana europea dell'epoca. Bisognerà aspettare la seconda metà del XVI secolo perché i regni cristiani si coalizzino contro il pericolo turco, cogliendo una vittoria a Lepanto nel 1571..

La corruzione morale che affiggeva i vertici ecclesiastici si era inevitabilmente ripercossa su tutta la cristianità: la Chiesa cattolica non era in grado di rispondere adeguatamente alle ansie dei fedeli che, dal tempo della peste nera del XIV secolo, viveva costantemente con il terrore della dannazione eterna. Tali paure sfociavano in pratiche religiose che spesso sconfinavano nella superstizione e nella magia. La paura dell'inferno era mitigata dal ricorso sempre più popolare alla pratica delle indulgenze, ovvero la possibilità di cancellare una parte ben precisa delle conseguenze di un peccato; una consuetudine che tuttavia aveva assunto nel tempo connotati degenerati ben lontani dall'idea originale di sincero pentimento, arrivando fino alla loro vendita dietro corrispettivo in denaro. La desacralizzazione degli aspetti religiosi, dovuta a una generale confusione tra spirituale e materiale, era aggravata dall'oscurità dei testi sacri per la maggior parte dei fedeli; l'accesso alla Bibbia necessitava della mediazione di un clero a sua volte spesso ignorante, svuotandone il significato e la spiritualità...

La Chiesa ortodossa all'inizio dell'età moderna Bisanzio e la dominazione ottomana

La conquista di Costantinopoli del 1453 da parte di Maometto II fu solo una parte dell'espansione dell'impero ottomano che arrivò a comprendere nel giro di poco più di un secolo l'Africa settentrionale, l'odierno Iraq, i Balcani e gran parte dell'Europa orientale. Nonostante la religione di stato ottomana fosse l'Islam, le usanze turche erano relativamente permissive verso le altre fedi. Sotto il dominio ottomano le popolazioni non musulmane erano inquadrate in comunità, millet, la cui vita interna era regolata da proprie leggi e consuetudini con una propria autonoma giurisdizione sulle questioni ecclesiastiche e della sfera religiosa, nonché nelle cause civili che non coinvolgessero musulmani.

Ai non islamici era comunque vietato ogni tipo di proselitismo e dovevano sottomettersi al dominio del califfato e all'amministrazione politica musulmana. Con il nome Rūm millet (millet-i Rûm) era conosciuta la comunità che comprendeva tutti i cristiani ortodossi che vivevano nei domini ottomani e alla cui guida vi era il patriarca di Costantinopoli, a cui erano concessi privilegi e garanzie tra cui quella di poter essere sollevato solo da un sinodo.. Non solo, quindi, il cristianesimo ortodosso poté sopravvivere ai nuovi dominatori islamici, nonostante le evidenti difficoltà, ma poté trovare nel nuovo impero, dopo la disgregazione di quello bizantino, un'unica entità politica a cui tutti i propri fedeli appartenevano..

Tuttavia, perché tali privilegi potessero essere costantemente confermati era necessario che il patriarca versasse ingenti tributi alle autorità ottomane e dunque le ricche famiglie mercantili cristiane, prevalentemente greche, iniziarono a svolgere un ruolo fondamentale nella vita della Chiesa ortodossa d'oriente. Inoltre, sempre più spesso il Divano (il governo ottomano) ricorreva agli esponenti di tali ricche famiglie, detti fanarioti, per ricoprire incarichi di prestigio nei quali era necessario avere familiarità con il mondo europeo; si arrivò ad affidare a loro il governo dei voivodati cristiani di Valacchia e Moravia..

Con il patriarcato costantinopolitano fermamente nelle mani delle potenti famiglie greche e l'affermazione del suo prestigio e autorità, si instaurò un processo di ellenizzazione degli altri patriarcati d'oriente, ora tutti in mano ai turchi ottomani (Alessandria, Gerusalemme, Antiochia), di fatto governati dal patriarca di Costantinopoli. Tra i vari aspetti di questa ellenizzazione della Chiesa ortodossa, vi è da menzionare la progressiva introduzione, della lingua greca per la liturgia..

Nascita e sviluppo della Chiesa ortodossa russa