I de' Bianchi (o de Bianchi) furono un'antica famiglia senatoria di Bologna, conti feudatari di Piano e conti Palatini. La discendenza diretta maschile della famiglia si estinse nel XIX secolo e confluì nei Ranuzzi de' Bianchi e nei Sassoli de' Bianchi, ancora fiorenti.

Storia X - XIV secolo Diverse famiglie per l’Italia portarono o portano ancora il cognome De’ Bianchi; nel tempo si è provato a farle discendere tutte quante dallo stesso ceppo, ma ci sono dubbi e incertezze riguardo alla precisa correlazione che queste famiglie hanno fra loro. Leggenda vuole che antenato di tutti sia Sergesto Bianco, compagno di Enea, ma ciò ovviamente non ha fondamento.

I nostri De' Bianchi erano originari di Bologna, ma si trasferirono a Firenze qualche tempo attorno al X secolo. Esiliati dalla città, fecero ritorno a Bologna nel XIII secolo, dove vennero considerati fiorentini e furono scritti all’interno della Compagnia dei Toschi. Da delle scritture a Firenze sappiamo che la famiglia discende da un certo Bianco, che visse nel 990. Nella Compagnia dei Toschi viene descritto Cosa de' Bianchi, il cui figlio, il cavaliere Bianco de' Bianchi, fissò dimora nella Basilica di Santo Stefano. .

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Fin da subito i de' Bianchi ricoprirono cariche politiche o militari a Bologna. Il cavaliere Bianco de' Bianchi ebbe quattro figli: Brunino, Filippo (o Lippo), Bonifacio e Bartolomeo. I primi due fecero parte della vita politica della città, Segue un elenco degli incarichi ricoperti dai figli ei nipoti di Bianco: Brunino fu membro del consiglio degli anziani di Bologna nel 1295. Filippo fu anziano e anche console nel 1299. Giordino (o Zordino), figlio di Brunino, nel 1305 fu anziano. Venne inviato a Treviso come ambasciatore per incontrare Giovanni d’Aragona, figlio del re di Sicilia Federico III, e mostrò di essere un buon parlatore. Nel 1321 fu costretto alla fuga da Bologna assieme ai Pepoli e a tutto il resto della famiglia Bianchi per volere del popolo; la sua casa fu bruciata. Nel 1330 fu individuato fra i colpevoli di un complotto per riportare la signoria dei Pepoli a Bologna, ma gli fu risparmiata la morte. Fu probabilmente riammesso a Bologna poco dopo poiché compare tra gli accompagnatori a cavallo del legato pontificio in una sua visita a Faenza, Forlì e Imola. Nel 1335 fu nuovamente anziano della città. Cosa, figlio di Bartolomeo, nel 1306 era stato bandito dalla città per "causa di stato", ma nel 1310 divenne giudice della Romagna e l’anno seguente venne richiamato in patria dai bolognesi. Fu poco dopo inviato ambasciatore in aiuto dei fiorentini. Bianco, detto Bianchino, fratello di Cosa, nel 1345 fu fatto cavaliere dal Delfino del Viennois, Umberto II. Nel 1350 fu membro del consiglio degli Anziani Giacomo, fratello di Cosa e Bianchino, mostrò grande coraggio scontrandosi in armi con i Gozzadini “per il bene della città”. Per questo motivo nel 1354 fu fatto cavaliere da Umberto II come lo era stato fatto Bianchino. Pochi anni dopo fu ingiustamente imprigionato da Giovanni Visconti d'Oleggio perché ritenuto colpevole di alcuni disordini a Bologna, e fu decapitato.

Pietro de' Bianchi Il membro più illustre della famiglia è Pietro de' Bianchi, detto Petruccio, figlio del cavaliere Bianchino. Nel 1375 Pietro fu inviato ai fiorentini come ambasciatore assieme a Ugolino Scappi, e ruscì a realizzare qualunque fosse l’obbiettivo dell’ambasciata (). Tornato a Bologna venne fatto Gonfaloniere del popolo e cacciò dalla città il legato pontificio. Tentò tuttavia di ristabilire la signoria dei Pepoli a Bologna, e fu perciò cacciato dalla città; ma il popolo, che sapeva benissimo quanto fossero necessarie le sue abilità, presto lo richiamò.

Nel 1389 ci fu bisogno di liberarsi dalle truppe di Gian Galeazzo Visconti, duca di Milano, le quali premevano su Bologna poiché il loro signore voleva appropriarsi del dominio della città. Pietro fu dunque mandato in ambasciata a chiedere aiuto a chi si potesse, primi fra tutti Papa Urbano VI e re Carlo VI di Francia. Arrivato dal pontefice lo trovò indebolito per via dello scisma d’Occidente, e decise quindi col consenso dei bolognesi di partire per la Francia, spendendo soldi di tasca sua per apparire al meglio davanti al sovrano. Una volta giunto alla corte di Carlo VI, Pietro espose la sua richiesta d’aiuto e di protezione, e ottenne successo. Non solo, Carlo VI volle farlo personalmente suo cavaliere nella Basilica di Saint Denis, e diede in dono a Pietro l’orifiamma di Francia, assieme alla concessione ad ogni famiglia di Bologna di poter porre sul proprio stemma i gigli d’oro francesi. Ritornato Pietro a Bologna trionfante, la città nel 1393 gli donò in possedimento il castello di Pian del Voglio, e riconobbe a lui e a suo fratello Niccolò, capitano d’esercito, e a tutti i loro discendenti, la signoria di Piano. Pietro fu successivamente due volte Gonfaloniere, fu creato a vita primo dei Sedici Riformatori dello stato di libertà, e nel 1398 fu podestà di Perugia. . Sposò prima una Ghitta Delfini, e poi una Agnese Alfieri, ma non ebbe figli. Morì a Bologna il 13 Aprile 1418 e fu sepolto nella basilica di San Domenico.

XV e XVI secolo

Dal 1466 in poi i Bianchi furono senatori ereditari.

Nel 1473 il legato pontificio Francesco Gonzaga cedette la signoria di Piano a Giovanni Dall’armi, causando l’indignazione dei Bianchi. Ben presto le due famiglie risolsero la questione, e nel 1477, la signoria tornò in mano dei Bianchi. Per via di quest'avvenimento i de' Bianchi vollero che il papato riconoscesse il loro dominio su Piano perpetuamente. La loro richiesta fu eusadita nel 1506 da papa Giulio II, che inoltre elevò la signoria in Contea, e riconfermata successivamente da Clemente VII. Infine, Paolo III decise nel 1534 di concedere ai Bianchi anche il titolo di Conti Palatini.

Edifici

Rami cadetti Ranuzzi de' Bianchi e Sassoli de' Bianchi Le due sorelle Cesarina e Bianca de' Bianchi sposarono rispettivamente il conte Giancarlo Ranuzzi e il marchese Achille Sassoli Tomba, dando vita alle famiglie Ranuzzi de' Bianchi e Sassoli de' Bianchi, tuttora fiorenti. Nel 1893 tutti i discendenti maschi di Cesarina e Bianca furono autorizzati a portare il titolo di Conti di Piano.

De Bianchi di Montrone Nel 1696 Alessandro de' Bianchi divenne barone di Montrone dopo aver acquistato il feudo dai principi Furietti di Valenzano. Da lui discende il ramo cadetto dei Bianchi di Montrone, famiglia che comprende anche Giordano de Bianchi Dottula, uomo politico e poeta.

Rami Francesi

Albero genealogico

Segue l'albero genealogico della famiglia de' Bianchi:

Note

Voci correlate Famiglie senatorie bolognesi Vittorio Amedeo Ranuzzi de' Bianchi Pian del Voglio Palazzo de' Bianchi

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