Tristan da Cunha (in passato anche italianizzato in Tristano d'Acugna) è il nome sia di un arcipelago dell'oceano Atlantico meridionale sia della sua isola principale. È distante da Città del Capo, in Sudafrica. Appartiene al territorio britannico d'oltremare di Sant'Elena, Ascensione e Tristan da Cunha, ed è situata 2 172 km a sud dell'isola di Sant'Elena.
L'arcipelago di Tristan da Cunha è composto dall'omonima isola principale (), l'unica abitata, e da altre disabitate: l'isola Inaccessibile, le cinque Isole Nightingale e l'isola Gough (situata a sud-est dell'isola principale).
L'isola di Tristan da Cunha è considerata uno degli insediamenti umani più remoti al mondo a causa della sua distanza dai continenti e dell'assenza di porti e aeroporti. Può essere raggiunta solo dopo sei giorni di navigazione da Città del Capo.
Due degli otto cognomi presenti nella popolazione locale sono di origine genovese (Lavarello e Repetto, tramandati da due naufraghi di Camogli, approdati nel 1892), due sono inglesi (Swain e Patterson), due statunitensi (Hagan e Rogers), uno scozzese (Glass) e uno olandese (Green).Genealogy and genes: tracing the founding fathers of Tristan da Cunha, European Journal of Human Genetics, (2003) 11, 705–709.
Storia Scoperta e primi insediamenti Nel 1506 il navigatore portoghese Tristão da Cunha, sulla rotta per il Capo di Buona Speranza, vide l'isola senza sbarcarvi e le diede il suo nome, Ilha de Tristão da Cunha, successivamente ribattezzata dagli inglesi in Tristan da Cunha Island; l'isola compare nelle mappe nautiche già dal 1509, oltre che nella mappa di Mercatore del 1541. Il primo sbarco sull'isola avvenne nel 1643, quando l'equipaggio della nave olandese Heemstede sbarcò per rifornirsi di acqua e viveri e lasciò una tavoletta con un'iscrizione; tra il 1650 e il 1669 gli olandesi organizzarono due spedizioni di esplorazione dell'isola per valutare se fosse idonea come base di rifornimento per le loro navi, ma il proposito venne abbandonato, probabilmente a causa dell'assenza di un'insenatura sicura che fungesse da porto.
Negli ultimi anni del XVIII secolo l'isola fece da appoggio a numerose navi baleniere e di cacciatori di foche; tra il 1790 e il 1791 il capitano John Patten di Filadelfia, al comando della baleniera Industry, trascorse sull'isola sette mesi a caccia di pelli di foca.
La prima persona a stabilirsi sull'isola fu lo statunitense Jonathan Lambert, proveniente da Salem, che arrivò sull'isola il 5 gennaio 1811 assieme al marinaio statunitense Andrew Millet e al livornese Tommaso Corri. Egli dichiarò l'arcipelago di sua proprietà con il nome di Islands of Refreshment, ma il suo dominio ebbe vita breve, poiché nel 1812 morì assieme a Millet in un incidente di pesca, od almeno così asserì Corri nel 1813 all'arrivo della HMS Semiramis. Il 14 agosto 1816 una guarnigione britannica sbarcata dalla HMS Falmouth prese possesso dell'isola in nome del sovrano Giorgio III. Questo allo scopo di impedire ai francesi di utilizzare l'isola come base per una potenziale operazione di liberazione di Napoleone Bonaparte dalla sua prigione sull'isola di Sant'Elena. L'occupazione evitò inoltre che gli Stati Uniti usassero Tristan da Cunha come base, come avvenne durante la guerra del 1812.
La colonizzazione Il tentativo di colonizzare l'isola Inaccessibile fallì. Le isole furono occupate da una guarnigione militare britannica e la popolazione civile crebbe gradualmente.
Il 28 novembre 1815 sbarcarono sull'isola 38 militari e 29 civili (di cui 10 donne e 12 bambini) che costruirono degli edifici sullo stesso posto dove ora sorge il villaggio. Il 5 maggio 1817 la nave inglese Conqueror riportò in Gran Bretagna quasi tutti gli abitanti presenti sull'isola, tranne William Glass, sua moglie (che si possono considerare i fondatori della comunità isolana) e due scalpellini che rimasero sull'isola fino al 1819 e al 1822. William Glass divenne inoltre il primo governatore dell'isola. Nel 1817 fu sottoscritta la Carta dell'isola, che prevede l'equa distribuzione dei profitti: è ancora in vigore.L'isola irraggiungibile, Focus storia, n. 116, giugno 2016, pag. 76-81. Nel 1821 arrivò sull'isola Alexander Cotton, nel 1824 Augustus Earle (artista che fece i primi dipinti di quest'arcipelago e che se ne andò dall'isola dopo pochi mesi) e nel 1826 Thomas Hill Swain.
Nel 1826 William Glass chiese al duca di Gloucester di portare sull'isola delle donne per i suoi compagni scapoli (tra cui il sessantaquattrenne Thomas Swain che disse che avrebbe sposato la prima donna che avesse messo piede sull'isola). L'anno seguente l'impegno fu mantenuto grazie ad alcune donne nere di Sant'Elena e del Sudafrica, una delle quali sposò Swain: dalla loro unione nacquero diversi bambini. Nel 1834 William Glass chiese senza successo al governatore di Città del Capo una coppia di insegnanti che sarebbero stati ricompensati con vitto e alloggio gratuiti.
Il 5 settembre 1836 la goletta statunitense Emily affondò nei pressi dell'isola e tre dei naufraghi sopravvissuti decisero di rimanere permanentemente a Tristan. Erano l'olandese Pietre Willem Groen (cognome poi cambiato in Green), lo statunitense William Daley e il danese Peter Miller. Nello stesso anno sbarcò anche Thomas Rogers. Pietre Willem Groen e Thomas Rogers in seguito sposarono alcune delle figlie dei fondatori di Tristan. Nel 1849 sbarcò Andrew Hagan, che sposò Jane Glass. Nel 1853 William Glass morì e Alexander Cotton divenne il nuovo governatore dell'isola.
Il reverendo sudafricano William Taylor, sbarcato sull'isola in quel tempo, tornò a Città del Capo nel 1857 portando con sé 47 persone, abbassando quindi la popolazione a solo 23 individui. Iniziò poi un periodo molto duro per quegli isolani rimasti. A causa dell'introduzione delle navi a vapore, meno dipendenti dai venti e dalle correnti, l'isola rimase fuori dalle rotte commerciali principali. In quel periodo il passaggio di una nave nei pressi di Tristan da Cuhna divenne un evento raro. Soltanto le baleniere continuarono a navigare in quelle acque.
Nel 1867 il principe Alfredo, duca di Sassonia-Coburgo-Gotha e duca di Edimburgo visitò l'isola che in quel momento aveva una popolazione di 86 individui che vivevano in 11 case di pietra. L'insediamento principale fu ribattezzato Edimburgo dei Sette Mari in onore della sua visita. Nel 1885, nonostante le proibitive condizioni del mare, 19 uomini dell'isola si avvicinarono con una scialuppa a una nave ancorata nei pressi per avere rifornimenti e fare baratti; improvvisamente un'onda travolse la scialuppa e fece annegare 15 dei 19 uomini. Questo naufragio abbassò la popolazione a 75 persone, di cui solo 11 uomini. Questa diminuzione di popolazione continuò nel 1890 (60 individui) e nel 1892 (solo 50).
Il 3 ottobre 1892 a bordo del brigantino a palo Italia, che trasportava carbone dalla Scozia a Città del Capo con 16 membri di equipaggio, divampò un incendio per autocombustione in pieno Atlantico. Il suo comandante, il genovese Rolando PerassoRelazione del Comandante Rolando Perasso di Chiavari a S.E. il Ministro della Marina, pubblicata sulla Rivista Marittima, Giugno 1893, reperibile nel web sul sito della Società capitani e macchinisti navali di Camogli, ultima consultazione 13 gennaio 2015., riuscì a governarlo in un viaggio durato sei giorni fino a farlo arenare sui fondali dell'isola, unico approdo possibile in mezzo all'oceano. Tutto l'equipaggio della nave si salvò, e dopo il fortunoso sbarco gli uomini furono ospitati dagli abitanti di Edinburgh. Il 21 gennaio i naufraghi vennero recuperati dalla nave Wild Rose per essere trasportati a Città del Capo in Sudafrica ma due naufraghi, i camogliesi Gaetano Lavarello e Andrea Repetto, decisero di non tornare a Genova nonostante gli ordini del capitano. Oltre ai due vi era un naufrago di Ancona, Marcianesi, che dopo quattro anni lasciò i compagni e si trasferì a Città del CapoMarco Ferrari, I sogni di Tristan, Sellerio, Palermo 1994, p. 87. I due camogliesi rimasero per sempre, ebbero numerosi figli, e i loro tipici cognomi sono i due tra gli otto oggi presenti a TristanLa storia del naufragio è narrata in tutti i dettagli nel libro scritto da uno dei marinai dellItalia, cugino di quel Gaetano che scelse di non rientrare in patria, e restare nell'isola: Agostino Lavarello, I naufraghi di Tristan. Avventure di marinai italiani, Milano, Istituto Editoriale Avio-Navale, 1930..
Il fratello più giovane di Lewis Carroll, il reverendo Edwin H. Dodgson, prestò servizio come missionario anglicano a Tristan da Cunha nel decennio del 1880. Nel 1904 l'isola aveva 76 residenti divisi in 11 famiglie, e il governo di Sua Maestà Britannica chiese loro di trasferirsi a Città del Capo, offerta che fu accettata da tre famiglie. Nel 1922 venne montata nell'isola una stazione radio, che tuttavia non funzionò mai perché gli isolani credevano attirasse i fulmini. Il 12 gennaio 1938, con un decreto in forma di Letters Patent, l'arcipelago fu dichiarato di pertinenza del territorio di Sant'Elena.
Durante la Seconda guerra mondiale l'arcipelago fu usato come stazione della Royal Navy col nome di HMS Atlantic Isle per controllare i movimenti delle navi tedesche nel sud Atlantico. Il primo amministratore del governo britannico si insediò sull'isola in questo periodo. Sempre in quel periodo venne introdotto sull'isola il denaro per pagare gli isolani che lavoravano alla stazione radio e meteorologica dell'isola, anche se il baratto rimase e rimane il principale metodo di pagamento sull'isola. Nel 1942 venne costruito il primo ospedale da campo sull'isola (prima i tristaniani si affidavano alle cure familiari e nei casi più gravi imbarcavano i malati sulle navi di passaggio).
Un secondo duca di Edimburgo, il principe Filippo, marito della regina Elisabetta II, visitò l'isola nel 1957 durante il suo giro del mondo a bordo dello yacht reale Britannia.
L'evacuazione e il ritorno Tra agosto e ottobre del 1961 vi fu una serie di eruzioni e terremoti alla quale fece seguito, l'8 ottobre dello stesso anno, un terremoto più violento che provocò una colata di lava che arrivò a circa 50 metri dalla parte più orientale del paese urbanizzato costringendo gli abitanti ad abbandonare gli edifici di quell'area. Il giorno successivo, constatati i danni e la formazione di una grossa crepa nel suolo del villaggio ne fu decisa l'evacuazione, prima su un'altra area dell'isola e poi, il 10 ottobre, fu deciso l'abbandono dell'isola. 264 isolani e 26 persone non residenti vennero trasportate dapprima sull'isola Nightingale, il giorno seguente a Città del Capo e infine furono trasferite in Gran Bretagna nell'ex base aerea della RAF di Calshot.
Mentre il governo britannico considerava il trasferimento definitivo i tristaniani erano di avviso diverso, non immunizzati contro l'influenza molti di loro si ammalarono, alcuni anziani morirono durante l'inverno 1962/63, uno dei più freddi mai registrati nel Regno Unito. Una spedizione della Royal Society del 1962 verificò lo stato delle eruzioni e dopo un parere positivo un piccolo gruppo di persone rientrò sull'isola per occuparsi della prima ricolonizzazione dato che nessun manufatto era stato intaccato dall’eruzione. Il British Colonial Office organizzò un referendum nel quale la comunità si espresse 148 contro 5 per il rientro, un primo gruppo fece rientro nell'aprile del 1963 mentre il grosso della popolazione lasciò Southampton il 24 ottobre per giungere a Tristan da Cunha il 10 novembre.
Servizi e diritti Nel 2005 l'isola ricevette il codice postale britannico TDCU 1ZZ per consentire alla popolazione di ordinare i beni online con maggiore facilità. Nonostante ciò, i residenti di Tristan non possono ottenere né cittadinanza né il visto permanente per il Regno Unito e per questo non sono attualmente in grado di usufruire di alcun servizio e vantaggio riservato alla cittadinanza britannica.