La storia della Corsica, in cui l'insediamento umano è testimoniato almeno dal X millennio a.C., si collega per alcuni tratti alla storia della Sardegna, con la quale ebbe in più epoche punti di contatto, con quella etrusca, classica, pisana e genovese, e dal 1769 con la storia della Francia continentale.
Geografia Nella storia della Corsica geografia e orografia hanno avuto conseguenze più spiccate che altrove. La grande isola mediterranea è una sorta di "montagna in mezzo al mare", attraversata com'è, da nord-ovest a sud-est, da un notevole sistema di catene montuose le cui cime superano spesso i 2500 metri. Tali cime culminano nei 2706 metri del Monte Cinto, la cui vetta - spesso innevata anche d'estate - dista solo 28 km dal mare, a ponente, illustrando così assai bene lo sviluppo verticale più che orizzontale di questa terra.
Questo sistema montuoso ha da sempre diviso la Corsica in due parti: quella nord-orientale (oggi Haute-Corse), detta storicamente Banda di dentro, Di qua dai monti o Cismonte (avendo come riferimento l'Italia), e quella sud-occidentale (oggi Corse-du-Sud), detta Banda di fuori, Di là dai monti o Pumonte. I passi che attraversano le montagne - molti dei quali sono situati oltre i 1000 metri - erano bloccati anche per settimane dalle nevicate, venendo così a costituire, assieme ai monti, più una barriera che un vero collegamento tra le due sub-regioni. Ancora, le ripide vallate, spesso prive di collegamenti tra loro anche nell'ambito della stessa Banda, tracciano una ragnatela a compartimenti stagni nell'entroterra còrso. Se da un lato queste caratteristiche del terreno hanno reso lungo e difficile il compito agli invasori, rendendone lenta la penetrazione e abituando i còrsi a fare di guerra e guerriglia il proprio pane quotidiano per secoli, dall'altro hanno contribuito decisivamente a tenere sempre relativamente bassa la densità della popolazione e a separare i còrsi tra loro.
Lungo il versante rivolto all'Italia è presente una lunga cimosa litoranea, potenzialmente fertile ma facilmente soggetta all'impaludamento e, in passato, alla malaria che per lunghi secoli ha reso pressoché impossibile l'insediamento umano in tutta la piana d'Aleria. Il Capo Corso e l'area di Bastia hanno inoltre subìto una maggiore influenza dalla Penisola, sia sul piano politico-sociale, sia su quello linguistico, mentre la parte sud-occidentale ha mantenuto un'originalità più spiccata (ma goduto di un minore progresso politico, almeno sino all'attuale periodo francese, nonostante la maggiore disponibilità di buoni approdi); a ogni modo il radicamento della popolazione nelle vallate montane - tutte le maggiori città sul mare sono state fondate o sviluppate dagli invasori - ha generato e diffuso ovunque una tendenza al particolarismo, a volte spinta sino a sfociare in una sorta di anarchismo la cui conseguenza forse più drammatica fu il diffondersi e l'affermarsi, per secoli, della piaga della vendetta (simile alla disamistade diffusa nella vicina Sardegna e alla faida nell'Italia meridionale e in Sicilia) quale sistema sommario di giustizia, e del diffuso fenomeno del banditismo.
La grande divisione orografica longitudinale e quelle (minori, ma a volte non meno importanti) trasversali, più marcate nella zona sud-occidentale, hanno dunque finito per creare nell'isola confini ideali, sociali, linguistici e politici. Tali confini, filtrati dalla storia, si sono tradotti nelle suddivisioni amministrative che, con poche variazioni, sono rimaste immutate sino ai giorni nostri. I due dipartimenti (Départements 2A/2B), reintrodotti dalla Francia nel 1975 (dopo un'analoga parentesi tra 1793 e 1811), ricalcano i confini storici di Pumonte e Cismonte, mentre gli attuali Cantoni (Cantons) corrispondono in buona parte all'antico sistema delle Pievi (suddivisione amministrativa del territorio delle parrocchie), sviluppato durante i secoli del dominio genovese (1284-1768).
Situata in posizione strategica nel Mar Mediterraneo occidentale, la Corsica suscitò l'interesse dei popoli e degli Stati che, via via, si sono affacciati su quel mare come commercianti o come conquistatori.
Liguri, Fenici, Greci, Etruschi, Romani, Vandali, Bizantini, Pisani, Aragonesi, Genovesi e, per ultimo, i Francesi (che, con il Trattato di Versailles del 1768 di fatto costrinsero la Repubblica di Genova a cedere l'isola, e subito dopo l'annessero), si sono fatti signori di Corsica durante il trascorrere di oltre due millenni.
Antichità I primi abitanti
Durante le glaciazioni, il livello medio del mare Mediterraneo si abbassò e si crearono diversi ponti naturali che consentirono il passaggio della fauna dal continente italiano all'arcipelago sardo-corso, passando per le isole di quello toscano e attraversando al più uno stretto tratto di mare. Attorno a 12-14 000 anni fa, il clima iniziò l'evoluzione che lo ha portato verso la sua forma attuale, e la Corsica, distaccatasi dalla Tirrenide, assunse l'odierna configurazione insulare. Nel XIX secolo fu sviluppata l'ipotesi che anche l'uomo potesse aver popolato queste lande raggiungendole a piedi quando ancora non era completamente un'isola; questa tesi del docteur Mattei fu ripresa dal conte Colonna de Cesari Rocca, che notò come, al tempo in cui scriveva, gli antropologiObedenare su Bulletin de la Société d'Anthropologie de Paris si stessero interessando di curiose somiglianze comportamentali fra i caratteri di alcune tipologie di corsi e di albanesi (anch'essi di origine pelagica) che con molta analogia - riferisce lo studioso - avevano spirito di clan e l'abitudine di assoggettare per poi dominare le popolazioni presso le quali si erano introdotti.Pierre Paul Raoul Colonna de Cesari-Rocca, Histoire de la Corse, Boyle, 1890
Risalgono a circa il 9000 a.C. (Romanelliano) i primi giacimenti di pietre scheggiate e gli abbozzi scultorei finora ritrovati in Corsica, nella regione di Porto-Vecchio. Uno scheletro femminile (la dame de Bonifacio) datato al VII millennio a.C. è stato trovato presso la città omonima. Il Neolitico antico è rappresentato in Corsica da reperti di ceramiche cardiali e da ossidiana importata. I maggiori influssi sembrano provenire sia dalla Toscana sia dalla Sardegna. Nelle fasi successive si sviluppò in Corsica una civiltà megalitica di rilievo, che lascia sull'isola dolmen (stazzòne, trovati presso Cauria e Pagliagio), menhir (stantare) e le originali statue-menhir, concentrate soprattutto a Sud, nel sito di Filitosa e in quello di Funtanaccia, nei pressi di Sartene, ma presenti anche al Nord, presso San Fiorenzo. Il sito di Filitosa - riconosciuto patrimonio mondiale dell'umanità dall'UNESCO - si trova nei pressi di Sollacaro, verso lo sbocco sul mare della valle del Taravo.
Secondo l'archeologo Giovanni Lilliu, nella seconda metà del IV millennio a.C., la Corsica fu investita da una corrente culturale chiamata Cultura di Arzachena, nota anche come aspetto culturale corso-gallurese, secondario al complesso culturale conosciuto come Cultura di Ozieri ed esteso su tutta la Sardegna. La facies corso-gallurese interessava prevalentemente l'intera Gallura con espansione oltre le Bocche di Bonifacio, nella Corsica del Sud. Sempre secondo G. Lilliu, tale facies evidenziava una società a sfondo aristocratico e individualistico, e si distingueva chiaramente da quella predominante di Ozieri, tendenzialmente democratica e con chiari influssi dal Mediterraneo orientale. La facies pastorale aristocratica di Arzachena e la cultura agricola democratica di Ozieri, costituiranno la più importante componente sociologica delle popolazioni sarde prenuragiche
L'eneolitico corso è caratterizzato dal terriniano, che prende il nome dal sito di Terrina, sulla costa centro-orientale, dove ebbero una preoce diffusione le tecniche legate alla metallurgia del rame. Nella prima età del bronzo si registrano sull'isola, così come in Sardegna, influssi settentrionali provenienti dall'area poladianaKewin Peche-Quilichini, Périodisation des vaisselles de l'âge du Bronze de Corse : évolution morphologique et culturelle.
Nel Bronzo medio e recente la produzione ceramica corsa adottò forme e motivi decorativi di tradizione peninsulare (appenninica e di Grotta Nuova), mentre il settore meridionale dell'isola mostrava una comune matrice culturale con la vicina Sardegna nuragica. In questa fase si sviluppa infatti, nel Sud, la civiltà torreana. Di questa cultura restano oggi numerose torri megalitiche con struttura simile a quella dei nuraghi sardi. Per la natura dei reperti, la loro epoca e la loro localizzazione, gli studiosi hanno accertato che tale civiltà fosse un'estensione di quella coeva sviluppatasi in Sardegna.
Secondo una teoria invasionistica, sviluppata principalmente da Roger Grosjean negli anni settanta, i Torreani (che l'autore fa coincidere con l'antico popolo del mare degli Shardana) ebbero la meglio sui megalitici e li scacciarono verso il centro e il nord dell'isola. Lo stesso sito di Filitosa recherebbe le tracce della distruzione cruenta dell'insediamento precedente e la sovrapposizione a esso di uno torreano. Oggi questo modello non è più accettato dalla maggior parte degli studiosi che vedono nei Torreani l'evoluzione delle locali comunità neoeneolitiche. In questo periodo prese forma il popolo che i Greci chiameranno Κὁρυιοι, Còrsi, attestati anche nella Gallura e forse di ascendenza ligure, come sembrerebbero suggerire toponimi come Asco e Venzolasca, con il tipico suffisso in "-asco".
Età del ferro e storia antica
Iniziata sull'isola attorno all'VIII secolo a.C., l'Età del ferro termina con l'ingresso della Corsica nella Storia quando viene fondata da coloni Greci Ioni, i Focei di MarsigliaMassalioti, la colonia di Alalia, nel 565 o nel 562 a.C., presso il sito dell'attuale città di Aleria. I Greci chiamarono l'isola dapprima Kalliste e in seguito Cyrnos,Strabone, Geografia, V, 2,7. Cernealis, Corsis e Cirné. Dei Focei parlò Erodoto, lasciando così la prima traccia documentale dell'isola, e ne narrò che dopo la fondazione di Alalia altri Focei raggiunsero l'isola per sottrarsi al rischio di cadere in schiavitù dei Persiani.
Anche i Greci resistettero poco: nel 535 a.C., a seguito della battaglia del mare sardo, furono a loro volta scacciati da una coalizione Etrusco-Cartaginese formata su un patto appositamente stipulato e che, dopo il conflitto, prevedeva in caso di vittoria la spartizione delle due isole su cui era stata conquistata l'influenza: la Sardegna ai Cartaginesi, la Corsica agli EtruschiTeofilo De Negri, Storia di Genova, Giunti, 2003, ISBN 88-09-02932-1. In realtà secondo Erodoto i Focei avevano vinto, ma si sarebbe trattato di una vittoria cadmea, dato che delle 60 navi impiegate (la metà del complessivo armo delle flotte avversarie) 40 furono affondate e le restanti rese inservibili. I Focei lasciarono allora la Corsica e Cartaginesi ed Etruschi poterono così dar corpo ugualmente al patto di spartizione. Gli Etruschi ripresero pertanto quel controllo sulle sponde orientali dell'isola che già in precedenza avevano consolidato con l'attività delle marine da guerra di Pisa, Volterra, Populonia, Tarquinia e CereDiod. V 13, 4. Alla loro presenza è attribuito il toponimo di Tarco nella costa sud orientale, che richiama la città di Tarquinia.