Il dossier Mitrokhin prende il nome da Vasilij Nikitič Mitrochin,La differente resa della traslitterazione del cognome russo Митрохин nella presente voce e in quella biografica è dovuta al fatto che nella prima viene utilizzata la traslitterazione anglosassone prevalente nelle fonti giornalistiche italiane che hanno affrontato il caso, mentre nella seconda è utilizzata la traslitterazione scientifica ISO/R 9:1968. un ex archivista del KGB: con questo termine si fa riferimento alla parte del corposo archivio Mitrochin riguardante le attività illegali dei servizi segreti sovietici in Italia.

L'Archivio, che nella sua interezza è costituito da oltre 6 casse di documenti, ha portato alla produzione di oltre rapporti di controspionaggio trasmessi a 36 nazioni, redatte dal SIS, il servizio di controspionaggio inglese, sulla base delle note manoscritte che l'ex archivista copiò da documenti segreti del KGB. Le 261 schede relative all'Italia vennero consegnate al SISMIEx servizio segreto militare, oggi AISE. a partire dal 1995 fino al 1999 e corrispondono a un arco temporale che va dal 1917 al 1984, anno in cui Mitrokhin andò in pensione.

La Commissione parlamentare d'inchiesta sui documenti venne denominata giornalisticamente Commissione Mitrokhin, e venne presieduta da Paolo Guzzanti.

Contenuto delle schede Il servizio segreto britannico ha inviato in Italia fra il 1995 e il 1999 261 documenti, che portano tutti il nome di Rapporto Impedian seguiti dal numero d'ordine. Ogni scheda contiene: data delle informazioni aggiornate al 1984; data di emissione da parte del SIS (che varia dal 23 marzo 1995 al 10 novembre 1998); fonte oggetto commento (informazioni che il servizio segreto inglese richiede all'Italia quando non è riuscito a risalire all'identità di un contatto) la segnatura ”Segretissimo”

Le schede sono state tradotte in lingua italiana dal personale del SISMI. La traduzione italiana occupa 645 pagine. Dopo essere stato inviato dal SISMI alla procura della Repubblica di Roma, per decisione parlamentare il dossier Mitrokhin è stato acquisito dalla Commissione stragi, che ne ha disposto la pubblicazione l'11 ottobre 1999. Il dossier non è diviso per capitoli, ma per numero di scheda. È possibile però ricostruire un ordine che faciliti l'esposizione. Gli argomenti principali trattati nelle schede sono: 1) Le stazioni radio e i depositi clandestini di armi; 2) I collaboratori italiani e i loro compiti; 3) I finanziamenti illegali al PCI, al PSIUP e al Partito Comunista di San Marino; 4) Gli attriti tra PCI e PCUS.

Le stazioni radio e i depositi clandestini di armi Dal dossier Mitrokhin emergono informazioni riguardanti l'esistenza in Italia di basi radio sparse sul territorio e difese da attigui depositi di armi. Queste, secondo la relazione di maggioranza, sarebbero dovute servire al KGB per organizzare e mantenere in Italia una rete clandestina di agenti da attivare se si fosse verificato un colpo di Stato di destra (come era avvenuto in Grecia nel 1967) che avesse messo fuorilegge il PCI. Le basi radio e i depositi d'armi, sono stati effettivamente tutti rinvenuti dove indicato da Mitrokhin nel dossier: curiosamente, i primi tentativi di ritrovamento non ebbero successo per via di un inspiegabile errore di conversione tra unità di misura internazionali (metri), russe ed anglosassoni (yarde) compiuto dai servizi di sicurezza italiani.

La successiva identificazione dell'errore da parte degli inglesi e dello stesso Mitrokhin (che fornì informazioni aggiuntive, compresa una piantina) consentì il ritrovamento delle radio e delle armi in tutte le località con l'eccezione di una nel Lazio, il cui sito era stato nel frattempo edificato con la costruzione di palazzine. Atti della commissione parlamentare d'inchiesta (45ª seduta), p. 31. Questo è un forte indizio a favore dell'autenticità del dossier, .

I collaboratori italiani e i loro compiti

Il KGB creò sul territorio italiano dei nuclei destinati ad eseguire alcuni compiti:

l'individuazione e l'installazione di dispositivi speciali in nascondigli vicini agli obiettivi; il procacciamento di esemplari di uniformi militari italiane, gradi, kit da cucito, con l'evidente scopo di riprodurli per fini di spionaggio (scheda 159); la creazione di gruppi di sabotaggio (scheda 156); l'attivazione di operazioni speciali in tempo di pace contro due o tre obiettivi principali dell'avversario (scheda 156); l'utilizzazione degli immobili di agenti del KGB come nascondigli di apparecchiature di grosse dimensioni (scheda 157).

Quanto all'identità delle spie italiane ingaggiate dai sovietici, il KGB strinse rapporti soprattutto con pubblici ufficiali. I ruoli e le azioni svolte sono stati trascritti al condizionale ("avrebbe passato documenti", ecc.), molti di quei ruoli, all'arrivo del dossier, erano già noti da tempo ai servizi (come affermato da diversi responsabili dei servizi stessi durante le audizioni alla commissione Mitrokhin), altri riguardavano fatti che non costituivano nessun tipo di reato o illecito o erano già caduti in prescrizione, per altri ancora i responsabili erano nel frattempo morti, in alcuni casi l'identificazione tra il nome in codice e la persona non era tuttavia sicura. Nonostante le numerose richieste né i servizi, né la magistratura, né la commissione hanno avuto accesso alle copie delle trascrizioni originali di Mitrokhin (tranne in un caso), ma solo ai report riassunti forniti dai servizi inglesi e questo ha posto problemi anche di verificabilità delle fonti (secondo la relazione di minoranza della commissione alcune delle informazioni contenute nei report consegnati al SISMI differivano rispetto a quanto Mitrokhin poi scrisse nei suoi libri).

Elenco sospetti collaboranti Il presente elenco, con le rispettive indicazioni a corredo, è tratto dal documento conclusivo della commissione Guzzanti DOCUMENTO CONCLUSIVO SULL'ATTIVITÀ SVOLTA E SUI RISULTATI DELL'INCHIESTA.. Carlo Fortunati, quando lavorava alla cifratura presso l'ambasciata italiana a Mosca (scheda 1); Bonifacio Pansini - console onorario austriaco a Bari (scheda 2); Angelo Travaglini - funzionario del Ministero degli Esteri e segretario dell'ambasciata italiana in Camerun (scheda 11); Mario Colombo - addetto all'ambasciata italiana di Sofia e poi al consolato italiano di Saarbrücken (ex Repubblica Federale Tedesca), che da Sofia avrebbe passato messaggi cifrati al KGB e sottratto documenti all'ambasciata e dalla città tedesca sarebbe stato "coltivato" dai servizi bulgari; Corrado Mancioni - addetto al dipartimento NATO del Ministero degli affari esteri, che avrebbe dovuto collocare microspie in tale ufficio, oltre che nella villa di Ginevra occupata dalla delegazione italiana per la conferenza CSCE sul disarmo (scheda 49); Giuseppe De Michelis di Slonghello - funzionario del dipartimento politico del Ministero degli Esteri (scheda 54); "Petrov" - ufficiale della Marina che avrebbe collaborato spontaneamente col KGB e che nel 1983 avrebbe fornito materiale concernente la NATO ed altro (scheda 78); "Vittorio" - addetto all'Istituto per la relazioni culturali tra Italia e Messico, che sarebbe stato addestrato dal KGB con l'intenzione di inviarlo in Cina sotto gli auspici del Ministero degli Esteri (scheda 82); Fernando Rizzo – funzionario del Ministero dell'Interno, che sarebbe stato avvicinato dallo spionaggio polacco e successivamente reclutato dal KGB (scheda 91); "Suza" e "Venetsianka", due sorelle italiane al servizio del KGB, la prima avrebbe lavorato alle dipendenze del Ministero degli Affari esteri e poi sarebbe divenuta collaboratrice del consigliere diplomatico Lucioli, con accesso ai documenti che Lucioli riceveva dal Ministero degli Esteri e dagli ambasciatori italiani; la seconda avrebbe fatto parte dell'ambasciata italiana in Francia e poi nella Repubblica Federale Tedesca (scheda 137); Suza dovrebbe essere Maria Collavo; "Graf" - l'agente del KGB appartenente al consolato italiano a Le Havre (scheda 148); Mario Babic – generale, addetto aeronautico presso l'ambasciata a Mosca. Sarebbe stato costretto a collaborare col KGB mediante una reazione inscenata da parte di un ufficiale che si sarebbe spacciato per il marito di una donna russa con cui Babic conviveva e che avrebbe minacciato di comprometterlo adducendo anche un falso aborto. Poi Babic si sarebbe pentito della collaborazione, chiedendo la distruzione del documento da cui risultava il suo intrappolamento, ma sarebbe stato nuovamente raggirato, in quanto gli sarebbe stata consegnata una copia del documento con cui si impegnava a collaborare, fatta passare per originale: egli non se ne sarebbe accorto (scheda 149) e, come risulta dalla scheda 152, rientrava nei sistemi del KGB per "indurre o forzare un individuo a collaborare minacciando di rivelare le sue vulnerabilità", peraltro, in questo caso, sulla base di fatti falsi e costruiti ad arte; "Demid" (agente reclutatore), "Kvestor" (cifratore) e "Tsenzor" (funzionario dell'ufficio radio) - funzionari del Ministero degli Esteri che sarebbero stati usati per ottenere chiavi criptate del Ministero degli Esteri e del Ministero dell'Interno, informazioni sui movimenti delle flotte NATO nei porti italiani, informazioni sui controlli esercitati sul PCI con sottrazione di documenti segreti dalle casseforti del capo del controspionaggio del Ministero dell'Interno; "Tibr" - dipendente del Ministero dell'Interno che avrebbe fornito informazioni sulla NATO e che sarebbe stato addestrato come operatore radio per operare in una sede illegale; "Kapa" - segretario steno-dattilografo, anch'egli in servizio al Ministero dell'Interno (scheda 165). Gianluigi Pasquineili - segretario dell'ambasciata italiana a Berna, "ripagato con costose ricompense" (scheda 3); "Polatov" - vice addetto navale all'ambasciata italiana a Mosca e ufficiale dei SIOS, "reclutato" (e quindi, retribuito) dal secondo direttorato generale del KGB. Dietro questo nome in codice si nasconde presumibilmente Armando Vigilano (scheda 9); Ermanno Squadrilli - funzionario del Ministero degli Esteri, "reclutato" dalla rezidentura del KGB a Roma (scheda 10); Giuseppe Planchenti - addetto all'ambasciata italiana di Mosca, avvicinato dal KGB. Una agente avrebbe finto di innamorarsi di lui convincendolo ad avviare un rapporto di convivenza: la donna avrebbe quindi simulato una gravidanza ed un aborto, costringendo Planchenti a rendersi disponibile al KGB. Planchenti avrebbe fornito dettagli sulle strutture e sulle misure di sicurezza dell'ambasciata italiana, ritratti a penna di appartenenti ad essa, indicazioni sugli appartenenti ai servizi speciali (scheda 17); Enrico Aillaud - consigliere diplomatico del presidente del Consiglio dei ministri, poi capo del gabinetto di Amintore Fanfani e, successivamente, ambasciatore italiano in Cecoslovacchia, Polonia, Austria e DDR. Sarebbe stato reclutato dai servizi cecoslovacchi ricattandolo per una relazione con una donna di facili costumi e per speculazioni monetarie. Avrebbe fornito informazioni circa la NATO, la CEE, la Cina e membri dei corpi diplomatici a Mosca; sarebbe stato ricompensato con preziosi regali e con battute di caccia a Mosca (scheda 21); Giovanni De Luca - funzionario del Ministero per il Commercio estero, il quale, trovandosi in difficoltà economiche, sarebbe stato aiutato da un emissario italiano del KGB ad ottenere mansioni meglio retribuite nella segreteria del ministro e sarebbe stato poi coinvolto nella preparazione del materiale per l'agenzia ADN Kronos, con una retribuzione di 50.000 lire, per cui avrebbe passato documenti segreti al KGB (scheda 33); "Enero", non identificato - funzionario del Ministro degli affari Esteri, indicato come agente del secondo direttorato Generale del KGB (scheda 41);