Il narvalo (Monodon monoceros ) è un cetaceo odontoceto estremamente caratteristico, il cui maschio presenta una zanna molto lunga attorcigliata a spirale che sporge orizzontalmente dalla mascella superiore. Trascorre tutto l'anno nelle acque artiche intorno alla Groenlandia, al Canada e alla Russia. È, insieme al beluga, una delle due specie esistenti della famiglia dei Monodontidi (Monodontidae), nonché l'unico rappresentante del genere Monodon. Il narvalo è stato una delle molte specie descritte da Linneo nel suo Systema Naturae del 1758.
Come il beluga, il narvalo è un cetaceo di medie dimensioni. Entrambi i sessi, esclusa la zanna, presentano una lunghezza compresa tra 3,95 e 5,5 m; i maschi sono leggermente più grandi delle femmine. Il peso medio di un esemplare adulto varia tra gli 800 e i kg. I maschi raggiungono la maturità sessuale tra gli 11 e i 13 anni di età, le femmine molto prima, tra i 5 e gli 8 anni. I narvali sono privi di pinna dorsale e hanno le vertebre cervicali articolate come quelle della maggior parte degli altri mammiferi, non fuse come nei delfini e nella maggior parte dei cetacei.
Presente principalmente nelle acque artiche canadesi, groenlandesi e russe, il narvalo è un predatore altamente specializzato alla vita nell'Artico. In inverno si nutre di prede bentoniche, per lo più pesci piatti, sotto lo spesso strato di pack; durante l'estate, mangia soprattutto merluzzi artici e halibut della Groenlandia, integrando la dieta con altre specie come il merluzzo polare. Ogni anno, con l'arrivo dell'estate, migra dalle baie costiere verso l'oceano aperto. In inverno, i maschi possono spingersi occasionalmente fino a m di profondità, restando immersi anche per 25 minuti. I narvali, come la maggior parte degli odontoceti, comunicano con «click», «fischi» e «colpi».
I narvali possono vivere fino a 50 anni, ma spesso muoiono soffocati dopo essere rimasti intrappolati sotto la banchisa. Altre cause di mortalità, in particolare tra i giovani, sono la fame e la predazione da parte delle orche. Poiché in precedenza si riteneva che il numero di narvali fosse inferiore alle unità, la specie veniva classificata come «prossima alla minaccia» (Nearly Threatened) dall'Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN). Stime più recenti, tuttavia, indicano che il numero di esemplari è più elevato (superiore alle unità), quindi la specie è stata riclassificata a «rischio minimo» (Least Concern). I narvali sono stati cacciati per centinaia di anni dagli Inuit del Canada settentrionale e della Groenlandia per la carne e l'avorio e il prelievo regolamentato di alcuni esemplari è consentito tuttora.
Tassonomia ed etimologia
Il narvalo è stato una delle molte specie descritte originariamente da Linneo nella sua celebre decima edizione del Systema Naturae del 1758. Il suo nome è l'italianizzazione del nome francese narval, che a sua volta deriva dalla parola norrena nár, che significa «cadavere», in riferimento alla pigmentazione grigiastra e screziata dell'animale, simile a quella di un marinaio annegato, o alla sua abitudine di restare immobile in estate sulla superficie del mare (logging); whal, invece, significa «balena» (cfr. l'inglese whale). Il nome scientifico, Monodon monoceros, deriva dal greco e significa letteralmente «un dente, un corno».
Il narvalo è parente stretto del beluga. I due sono gli unici membri esistenti della famiglia dei Monodontidi (Monodontidae), cetacei che si distinguono per le medie dimensioni (circa 4 m di lunghezza), il melone (organo sensoriale situato nella fronte) piuttosto pronunciato, il rostro corto e l'assenza di una pinna dorsale vera e propria.
Sebbene il narvalo e il beluga vengano classificati in due generi monotipici separati, alcune prove sembrano indicare che possano, seppur molto raramente, incrociarsi. Intorno al 1990, nella Groenlandia occidentale, venne rinvenuto il cranio completo di un cetaceo anomalo. I biologi marini lo descrissero come diverso da quello di qualsiasi specie conosciuta, ma con caratteristiche intermedie tra i crani di un narvalo e di un beluga, proprio come se si trattasse di un ibrido delle due specie; tale ipotesi è stata effettivamente confermata nel 2019 dalle analisi genetiche e isotopiche.
Monodontidi, Delfinidi (Delphinidae) e Focenidi (Phocoenidae) costituiscono la superfamiglia Delphinoidea, dalla probabile origine monofiletica. Le prove genetiche suggeriscono che le focene in particolare siano strettamente imparentate con i Monodontidi e che queste due famiglie costituiscano un clade separato discostatosi dagli altri Delphinoidea nel corso degli ultimi 11 milioni di anni. I resti fossili indicano che i primi Monodontidi vivevano nelle acque tropicali, dalle quali potrebbero essere migrati verso acque artiche e subartiche in risposta agli sconvolgimenti della catena alimentare marina durante il Pliocene.
Descrizione
I narvali sono cetacei di medie dimensioni, grandi più o meno quanto un beluga. La lunghezza totale in entrambi i sessi, esclusa la zanna, è di 3,95-5,5 m. La lunghezza media, comunque, è di 4,1 m nei maschi e di 3,5 m nelle femmine. Il peso è di 800- kg. I maschi raggiungono la maturità sessuale tra gli 11 e i 13 anni, quando sono lunghi circa 3,9 m. Le femmine, invece, sono in grado di riprodursi anche in giovane età, tra i 5 e gli 8 anni, quando sono lunghe circa 3,4 m.
Il narvalo presenta una colorazione chiara a chiazze scure sul dorso e sui fianchi, ma il colore cambia in modo notevole con l'età. I neonati sono uniformemente grigi o grigi-brunastri, poi di un grigio-bruno più nerastro e successivamente con macchie biancastre su parte inferiore dei fianchi, ventre e regioni posteriori; tali macchie iniziano a svilupparsi in prossimità dell'ombelico e della fessura genitale al raggiungimento della maturità sessuale. I maschi anziani sono quasi completamente bianchi. I narvali sono privi di pinna dorsale: tale peculiarità potrebbe essere un adattamento evolutivo che consente loro di nuotare più facilmente sotto il ghiaccio, facilitare il rotolamento o ridurre la superficie corporea e la perdita di calore. Al loro posto, possiedono una cresta appena evidente. Le vertebre cervicali sono articolate, come quelle dei mammiferi terrestri, e non fuse insieme come quelle della maggior parte dei cetacei: ciò conferisce al collo una notevole flessibilità. Entrambe queste caratteristiche sono proprie anche del beluga. La coda ha un'intaccatura e i bordi dei lobi sono convessi. La coda dei maschi tende a essere più lunga di quella delle femmine e l'intaccatura mediana è più pronunciata. Le estremità delle pinne arricciate diventano più prominenti con l'età.
Zanna
Alla nascita, i piccoli possiedono due denti inseriti in orizzontale nella gengiva. Alla fine del primo anno, nei maschi e di rado in alcune femmine, il dente sinistro erutta, forando il labbro superiore, e cresce sviluppandosi in una zanna a spirale sinistrorsa. Questa struttura può allungarsi fino a 2 o 3 metri e arrivare a misurare alla base quasi 10 centimetri, con un peso di 10 chilogrammi. Circa un maschio su 500 possiede due zanne, eventualità che si riscontra quando anche il canino destro cresce attraverso il labbro. Solo il 15% circa delle femmine sviluppa una zanna, ma generalmente è più piccola di quella del maschio e presenta una spirale meno pronunciata. È noto anche il caso di una femmina, catturata nel 1684, che aveva sviluppato una zanna doppia (immagine a fianco).
Sono state avanzate diverse ipotesi sui possibili vantaggi che questa struttura darebbe all'animale: dalle funzioni alimentari, legate a una più facile cattura delle prede, setacciando il fondale per stanarle o addirittura infilzandole, al suo impiego come «trapano» per perforare il ghiaccio sottile e creare fori di respirazione o ancora come arma difensiva o trasmettitore di onde sonore. È anche probabile che svolga un ruolo nei rituali di corteggiamento o nei combattimenti tra maschi. Il ritrovamento di molte cicatrici sui corpi di narvali maschi adulti, l'alta incidenza di zanne rotte nei maschi adulti e la crescita del dente durante la maturità sessuale indicano che le zanne sono usate in incontri bellicosi. Il combattimento definisce la gerarchia sociale all'interno del branco, in cui i maschi più forti e con i denti più grossi hanno un ruolo dominante. La presenza di numerose terminazioni nervose appurata all'interno della zanna ha portato a ipotizzare che questa possa costituire un dispositivo sensoriale, capace di rilevare cambiamenti lievi di temperatura e di pressione. La zanna potrebbe quindi, per esempio, permettere al narvalo di sapere quando il mare sta per congelare o fornirgli altre informazioni utili per vivere nel suo ambiente. Nell'agosto 2016, un drone ha filmato dei narvali che si alimentavano in superficie nel Tremblay Sound, nel Nunavut: il video mostra che la zanna viene anche usata per colpire e tramortire piccoli merluzzi artici in modo da poterli catturare più facilmente. La zanna, tuttavia, non è di fondamentale importanza per la sopravvivenza dell'animale, in quanto le femmine – che nella stragrande maggioranza dei casi ne sono prive – vivono in genere più a lungo dei maschi. Pertanto, è opinione generale tra gli scienziati che la zanna del narvalo sia fondamentalmente un carattere sessuale, in modo simile alle corna del cervo, alla criniera del leone o alle penne del pavone.
Denti vestigiali La zanna è circondata posteriormente, ventralmente e lateralmente da numerosi piccoli denti vestigiali che variano per morfologia e istologia. Questi denti a volte possono emergere dall'osso, ma generalmente si trovano all'interno di alveoli che si aprono sul rostro accanto alla zanna. La morfologia e l'anatomia variabile di questi piccoli denti indicano un percorso di obsolescenza evolutiva che ha portato alla loro totale degenerazione.
Genoma Una sequenza del genoma di 2,3 GB è stata decifrata da vari istituti della Illumina, Inc. Il genoma è costituito per il 37,9% da elementi ripetitivi e codifica attraverso geni codificanti proteine (in maniera simile a molti altri mammiferi). Il sequenziamento del DNA, oltre a essere utile per valutare il grado di parentela del narvalo rispetto agli altri cetacei, può aiutare anche a comprendere l'evoluzione e lo sviluppo embrionale di caratteristiche come la zanna e il dimorfismo sessuale.
Distribuzione e habitat
Il narvalo è diffuso prevalentemente nelle zone atlantiche e russe del Mar Glaciale Artico. La sua presenza viene segnalata regolarmente nell'arcipelago artico canadese, ad esempio nella parte settentrionale della baia di Hudson, nello stretto di Hudson e nella baia di Baffin; al largo della costa orientale della Groenlandia; e in una striscia che dall'estremità settentrionale della Groenlandia corre fino alla Russia orientale (170° est), attraverso le Svalbard, la Terra di Francesco Giuseppe e la Severnaja Zemlja. Gli avvistamenti più settentrionali sono stati registrati a nord della Terra di Francesco Giuseppe, a circa 85° di latitudine nord.
Biologia Struttura sociale I narvali tendono a raggrupparsi in branchi di circa cinque-dieci individui, talvolta anche venti al di fuori dell'estate. Tali branchi possono essere nursery formate solo da femmine e piccoli o comprendere solo giovani che hanno lasciato la madre o maschi adulti, ma è possibile anche incontrare gruppi misti in ogni periodo dell'anno. In estate, diversi gruppi si riuniscono insieme, formando aggregazioni che possono comprendere da 500 a oltre individui.
I maschi a volte incrociano delicatamente le zanne o le mostrano sopra la superficie dell'acqua (tusking) per segnalare il loro dominio sociale. Tuttavia, è possibile che le zanne vengano impiegate anche come organo sensoriale e di comunicazione per condividere informazioni sulla chimica dell'acqua rilevata dai microcanali posti al suo interno.
Migrazioni