Le relazioni internazionali e i rapporti con l'estero del Giappone sono gestiti dal Ministero degli affari esteri del Giappone.
In seguito alla resa dopo la seconda guerra mondiale e il conseguente trattato di San Francisco, la politica giapponese è stata ristrutturata basandosi su un solido partenariato con gli Stati Uniti d'America, ponendo inoltre l'accento sulla cooperazione internazionale, entrando a far parte delle Nazioni Unite. Durante il boom economico negli anni sessanta e settanta il Giappone ha recuperato la sua influenza venendo considerata da allora come una delle grandi potenze del mondo. Tuttavia, alcuni Paesi, quali Cina e Corea del Sud, mantengono ancora una considerazione negativa del Giappone.
Durante la guerra fredda il Giappone ha avuto il ruolo di mediatore tra il mondo occidentale e l'Unione Sovietica per quanto riguarda la zona est-asiatica nonostante la sua politica si concentrasse maggiormente sulla crescita economica del Paese. La fine della guerra fredda e i fatti succedenti alla prima guerra del Golfo hanno iniziato a cambiare lentamente la politica interna del Paese: il governo giapponese ha deciso di partecipare alle operazioni di mantenimento della pace da parte delle Nazioni Unite, inviando truppe in Cambogia, Mozambico, Alture del Golan e Timor Est negli anni novanta e duemila. In seguito agli attentati dell'11 settembre 2001, la marina navale giapponese ha svolto, fino al 2008, compiti di supporto nell'Oceano Indiano nella lotta al terrorismo. Nel 2003, le JSDF di terra sono state inviate in Iraq meridionale per il ripristino delle infrastrutture di base.
Nonostante alcune controversie e incomprensioni con i suoi immediati vicini (disputa per le isole Senkaku con la Cina, drastico deterioramento dei rapporti con la Corea del Nord dopo le minacce di quest'ultima), il Giappone ha perseguito una politica estera più attiva in questi ultimi anni, riconoscendo la responsabilità derivata dalla sua forza economica. L'ex primo ministro Yasuo Fukuda sottolineò in un suo discorso il cambio di direzione del Paese nell'era moderna: «Il Giappone aspira a diventare un centro di sviluppo delle risorse umane, nonché per la ricerca e il contributo intellettuale per promuovere ulteriormente la cooperazione nel settore della costruzione della pace». Ideali che trovano la sua espressione nella Costituzione del 1947, la quale, all'articolo 9 dichiara la totale rinuncia alla guerra come risoluzione delle dispute internazionali.
Asia orientale
Il 31 gennaio 2010 venne reso pubblico un documento di 549 pagine il quale sintetizzava i risultati di tre anni di discussioni congiunte sulla storia dei due Paesi nelle loro relazioni bilaterali. Il documento attribuiva le maggiori responsabilità dei sentimenti di inimicizia o di diffidenza reciproca tra i due Paesi al Giappone (la maggiore causa dell'incrinamento dei rapporti tra le due potenze orientali fu individuata nella seconda guerra sino-giapponese). Dopo la costituzione della Repubblica Popolare Cinese (RPC) nel 1949, le relazioni con il Giappone cambiarono drasticamente, passando da un rapporto di ostilità a una stretta collaborazione in molti campi. Nel corso del 1960 i due Paesi ripresero l'attività commerciale per la prima volta dalla seconda guerra mondiale in virtù dell'accordo Liao-Takasaki. Il 29 settembre 1972, il Giappone e la Cina firmarono un trattato in modo da stabilire le relazioni diplomatiche tra i due Stati. Dopo la firma di un trattato di pace e di amicizia nel 1978, i legami tra i due Paesi si svilupparono rapidamente. Essi culminarono nell'ottobre 1992 con la visita dell'imperatore Akihito nel territorio cinese, dando una chiara indicazione delle intenzioni del Giappone a mantenere i legami più stretti possibili con la Cina nel suo interesse economico e strategico.
Tuttavia, nonostante le scuse per i crimini di guerra da parte dell'allora primo ministro giapponese Tomiichi Murayama nel 1995, le tensioni rimangono, a causa di altre recenti incomprensioni quali la diatriba per lo sfruttamento di giacimenti di gas naturale nel Mar Cinese Orientale, la disputa per le isole Senkaku, l'incidente diplomatico a causa di un incidente navale tra un peschereccio cinese e una nave giapponese, le perplessità della Cina legate alla questione dell'atollo di Okinotorishima e l'irrisolto contrasto di opinioni sul massacro di Nanchino del 1937.
Il Giappone sostiene fortemente gli Stati Uniti nei suoi sforzi per incoraggiare Pyongyang a rispettare il trattato di non proliferazione nucleare e gli accordi con l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA). Nel 2006, in seguito al test missilistico della Corea del Nord nel mese di luglio, il Giappone impose sanzioni economiche ai nordcoreani vietando l'ingresso dei loro funzionari e degli equipaggi delle navi, sospendendo inoltre i voli charter e l'unico collegamento passeggero diretto tra i due Paesi, il traghetto Mangyongbong-92. Inoltre, l'allora ministro dell'agricoltura, Shōichi Nakagawa, annunciò l'interruzione delle forniture alimentari alla Corea del Nord, considerando anche un'eventuale restrizione del commercio agricolo tra i due Paesi. Il Giappone partecipa ai colloqui del six-party talks per scongiurare qualsiasi ambizione nucleare della Corea del Nord; nel 2007, il Giappone e la Corea del Nord raggiunsero un accordo, in cui Pyongyang accettò di chiudere i suoi impianti nucleari in cambio di aiuti e scorte di carburante mirando a una normalizzazione delle relazioni con Stati Uniti e Giappone. Tuttavia, nel 2009, la Corea del Nord interruppe i rapporti con i membri del six-party talks, con l'intenzione di riprendere il suo programma di arricchimento nucleare, al fine di potenziare il suo deterrente nucleare. Nel 2013, nuove minacce di possibili attacchi missilistici nucleari sono giunte da Pyongyang verso Tokyo, Kyoto e Osaka. In risposta a queste minacce, il Giappone ha schierato batterie antimissile in diversi punti all'interno della sua capitale, Tokyo.
Negli ultimi anni, il Giappone e la Repubblica di Corea hanno intensificato l'attività diplomatica portandola ad un alto livello di cooperazione e coordinamento, con conseguente miglioramento del rapporto tra i due Paesi. Tuttavia, le differenze storiche, tra dispute territoriali che riguardano le Rocce di Liancourt e il ruolo del Giappone in Corea durante la seconda guerra mondiale, complicano i rapporti politici del Giappone con la Corea del Sud, nonostante crescenti legami economici e culturali.
Tra il 1274 e il 1281, i mongoli, sotto la guida di Kublai Khan, intrapresero due tentativi di invasione ai danni del Giappone, entrambi coronati da un insuccesso, a causa di un tifone che danneggiò pesantemente le truppe dell'invasore. Dopo il crollo della dinastia Qing, la quale aveva governato la Mongolia per alcuni secoli, la rivoluzione mongola del 1911, e dopo il consolidamento del Giappone come potenza mondiale nei primi anni XX secolo, il governo mongolo di Bogd Khan inviò vari emissari con l'obbiettivo di fare richiesta di un formale riconoscimento diplomatico a varie potenze mondiali, tra cui il ministro degli affari interni, Tögs-Ochiryn Tserenchimed, che fu inviato in Giappone nel 1913. Dopo la seconda guerra mondiale, le relazioni diplomatiche tra il Giappone e la Mongolia non ripresero fino al 1972. I rapporti rimasero poco collaborativi fino alla rivoluzione democratica della Mongolia nel 1990, dopo che la visita di Sōsuke Uno nel mese di aprile 1989 e la visita di Toshiki Kaifu nel mese di agosto del 1991 in Mongolia, fecero registrare le prime visite nel territorio mongolo da parte di un ministro e di un primo ministro non appartenenti al blocco orientale. Nel febbraio 1997, durante il 25º anniversario dell'accordo diplomatico tra i due Paesi, l'allora primo ministro mongolo, Mendsaikhany Enkhsaikhan, visitò il Giappone, siglando il rinnovamento della collaborazione tra i due Stati. Nel 1998, anche l'allora presidente Natsagiin Bagabandi visitò il Paese nipponico, registrando la prima visita di un presidente mongolo in Giappone. Più recentemente il Giappone e la Mongolia hanno cercato di rafforzare le loro relazioni diplomatiche. Nel 2008 la Banca del Giappone per la cooperazione internazionale ha stanziato un prestito di 28,8 miliardi di yen (circa 225 milioni di euro) per il governo della Mongolia in modo da costruire un nuovo aeroporto internazionale nella Provincia del Tôv a servizio della città di Ulan Bator.
Le relazioni internazionali tra la Repubblica Cinese e il Giappone sono regolamentate dal Comunicato congiunto del governo del Giappone e del governo della Repubblica Popolare Cinese, del 29 settembre 1972, il quale, ribadisce che Taiwan è parte inalienabile del territorio della Repubblica Popolare Cinese, con la comprensione e il rispetto della posizione da parte del governo del Giappone, ai sensi dell'articolo 8 della Dichiarazione di Potsdam. In passato, Taiwan rimase sotto il dominio del Giappone dal 1895 al 1945, ovvero dalla vittoria riportata nella prima guerra sino-giapponese alla sconfitta nella seconda guerra mondiale. Trattandosi della prima colonia d'oltremare del Giappone, le intenzioni giapponesi erano di trasformare l'isola in un fiore all'occhiello nel campo del colonialismo, sforzandosi per migliorare a fondo l'economia dell'isola, l'industria, i lavori pubblici e per cambiare la sua cultura. I fallimenti riportati in ambito politico nell'immediato dopoguerra da parte del Partito Nazionalista Cinese portarono a un sentimento di nostalgia tra la vecchia generazione di Taiwan che ebbe modo di sperimentare entrambi i governi. Ciò ha influenzato, in qualche misura, temi come l'identità nazionale, l'identità etnica e il movimento per l'indipendenza di Taiwan. In parte come conseguenza, il popolo di Taiwan, in generale, prova molto meno antipatia verso il retaggio della dominazione giapponese rispetto ad altri Paesi dell'Asia.
Asia sud-orientale Dal 1990 in poi l'interazione del Giappone con la stragrande maggioranza dei Paesi dell'area del Pacifico, in particolare i suoi fiorenti scambi economici, divenne sempre più importante per i Paesi beneficiari. I Paesi in via di sviluppo dell'Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (ASEAN) consideravano il Giappone come fondamentale per il loro sviluppo. Difatti l'aiuto del Giappone ai paesi dell'ASEAN fu pari a 1,9 miliardi di dollari durante l'anno fiscale giapponese 1988 contro circa 333 milioni di dollari per gli Stati Uniti durante lo stesso anno. Il Giappone fu anche il primo investitore straniero nei Paesi dell'ASEAN, con investimenti pari a circa 14,5 miliardi di dollari a partire da marzo 1989, più del doppio di quelli degli Stati Uniti.
All'inizio degli anni novanta, il governo giapponese concentrò i suoi sforzi al fine di migliorare la sua statura diplomatica, soprattutto in Asia. Molto pubblicizzato fu il tour dell'allora primo ministro Toshiki Kaifu del 1991, il quale visitò le cinque maggiori nazioni del Sudest asiatico (Malaysia, Brunei, Thailandia, Singapore e Filippine) e tenne un importante discorso a Singapore durante il quale promosse un nuovo partenariato con l'ASEAN promettendo che il Giappone sarebbe andato al di là della sfera puramente economica per cercare «un ruolo appropriato nella sfera politica come una nazione di pace». A testimonianza di questo nuovo ruolo, il Giappone ha preso parte attiva nella promozione di negoziati per risolvere i problemi che affliggevano la Cambogia.
Nel 1999, i Paesi membri dell'ASEAN insieme a Cina, Corea del Sud e Giappone hanno elaborato nuovi tipi di accordi di cooperazione economica e non, che hanno dato vita a forme di integrazione inter-regionale e intra-regionale, formando l'ASEAN Plus Three. Nel 2005 i Paesi dell'ASEAN Plus Three, insieme a India, Australia e Nuova Zelanda hanno tenuto il primo East Asia Summit (EAS).