La Lex Scantinia, nominata meno frequentemente Lex Scatinia, è una legge del Diritto romano della quale si hanno scarsi riferimenti documentaliCraig Williams, Roman Homosexuality: Ideologies of Masculinity in Classical Antiquity (Oxford University Press, 1999), p. 116, la definisce una legge "notoriamente elusiva" verso la quale vengono fatti "riferimenti sparsi e imprecisi" nelle fonti antiche, in contrasto alla meglio documentata Lex Julia de adulteriis coercendis. Vedi anche Eva Cantarella, Bisexuality in the Ancient World (Yale University Press, 1992), p. 106; Thomas A.J. McGinn, Prostitution, Sexuality and the Law in Ancient Rome (Oxford University Press, 1998), p. 141; Amy Richlin, The Garden of Priapus: Sexuality and Aggression in Roman Humor (Oxford University Press, 1983, 1992), p. 224; John Boswell, Christianity, Social Tolerance, and Homosexuality: Gay People in Western Europe from the Beginning of the Christian Era to the Fourteenth Century (University of Chicago Press, 1980), pp. 63, 68.. Con questa legge si stabiliva la punibilità di un crimine sessuale compiuto nei confronti di un maschio minorenne nato libero.McGinn, Prostitution, Sexuality and the Law, pp. 140–141; Richlin, The Garden of Priapus, pp. 86, 224; Boswell, Christianity, Social Tolerance, and Homosexuality, p. 67, facendo notare che questa è la sola disposizione accertatata della legge.

La legge fu indirizzata anche alla protezione del cittadino dall'abuso sessuale (stuprum), pur non proibendo il comportamento omosessuale in quanto tale, almeno finché il partner passivo fosse un cittadino in possesso di una buona reputazione sociale. L'uso principale che sembra aver avuto la Lex Scantinia è quello di mettere in imbarazzo quegli oppositori politici il cui stile di vita era tale da poterli esporre ad essere criticati come omosessuali passivi o pederasti, alla maniera Ellenistica.Elaine Fantham, "Stuprum: Public Attitudes and Penalties for Sexual Offences in Republican Rome," in Roman Readings: Roman Response to Greek Literature from Plautus to Statius and Quintilian (Walter de Gruyter, 2011), p. 138. Questa legge quindi, potrebbe essere stata utilizzata per perseguire cittadini maschi adulti che volontariamente avessero avuto un ruolo passivo durante un rapporto sessuale con altri uomini.

La Lex Scantinia potrebbe avere reso lo stupro nei confronti di un minore un crimine passibile di pena capitale, anche se su questo c'è ancora incertezza tra gli studiosi. È molto probabile invece che venisse applicata una multa consistente al cittadino riconosciuto colpevole del reato; infatti nel periodo repubblicano era molto raro che venissero comminate dai tribunali pene capitali ai cittadini romani.

La confluenza della Lex Scantinia con successive normazioni restrittive dei comportamenti sessuali ha talvolta portato gli studiosi ad affermare erroneamente che nel Diritto dell'antica Roma fossero presenti norme e punizioni rigorose contro l'omosessualità in generale.Jonathan Walters, "Invading the Roman Body," in Roman Sexualites (Princeton University Press, 1997), pagg. 33–35, il quale nota in particolare l'interpretazione troppo estensiva della legge data da Adolf Berger, Encyclopedic Dictionary of Roman Law (American Philosophical Society, 1953, reprinted 1991), pagg. 559 e 719, come proibizione in generale della pederastia .

__TOC__ Il contesto storico

Nella lingua latina non esistono vocaboli che consentano di tradurre direttamente le parole "omosessuale" o "eterosessuale".Williams, Roman Homosexuality, pag. 304, citando Saara Lilja, Homosexuality in Republican and Augustan Rome (Societas Scientiarum Fennica, 1983), pag. 122. Alcuni storici tendono ad individuare una dicotomia importante all'interno di una definizione della sfera sessuale nell'Antica Roma, e precisamente quella tra ruolo attivo/dominante/mascolino e passivo/sottomesso/femminilizzato.Williams, Roman Homosexuality, pag. 18 et passim; Cantarella, Bisexuality in the Ancient World, pag. 98ff.; Skinner, introduction to Roman Sexualities (Princeton University Press, 1997), pag. 11. Il cittadino maschio adulto veniva definito dal concetto di libertas, libertà, per cui il fatto di consentire che il suo corpo fosse utilizzato a scopo di piacere da altri uomini era considerato un atteggiamento servile o di sottomissione, nonché una minaccia alla sua integrità.Thomas A.J. McGinn, Prostitution, Sexuality and the Law in Ancient Rome (Oxford University Press, 1998), pag. 326; Catharine Edwards, "Unspeakable Professions: Public Performance and Prostitution in Ancient Rome," in Roman Sexualities, pagg. 67–68. Il concetto di virilità Romana non veniva compromesso dal fatto di aver avuto rapporti sessuali con altri maschi appartenenti a categorie sociali di rango inferiore, come prostituti o schiavi, almeno finché si fosse mantenuto con costoro un ruolo attivo, di penetrazione.Williams, Roman Homosexuality, pag. 18 et passim; Skinner, introduction to Roman Sexualities, pag. 11.

Le relazioni omosessuali tra cittadini romani maschi differivano quindi dall'ideale greco di relazione omosessuale tra uomini nati liberi e appartenenti al medesimo Stato sociale, contraddistinte solitamente da una certa differenza d'età. Il maschio adulto Romano che si compiaceva di compiere passivamente un atto di sesso anale o di eseguire un atto di sesso orale, veniva considerato a causa di questo comportamento come mancante di quella virtù (virtus), qualità che contraddistingue pienamente un uomo (vir).Amy Richlin, "Not before Homosexuality: The Materiality of the cinaedus and the Roman Law against Love between Men," Journal of the History of Sexuality 3.4 (1993) pagg. 523-573. L'amuleto protettivo, o bulla, indossato dai ragazzi nati liberi nella Roma antica, si poneva nel consesso sociale come il segno visibile che essi erano intoccabili sessualmente.Plutarco, Moralia 288a; Thomas Habinek, "The Invention of Sexuality in the World-City of Rome," in The Roman Cultural Revolution (Cambridge University Press, 1997), pag. 39; Richlin, "Not before Homosexuality," pagg. 545–546. La pubertà veniva considerata un momento di transizione pericoloso verso la formazione di una completa identità maschile.Richlin, "Not before Homosexuality," pagg. 545–548. Una volta raggiunta l'età adulta, il ragazzo rimuoveva dal proprio abbigliamento la bulla dedicandola ai propri Lares, le divinità protettrici della casa, e divenendo da quel momento sessualmente attivo sotto la protezione del dio Liber, la divinità della libertà politica e di quella sessuale.Larissa Bonfante, introduction to The World of Roman Costume (University of Wisconsin Press, 2001), pag. 7; Shelley Stone, "The Toga: From National to Ceremonial Costume," in The World of Roman Costume, pag. 41; Judith Lynn Sebesta, "Women's Costume and Feminine Civic Morality in Augustan Rome," Gender & History 9.3 (1997), pag. 533. La pederastia tra gli antichi Romani coinvolgeva usualmente un cittadino maschio adulto ed un giovane, tipicamente uno schiavo di età compresa tra i 12 e i 20 anni.

La legge Come ebbe a notare John Boswell, "...se c'era una legge contro le relazioni omosessuali, nessuno al tempo di Cicerone ne sapeva qualcosa al riguardo. "Boswell, Christianity, Social Tolerance, and Homosexuality, pag. 69. Sebbene della Lex Scantinia venga fatta menzione in diverse altre fonti antiche,Cicerone, Ad familiares 8.12.3, 8.14.4; Suetonius, Vita di Domiziano 8.3; Giovenale, Satire 2, così come annotato da Richlin, The Garden of Priapus, pag. 224. Cantarella, Bisexuality, pag. 107, elenca riferimenti in aggiunta negli scrittori Cristiani Ausonio, Tertulliano, e Prudenzio. il suo apparato dispositivo ci appare poco chiaro. Essa difatti colpiva la pratica dello stupro (stuprum) nei confronti di un giovanetto, ma allo stesso tempo avrebbe consentito di perseguire quei cittadini maschi che avessero scelto di assumere nella relazione omosessuale un ruolo sottomessoRichlin, The Garden of Priapus, pag. 224; Catharine Edwards, The Politics of Immorality in Ancient Rome (Cambridge University Press, 1993), pag. 71; Marguerite Johnson e Terry Ryan, Sexuality in Greek and Roman Society and Literature: A Sourcebook (Routledge, 2005), pag. 7. o "passivo" (pathicus).

Svetonio menziona la Lex Scantinia nel contesto delle punizioni da comminare a coloro che non sono "casti", il che equivaleva ad indicare cittadini maschi che praticavano sessualmente un comportamento pathicus, quindi passivo.Richlin, The Garden of Priapus, pag. 224.

In un epigramma Ausonio scrive al riguardo di un "semivir", un "mezzo-uomo", il quale teme per le conseguenze derivanti dalla Lex ScantiniaWilliams, Roman Homosexuality, pag. 125..

È stato talvolta dibattuto dagli studiosi il fatto che la Lex Scantinia fosse stata concepita principalmente per contrastare e sanzionare lo stupro ai danni di un adolescente nato liberoFantham, "Stuprum: Public Attitudes and Penalties for Sexual Offences in Republican Rome," pag. 137., anche se questa interpretazione molto restrittiva della normativa è stata messa in dubbio.McGinn, Prostitution, Sexuality and the Law, pag. 141. La legge avrebbe potuto aver codificato antiche pratiche sanzionatorie contro lo stuprum che vedeva coinvolti degli uomini, come norma precorritrice della Lex Julia de adulteriis coercendi, la quale sanzionava come comportamento criminale l'adulterio compiuto da una donna.Williams, Roman Homosexuality, pagg. 122–126.

Prudenzio, poeta e scrittore dei primordi del Cristianesimo, scrisse una feroce battuta secondo la quale se Giove fosse stato egli stesso soggetto al Diritto romano, egli avrebbe patito il carcere sia con la legge Julia che con la Scantinia.Prudentius, Peristephanon 10.201–205; Williams, Roman Homosexuality, pag. 124.

Solo gli adolescenti nati da famiglie libere e di buona posizione sociale venivano protetti dalla legge;Walters, "Invading the Roman Body," pagg. 34–35; Richlin, The Garden of Priapus, pag. 224. negli altri casi, bambini nati schiavi o venduti da famiglie di schiavi, o che fossero finiti in schiavitù a causa di conquiste militari, venivano a soggiacere ad una condizione di prostituzione o di abuso sessuale da parte dei loro padroni.

Maschi che si prostituivano o che intrattenevano gli ospiti all'interno di spettacoli, anche se tecnicamente venivano considerati "liberi", nella realtà erano considerati degli infames, persone che non possedevano alcuna dignità sociale, e venivano anche esclusi da tutte quelle forme di protezione che venivano riservate alla cittadinanza.

Sebbene agli schiavi maschi venisse talvolta accordata la libertà come segno di riconoscimento di una relazione sessuale particolare e continua col proprio padrone, in taluni casi di particolare e genuina affezione, essi preferivano rimanere legalmente schiavi, dato che per la Lex Scantinia la coppia avrebbe potuto essere perseguitata legalmente nel caso in cui entrambi fossero risultati cittadini liberi.James L. Butrica, "Some Myths and Anomalies in the Study of Roman Sexuality," in Same-Sex Desire and Love in Greco-Roman Antiquity and in the Classical Tradition (Haworth Press, 2005), pagg. 234–236.

L'azione giudiziaria La mancanza di continuità con la quale la Lex Scantinia viene invocata nelle fonti letterarie ci induce a ritenere che durante l'Età repubblicana essa venisse utilizzata principalmente in maniera strumentale contro quegli esponenti politici che per le proprie abitudini sessuali potevano esserne il bersaglio, a differenza di coloro che durante il principato di Domiziano ne fecero le spese solo perché il clima sociale e politico venne ad essere caratterizzato da una generalizzata crisi dei valori.Butrica, "Some Myths and Anomalies in the Study of Roman Sexuality," pag. 231; Ray Laurence, Roman Passions: A History of Pleasure in Imperial Rome (Continuum, 2009, 2010), pag. 68.