La nazionale di calcio della Grecia () è la rappresentativa calcistica maschile della Grecia ed è posta sotto l'egida della federazione ellenica.
La Grecia esordì nella fase finale di un grande torneo internazionale in occasione del . Laureatasi campione d'Europa nel 2004, conta una partecipazione alla Confederations Cup (nel 2005) e tre presenze alla fase finale del campionato mondiale (1994, 2010 e 2014), in cui il miglior risultato sono gli ottavi di finale, raggiunti nel 2014. Anche se fino al 2004 gli ellenici contavano una sola partecipazione al mondiale ed una sola all'europeo, dal 2004 al 2014 si sono qualificati alla fase finale di tutte le competizioni mondiali o continentali, tranne che per il .
Il miglior piazzamento della Grecia nella classifica mondiale della FIFA è l'8º posto, raggiunto nella primavera del 2008 e nell'autunno del 2011; il peggiore è, invece, il 66º posto, toccato nel settembre del 1998. Attualmente occupa la 48ª posizione della graduatoria.
Storia Gli esordi e il lungo limbo La nazionale greca fece il suo esordio nel 1906 ai Giochi olimpici intermedi di Atene. Nel 1919 partecipò ai Giochi Interalleati, organizzati a Parigi dopo la fine della prima guerra mondiale, e poi al torneo olimpico di , prima edizione riconosciuta come ufficiale dalla FIFA. In questi anni una figura chiave fu quella di Giōrgos Kalafatīs, giocatore e poi allenatore della squadra.
La federazione calcistica della Grecia si affiliò alla FIFA soltanto nel 1926. Nei decenni seguenti la nazionale greca non conseguì alcun risultato di rilievo, anche a causa dei problemi socio-economici del paese prima e dopo la seconda guerra mondiale. Fino agli anni '60 gli ellenici rimasero, infatti, ai margini della scena calcistica, al pari delle vicine squadre cipriota e maltese (con le quali sussiste un'accesa rivalità).
Soltanto l'apertura agli allenatori stranieri diede un impulso al calcio greco, nonostante i risultati rimanessero mediocri. La Grecia andò vicina alla qualificazione al . La compagine, che annoverava alcuni tra i migliori calciatori greci di ogni epoca quali Dīmītrīs Domazos, Giōrgos Siderīs, Giōrgos Koudas e Mimis Papaioannou, si piazzò seconda nel suo girone di qualificazione, a un solo punto dalla .
Anni 1980 e 1990: Euro '80 e USA '94
Il primo traguardo di rilievo fu la qualificazione al , ottenuta davanti all' e all'. Allenata da Panagoulias, la Grecia si presentò al torneo - ospitato dall'Italia - come la possibile rivelazione, dopo aver vinto il proprio il girone di qualificazione contro avversarie molto quotate, e . Nella fase finale uscì, però, al primo turno, collezionando due sconfitte (1-0 con e 3-1 con la ) e un pareggio a reti inviolate contro la , poi vincitrice del titolo.
Dopo la partecipazione al campionato d'Europa del 1980, si verificò una lunga assenza della Grecia dal palcoscenico internazionale di rilievo, interrotta con la qualificazione al negli Stati Uniti d'America: gli ellenici ci arrivarono da primi classificati nel proprio girone eliminatorio, battendo e superando all'ultima giornata, il 17 novembre 1993 ad Atene, la (anch'essa qualificata) con gol del ventenne Nikos Machlas e non patendo alcuna sconfitta. Dal 1992 l'allenatore era di nuovo il sopraccitato Alketas Panagoulias, già CT della nazionale nei periodi 1973-1976 e 1977-1981.
Come nel 1980, anche nel 1994 il cammino dei greci nella fase finale non andò oltre i gironi. La Grecia perse tutti gli incontri: per 4-0 contro l' e la (con Batistuta e Stoichkov autori di triplette) e 2-0 contro la . Curiosamente, nel corso del torneo, la compagine ellenica impiegò tutti e tre i portieri disponibili, eventualità piuttosto rara.
1994-2004: un decennio buio Seguì poi un periodo di anonimato per la Grecia, che per dieci anni non poté prendere parte a nessun torneo internazionale. Fallite le qualificazioni per il (terza nel girone di qualificazione dietro e ) e per il (terza dopo aver pareggiato 0-0 contro la seconda all'ultimo turno, rimanendo un punto dietro i balcanici), la Grecia fallì anche la qualificazione al (altro terzo posto) e al (quarto posto nel girone di qualificazione).
Nel 2001, con le qualificazioni per il mondiale nippocoreano ancora in corso, venne scelto come nuovo commissario tecnico l'esperto tedesco Otto Rehhagel, che sostituì Vassilis Daniil, in carica dal 1999. Tra i candidati alla panchina della nazionale valutati dalla Federcalcio greca vi era stato anche l'italiano Nevio Scala, che tuttavia chiese un ingaggio da 900.000 euro all'anno, contro i 400.000 chiesti da Rehhagel.
L'impatto dell'allenatore tedesco, che si mise al lavoro prima ancora di aver effettivamente siglato il contratto, non fu immediato: nella partita d'esordio la Grecia fu infatti sconfitta per 5-1 dalla . Rehhagel intervenne su due fronti: sul piano del gioco lavorò incisivamente sul rafforzamento della fase difensiva, sui contropiedi, sui cross e sulla gestione dei calci piazzati, puntando in modo deciso sulla fisicità dei giocatori. Al contempo, per inculcare alla squadra disciplina e spirito di gruppo, estromise dalle convocazioni i giocatori che riteneva non si impegnassero abbastanza in favore della Nazionale: suscitarono scalpore le esclusioni di giocatori molto amati, quali il difensore Grīgorīs Geōrgatos e il portiere Dīmītrios Eleutheropoulos, al quale fu preferito Antōnīs Nikopolidīs. Fu "tagliato" anche il centrocampista Akīs Zīkos, "reo" di aver contestato il tecnico quando gli era stato chiesto di subentrare al capitano Theodoros Zagorakis durante un'amichevole contro . Il problema linguistico della comunicazione tra tecnico e squadra fu superato grazie all'apporto del viceallenatore Ioannis Topalidis, ingaggiato dall'Hertha Berlino, e del centravanti Aggelos Charisteas, che al tempo militava nel Werder Brema (squadra che Rehhagel aveva allenato dal 1975 al 1976 e dal 1980 al 1995).
La crescita della selezione ellenica "plasmata" da Rehhagel iniziò ad essere evidente il 6 ottobre 2001, quando, sempre nelle qualificazioni mondiali, i biancazzurri sfiorarono una clamorosa vittoria contro l' e soltanto una punizione di David Beckham ad un minuto dalla fine salvò gli inglesi dalla sconfitta; il pareggio per 2-2 bastò loro per centrare l'accesso alla fase finale di . Un mese dopo il tecnico tedesco, avendo constatato che nelle partite interne giocate ad Atene il pubblico tendeva a dividersi sulla base dei club tifati ed a contestare i giocatori che militavano in squadre avversarie, introdusse un ulteriore elemento "tattico" chiedendo e ottenendo dalla Federazione di poter giocare le gare casalinghe anche e soprattutto negli stadi minori e fuori dalla capitale.
2004: la vittoria del titolo europeo
Nel girone di qualificazione al , sovvertendo tutti i pronostici, che inizialmente apparivano ancora più scontati dopo le due sconfitte iniziali (entrambe per 2-0) con e , la Grecia di Rehhagel ottenne un filotto di vittorie, ben sei nelle successive sei partite, segnando un totale di 8 reti e non concedendone più alcuna agli avversari. Grazie a queste prestazioni si qualificò alla fase finale del torneo dopo ventiquattro anni di assenza.
Il sorteggio dei gironi della fase finale mise nuovamente di fronte greci e spagnoli nel gruppo A, con e a completare il quadro. Le quote degli scommettitori ponevano la Grecia nelle vesti di penultima candidata alla vittoria finale, davanti alla sola . Se la qualificazione da primi del gruppo era risultata inattesa, ancor più sorprendente fu l'esordio: gli ellenici batterono, infatti, per 2-1 i padroni di casa lusitani, portandosi sul 2-0 dopo 51 minuti di gioco e subendo soltanto nei minuti di recupero della ripresa il gol della bandiera, messo a segno dal diciannovenne Cristiano Ronaldo, alla sua prima marcatura in una nazionale di cui sarebbe diventato un elemento simbolo; questa fu peraltro la prima vittoria greca nella fase finale di un torneo internazionale. Pareggiata in rimonta (1-1) la partita con la Spagna, nella terza e decisiva gara la Grecia affrontò la già eliminata, che vinse per 1-2; il gol messo a segno da Vryzas fu però decisivo per qualificare i greci per i quarti di finale a spese degli spagnoli, che avevano la stessa differenza reti della squadra di Rehhagel (pari a 0), ma avevano sole 2 marcature contro le 4 elleniche.
Ai quarti di finale, nella prima sfida a eliminazione diretta, la Grecia continuò a stupire tutti con un'altra impresa, sconfiggendo i campioni d'Europa uscenti della con un gol dell'attaccante Charisteas. Nella semifinale i greci affrontarono la , nazionale sulla carta ben più quotata, che mise in atto un "assedio" nella metà campo ellenica per tutta la durata dei tempi regolamentari, senza tuttavia trovare la via della rete avversaria, che rimase inviolata. Ai supplementari i cechi subirono un calo fisico e fu il difensore Dellas a marcare, di testa, il silver goal che ancora una volta ribaltò le previsioni della vigilia, eliminando i favoriti cechi e proiettando gli ellenici verso un'insperata finale. L'atto conclusivo del torneo, disputatosi a Lisbona, ripropose la sfida iniziale della rassegna, ovvero Grecia-Portogallo: a prevalere furono ancora una volta i greci, grazie a un'altra marcatura, al dodicesimo minuto di gioco della ripresa, di Charisteas. L'attaccante chiuse il torneo con tre gol all'attivo e consentì alla Grecia di laurearsi campione d'Europa per la prima volta e al CT Rehhagel di diventare il primo, e finora unico, tecnico ad aggiudicarsi il titolo europeo con una nazionale diversa da quella del suo paese.
Per la Grecia, oltre all'aver ottenuto uno dei successi più clamorosi nella storia dello sport, ci furono importanti successi anche in ambito statistico, con il balzo dal 35º posto (giugno 2004) al 14º posto (luglio 2004) nella classifica mondiale della FIFA: nessun'altra squadra, nel giro di un mese, ha mai compiuto un tale salto in graduatoria. Alla vigilia del torneo gli allibratori quotavano la vittoria greca da 80 a 150. Al rientro in patria i calciatori ricevettero medaglie dall'allora presidente della Repubblica greco Kostis Stefanopoulos e festeggiarono con i tifosi, che accolsero la squadra all'aeroporto di Atene e la portarono in trionfo allo stadio Panathinaiko, dove le celebrazioni proseguirono alla presenza di autorità politiche e religiose. I giocatori comparvero inoltre sui francobolli e furono selezionati per il titolo di Squadra mondiale dell'anno ai Laureus World Sports Awards del 2005.
2005-2010: la ripresa Sconfitta dalla vicina , con cui sussiste una accesa rivalità, all'esordio nelle qualificazioni al campionato mondiale del 2006, la Grecia di Rehhagel, campione d'Europa in carica, disputò una fase eliminatoria al di sotto delle aspettative. La vittoria del titolo continentale permise comunque la partecipazione alla Confederations Cup 2005, dove gli ellenici vennero estromessi già al primo turno a seguito delle sconfitte rimediate da e : l'unico punto venne conquistato pareggiando a reti bianche col nella giornata finale.
Fallito l'accesso alla rassegna iridata terminando il proprio raggruppamento in quarta posizione, nell'estate 2006 la Grecia — frattanto sorteggiata in un abbordabile girone verso l'Europeo 2008 — scongiurò una squalifica paventata dalla FIFA per l'insufficiente autonomia della Federazione in ambito decisionale. Con 31 punti ottenuti sui 36 disponibili, la squadra si qualificò davanti alla Turchia, garantendosi l'opportunità della difesa del titolo conquistato nel 2004.
Pur a fronte dell'ottavo posto raggiunto nel ranking mondiale nell'aprile 2008 (miglior piazzamento di sempre e successivamente eguagliato nell'ottobre 2011), la formazione di Rehaggel abbandonò il torneo dopo le sconfitte con Svezia e Russia: l'unico gol dei campioni uscenti fu realizzato nella sconfitta per 2-1 contro la Spagna, quest'ultima futura vincitrice del torneo.