Ritenuto tra le «leggende del calcio mondiale», fu soprannominato Il colonnello, perché era un colonnello dell'Armata Rossa e per i suoi modi duri e rigidi. Figura simbolo del calcio sovietico, di cui è considerato l'allenatore più importante della storia, durante il suo periodo d'allenatore i ragazzi tesserati nelle società di calcio dell'Unione Sovietica salgono da 6 a 30 milioni. Da tecnico ha vinto 33 trofei risultando il quarto più vincente della storia dietro ad Alex Ferguson (49), Pep Guardiola (40) e Mircea Lucescu (37).
Dopo una breve carriera da giocatore con la maglia di Dinamo Kiev (dove vince il campionato 1961 e la coppa nazionale nel 1964), Čornomorec Odessa e Šachtar Donec'k, vestendo in un paio di occasioni anche la maglia della Nazionale sovietica (1960-1961), diviene presto un allenatore. Considerato tra i tecnici più preparati d'Europa, inizia dal , quindi passa alla , che allena a più riprese tra il 1973 e il 2002, vincendo 21 titoli nazionali e 5 internazionali con il club: 7 campionati sovietici (1974, 1975, 1977, 1980, 1985 e 1986), 5 ucraini (1997, 1998, 1999, 2000 e 2001), 6 coppe dell'URSS (1974, 1978, 1982, 1985, 1987 e 1990), 3 ucraine (1998, 1999 e 2000), 2 Coppe delle Coppe UEFA (1975 e 1986), 1 Supercoppa UEFA (1975) e 2 Coppe delle CSI (1997 e 1998). Nel 1986 e nel 1999 è votato come secondo miglior allenatore d'Europa rispettivamente dietro a Guy Thys, allenatore della Nazionale belga, e a Sir Alex Ferguson, allenatore del Manchester United.
Oltre alla Dinamo guida la Nazionale olimpica dell'Unione Sovietica con cui arriva terzo alle Olimpiadi 1976 e la Nazionale sovietica, di cui è CT in tre diversi periodi, venendo licenziato dal ruolo in due occasioni (1976 e 1983). Guida l'URSS al Mondiale 1986, essendo richiamato a poche settimane dall'inizio della rassegna, a Euro 1988, dove riesce a portare l'URSS fino alla finale persa contro i di Rinus Michels, e al Mondiale di Italia 1990. In seguito diviene il CT di Emirati Arabi Uniti e Kuwait, prima di tornare a Kiev e allenare anche la Nazionale ucraina tra il 2000 e 2001.
Oltre che per i numerosi successi, Lobanovs'kyj rimane celebre per essere stato un tecnico rivoluzionario: fu il primo allenatore a usare un computer per analizzare (insieme a un gruppo di statistici tra cui Anatolij Zelencov) partite e allenamenti alla ricerca di un metodo scientifico per la suddivisione delle zone da coprire da ogni giocatore e le zone dove passare il pallone ancora prima di riceverlo, nella "creazione" di giocatori universali senza ruoli ben definiti ma solo con le inclinazioni basilari di ciascuno, migliorando così le prestazioni dei singoli e del collettivo. A questo abbinava una preparazione atletica straordinaria, aiutato anche dal professor Petrovskij che allenava i velocisti sovietici.
Il valore effettivo delle formazioni da lui allenate era superiore rispetto a quello dei singoli giocatori: molti resero al massimo sotto la sua gestione per poi avere esperienze meno fortunate all'estero, dopo essere usciti dal "sistema" calcistico di Lobanovs'kyj: tra questi Aleksej Michajličenko, Oleksandr Zavarov, Sergej Aleinikov, Oleg Blokhin (vincitore del Pallone d'oro 1975), Igor Belanov (vincitore del Pallone d'oro 1986) e Serhij Rebrov. Negli ultimi anni della sua gestione, lancia anche K'akhaber K'aladze e Andrij Ševčenko, vincitore del Pallone d'oro 2004.
Biografia Nato a Kiev nel 1939, figlio di Vasil' (1905-1960), operaio, e di Oleksandra Bojčenko (1907-1990), casalinga, era nipote dello scrittore ucraino Oleksandr Bojčenko. Aveva un fratello, Jevhen (1927-1994). Sposatosi con Ada, aveva una figlia, Svetlana. Ha studiato in una scuola di Kiev, oggi intitolata a lui in quello che è stato rinominato viale Valerij Lobanovs'kyj 146. Именем Лобановского назвали школу (sport.com.ua, 7 вересня 2007) Nel 1956 entra al Politecnico di Kiev, lasciando l'università nel 1964, quando si trasferisce a Odessa: s'iscrive al Politecnico di Odessa, dove si laurea in ingegneria meccanica (secondo altre fonti la laurea sarebbe in idraulica).
Mentre gioca a calcio, Lobanovs'kyj è arruolato nell'esercito sovietico, dove raggiunge il grado di colonnello dell'Armata Rossa e aveva lavorato come ingegnere meccanico e come ingegnere termotecnico.
Definito dalla stampa specializzata come un personaggio enigmatico, distaccato, «introverso», rigido nei modi, autoritario e geniale. Descritto anche come un tiranno, era temuto da molti giocatori ma al tempo stesso rispettato da tutti.
Nel 1989 è autore di un libro, Бесконечный матч ("La partita infinita..."). Лобановський В. В. Бесконечный матч. -М.:"Физкультура и спорт". −1989 г. 191 с. ISBN 5-278-00151-8
Caratteristiche tecniche Giocatore Era una veloce ala sinistra,. che poteva giocare anche a destra. Definito semplicemente come centrocampista o attaccante, era un giocatore di classe, fantasioso, dotato tecnicamente, forte fisicamente, in possesso di un ottimo tiro, ma incostante e polemico.
Divenne famoso in patria per il suo modo di tirare i calci d'angolo e per i suoi passaggi precisi.
Allenatore
Lo stile di gioco di Lobanovs'kyj si basava su una fiducia totale che i suoi giocatori riponevano in lui e che lui riponeva nei propri giocatori e nel proprio progetto, creando un grande affiatamento tra i componenti delle proprie formazioni e di conseguenza una grande affidabilità. Per il tecnico non esistevano titolari, pretendeva che tutti i suoi giocatori fossero pronti a scendere in campo in qualsiasi momento. Il colonnello metteva sempre il collettivo davanti all'individualità e alla fantasia dei singoli, frutto di una disciplina tattica ferrea. Prediligeva calciatori versatili che potevano ricoprire più posizioni in campo, per essere in grado di «creare situazioni non prevedibili [da parte degli avversari]» e di cambiare la partita a proprio favore anche in corso d'opera. Per fare entrare quelli che poi sarebbero diventati i nuovi interpreti del suo gioco, Lobanovs'kyj li faceva «entrare per gradi», tenendoli tra le giovanili e la seconda squadra anche per molti anni. Studiava meticolosamente i propri avversari fino ai minimi dettagli, tanto da possedere una vasta collezione di videocassette sugli avversari europei verso la fine degli anni ottanta, organizzandosi in maniera scientifica, per non lasciare nulla al caso.
Il tecnico adattava il gioco usato nella Dinamo Kiev, paragonato al calcio totale degli anni settanta di Rinus Michels, anche alla Nazionale sovietica, improntando il suo stile di gioco su una grande preparazione atletica, ritmo di gioco molto elevato per tutti i novanta minuti, pressing martellante, pallone spesso giocato rasoterra e in modo veloce e preciso, fatta eccezione per i lanci lunghi verso gli esterni molto rapidi, cercando di sfruttare al massimo le ripartenze con esterni d'attacco molto veloci, marcatura a zona, ottimi schemi tattici fatti studiare in modo metodico dai propri «interpreti» fino a farglieli imparare a memoria, che producevano un gioco rapido sia efficace sia spumeggiante, dando con il «calcio scientifico» una propria visione di calcio all'epoca considerata rivoluzionaria, tanto che la stampa specializzata ridefinì il suo metodo con i nomi calcio del Duemila, calcio laboratorio e laboratorio Lobanovski.
Per aumentare il ritmo del gioco utilizzava la tattica della sovrapposizione, creando superiorità numerica e producendo un calcio più veloce. Durante le partite della Dinamo e della Nazionale sovietica tra il 1974 e il 1976 i suoi giocatori attaccavano e si difendevano in otto, lasciando due soli difensori fissi, che raramente superavano la metà campo: Mychajlo Fomenko e Stefan Reško (in alternativa Leonid Burjak quando uno dei due giocatori era indisponibile). Schierava poi una seconda linea di difesa formata dai terzini, una linea formata da tre centrocampisti, quindi i due attaccanti della formazione, con il compito di creare varchi al centro della difesa avversaria per l'inserimento di un incursore, ruolo svolto spesso da Viktor Kolotov. Allenava i propri giocatori anche due o tre volte al giorno, dalla mattina alla sera, con sessioni tra i quaranta minuti e le due ore spesso a elevata intensità. Dalla metà degli anni settanta, fu tra i primi sportivi sovietici e tra i primissimi allenatori di calcio al mondo a utilizzare un computer per studiare e migliorare la propria formazione, aiutato da un gruppo di statistici tra cui il matematico Anatolij Zelencov, applicando un approccio scientifico alle partite e agli allenamenti per la suddivisione delle zone da coprire da ogni giocatore e le zone dove passare la sfera ancora prima di riceverla, tentava di forgiare calciatori polivalenti senza un ruolo ben definito e che potessero giocare in più posizioni, migliorando così le prestazioni dei singoli e dell'intera squadra. Sin dai primissimi anni da tecnico, a una grande preparazione atletica, aiutato dal professor Petrovski (preparatore dell'atletica leggera dei velocisti russi come Valerij Borzov vincitore dei 100 e 200 metri alle Olimpiadi di Monaco di Baviera 1972), Lobanovs'kyj abbinava lo studio delle reazioni sia mentali sia fisiche dei propri giocatori.
Rappresenta il migliore periodo nella storia del calcio sovietico, ma con la Nazionale non vinse alcun titolo a causa del suo stile di gioco, per il quale erano spese troppe energie, attirandosi diverse critiche anche in patria. Con l'uscita dal Mondiale messicano nella partita degli ottavi di finale persa contro il Belgio per 4-3, Lobanovs'kyj finisce sotto accusa a causa del crollo fisico accusato da diversi suoi giocatori - tra gli altri: Demianenko, Rats e Aleinikov - e per via dell'errore tattico di aver schierato un centrocampista come Andrij Bal' nel ruolo di terzino destro, consentendo agli avversari di attaccare facilmente da quella fascia e vincere l'incontro. Nell'Europeo 1988, perso in finale contro l'Olanda di Michels e Marco van Basten, è nuovamente sulla graticola per aver schierato in finale un centrocampista centrale come Alejnikaŭ nel ruolo di stopper di van Basten, perdendo il match anche a causa di questo errore tattico.
Carriera Giocatore Club Esterno d'attacco, dopo aver iniziato la carriera nella Dinamo Kiev, vincendo il campionato nazionale nel 1961 e la coppa dell'URSS nel 1964, passa prima al Černomorec poi ai rivali dello Šachtar Donec'k, dove gioca le sue ultime due stagioni da professionista (1967-1968) prima del ritiro a nemmeno 30 anni. Durante la sua carriera calcistica, giudicata «mediocre», totalizza 253 presenze e 71 gol nei campionati sovietici.
Prodotto dal vivaio della Dinamo, durante il suo periodo a Kiev, continua a studiare, ottenendo una laurea in ingegneria meccanica e raggiungendo anche il grado di colonnello nell'esercito sovietico.