Con l'espressione Italia rinascimentale si indica convenzionalmente l'insieme delle vicende politiche, sociali, economiche e culturali che interessarono la penisola italiana tra XV e XVI secolo, periodo definito col termine Rinascimento.Il Quattrocento è passato alla storia come epoca dellUmanesimo Rinascimentale, mentre il Cinquecento come secolo del Pieno Rinascimento. Secondo Nicola Abbagnano una "Rinascita" in Italia è già chiaramente percepibile nella seconda metà del XIV secolo. Cfr. Nicola Abbagnano, Storia della filosofia, vol. II, Ed. speciale realizzata per il Gruppo Editoriale L'Espresso, Roma, da Iniziative Speciali De Agostini, Novara, 2005, p. 409.
Il Quattrocento
Nel corso del Quattrocento, fase di passaggio dall'età medievale all'età moderna, l'Italia era politicamente frammentata in un complesso di Stati diversi. Tale assestamento politico, sancito dalla Pace di Lodi del 1454 e garantito per tutta la seconda metà del secolo dalla personalità autorevole di Lorenzo il Magnifico, fu rimesso in discussione con la discesa in Italia (1494) del re di Francia Carlo VIII, che diede avvio a quel periodo di conflitti ricordati dalla storiografia come Guerre d'Italia.
Italia settentrionale L'area settentrionale della penisola era frazionata fra il Ducato di Savoia, il Ducato di Milano, i domini di terraferma della Repubblica di Venezia, la Repubblica di Genova, con annessa la Corsica. A queste maggiori formazioni territoriali si aggiungevano Stati di più piccole dimensioni: il Marchesato di Saluzzo, il Marchesato del Monferrato, il Principato vescovile di Trento, il Marchesato di Mantova, i ducati estensi di Modena e Reggio (feudo imperiale) e di Ferrara (feudo papale).
Italia centrale In Italia centrale c'erano le repubbliche di Firenze e di Lucca e di Siena, corrispondenti, insieme al Marchesato di Massa Carrara e ad altre signorie minori, all'attuale Toscana, nonché i domini dello Stato pontificio, costituiti grosso modo dalle attuali Lazio, Umbria, Marche e Romagna. All'interno dello Stato Pontificio, si trovavano entità politiche con un alto grado di indipendenza, come il Ducato di Urbino, quello di Camerino, le signorie di Perugia, Senigallia, Pesaro, Terni, Foligno, Rimini, Bologna, Faenza, Imola, Forlì, Cesena e la Repubblica di Ancona, oltre al già citato Ducato di Ferrara. Completamente indipendente era la Repubblica di San Marino.
Italia meridionale Il Mezzogiorno della penisola (odierni Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria) era unificato sotto il Regno di Napoli, mentre Sicilia e Sardegna facevano parte della Corona d'Aragona.
I conflitti quattrocenteschi Alla pace di Lodi si pervenne dopo un lungo periodo di guerre che interessò l'intera penisola e fu segnato dai ripetuti tentativi degli Stati più forti di estendere la propria egemonia. Nell'area centro-settentrionale i maggiori contendenti furono il Ducato di Milano e le Repubbliche di Venezia e Firenze, impegnati in una politica di espansione territoriale avviata già nel Trecento col progressivo assoggettamento del contado da parte delle città.
Il Regno di Napoli fu scosso da una lunga crisi dinastica iniziata nel 1435 con la morte dell'ultima regina angioina, Giovanna II, e conclusasi solo nel 1442 con la vittoria di Alfonso V d'Aragona, che ebbe la meglio sul rivale Renato d'Angiò. L'avvento della dinastia aragonese dei Trastámara segnò anche la riunificazione de facto dei regni di Napoli e Sicilia e l'avvio di un periodo di stabilità dinastica destinato a durare fino alla fine del secolo.
Il dominio sui mari fu invece l'obiettivo che contrappose gli interessi delle antiche repubbliche marinare: estromessa Amalfi già nel XII secolo, lo scontro proseguì tra Pisa, Genova e Venezia. Genovesi e pisani combatterono ripetutamente per il controllo del Tirreno e nel 1406 Pisa fu conquistata da Firenze, perdendo definitivamente la propria autonomia politica. Agli inizi del secolo la contesa era dunque ridotta a un duello fra genovesi e veneziani. Resistevano intanto allo strapotere veneziano in Adriatico le due repubbliche marinare di Ancona e di Ragusa. Per tutto il Quattrocento perdurò uno stato di conflittualità tra Genova e Venezia ma non si ebbero battaglie decisive. La potenza di Genova andò affievolendosi nel corso del secolo e Venezia si affermò come padrona dei mari, raggiungendo il culmine della propria ascesa agli inizi del XVI secolo.
Col progressivo declino dell'Impero bizantino, l'altro grande rivale di Venezia - la caduta di Costantinopoli data al 1453 - la Serenissima poté interessarsi a una politica di espansione territoriale sulla terraferma che prese avvio proprio agli inizi del XV secolo. Le iniziative militari veneziane entrarono in conflitto con gli interessi del Ducato di Milano, impegnato a sua volta in una politica espansionistica guidata dalla famiglia Visconti. Nello scontro si inserì anche la Repubblica di Firenze, minacciata dall'aggressività viscontea e alleatasi con i veneziani: scoppiarono così le Guerre di Lombardia. La Serenissima riportò una vittoria decisiva nella battaglia di Maclodio del 1427, assumendo una posizione egemone che allarmò i fiorentini, i quali preferirono rompere l'alleanza e schierarsi dalla parte di Milano. La guerra si protrasse con operazioni di minore portata fino al 1454, quando le due rivali siglarono a Lodi una pace destinata a stabilizzare l'assetto politico della penisola per quarant'anni: Venezia e Milano fissavano sull'Adda il confine fra i rispettivi territori e rinunciavano a ulteriori tentativi di espansione, mantenendo in una condizione di equilibrio la frammentata realtà politica italiana.
Le compagnie di ventura
Le campagne militari furono dominate dalle cosiddette compagnie di ventura, formazioni di mercenari guidate da condottieri esperti che mettevano le proprie armi al servizio dei regnanti e delle città. Tali compagnie, attive in Italia fin dalla fine del XIII secolo, combattevano sotto le insegne del miglior offerente, che poteva cambiare più volte nel corso di un conflitto, determinando frequenti ribaltamenti di alleanze ed esiti militari imprevisti. I soldati di ventura non avevano legami di fedeltà e obbedienza, né erano animati da sentimenti patriottici o da interessi di difesa delle proprie terre e dei propri beni, ma agivano sulla base di un vincolo contrattuale fondato sul denaro. Per questo motivo tendevano generalmente a evitare di mettere a rischio la propria vita durante i combattimenti e le battaglie finivano spesso col trasformarsi in lunghe operazioni d'assedio o in scontri non risolutivi, più simili a tornei che a vere e proprie guerre.
Il massiccio impiego di compagnie di mercenari fu stigmatizzato da molti politici e trattatisti dell'epoca. Niccolò Machiavelli additò questa pratica come una delle cause dell'inferiorità militare dei principi italiani, i quali di fronte all'arrivo di un esercito organizzato e fedele al proprio sovrano, come quello francese, avevano finito col soccombere contribuendo alla «Ruina d'Italia».
Il Cinquecento
Il 1494 segna la fine della politica dell'equilibrio e l'inizio di una serie di conflitti tra Francia e Asburgo per il primato nella penisola, noti come guerre d'Italia. La pace di Cateau-Cambrésis del 1559 segna la fine della libertà italiana e l'inizio dell'egemonia asburgica: la Spagna asburgica otterrà Regno di Napoli, Sicilia, Sardegna, e Ducato di Milano; il Sacro Romano Impero, retto dall'Austria asburgica, continuerà ad avere giurisdizione sui feudi Italiani del nord; le realtà indipendenti come Stato Pontificio e Repubblica di Venezia dovranno fare i conti con la presenza di Spagna e Austria nel paese. Questo quadro muterà in parte con le guerre di successione del Settecento, quando l'Austria prenderà il possesso di Milano e insedierà rami cadetti della sua casata negli altri feudi dell'Italia imperiale. Si passerà così, nel quadro della dominazione asburgica, da un primato spagnolo a uno austriaco, cui l'Italia porrà fine solo con il Risorgimento (1848-1871) e le guerre di indipendenza.
La discesa di Carlo VIII in Italia
La riapertura delle ostilità dopo il quarantennio di pace seguito agli accordi di Lodi scaturì dall'iniziativa del re di Francia Carlo VIII, che discese in Italia alla testa di un esercito di venticinquemila uomini, nobili francesi e mercenari svizzeri con l'obiettivo di riconquistare il Regno di Napoli, sul quale vantava diritti in virtù del legame dinastico con gli Angioini. La conquista del reame napoletano rappresentava per Carlo la premessa indispensabile per estendere il proprio controllo all'intera penisola e per affrontare direttamente la minaccia turca.
La spedizione del re francese incontrò il favore di molti principi italiani, che intendevano approfittare della sua potenza per conseguire obiettivi propri: il duca di Milano Ludovico il Moro ottenne grazie all'appoggio di Carlo VIII la cacciata del re Alfonso II d'Aragona, che insidiava il suo potere; a Firenze gli avversari dei Medici aprirono le porte della città ai francesi costringendo alla fuga Piero il Fatuo e restaurando la repubblica sotto la guida di Savonarola. Anche i cardinali romani ostili ad Alessandro VI Borgia puntavano alla sua deposizione, ma il papa spagnolo scongiurò colpi di mano garantendo al re il passaggio attraverso i territori pontifici e offrendo suo figlio Cesare come guida in cambio del giuramento di fedeltà.
Il 22 febbraio 1495 Carlo VIII entrò a Napoli, sostenuto da buona parte dei baroni del regno che si erano schierati dalla sua parte contro Ferdinando II d'Aragona. Ma la conquista non poté essere consolidata, vista l'avversione che la sua impresa aveva suscitato anche da parte di coloro che inizialmente l'avevano favorita: Milano, Venezia e il papa costituirono una lega antifrancese, alla quale diedero il proprio appoggio anche l'imperatore Massimiliano e la Spagna dei Re Cattolici. Carlo fu costretto a risalire la penisola e a incontrare le truppe della lega a Fornovo sul Taro nel luglio del 1495. Anche se non sconfitto, il sovrano poté riparare in Francia.
Le ostilità ripresero nel 1499 con la discesa in Italia di Luigi XII, successore di Carlo. Il nuovo sovrano conquistò il Ducato di Milano in forza dei diritti ereditati dalla nonna Valentina Visconti e nel 1501 i francesi occuparono Napoli, ma furono sconfitti dai rivali spagnoli nella battaglia sul Garigliano del 1503.
Fra il 1499 e il 1503 si colloca anche la folgorante carriera militare di Cesare Borgia, il figlio del papa Alessandro VI. Con l'appoggio della Francia e grazie a una politica violenta e spregiudicata, il Duca Valentino (così soprannominato in quanto investito del ducato di Valentinois) conquistò un dominio a cavallo fra le Marche e la Romagna che non gli riuscì di consolidare ed espandere a causa della morte del pontefice nell'agosto del 1503: la rovina dei Borgia travolse anche il fragile regno del Valentino, che morì sotto le mura della città di Viana, in Navarra, nel 1507, combattendo a difesa del cognato Giovanni III d'Albret.
Carlo V e Francesco I