I nomi propri (in cinese: ) degli abitanti della Cina e di Taiwan sono costituiti, secondo la tradizionale onomastica cinese, da un cognome (in cinese ) e da un nome (in cinese ).

In cinese il cognome precede sempre il nome, nella forma scritta come in quella parlata ed in tutti gli usi; è inoltre prassi comune rivolgersi ad una persona utilizzando il suo nome completo (dunque chiamandola con il cognome e con il nome), anche in contesti informali. A titolo di esempio, dunque, un uomo di nome Wei () ed appartenente alla famiglia Zhang () verrà chiamato Zhang Wei () e non Wei Zhang, seguendo l'ordine cognome-nome; sia i conoscenti che gli amici si rivolgeranno a lui (di regola) utilizzando il nome completo.

In contesti formali, ci si può rivolgere ad una persona anche utilizzando il solo cognome seguito (e non preceduto) da un titolo onorifico, quale xiansheng (; analogo all'italiano signor...) o nüshi (, analogo all'italiano signora...), laoshi (; letteralmente "insegnante" ed analogo all'italiano professor...), eccetera. In questi casi, il nome si omette ed il titolo viene posto dopo il cognome. Dunque, continuando l'esempio, per rivolgersi a Zhang Wei usando l'appellativo signor... si utilizzerà la formula Zhang xiansheng (, "signor Zhang").

Presso i cinesi di etnia Han, i cognomi sono quasi esclusivamente monosillabici ed i nomi possono essere sia monosillabici sia bisillabici. Cognomi costituiti da più d'una sillaba sono praticamente inesistenti fra i cinesi Han, e lo stesso si può dire dei nomi di tre o più sillabe; pertanto, un nome completo cinese sarà tipicamente composto da due o tre sillabe in tutto, una per il cognome e una o (più spesso) due per il nome. Cognomi di due, tre o più sillabe sono però diffusi presso alcune minoranze etniche non-Han.

Nella forma scritta gli antroponimi (come qualunque altra parola cinese) vengono realizzati tramite caratteri, e la loro pronuncia può essere romanizzata attraverso vari sistemi di trascrizione, il più diffuso dei quali è, oggigiorno, il pinyin.

Cognomi Nella società cinese i cognomi vengono spesso trasmessi di padre in figlio, seguendo dunque una linea di discendenza maschile (come del resto avviene in molti altri paesi del mondo, Italia inclusa) anche se è possibile scegliere il cognome della madre; le donne di norma mantengono il proprio cognome da nubile anche dopo essersi sposate, invece di assumere quello del marito.

È pressoché proverbiale, in Cina, il basso grado di differenziazione dei cognomi: un termine colloquiale autoctono per riferirsi alla popolazione cinese nel suo complesso è Bai Xing (), letteralmente "cento cognomi". In effetti, stando a uno studio dell'Accademia cinese delle scienze, in Cina esistono al giorno d'oggi circa 4100 cognomi diversi, e la maggior parte di essi è rara o di uso limitato a determinate regioni geografiche o etnie. Cento soli cognomi sono portati dall'85% della popolazione cinese (ovvero da più di un miliardo di persone) ed il 20% di essa porta uno dei tre cognomi maggiormente diffusi, che sono Wáng (), Lǐ () e Zhāng (). La distribuzione geografica di molti cognomi è inoltre estremamente diseguale, e di conseguenza molti cognomi sono fortemente geolocalizzati: ad esempio il cognome Chen () è molto diffuso nel sud della Cina, ma più raro nelle regioni settentrionali. Il basso numero di cognomi è anche dovuto al fatto che in età antica i cognomi erano portati solo dai nobili e che i contadini, quando ebbero la possibilità di portarne uno, usarono quelli già esistenti.

I cognomi cinesi dell'etnia Han sono quasi esclusivamente monosillabici, costituiti dunque da un'unica sillaba e realizzati graficamente mediante un unico carattere. L'unica eccezione è costituita da una ventina di cognomi composti da due sillabe: di questi i più diffusi sono Sima (), Zhuge (), Ouyang () e Situ (). Presso numerose etnie non-Han della Cina sono invece diffusi cognomi di due o più sillabe: è il caso ad esempio di molti imperatori della Dinastia Qing, che fu fondata dai mancesi.

Nomi I nomi (prenomi) Han sono costituiti da una o massimo due sillabe, corrispondenti ad uno o due caratteri; mostrano una variabilità molto maggiore rispetto ai cognomi. Al giorno d'oggi i nomi di due sillabe sono più diffusi rispetto a quelli monosillabici, costituendo più dell'80% del totale.

I nomi in Cina vengono sempre posti dopo il cognome, sia nello scritto che nel parlato. Tanto in contesti formali che informali, è inoltre estremamente raro rivolgersi a una persona usando solo il nome: consuetudine vuole che si utilizzi sia il cognome che il nome, anche fra amici.

Per quanto riguarda i nomi bisillabici, va notato che le sillabe che li compongono costituiscono un'entità unica e non possono essere troncate: non è possibile rivolgersi ad una ragazza di nome Xiaoyu () chiamandola solo Xiao, o solo Yu.

In cinese i nomi, ed i caratteri con cui sono scritti, hanno sempre un significato letterale, per lo più associato con caratteristiche positive. I nomi maschili hanno spesso significati associati alla forza o alla fermezza di carattere, mentre nei nomi femminili sono più diffusi termini associati con la bellezza e la gentilezza. Tuttavia nella scelta di un nome, oltre al significato, concorrono anche fattori quali la musicalità della pronuncia o la bellezza del carattere con cui è scritto. Molti nomi sono composti da due sillabe che, pur avendo dei significati propri, insieme non significano nulla.

Una tradizione, soprattutto seguita in antichità, era quella di inserire nel nome dei figli maschi un carattere, di solito il primo, che indicasse se questo fosse primogenito, secondogenito, e così via. La scelta dei nomi, cioè, seguiva rigorosamente l'"anzianità tra fratelli" (in cinese ), l'ordine dei figli in base all'età: vi era una successione precisa di caratteri, dal primo all'ultimogenito, che solitamente era: Bó o Mèng (, ), Zhòng (), Shū (), Jì (), Zhì (), Yòu () ecc. Per esempio, il nome di cortesia di Confucio, Zhongni, indica che fosse secondogenito; allo stesso modo, i quattro figli di Sun Jian si chiamavano Sun Ce, Sun Quan, Sun Yi, Sun Kuang, e i loro nomi di cortesia erano rispettivamente Bofu, Zhongmou, Shubi, Jizuo. Per quanto riguarda le donne, prima del XX secolo, erano solitamente indicate nelle genealogie di famiglia come , poiché spesso non avevano un "nome genealogico" ufficiale.

Un'altra usanza, a volte usata ancora oggi, è quella di inserire nel nome dei figli un carattere, di solito il primo, che indichi la generazione di appartenenza. Questo carattere è detto "nome di generazione" (in cinese , o anche variamente ), ed è condiviso da tutti gli individui della stessa generazione all'interno di una famiglia (per esempio, tutti i fratelli avranno lo stesso). Esso permetteva tradizionalmente di distinguere le generazioni di una famiglia, siccome generazioni diverse avevano zibei diversi. Inoltre, il "nome genealogico" comprende solitamente come primo carattere il nome di generazione.

Alias inglesi nella diaspora cinese Alcuni territori di lingua cinese o con forte presenza di persone di origine cinese, come Hong Kong, Singapore e la Malaysia, hanno l'usanza di utilizzare un nome inglese, in aggiunta a quello cinese.

Tradizioni storiche Nella tradizione cinese, i nomi di persona rivestono un ruolo molto più importante che in Occidente; hanno significati profondi che esprimono delle speranze sul futuro di un figlio, o delle caratteristiche della personalità, degli ideali dell'individuo, e così via. Ciò è legato anche all'insegnamento confuciano della rettificazione dei nomi ().

In vista di ciò, si può comprendere perché fosse abitudine, specialmente per le persone istruite, utilizzare molti nomi nel corso della vita, per scopi e in situazioni diverse. Quello più vicino alla nostra nozione europea di nome è il běnmíng (, anche ): esso indica il nome completo ufficiale di una persona, riportato nei documenti ufficiali, come la carta d'identità e il passaporto. Come nel resto del mondo, questo può cambiare con l'individuo, per esempio attraverso un cambio anagrafico di nome, adozione, assunzione del cognome del coniuge, o naturalizzazione a una nazionalità straniera. Ma ne esistevano storicamente molti altri: i nomi di cortesia, gli pseudonimi, i nomi da latte ecc., riportati nei successivi paragrafi.

Il sistema tradizionale dei nomi era molto complesso, e soprattutto cambiò molte volte nel corso della storia millenaria del paese, e nei diversi territori. Inoltre, non era un sistema in alcun modo rigoroso né unanimemente adottato dalla popolazione cinese, nemmeno dalla popolazione Han. Perciò famiglie diverse potevano avere usanze diverse, o individui diversi fare scelte diverse sull'uso dei nomi; non tutti i personaggi illustri avevano tutti i nomi sotto elencati, e non sempre, anzi, quasi mai, erano tutti nomi distinti: il benming poteva combaciare col nome da studio, o col nome genealogico; si potevano avere parecchi pseudonimi diversi o non averne alcuno ecc.

Nomi proibiti

All'epoca della Cina imperiale erano in vigore leggi che proibivano l'utilizzo di determinati nomi propri. In particolare esistevano restrizioni in merito all'utilizzo dei nomi degli Imperatori e degli alti funzionari di Stato (pratica nota come ), all'utilizzo dei nomi dei propri antenati () e infine all'utilizzo di nomi di persone rispettate o considerate sante (). Sebbene tali restrizioni siano meno sentite che in passato, nella Cina moderna è ancora molto raro che ai figli vengano dati nomi propri appartenuti agli antenati (in particolare genitori, nonni e bisnonni), a differenza di quanto avviene comunemente in Occidente.

Nome di cortesia

Il nome di cortesia ( o ) era un nome, diverso dal nome proprio, che veniva adottato dai membri delle classi alte nell'epoca imperiale, a partire dal conseguimento dei vent'anni. Tradizionalmente era infatti considerato scortese rivolgersi a qualcuno utilizzando il suo vero nome, e pertanto il nome di cortesia lo sostituiva di fatto in tutte le occasioni sociali, mentre il vero nome era riservato per l'utilizzo da parte dei parenti stretti in ambiente familiare. I nomi di cortesia erano generalmente prerogativa dei maschi, anche se in qualche caso potevano essere assegnati alle donne al momento del matrimonio. Il nome di cortesia veniva di solito scelto dai genitori, ed il suo conferimento ad un ragazzo costituiva un rito di passaggio che segnalava il suo ingresso nella società e nella vita adulta.

Yan Zhitui, letterato del periodo delle dinastie del Nord e del Sud (VI secolo), affermò che, mentre lo scopo del nome vero è quello di distinguere una persona dall'altra, il nome di cortesia deve esprimere l'integrità morale del portatore.

L'uso del nome di cortesia è caduto in disuso a partire dal Movimento del 4 maggio 1919, e ancor più dopo la Rivoluzione culturale; la pratica è del tutto scomparsa nella Cina moderna. Pseudonimi Gli pseudonimi ( o ) o "nomi di penna" () erano nomi alternativi ai nomi di cortesia, utilizzati per evitare confusione in caso di omonimie, e talvolta a scopo letterario da parte di alcuni scrittori o poeti. Uno pseudonimo veniva scelto personalmente (a differenza del nome di cortesia, che era conferito dai genitori) e poteva contenere numerosi caratteri, spesso peculiari per scrittura o significato. Anche questa pratica è caduta in disuso insieme con quella del nome di cortesia, sebbene alcuni scrittori cinesi contemporanei continuino ad usare pseudonimi per firmare i propri lavori, cosa che del resto avviene anche in occidente: un esempio è il Premio Nobel per la letteratura Mo Yan, il cui vero nome è Guan Moye.

Nome da latte