La cosmologia biblica è la concezione che gli scrittori biblici avevano del cosmo come entità strutturata e organizzata, comprendente la sua origine, il suo ordinamento, significato e destino...
La cosmografia biblica coincide in larga parte con la "cosmografia arcaica" comune a diverse culture (mesopotamica, egizia, siriaca, greco-antica, ecc.) e solo marginalmente con la cosmografia ellenistica.La tradizione ebraica ortodossa, invece, sostiene che non vi siano mai state influenze di altre culture e/o filosofie nella compilazione di testi scritturali. Anzi, si afferma che l'opposto sia accaduto e che gli elementi ebraici siano stati appropriati da altre tradizioni o mitologie. Cfr. int. al. Rabbi Joseph Telushkin, Biblical Literacy, William Morrow, 1997, III Parte. Il confronto della cosmologia israelita con quelle dei popoli circostanti, mettendo in luce non solo le somiglianze e la presenza di elementi comuni o identici, ma anche le differenze e le omissioni, evidenzia le motivazioni teologiche che hanno determinato le caratteristiche proprie delle concezioni ebraiche. Queste differenze si riscontrano soprattutto nella cosmogonia biblica.
Difficoltà metodologiche L'identificazione della cosmologia biblica deve affrontare diverse difficoltà, fra cui: Nessun libro della Bibbia tratta esplicitamente di astronomia; di conseguenza la concezione cosmografica sottostante può solo essere ipotizzata sulla base di testi appartenenti a generi letterari molto diversi: testi profetici, riflessioni sapienziali, poesia, ecc. Come per altre culture antiche risulta molto difficile distinguere affermazioni ritenute oggettivamente esatte dall'autore biblico da quelle metaforiche.Vale anche per il mondo biblico quello che scrive Wayne Horowitz per la cosmografia mesopotamica: "The current evidence simply does not allow us to know, for instance, if ancient readers of Gilgamesh really believed that they could have visited Utnapishtim by sailing across the cosmic sea and the "waters of death", or if a few, many, most or all ancient readers understood the topographical material in Gilg. IX-X in metaphysical or mystical terms" (Mesopotamian Cosmic Geography, Eisenbrauns 1998, pp. XIII-XIV). D'altronde anche oggi si parla di "sorgere" e "calare" del Sole, secoli dopo aver scoperto l'eliocentrismo. La Bibbia si è formata nel corso di molti secoli, con l'apporto di molti autori. Una interpretazione letterale della Bibbia porta a concludere che i suoi concetti cosmologici non sono sempre consistenti... La flessibilità della lingua ebraica lascia spazio ai traduttori per inserirvi le proprie convinzioni sulle conoscenze astronomiche degli antichi ebrei, producendo così interpretazioni e traduzioni discordanti. Un esempio significativo è nel Libro di Isaia (versetto ) in cui i traduttori riscontrano di volta in volta il "circolo della Terra" (=il bordo della Terra piatta o più semplicemente il cerchio dell'orizzonte), la "volta del mondo" (=la cupola del Firmamento) o il "globo terrestre". Quest'ultima traduzione ipotizza che l'autore del testo, il Deuteroisaia, potesse essere a conoscenza della sfericità della Terra. Secondo l'esegesi ebraica (fra cui Mosè Maimonide) il versetto non avrebbe affatto un significato cosmologico. Esso contrapporrebbe l'immutabilità di Dio che presiede (letteralmente "siede") sopra la ciclicità del tempo (giorni, stagioni, mode, ecc.) alla condizione instabile di coloro che risiedono sulla terra. L'importanza marginale rivestita dalla cosmografia nel testo biblico non consente di attribuirne le imprecisioni a convinzioni errate dell'autore o alla mancanza di ispirazione divina.Per la stragrande maggioranza dei cristiani l'ispirazione divina non annulla il contributo umano dell'agiografo. Ciò implica anzitutto che ogni testo biblico è stato redatto secondo la cultura del suo tempo, caratteristica indispensabile perché potesse essere compreso dagli uomini a cui per primi era stato indirizzato. Risulta, cioè, impossibile capire pienamente un testo biblico, se si ignora il suo genere letterario, il contesto culturale della sua redazione (il suo Sitz im Leben), ecc. La questione era chiara già nell'età antica, quando Sant'Agostino, per esempio, insiste ripetutamente che occorre avere presente l'intenzione dello scrittore sacro e il suo modo di parlare ("genus locutionum"). L'ispirazione divina, poi, non ha per obiettivo di insegnare nozioni inutili per la salvezza degli uomini. Per esempio egli scrive: "Non si legge nel vangelo che il Signore abbia detto... vi mando il Paraclito che vi insegnerà come camminano il Sole e la Luna. Voleva fare dei cristiani, non dei matematici" (Contra Felicem Manichaeum libri duo, 1,10).
Cosmogonia (origini del cosmo)
L'atto creativo Le parole d'apertura del racconto della creazione in Genesi () riassumono il punto di vista degli autori su come il cosmo ebbe origine: "In principio Dio creò il cielo e la terra" – Yahweh, il Dio di Israele, è stato l'unico responsabile della creazione e non ha avuto rivali.. L'espressione "il cielo e la terra" è un merismo per indicare la totalità dell'universo. In Mesopotamia, inoltre, Cielo (An) e Terra (Ki) erano due divinità progenitrici di tutti gli dei e origine del mondo creato; il merismo, quindi, ha un importante contenuto teologico: anche il cielo e la terra sono "cose".
Gli esegeti hanno lungamente dibattuto se la creazione abbia utilizzato una materia inerte preesistente oppure abbia avuto luogo dal nulla. L'esegesi ebraica antica sia rabbinica sia ellenistica (Filone) affermò concordemente la creazione ex-nihilo (dal nulla). Gli studiosi moderni, invece, hanno perlopiù ritenuto che Genesi presupponga l'esistenza di un caos primigenio..
La controversia riguarda principalmente l'interpretazione da dare al secondo versetto, in cui sembra essere descritto un oceano cosmico preesistente analogo a quello del mito mesopotamico della creazione Enūma eliš.L'idea risale a Hermann Gunkel e Heinrich Zimmern, Schöpfung und Chaos in Urzeit und Endzeit: eine religionsgeschichtliche Untersuchung über Gen 1 und Ap Joh 12, Göttingen 1895. L'esistenza di tale oceano increato sembra, però, in contrasto con altri testi biblici..
Il ruolo della Parola L'antico politeismo dei popoli del Vicino Oriente subì delle importanti trasformazioni nell'ultimo millennio prima di Cristo. L'intervento divino nel mondo venne spesso concentrato in una sola divinità (Marduk a Babilonia, Assur in Assiria, Baal in Siria) o in ipostasi di un dio più o meno trascendente. Divinità originariamente distinte furono considerate ipostasi del dio supremo. Nei libri biblici più recenti e nella letteratura ebraica intertestamentaria si diffuse l'idea, formulata in accordo con gli sviluppi stoici della filosofia greca, che la Sapienza, la Parola e lo Spirito di Dio fossero penetrati in tutte le cose e avessero dato loro unità..
Il cristianesimo a sua volta adottò queste idee e identificò Gesù con il verbo creativo: "In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio" ().. Dio inizia ogni atto creativo con la pronuncia di una parola ("Dio disse: Sia il/la...") e lo conclude dandole un nome. La creazione mediante un'enunciazione non è riservata solo all'Antico Testamento (Tanakh): era sconosciuta nella cosmologia della Mesopotamia, ma fu un fattore importante nella tradizione egizia.. Esiste però una differenza tra le mitologie del "logos" egiziana ed ebraica: in la parola divina di Elohim è un atto di "fare/plasmare"; la parola del dio creatore egizio, in contrasto, è quasi un'attivazione magica di qualcosa inerente alla precreazione: come tale, va oltre il concetto di fiat (atto divino), avvicinandosi in un certo qual modo al Logos del Vangelo di Giovanni.
La definizione del nome Nel mondo antico "Il nome di un essere vivente o di un oggetto era... l'essenza stessa di ciò che veniva definito e la pronuncia di un nome significava creare ciò che era enunciato" L'Antico Testamento pre-esilio (prima del 586 p.e.v.) non ammetteva pari a Dio in cielo, nonostante l'esistenza di una schiera di esseri spirituali subordinati che contribuivano a prendere decisioni su questioni di cielo e terra.. Gli scrittori post-esilici della tradizione sapienziale (ad esempio il Libro dei Proverbi, il Cantico dei cantici e altri testi dei cosiddetti Libri sapienziali) sviluppano l'idea che la Sapienza, più tardi identificata con la Tōrāh, esistesse già prima della creazione e fosse stata usata da Dio per creare l'universo: «Presente fin dall'inizio, la Sapienza assume il ruolo di artefice, mentre Dio stabilisce i cieli, delimita le acque caotiche e le forme delle montagne e campi». Prendendo in prestito certe idee dai filosofi greci, che reputavano che la ragione (il Logos) tenesse legato insieme l'universo, la tradizione sapienzale insegnò che la Sapienza di Dio, la sua Parola e il suo Spirito erano la base dell'unità cosmica. Il cristianesimo a sua volta adottò queste idee e le applicò a Gesù: la Lettera ai Colossesi chiama Gesù "...immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione.", mentre il Vangelo secondo Giovanni lo identifica con la parola creativa ("In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio").
Parola divina o Battaglia divina?
Nell'unico testo esplicitamente cosmogonico della Bibbia il processo di creazione è descritto esclusivamente tramite il modello sopra descritto del "logos". Dio parla e forma la materia inerte dandole esistenza e ordine (: "Dalla parola del Signore furono fatti i cieli, dal soffio della sua bocca ogni loro schiera. Come in un otre raccoglie le acque del mare, chiude in riserve gli abissi"). Accanto a questo modello i testi poetici ricorrono volentieri al tipico modello dei popoli del Vicino Oriente Antico, quello di una battaglia, o "agōn" (agone), fra Dio e le forze del caos primigenio. In questo secondo modello Dio dà battaglia ai mostri del mare, all'inizio del mondo, al fine di imporre la propria sovranità e il proprio potere.. evoca il modello dell'agone: si apre con una lamentazione sulla diserzione da parte di Dio del suo popolo e sulle relative tribolazioni, poi gli viene chiesto di ricordare le sue azioni passate: "Tu con potenza hai diviso il mare, hai schiacciato la testa dei draghi sulle acque. Al Leviatàn hai spezzato la testa, lo hai dato in pasto al popolo del deserto." In questa visione del mondo i mari sono le forze primordiali del disordine, e l'opera della creazione è preceduta da un combattimento divino (o "teomachia")..
La Creazione nel modello "agon" segue questa trama: (1) Dio quale guerriero divino combatte contro i mostri del caos, che includono Mare, Morte, Tannin e Leviatano; (2) Il mondo della natura si unisce alla battaglia e i mostri del caos sono sconfitti; (3) Dio siede in trono su una montagna divina, circondato da divinità minori; (4) Egli parla e la natura dà origine al mondo creato,. o per i greci, il cosmo. Questo mito fu ripreso successivamente dalla letteratura apocalittica ebraica e cristiana e proiettata nel futuro, cosicché la battaglia cosmica diventa l'atto decisivo alla fine della storia: il Libro della Rivelazione (fine del I secolo e.v.) quindi racconta come, dopo la vittoria finale di Dio sui mostri marini, un Nuovo Cielo e Nuova Terra saranno inaugurati in un cosmo che "non avrà più mare" ()..
Cosmografia (forma e struttura del cosmo)
Cielo, terra, oltretomba e oceano cosmico
L'universo degli antichi israeliti, come quello di tutti i popoli del Vicino Oriente antico, sembra essere composto di tre livelli: i cieli (, shamayim) in alto; La Terra, nel mezzo tra gli inferi e il Paradiso l'oltretomba (sheol) in basso; il tutto circondato dalle "acque del caos" originarie, l'oceano cosmico, separato da Dio quando creò il mondo.