Delle fortificazioni - castelli, mura, torri, fossati - che hanno difeso la città di Vicenza per due millenni, oggi poco rimane: qualche tratto di mura, specialmente laddove è servito come basamento per le abitazioni, qualche torre, ricordi nella toponomastica. Ma, nell'insieme, aiutati dalla memoria storica essi possono fornire un'idea della forma che la città ha avuto per quasi 2000 anni.

Epoca antica

Come altre città venete, nel 49 a.C. Vicenza divenne municipium romano optimo iure, cioè con pienezza di diritti civili e politici. A questi anni risalgono la ristrutturazione dell'abitato secondo un tracciato urbanistico ad assi ortogonali, la sostituzione di abitazioni in legno con costruzioni in pietra o laterizio e l'edificazione delle prime muraIn contrà Mura Porta Castello sono state trovate strutture murarie sovrapposte, senza soluzione di continuità dall'età romano-repubblicana fino al XIV secolo. Il primo limite dell'antico nucleo urbano, costituito da una sorta di argine, digradante a ovest, era tagliato da un'imponente sottofondazione muraria orientata nord-sud, realizzata da tritumi di laterizi alternati a stesure di limo. erette, come avvenne per altre città consimili, per delimitare lo spazio urbano da quello rurale e conferire prestigio al nuovo status di città romana., in un tempo in cui tutta la regione era pacificata e apparentemente non erano necessarie: dalla vittoria di Roma contro i Gallo-Celti del II secolo a.C. e fino al II secolo d.C. il Veneto non fu più territorio di incursioni barbariche. In assenza di reperti significativi, si presume che le mura fossero costruite solo parzialmente, in particolare a ovest della città, che invece negli altri lati era naturalmente difesa dai fiumi Astico e Retrone.

Nel I secolo d.C. Vicenza aveva acquisito una certa importanza, tanto da consentire lo sviluppo della città e costruire il Teatro, in cui si svolgevano i ludi scenici e di cui si può vedere ancora l'esatto perimetro; contemporaneamente furono rafforzate le mura di contrà Mura Porta CastelloDi esse rimangono le fondazioni di elementi di basalto, trachite e laterizi frammentati, legati da tenace malta di calce bianca, con due riseghe di tre corsi orizzontali di mattoni sesquipedali interi (laterizi di circa cm 30 di larghezza per circa cm 44 di lunghezza). .

Nel II secolo a Vicenza fu risparmiato il saccheggio da parte dei Quadi e dei Marcomanni che avevano invaso la Regio X, ma furono fermati a Opitergium. Quando ormai l'impero era entrato in piena crisi, nel IV-V secolo, le mura di Vicenza furono rinnovate e le difese rafforzate. Una nuova cinta fu edificata, tra il VII e l'VIII secolo, su quella tardo-antica della precedenteNegli scavi di Mure Porta Castello si può osservare il raccordo, tramite un filare di mattoni romani disposti in orizzontale. Il nuovo muro è costituito da blocchi di calcare locale sbozzati, disposti in uno o due corsi, regolarizzati da lastre di calcare e laterizi frammentati, legati da malta di calce biancastra, piuttosto tenace. . Se essa servì, comunque non lo sappiamo: non risulta documentato che la città sia stata saccheggiata o distrutta, neppure durante le spedizioni dei Visigoti o degli UnniSecondo Paolo Diacono anche Vicenza fu saccheggiata, e non distrutta, dagli Unni di Attila, ma questo dato viene considerato poco attendibile da nel V secolo.

Alto Medioevo

Le mura altomedievali

La necessità di creare dei solidi baluardi alle città e alle villae si presentò drammaticamente nel IX secolo, in seguito alle devastanti incursioni degli Ungari nella pianura veneta. Così anche a Vicenza si ebbe il fenomeno dell'incastellamento e, probabilmente nel X secolo., si cominciò ad erigere delle solide mura, che racchiusero dapprima il nucleo più antico e nel XIII secolo inglobarono anche una parte dell'ormai popolato Borgo Berga.

Questa prima cortina di muraGli scavi effettuati in contrà Motton San Lorenzo hanno evidenziato come le mura medievali abbiano mantenuto il limite difensivo della cinta muraria romana senza soluzione di continuità fino a oggi - ben rappresentata dalla Pianta Angelica del 1580, ma anche tuttora riconoscibile percorrendo la strada interna alle mura, creata a suo tempoGli Statuti della città del 1264 imponevano che un tratto di terreno della larghezza di circa 6,5 m all'interno delle mura restasse libero e ad uso pubblico per esigenze di difesa e rimasta libera fino ad oggi - formava un anello quasi del tutto circolare.

Percorso (con riferimento alla toponomastica attuale)

Partendo dalla Porta FelicianaCosì detta perché portava al monastero di San Felice, la porta era ancora visibile all'esterno un secolo fa, ma oggi è stata inglobata nella parete di fondo di un supermercato che si affaccia in viale Roma che si apriva nell'attuale piazza De Gasperi, le mura contornavano sul lato esterno contrà Mure Pallamaio. Dopo che nell'XI secolo fu costruito il ponte Furo, superavano il fiume Retrone e continuavano fino al Porton del LuzoQuesta porta - il cui nome deriva probabilmente da quello della casa fortificata di proprietà dei Lucii - fornì un varco nelle mura per andare verso il monastero di San Silvestro e il territorio vicentino a sud-ovest fino alla fine del XII secolo, poi fu chiusa e riaperta soltanto nel 1554 su richiesta del rinnovato monastero di San Silvestro. Costruito nell'XI secolo, insieme ai resti della più modesta Porta Feliciana, sembra essere l'unica porta conservatasi tra quelle della cinta altomedievale. Alla destra e alla sinistra di essa si vedono ancora interessanti tratti delle mura originarie, ormai inglobati nei basamenti di case e palazzi.

Proseguendo per contrà Porton del Luzo la cinta arrivava all'incrocio di contrà del Guanto con piazzetta Gualdi, dove si trovava la Porta de Mezo o Porta de BergaPorta de Mezo, perché si trovava a circa metà strada tra la Porta Feliciana e la Porta di San Pietro, oppure Porta de Berga, perché dava accesso all'omonimo borgo e al territorio della Riviera Berica verso sud-est. Secondo il Castellini qui si trovava una torre altissima, che però non risultava più nella Pianta Angelica del 1580; un massiccio edificio sulla sinistra potrebbe forse essere residuo dell'antico palazzo merlato e turrito dei Dalismani, testimoniato da varie fonti. . Le mura superavano nuovamente il Retrone poggiando sul Ponte delle Barche. Qui la cinta probabilmente si interrompeva per lasciare spazio al porto. e riprendeva lungo la riva del Bacchiglione fino a raggiungere la Porta di San Pietro che dava accesso all'omonimo ponte (ora Ponte degli Angeli). Lungo tutto il percorso, i larghi tratti di terreno in pendenza tra le mura e i fiumi, chiamati piarde, oltre che servire a dare sfogo alle esondazioni, erano tenuti liberi - non si poteva né coltivare né costruirvi nulla - per costituire una maggior difesa o, al massimo, venivano utilizzati per depositare le merci trasportate per via fluviale.

Dalla Porta di San Pietro le mura, correndo all'esterno di contrà Canove e di MottonMotton era il nome dato al tratto di terreno di riporto che serviva a rialzare ulteriormente le mura Pusterla, arrivavano all'incrocio con contrà Porti, dov'era la Porta di PusterlaDetta vetus negli Statuti del 1264 che ne prescrivevano l'ampliamento, forse per differenziarla dalla vicina Porta Nova o per distinguerla dall'altra, minore, che doveva essere eretta proprio sopra il ponte. La disposizione di questo sdoppiato complesso difensivo si coglie nella Pianta Angelica: la porta più piccola, la cui costruzione fu decretata nel 1264, appare edificata quale testa di ponte subito oltre il fiume e si vede anche l'altissima torre che coronava la porta vetus, di fronte al ponte che dava accesso all'omonimo borgo. Seguendo poi l'esterno di contrà Pedemuro San Biagio, all'incrocio con l'attuale Corso Fogazzaro nelle mura si apriva la Porta NovaSe ne ha per la prima volta notizia nel 1074; non è chiaro perché fosse chiamata “nova”; se, cioè, fosse tale rispetto alle altre o perché frutto di ricostruzione o, semplicemente, in quanto sopravvenuta, intermedia, dopo le due precedenti più vicine, la Feliciana e quella di Pusterla. Gli Statuti cittadini del 1264 la garantiscono munita di turri et domo merlata et zironata. Della porta non resta più nulla, dopo che il torrione fatiscente era già caduto il 29 luglio 1779; . In seguito fu chiamata anche porta di San Lorenzo, , oltrepassata la quale e proseguendo all'esterno di Motton San Lorenzo (dove si trova tuttora il più lungo tratto delle mura originarie) e di contrà Mure Porta Castello, le mura completavano - per una lunghezza complessiva di 1252 pertiche, pari a 2679 metriLunghezza fatta misurare dagli Scaligeri nei primi decenni del Trecento, - l'anello, ritornando alla Porta Feliciana. Alla fine del Duecento, la città all'interno della cinta ospitava circa 5-6000 abitanti, case, chiese e numerosi conventi intervallati da larghi spazi di orti, cortili privati e chiostri, una situazione, del resto, ancora in buona parte presente nel 1580, come documenta la Pianta Angelica.

Per quanto riguarda la tecnica costruttiva, in ciò che resta si può notare l'uso prevalente della pietra grezza, proveniente dai colli Berici o dalla zona di Montecchio Maggiore, mescolata a scaglie di cotto.

Oltre alle cinque porte principaliPorte che, secondo il Castellini in Storia della città di Vicenza, erano tutte fortificate da torri e munite di ponte levatoio e al citato Porton del Luzo, si aprivano nel primo tratto anche una porta vicino a contrà della Racchetta, che dava in Campo MarzoDi lì sarebbe entrato Federico II nel giorno di Ognissanti del 1236 per compiere il sacco di Vicenza e la porta di Carpagnon, vicino al Ponte Furo, .

I fossati della prima cinta

Pressoché l'intero circuito delle mura altomedievali era protetto dall'acqua.

Ancora durante il primo millennio i benedettini, bonificando la palude a nord-ovest della città, avevano incanalato le acque della roggia Seriola - detta anche Bacchiglioncello - da Maddalene fino a pochi metri dal convento dei Crociferi, per farle scaricare nel Bacchiglione. In seguito, negli ultimi decenni del XII secolo, i vicentini ne avevano ulteriormente prolungato l'alveo per portarlo fin sotto Porta Nova. Di lì un fossato appositamente scavato costeggiava all'esterno le mura - a un dislivello di 4-5 metri inferiore - passava per contrà Cantarane, percorreva il tratto che dal Cinquecento in poi sarebbe stato occupato dai Giardini Salvi sottopassando la Loggia Valmarana, arrivava alla Porta Feliciana, separava il Campo Marzo da contrà Mure Pallamaio per versare infine l'acqua nel Retrone presso Ponte Furo. Nel 1222 questo percorso fu ulteriormente prolungato, costruendo un ponte-canale che valicava il Retrone, portava l'acqua in un'ulteriore fossaAncor oggi, dopo l'interramento, contrà e stradella della Fossetta dietro a Porton del Luzo e alla Porta de Mezo e attraversata la piarda giungeva al Ponte delle Barche, dove l'acqua si gettava infine nel Retrone, in un punto vicinissimo alla confluenza con il Bacchiglione..

Secondo il Sottani, anche il breve tratto di mura tra Porta Pusterla e Porta Nova era protetto da una fossa, la cui parte iniziale corrisponderebbe a contrà delle Beccariette e che sarebbe stata interrata quando furono costruite le mura occidentali. Tra le mura, il fossato e il fiume vi sarebbe stata un'ampia piarda, detta Prà dell'Asinello..