L'euroscetticismo è un orientamento di critica ai leader dell'Unione europea e di opposizione al processo di integrazione politica europea; è presente all'interno di tutto lo spettro politico. Tradizionalmente, la fonte principale alla base dell'euroscetticismo è stata l'idea secondo cui il processo di integrazione indebolisca i singoli Stati membri dell'Unione europea; altre cause includono le percezioni di una UE antidemocratica o eccessivamente burocratica.
Tra i successi storici degli euroscettici ci sono la bocciatura della Costituzione Europea nel referendum francese e in quello olandese del 2005, che portarono all'affossamento della carta. Un altro successo è il no irlandese nel referendum sul Trattato di Lisbona, che nel giugno 2008 sostituiva la Costituzione Europea proprio in seguito alle bocciature francese e olandese. Una sconfitta per gli euroscettici è però arrivata proprio con il secondo referendum del 2009 sul Trattato dove più di due terzi degli irlandesi si sono espressi per il sì, dando il via libera definitivo alla ratifica.
Nel 2016 un'altra vittoria molto importante per gli euroscettici è arrivata con l'esito del referendum sulla permanenza del Regno Unito nell'Unione che ha portato alla Brexit.
Terminologia Possono essere considerati due tipi di pensiero euroscettico, che si differenziano nella misura in cui gli aderenti rifiutano l'integrazione europea e nelle loro ragioni per farlo. Aleks Szczerbiak e Paul Taggart definirono tali correnti di pensiero "euroscetticismo forte" ed "euroscetticismo moderato"Harmsen et al., 2005, p. 18Szczerbiak et al., 2008, p. 7.
Definizioni alternative ai summenzionati nomi sono rispettivamente «withdrawalist» ed «euroscetticismo riformista». Alcuni euroscettici forti come gli aderenti all'UKIP preferiscono chiamarsi «eurorealisti» piuttosto che «scettici» e considerare la loro posizione pragmatica piuttosto che "in linea di principio". Anche molte persone riconducibili alla sinistra come Tony Benn tendono a non utilizzare il termine «euroscettico» per riferirsi a loro stesse, sebbene condividano molte delle critiche all'Unione europea; possono infatti utilizzare definizioni come «eurocritico» o chiamarsi semplicemente «democratici» o «socialisti». Il presidente ceco Václav Klaus respinse il termine «euroscetticismo», con le sue presunte sfumature negative, dicendo nel 2012 che le espressioni atte a designare un euroscettico ed un suo avversario dovrebbero essere rispettivamente «eurorealista» ed «euronaïf». François Asselineau della UPR ha messo sotto accusa il termine «scettico» per descrivere l'euroscettico forte o coloro che vogliono uscire dalla UE, preferendo appoggiare l'uso del termine «euroavversario». Ad ogni modo, Asselineau ritiene appropriato il termine «scettico» per gli euroscettici moderati, dal momento che gli altri partiti francesi si limitano alla "semplice critica" della UE senza tener conto del fatto che il Trattato sul funzionamento dell'Unione europea è modificabile solo con l'approvazione unanime, che lui ritiene impossibile da raggiungere, dei Paesi membri
Euroscetticismo moderato Con euroscetticismo moderato s'intende il sostenere l'esistenza e l'appartenenza a una forma di Unione europea, opponendosi tuttavia a politiche specifiche della UE, oltre che all'Europa federaleSzczerbiak et al., 2008, p. 8. Il Gruppo dei Conservatori e dei Riformisti Europei e il Gruppo della Sinistra al Parlamento europeo sono moderatamente euroscettici.
Euroscetticismo forte Con euroscetticismo forte s'intende l'opposizione per principio all'appartenenza all'Unione europea oppure all'esistenza della stessa. Il gruppo Europa della Libertà e della Democrazia al Parlamento europeo, composto da partiti come lo UKIP, rientrava nella categoria dell'euroscetticismo forte. Nei Paesi membri dell'Europa occidentale, l'euroscetticismo forte è attualmente una caratteristica dei partiti antisistemaHarmsen et al., 2005, p. 31–32.
Storia nel parlamento europeo
1999–2004 Uno studio ha analizzato i dati dei voti del quinto Parlamento europeo e i gruppi classificati, concludendo che: I partiti filoeuropeisti arrivarono primi nelle elezioni europee ( Gruppo del Partito del Socialismo Europeo, Gruppo del Partito Popolare Europeo, Alleanza Democratica Europea, Gruppo del Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori) mentre per ultimi arrivarono i partiti tendenzialmente eurocritici (I Verdi/Alleanza Libera Europea, Gruppo della Sinistra al Parlamento europeo, Europa delle Democrazie e delle Diversità, Unione per l'Europa delle Nazioni). Dopo il trattato di Maastricht del 1992 e soprattutto dalle elezioni europee del 1994 iniziarono ad entrare al Parlamento europeo partiti politici sempre più critici verso una maggiore integrazione europea politica.
2004–2009 Nel 2004, trentasette eurodeputati provenienti da Regno Unito, Polonia, Danimarca e Svezia fondarono, sulle ceneri del vecchio Europa delle Democrazie e delle Diversità, un nuovo gruppo presso il Parlamento europeo denominato Indipendenza e Democrazia.
Il principale obiettivo di tale gruppo è stato la bocciatura del proposto Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa – più comunemente noto come "Costituzione europea". Alcune delegazioni interne al gruppo, in particolare quella dell'UKIP, sostennero inoltre la completa uscita del loro Paese dall'Unione, mentre altre vollero semplicemente porre limiti più stringenti all'integrazione europea.
Elezioni del 2009 Le Elezioni europee del 2009 videro un significativo calo degli euroscettici in determinate aree; tutti gli eurodeputati polacchi, danesi e svedesi persero il proprio seggio. Di contro, l'UKIP ottenne il secondo posto tra i partiti del Regno Unito superando il Partito Laburista al governo. Inoltre, sempre nell'ambito dei risultati britannici, il BNP ottenne i suoi primi due rappresentanti all'europarlamento.
Il gruppo Indipendenza e Democrazia si riformò sotto la nuova denominazione di Europa della Libertà e della Democrazia con una rappresentanza composta da 32 eurodeputati provenienti da nove Paesi.
Elezioni del 2014 Le elezioni europee del 2014 hanno visto un grande voto anti-establishment a favore dei partiti euroscettici, che hanno preso circa un quarto dei seggi disponibili. Quelli che sono arrivate per primi alle elezioni europee nei rispettivi paesi includevano: lo UKIP nel Regno Unito (la prima volta dal 1906 che un partito diverso dai laburisti o dai conservatori aveva vinto un voto nazionale), il Fronte Nazionale in Francia , il Partito Popolare Danese in Danimarca e Syriza in Grecia. I secondi posti sono andati allo Sinn Féin in Irlanda e al Movimento Cinque Stelle in Italia. Herman Van Rompuy, il Presidente del Consiglio europeo, ha deciso dopo le elezioni di rivalutare l'agenda dell'area economica e di avviare consultazioni sui futuri settori politici con i 28 Stati membri.
Elezioni del 2019 Le elezioni europee del 2019 hanno visto i partiti filoeuropeisti di centrosinistra e centrodestra subire perdite significative inclusa la perdita della loro maggioranza assoluta, mentre verdi, liberali filoeuropeisti, e alcuni partiti di destra euroscettici hanno registrato guadagni significativi. Tra questi troviamo : il Brexit Party nel Regno Unito (lanciato solo il 12 aprile 2019 dall'ex leader dell'UKIP Nigel Farage visto il fallimento del governo May di attuare la Brexit entro il marzo 2019), il Rassemblement National in Francia (ex partito del Fronte Nazionale fino a giugno 2018), Fidesz in Ungheria, Lega in Italia e Diritto e Giustizia in Polonia. Ci sono stati anche notevoli cali di sostegno al Partito Popolare Danese (precedentemente in testa alle elezioni europee del 2014). Mentre Vox è stato eletto con 3 seggi, il primo partito euroscettico spagnolo e il Vlaams Belang del Belgio si sono radunati per guadagnare il secondo posto dopo il pessimo risultato del 2014.
Euroscetticismo negli Stati membri dell'Unione
La seguente tabella riporta i risultati dell'indagine del Standard Eurobarometer 86, un sondaggio ufficiale comunitario dell'autunno 2016, sulla percentuale di coloro che hanno un'opinione totalmente negativa dell'Unione europea e la relativa variazione rispetto ai risultati riportati nella primavera 2016.
Stato Percentuale Variazione Media UE 25 -2 35 1 27 -4 16 -1 35 5 18 -1 23 1 14 -3 20 -2 31 2 21 -8 47 6 13 -1 37 5 16 -2 7 -2 19 -3 7 -6 28 -1 10 -5 16 -2 32 4 32 2 13 -1 20 -6 19 -1 19 -4 28 3 18 -7
Austria Nel dicembre del 2016 il candidato nazionalista di destra Norbert Hofer ha perso col 46,2% a favore di Alexander Van der Bellen, sostenuto dal partito I Verdi, al ballottaggio delle elezioni presidenziali. Hofer era il candidato del Partito della Libertà Austriaco, che già negli anni 1990 si oppose all'ingresso dell'Austria nell'Unione europea e all'adozione dell'euro.
Belgio In Belgio nella parte fiamminga il partito Vlaams Belang che è definito di estrema destra e indipendentista (propone l'indipendenza delle Fiandre) è anche definito euroscettico.
Bulgaria
Cipro Le misure di austerità imposte dalla cosiddetta troika a seguito della crisi bancaria del 2013 e del successivo prestito di 10 miliardi di euro hanno probabilmente contribuito a minare la fiducia della popolazione cipriota nei confronti dell'Unione europea, visto che uno dei sondaggi ufficiali del 2016, l'Eurobarometro, ha rivelato che solo circa il 40% dei cittadini riteneva l'Unione europea un fatto positivo per Cipro.
Croazia
Danimarca La socialista Alleanza Rosso-Verde e il piccolo Movimento Popolare contro l'UE esprimono la volontà di indire un referendum per uscire dall'Unione europea, che, secondo alcuni sondaggi del 2016, accomuna il 33% della popolazione, mentre il Partito Popolare Danese, votato dal 21,1% degli elettori alle elezioni legislative del 2015, è stato il principale oppositore del referendum dello stesso anno per una maggiore integrazione europea, che è stato respinto dall'elettorato.
Estonia
Finlandia Anche se in un sondaggio realizzato dopo la Brexit risultava che a desiderare un referendum era solo il 16% della popolazione, il partito dei Veri Finlandesi l'ha inserito nel suo programma elettorale del 2015.
Francia In Francia, molti partiti presentano posizioni euroscettiche: essi oscillano tra il sostenere un intervento minore da parte dell'UE negli affari nazionali e la posizione secondo la quale è necessaria l'uscita definitiva dall'Unione e dall'eurozona. Questi partiti sono presenti in tutto lo spettro politico nazionale, sicché le ragioni del loro euroscetticismo possono risultare diverse; ad ogni modo, tutti si sono opposti al Trattato di Lisbona. Molti francesi non sono comunque interessati a questioni di carattere europeo: solo il 40% dell'elettorato francese ha votato alle Elezioni europee del 2009.
Tra i partiti moderatamente euroscettici di centro-destra vi sono il gollista Debout la République, il Movimento per la Francia, Caccia, Pesca, Natura e Tradizioni. Gli ultimi due hanno aderito a Libertas, partito pan-europeo euroscettico. Alle Elezioni europee del 2009, Debout la République ottenne l'1,77% del consenso nazionale e Libertas il 4,8%.
Per ciò che riguarda i partiti di destra, il più influente è il Fronte Nazionale. Nel 2009 questo partito ottenne il 6,34%, risultato che lo rese la più importante forza euroscettica francese. Dopo le elezioni europee del 2014 il Front National, guidato da Marine Le Pen, risulta il primo partito di Francia.