La conquista islamica della Persia segnò una svolta decisiva nella storia di questo Paese. Nel volgere di alcuni secoli la maggioranza dei Persiani abbandonò lo Zoroastrismo e divenne musulmana, mentre le caratteristiche della civiltà persiana venivano assorbite dalla nuova classe dirigente islamica. La rapida conquista della Persia in una serie di ben coordinati attacchi su più fronti, diretta dal Califfo ʿUmar da Medina, contribuì alla reputazione del califfo di grande stratega militare e politico..
Il quadro storico e politico Mentre il confine tra l'impero romano (e poi bizantino) e quello persiano (e poi sasanide), rappresentato per molti secoli dall'alto corso dell'Eufrate, era pesantemente fortificato e presidiato dai due eserciti, il confine meridionale dei due stati era esposto alle incursioni delle popolazioni arabe a scopo di rapina e saccheggio. Nacque così l'esigenza di costituire degli stati vassalli che potessero funzionare da cuscinetto e tenere a bada i predoni, oltre che svolgere compiti di guerriglia contro i nemici.
I vassalli dei bizantini erano gli arabi Ghassanidi, che emigrarono nel 250 dallo Yemen alla Siria meridionale, stabilendo la loro capitale sulle alture del Golan, mentre i Lakhmidi erano diventati vassalli dei Sasanidi e vivevano nell'Iraq meridionale, con al-Ḥīra quale loro capitale. All'inizio del VII secolo gli imperi bizantino e sasanide si erano affrontati in una guerra che aveva finito per indebolirli entrambi. Con Cosroe II (590-628) sul trono, i Persiani avevano conquistato tutti i possedimenti bizantini in Vicino Oriente fino all'Asia Minore, ed erano stati accolti come salvatori in Egitto dalla popolazione, in maggioranza cristiana monofisita, che aveva subito dure persecuzioni da parte di Costantinopoli. L'imperatore bizantino Eraclio (610-641), però, con una manovra di accerchiamento era riuscito a penetrare in Mesopotamia, dove inflisse una schiacciante sconfitta ai Sasanidi a Ninive (12 dicembre 627), e a riprendersi tutti i territori perduti.
In Egitto, dopo la riconquista, i bizantini scatenarono una violenta persecuzione contro i monofisiti, alienandosi il favore dei Ghassanidi che appartenevano a quella confessione, mentre in Persia alla disfatta fece seguito un deterioramento del potere dello scià e una disaffezione nei suoi confronti da parte dei vassalli Lakhmidi, che divennero di fatto indipendenti e non assicurarono più la protezione della frontiera dello Shaṭṭ al-ʿArab.
L'occupazione araba della Persia La prima espansione araba si era sviluppata in tre direzioni: verso la Mesopotamia, verso Siria e Palestina e verso l'Egitto, favorita dall'indebolimento dei due grandi imperi. Il successore di Maometto, il califfo Abū Bakr, si impadronì senza difficoltà di al-Hīra nel 633 e raggiunse le sponde dell'Eufrate nel 634. Dopo aver sconfitto i Bizantini nella battaglia del Yarmuk (636), il secondo califfo ʿUmar b. al-Khaṭṭāb poté trasferire le sue truppe a oriente e riprendere le ostilità con i Sasanidi.
Lo scontro decisivo avvenne ad Qādisiyya (637), dove l'esercito persiano guidato da Rostam fu sconfitto al termine di una battaglia protrattasi per una settimana e abbandonò tutto il basso Iraq agli Arabi che vi fondarono due basi fortificate (miṣr), Bassora e al-Kūfa.
Da qui essi avanzarono verso nord e verso est, occuparono Ahwāz e il Khūzistān (639), presero Ctesifonte (che rinominarono Madāʾin per il fatto che Ctesifonte sorgeva di fronte all'antica Seleucia), sconfissero nel 642 lo Shāhanshāh Yazdegerd III a Nihāvand, e si aprirono così la strada verso Isfahan e l'Iran centrale.
Poiché gli Arabi offrivano una relativa tolleranza religiosa ai popoli che si sottomettevano senza opporre resistenza, i nativi non avevano molto da perdere nel cooperare con gli invasori, facilitando così l'occupazione. Fu solo a metà del VII secolo, comunque, che cessò ogni resistenza da parte dell'elemento persiano. La conversione, che portava indubitabili vantaggi, fu abbastanza rapida tra la popolazione dei centri urbani, ma molto più lenta tra i contadini e la popolazione rurale, sicché la maggioranza dei Persiani non divenne musulmana fino al IX secolo.
Gli zoroastriani, all'inizio perseguitati dagli Arabi, furono infine riconosciuti tra la "Gente del Libro" (Ahl al-Kitab) citata nel Corano, ai quali il profeta Maometto aveva riservato la più ampia tolleranza. Gli Alidi (seguaci di ʿAlī b. Abī Ṭālib, più tardi evolutisi nello Sciismo), sebbene già presenti fin dall'inizio dell'islamizzazione, non divennero maggioranza se non a partire dal XV secolo per violenta imposizione alla popolazione persiana della dinastia Safavide. La lingua persiana, infine, adottò numerosi prestiti dall'arabo e non fu più scritta con l'alfabeto pahlavi ma con caratteri arabi.
Storiografia Quando gli studiosi accademici occidentali cominciarono a studiare la conquista islamica della Persia, essi potevano fare affidamento soltanto sui resoconti del vescovo cristiano armeno Sebeos, e sui resoconti arabi scritti diverso tempo dopo gli avvenimenti descritti. Lo studio più significativo fu probabilmente quello di Arthur Christensen, la cui opera L'Iran sous les Sassanides fu pubblicata a Copenaghen e Parigi nel 1944.Arthur Christensen, L'Iran sous les Sassanides, Copenhagen, 1944.
Tuttavia, la storiografia recente, sia Iraniana che Occidentale, ha cominciato a mettere in dubbio la tradizionale narrativa. Parvaneh Pourshariati, nel suo Decline and Fall of the Sasanian Empire: The Sasanian-Parthian Confederacy and the Arab Conquest of Iran, pubblicato in 2008, fornisce una descrizione dettagliata dei problemi insorti nella ricostruzione esatta degli avvenimenti e mette in dubbio fatti fondamentali della narrativa tradizionale, compresa la cronologia e date specifiche degli avvenimenti.
La tesi centrale di Pourshariati è che, contrariamente a quanto si ritiene solitamente, l'Impero sasanide era altamente decentralizzato, ed era nei fatti una "confederazione" con i Parti, che conservavano un alto livello di indipendenza.Parvaneh Pourshariati, Decline and Fall of the Sasanian Empire, I.B. Tauris, 2009, p. 3. Malgrado le loro recenti vittorie sui Bizantini, i Parti inaspettatamente si ritirarono dalla confederazione, e i Sasanidi erano dunque impreparati e mal equipaggiati per opporre un'efficace e coesa difesa contro gli invasori musulmani.Parvaneh Pourshariati, Decline and Fall of the Sasanian Empire: The Sasanian-Parthian Confederacy and the Arab Conquest of Iran, I.B. Tauris, 2008. Inoltre, le potenti famiglie partiche settentrionali e orientali, i kust-i khwarasan e i kust-i adurbadagan, si ritirarono nello loro rispettive fortezze e fecero pace con gli Arabi, rifiutando di combattere insieme ai Sasanidi.
Un altro tema importante dello studio di Pourshariati è una svalutazione della cronologia tradizionale. Pourshariati sostiene che la conquista araba della Mesopotamia "ebbe luogo, non, come viene ritenuto convenzionalmente, negli anni 632-634, dopo l'ascesa al trono dell'ultimo re sasanide Yazdgird III (632-651), ma nel periodo dal 628 al 632."Parvaneh Pourshariati, Decline and Fall of the Sasanian Empire: The Sasanian-Parthian Confederacy and the Arab Conquest of Iran, I.B. Tauris, 2008, p. 4
Una importante conseguenza di questo cambiamento della cronologia degli eventi implica che l'aggressione araba ebbe luogo proprio quando i Sasanidi erano impegnati in una guerra interna per la successione al trono sasanide.P. Pourshariati, op.cit., p. 4"
L'Impero sasanide prima della Conquista Dal I secolo a.C., il confine tra l'Impero romano (poi bizantino) e quello dei Parti (successivamente dei Sasanidi) era stato il fiume Eufrate. Il confine era costantemente conteso. La maggior parte delle battaglie, e dunque delle fortificazioni, erano concentrate nelle collinose regioni del nord, in quanto il vasto deserto arabo o siriano (Arabia romana) separava gli imperi rivali al sud. Gli unici pericoli provenienti dal sud erano saccheggi occasionali da parte delle tribù nomadi di Arabi. Entrambi gli imperi, per cui, si allearono con piccoli e semi-indipendenti principati arabi, in modo da creare degli stati cuscinetto che proteggessero Bisanzio e la Persia dagli attacchi dei beduini. I clienti bizantini erano i Ghassanidi; quelli persiani erano i Lakhmidi. Nel VI e nel VII secolo, diversi fattori contribuirono a distruggere l'equilibrio di potere che era durato così tanti secoli.
Rivolta degli Stati clienti arabi (602)
I clienti bizantini, gli Arabi Ghassanidi, si convertirono al Monofisismo, una forma di Cristianesimo ritenuta eretica dalla Chiesa. I Bizantini tentarono di sopprimere l'eresia, alienandosi il sostegno dei Ghassanidi e provocando rivolte sulle loro frontiere desertiche. Anche i Lakhmidi si rivoltarono contro il re persiano Cosroe II. al-Nuʿmān III (figlio di al-Mundhir IV), il primo re cristiano lakhmide, fu deposto e ucciso da Cosroe II nel 602, a causa del suo tentativo da liberarsi dalla tutela sasanide. Dopo l'assassinio di Cosroe, l'Impero persiano si fratturò e i Lakhmidi divennero effettivamente semi-indipendenti. Si ritiene ora che l'annessione del regno dei Lakhmidi fu uno dei fattori principali della Caduta della dinastia sasanide e della conquista islamica della Persia, poiché i Lakhmidi accettarono di agire come spie al servizio dei musulmani dopo essere stati sconfitti nella Battaglia di al-Hira da Khalid ibn al-Walid.Michael G. Morony, Iraq After the Muslim Conquest, p. 233
Guerra bizantino-sasanide (602-628)
Il sovrano persiano Cosroe II (Parviz) aveva represso una pericolosa rivolta scoppiata nel suo impero all'inizio del suo regno, il tentativo di usurpazione di Bahram Chobin. Successivamente concentrò le sue energie contro i Bizantini, portando alla guerra romano-persiana del 602-628. Dal 612 al 622, espanse i territori dell'Impero persiano conquistando Siria, Palestina ed Egitto.
I Bizantini si riorganizzarono e prepararono una controffensiva nel 622 condotti dal loro imperatore Eraclio. Cosroe fu sconfitto nella Battaglia di Ninive nel 627, e i Persiani accettarono di firmare una pace con cui si riportavano i confini dei due imperi alle stesse frontiere del 602.
Assassinio di Cosroe II
Cosroe II fu assassinato nel 628 e ciò portò ad una guerra per la successione tra i tanti pretendenti; dal 628 al 632 circa dieci sovrani tra re e regine governarono la Persia. L'ultimo, Yazdegerd III, era un nipote (di nonno) di Cosroe II ed era ancora un bambino, anche se si ignora la sua esatta data di nascita.
Durante la vita di Maometto Dopo l'Accordo di al-Hudaybiyya nel 628, la tradizione islamica vuole che Maometto inviò molte lettere ai principi, re, e capi delle varie tribù e regni dell'epoca, invitandoli a convertirsi all'Islam. Queste lettere furono portate da ambasciatori in Persia, Bisanzio, Etiopia, Egitto, Yemen, e al-Ḥīra (Mesopotamia) nello stesso giorno. Questa asserzione è stata indagata da alcuni storici moderni dell'Islam — ad esempio Grimme e Caetani.Leone Caetani, Annali dell'Islām, IV, p. 74 Particolarmente dubbia è l'asserzione che Cosroe II avrebbe ricevuto una lettera da Maometto, in quanto la cerimonia di corte sasanide era notoriamente complessa, ed è improbabile che una lettera proveniente da una potenza minore regionale dell'epoca possa aver raggiunto le mani dello Shāhanshāh.Leone Caetani, Annali dell'Islām, II/2, cap. 1, §§ 45–46